Pubblicato il 01 Febbraio 2026
Il Teatro Verdi di Trieste ha messo in scena il lavoro di Bertolt Brecht musicato da Kurt Weill
Mahagonny vicenda tortuosa servizio di Rossana Poletti

20260201_Ts_00_Mahagonny_BeatriceVenezi_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny è in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi: in italiano Ascesa e caduta della città di Mahagonny presenta più di altre opere la necessità di analizzare sia il compositore che l’autore del libretto. Bertold Brecht fu indubbiamente uno dei grandi innovatori del teatro del Novecento, con L’Opera da tre soldi e Mahagonny – come scrive Cesare Cases – crea ‘drammi didattici (Lehrstücke), in cui meglio realizza la “Grande pedagogia” (così da lui chiamata in un frammento del 1930) che tende all’abolizione della barriera tra esecutori e spettatori, trasformando al limite, i secondi in primi, cioè sopprimendo la posizione puramente passiva dei secondi.
I drammi didattici sarebbero quindi un modo di oggettivare sulla scena i problemi della comunità’.  Con l’avvento del nazismo questa esperienza sarà trasformata, tornando alla tradizionale divisione tra esecutori e consumatori di teatro, la cosiddetta “piccola pedagogia”.
Brecht era figlio della borghesia di Augusta, città della Svevia, la quale era stata nel Cinquecento uno dei principali centri del primo capitalismo, che però ai suoi tempi non aveva una vita culturale apprezzabile, pur distando pochissimo da Monaco, capitale culturale della Germania. La sua visione del mondo sono le desolate periferie della città, le squallide osterie frequentate da personaggi popolani e asociali, su cui farà presa in modo radicale il marxismo e quindi l’elaborazione della teoria del teatro epico.

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Negli anni venti del Novecento, a Berlino, Brecht incontra Kurt Weill. La città è un fermento in campo artistico: George Grosz illustra prostitute, ubriachi, assassini, con una forte critica sociale nei confronti della spietata avidità dei ceti dirigenti e di abietti uomini d'affari, nascosta sotto la maschera della rispettabilità; l’austriaco Alban Berg racconta con un linguaggio musicale nuovo lo squallido mondo dei miserabili, attraverso la vicenda del soldato Wozzeck, rappresentata per la prima volta nel 1925 alla Staatsoper Unter den Linden.
Nato a Dessau, negli anni venti Kurt Weill a Berlino conosce molti intellettuali dei circoli espressionisti, Philipp Jarnach e Hanns Eisler, oltre a Bertolt Brecht.

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Conquista la celebrità con opere in cui si afferma un moderno tipo di Singspiel, corredato di canzoni e d'intermezzi orchestrali che presentano accenti propri della musica leggera e del jazz elaborati con aspra armonizzazione e con ritmi vivaci. Stimato in Germania, grazie al suo grandissimo senso teatrale, ma anche in Europa, nel 1933 sarà costretto a fuggire per le persecuzioni naziste. La collaborazione fra Weill e Brecht durerà solo tre anni, segnando però profondamente il teatro del Novecento.
Dopo il successo straordinario dell’Opera da tre soldi, Brecht e Weill decidono di rimettersi in gioco con Ascesa e caduta della città di Mahagonny. La sua prima rappresentazione avvenne all'Opera di Lipsia nel 1930; l'opera fu poi ripresa a Berlino nel dicembre dell'anno successivo.
La vicenda narrata è tortuosa, complessa; tratta di una città in cui tutto è permesso se hai il denaro: una plateale anticipazione dei disastri del capitalismo sfrenato e della società consumistica del XXI secolo. Personaggi poco edificanti, maîtresse e prostitute popolano Mahagonny, arrivano in tanti dalle altre città.

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Quando una pesantissima crisi finanziaria la colpisce, viene avviata una politica di austerità. Vietato è scritto su cartelli, vietato bere, rubare, cantare, arricchirsi…. è la svolta etica.
Un uragano minaccia la città, devasta la vicina Atsena. Però inspiegabilmente devia e risparmia Mahagonny. E allora la baldoria ricomincia, ma Jim il boscaiolo dell’Alaska spende senza avere più soldi. Sarà condannato a morte, perché acquistare senza il becco di un quattrino è il reato più grave.
In Mahagonny i personaggi incarnano compiti particolari e la musica si mette al servizio della scena, in funzione di quello che deve suscitare nello spettatore, con un uso consapevole della tonalità: marce, cabaret, declamazione ritmica, lirismo espressionista in modo coerente con il testo: musica che «... non consola lo spettatore, usa messaggi corrosivi - come ha ricordato Beatrice Venezi, maestro concertatore e direttore - attraverso un modo che accarezza.»
Si fa musica pop, come Alabama Song, successivamente interpretata da David Bowie, The Doors fino a Milva.
Lo spettacolo è composto da numeri musicali separati tra loro, con scene autonome, inframmezzate da parti recitate; cartelli illustrano la situazione, ma nell’allestimento al Teatro Verdi di Trieste un narratore, armato di megafono, annuncia al pubblico la trama. Si recita e canta in tedesco, il narratore in italiano. Lo spettacolo è una grande coreografia, tutti ballano, tutti si muovono, balletto, coro e protagonisti, la lussuria permea ogni momento dello spettacolo, ma non regalerà la felicità, come capirà il protagonista Jim Mahoney, la cui morte porrà fine alla città, grazie alla ribellione dei cittadini.
L’opera alla prima viene applaudita con convinzione dal pubblico in sala, grazie alla buona esecuzione orchestrale e di tutti gli elementi in scena. Il coro prevalentemente di uomini diretto da Paolo Longo, come nelle indicazioni del libretto, assume caratteristiche di sacralità quando la città attende con terrore l’arrivo dell’uragano.
Il mezzosoprano Alisa Kolosova (nel ruolo di Leokadja Begbick), il soprano Maria Belén Rivarola, (Jenny Hill) e Santiago Martínez (Jim Mahoney) sono ottimi interpreti, belle voci ma soprattutto una buona presenza scenica in ruoli non certo facili.
La regia di Henning Brockhaus segue fedelmente i dettami di Brecht e del suo teatro; incisive le coreografie di Valentina Escobar.
(La recensione si riferisce alla recita di venerdì 30 gennaio 2026)

Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: il direttore Beatrice Venezi
Sotto, in sequenza: belle immagini di Fabio Parenzan su costumi e allestimento di Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny





Pubblicato il 01 Febbraio 2026
Dopo Treviso anche Rovigo fa il tutto esaurito per la rappresentazione del capolavoro di Bizet
Una Carmen molto bella servizio di Athos Tromboni

20260201_Ro_00_Carmen_LauraVerrecchia_phLudovicoGuglielmoROVIGO - Abbiamo assistito a una Carmen di Bizet con una regia molto bella. Per questo è utile cominciare il racconto dell'opera andata in scena nel Teatro Sociale di Rovigo dalle note del regista Filippo Tonon: «Proprio nell’anno del 150° anniversario della prima esecuzione di Carmen (la prima rappresentazione avvenne all’Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875) - scrive Tonon sulle pagine nel libretto del Teatro di Treviso dove è andato in scena questo allestimento poi approdato a Rovigo - ho scelto di ambientare la vicenda di Carmen durante la seconda rivoluzione industriale, periodo che va dal 1870-1880, anni nei quali è stata composta l’opera.
Naturalmente la seconda rivoluzione industriale porta avanti le idee che sono emerse già durante la prima rivoluzione (1760-1830) e che riguardavano soprattutto lo sviluppo metallurgico e tessile.
Questo mi permette di raccontare la storia di persone che lavorano, che producono, che sviluppano.
Permette di assaporare il contatto di questa icona del teatro d’opera, ormai insidiata nella mente di tutti, con la terra, con quell’elemento che porta a fare i conti con sé stessi e con la realtà. Quindi non una Carmen folclorica e pittorica; ma una Carmen reale, terrena, materica pur rimanendo sempre Carmen
Una dichiarazione d'intenti, dunque, perfettamente realizzati in un allestimento che ha restituito al pubblico il piacere di assistere a una rappresentazione ben salda nel solco della tradizione, nonostante l'epoca posposta rispetto a quella immaginata dai librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy.
Dopo Treviso, anche Rovigo fa il tutto esaurito per la rappresentazione del capolavoro di Bizet, sia il 29 gennaio 2026 per l'anteprima studenti e anche nelle recite di venerdì 30 e domenica 1 febbraio.

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L'opera di Bizet è stata prodotta in un nuovo allestimento del Sociale di Rovigo  con il Teatro Mario Del Monaco di Treviso, con il Comune di Padova - Teatro Verdi, con la Fondazione Teatro Verdi di Pisa e la Rete Lirica delle Marche. 
Entusiasmo del pubblico per ogni recita rodigina ed entusiasmo riverberatosi anche nelle dichiarazioni alla stampa delle figure istituzionali: «... La messa in scena di Carmen - ha dichiarato infatti  l’Assessore alla cultura di Rovigo, Erika de Luca - rappresenta uno dei momenti più attesi e significativi della nostra Stagione Lirica. Un capolavoro senza tempo che continua a parlare al pubblico di oggi, grazie alla sua forza musicale e alla profondità dei suoi personaggi.
Carmen è anche un’opera che invita ad una riflessione profonda e attuale sul tema della libertà, in particolare della libertà delle donne di scegliere il proprio destino, di affermare la propria identità e di vivere senza costrizioni. Un messaggio potente, che rende quest’opera straordinariamente contemporanea.
Il Teatro Sociale di Rovigo si conferma ancora una volta luogo centrale di produzione culturale e di incontro, capace di coniugare tradizione e contemporaneità, qualità artistica e apertura al pubblico; Carmen è un invito a vivere il teatro, lasciandosi coinvolgere dall’emozione della musica e dalla potenza del racconto scenico.»

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Due testimonianze, quella del regista e quella dell'assessore, che confermano - semmai ce ne fosse bisogno - della vitalità della "provincia" e della ricchezza culturale che si manifesta in tanti campi (le mostre con i grandi pittori, le feste popolari richiamanti usi e costumi dei padri e dei nonni al di là del folclore e dentro l'attualità, la funzione educativa e vitale dei sistemi bibliotecari integrati, le presentazioni a getto continuo di libri, eccetera), ma si manifesta soprattutto nella musica "seria" di tradizione e nell'opera lirica.
Lodevole la concertazione del maestro Marco Angius sul podio dell'Orchestra di Padova e del Veneto: ha saputo rispettare le voci anche quando il canto si faceva spinto, conducendo lo strumentale a svilupparsi in tutta la sua magniloquenza (soprattutto i fiati e gli ottoni) ma lasciando prevalere le voci.
Cast sostanzialmente omogeneo e ben integrato, con cantanti se non di primo pelo, quantomeno approdati alla carriera da non tanto tempo, per cui se sarebbe fuorviante parlare di una "produzione giovanile" (come si dice in gergo giornalistico) non è fuorviante sottolineare che le giovani voci impegnate nei ruoli principali si sono dimostrate la cosa più preziosa e seducente della messa in scena. A cominciare dal Coro di voci bianche del Teatro Sociale di Rovigo (il gioioso coro dei monelli voluto da Bizet), preparato da Francesco Toso con la collaborazione preziosa dei pianisti Milena Dolcetto e Paolo Lazzarini: si sono visti e uditi ragazzine e ragazzini di Rovigo che oltre a cantare bene insieme, si sono mossi (guidati dalla mano del regista) con vera e spontanea capacità scenica.
Anche il Coro Lirico Veneto istruito dal maestro Alberto Pelosin ha ben figurato durante la serata. E così dicasi delle ballerine e dei ballerini impegnati nelle belle coreografie inventate da Maria José Leon Soto, molto impregnate di "colore locale" iberico.

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Splendidi i costumi dello stesso Tonon disegnati a quattro mani con Carla Galleri. Molto belle anche le luci di Fiammetta Baldiserri. E a questo punto merita citazione anche l'assistente alla regia Veronica Bolognani il cui contributo forse oscuro ha sicuramente permesso l'allestimento e la conduzione in scena di uno spettacolo veramente bello. Bello bello bello.
Di solito il cronista d'opera racconta prima le gesta (anche quando sono le "indigesta") del regista, poi la concertazione del maestro sul podio, poi le valutazioni sul cast, infine il contorno costituito da coro, ballerini, mimi e comparse.
Qui si è ribaltata la prassi: abbiamo anticipato una buona volta il giudizio sull'insieme scenico e scenografico (le scene erano del regista Tonon) e su quelli che si possono definire i costruttori dell'insieme, perché il contrubuto dell'insieme al successo ha viaggiato a pari merito con il contributo del cast.
Cast che annoverava il soprano-falcon Laura Verrecchia nel ruolo eponimo: ottima la sua performance, sia vocale che scenica. Una Carmen vera, la sua, nello spirito annunciato dal regista e riportato nelle note di scena precedentemente citate. A Rovigo ha cantato in tutte e tre le date, sostituendo l'indisposta Caterina Piva precedentemente annunciata come protagonista.
Godibile e da applausi anche la prestazione del tenore Paolo Fanale (anche lui ha cantato in tutte e tre le recite rodigine, sostituendo l'indisposto Jean-François Borras) dove ha finalmente reso un Don José belcantista, che invece di sparare sempre e solo gli acuti strappa applausi ha saputo modellare il suo canto (quando drammaturgicamente e contenutisticamente necessario) sulle mezze voci e sulle tinte della parola più intima.
Daniel Giulianini è stato un Escamillo convincente; e si è fatto apprezzare oltre che per il canto eroico e giubilante del toreador, anche per una comprovata sicurezza in scena.
Diverso il nostro giudizio sull'affidamento del ruolo a Francesca Dotto: questo soprano è attualmente un lirico puro, ma svilupperà sicuramente nella propria carriera la vocalità del lirico spinto. Ha affrontato il personaggio di Micaela fidando nella sua vocalità di lirico puro tendente allo spinto: colore di voce, gesto scenico, modulazione vocale non hanno contribuito a rendere seducente il canto di un personaggio come Micaela, dolce figura femminile cui si attagliano canto morbido, atteggiamento più fanciullesco che innocente, meraviglia e gioia e spavento trasfuse nel canto (e nella voce, dunque).
Molto ben preparati ed efficaci gli interpreti dei cosiddetti ruoli di contorno: Alessandro Ravasio (Zuniga), Eleonora Filipponi (Mercedes), Roberto Covatta (Remendado), Said Gobechiya (Morales), Angelica Disanto (Frasquita) e William Hernandez Ramirez (il Dancairo).

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Pubblico in visibilio al termine della serata, con ovazioni e interminabili applausi all'indirizzo di tutti.
(la recensione si riferisce alla recita di venerdì 30 gennaio 2026)

Crediti fotografici: Ludovico Guglielmo per il Teatro Sociale di Rovigo
Nella miniatura in alto: Laura Verrecchia (Carmen)
Sotto, in sequenza: Francesca Dotto (Micaela); Laura Verrecchia con Paolo Fanale (Don José); il quintetto con la Verrecchia al centro e con Eleonora Filipponi (Mercedes), Roberto Covatta (Remendado), Angelica Disanto (Frasquita) e William Hernandez Ramirez (il Dancairo)
Di seguito: la Verrecchia con Daniel Giulianini (Escamillo); il Coro di voci bianche del Teatro Sociale di Rovigo in scena e in una foto-ricordo con il maestro Francesco Toso; scatti di Ludovico Guglielmo su scene e costumi e sui saluti finali del cast.





Pubblicato il 13 Dicembre 2025
La farsa buffa di Gioachino Rossini andata in scena con successo nel Teatro Sociale di Rovigo
La sempiterna freschezza dell'Occasione servizio di Athos Tromboni

20251213_Ro_00_LOccasioneFaIlLadro_ElisabettaMaschioROVIGO - È stata una prima esecuzione assoluta per il Teatro Sociale, quella di L'occasione fa il ladro di Gioachino Rossini su libretto di Luigi Previdali; una prima esecuzione ben 213 anni dopo la prima mondiale del 1812 (avvenuta nel Teatro San Moisè di Venezia); e poi - nella stessa serata rodigina - anche un debutto per il vincitore del Concorso internazionale di Scenografia e Costume "Gabris Ferrari"; il vincitore del Concorso Ferrari era il designer Matteo Corsi, che nelle sue note sul libretto di sala ha confessato: «... per questo allestimento ho pensato ad un progetto dal gusto raffinato ma che risultasse fresco e moderno.»
E in effetti la premessa progettuale di Corsi si è rivelata veritiera: se una cosa è da lodare sopra le altre, in questo nuovo allestimento coprodotto dal Teatro Sociale con il Conservatorio Francesco Venezze di Rovigo, sono proprio le scene e i costumi.
È tuttora freschissima la farsa rossiniana, che non smette mai di divertire benché siano passati oltre due secoli. Ecco dunque il sunto della vicenda e gli interpreti: la scena si finge in Napoli dove in una notte di tempesta trovano riparo, nello stesso albergo di campagna, alla periferia della città partenopea, Don Parmenione (interpretato dal basso buffo Giuseppe De Luca) ed il Conte Alberto (Matteo Urbani).
Il primo è sulle tracce della sorella di un suo amico, fuggita con un seduttore.
Il secondo è in viaggio per Napoli, dove vedrà per la prima volta la sua promessa sposa.
Nel riprendere la strada, il Conte Alberto porta via per errore la valigia di Don Parmenione.
Rimasti soli, Parmenione e il suo servo Martino (interpretato da Alex Martini) si accorgono dello scambio avvenuto.
Martino, convinto che si possa approfittare del caso, forza la valigia. Essa contiene tra le altre cose il passaporto del Conte Alberto ed il ritratto di una giovane donna, ritratto che incanta Don Parmenione.
Ritenendo che si tratti della donna promessa ad Alberto, Don Parmenione decide di sostituirsi a lui per sposarla, esibendo il passaporto di Conte Alberto come fosse il suo passaporto.

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Fervono intanto i preparativi in casa della sposa, la marchesina Berenice (Silvia Ghirardini). La giovane però non è serena: suo padre, prima di morire, l’ha destinata al Conte Alberto, ma lei non si risolverà a sposarlo se prima non sarà convinta dei propri sentimenti, e della sincerità del promesso sposo.
Decide perciò di scambiare i propri panni con quelli di Ernestina (Anna Pieri), sua cameriera e confidente. Si vedrà così di chi è innamorato veramente il Conte, alias Don Parmenione nei panni del nobile Alberto.
Lo zio e tutore di Berenice, Don Eusebio (Enrico Basso), asseconda il piano.
Giunge Don Parmenione ed incontra la cameriera Ernestina nei panni della marchesina.
Alla giovane cameriera piace immediatamente colui che crede il promesso della sua padrona; e lui sembra ricambiarla, anche se non somiglia al ritratto rinvenuta nella valigia di Conte Alberto.
Arriva poi il vero Conte Alberto, che s’imbatte nella marchesina Berenice (vestita da cameriera).
Anche loro due si innamorano a prima vista; nel prosiegui dell'intreccio, la marchesina esulta in cuor suo per lo sposo destinatole che si rivela "poco fedele" date le sue palesi attenzioni per Ernestina.
E Conte Alberto si lagna tra sé che la sua sposa non sia quella "cameriera", che ha suscitato in lui un sentimento tanto immediato.
Quando le due coppie si trovano in presenza di Don Eusebio, ne nasce una scena di gran confusione: non si sa chi dei due pretendenti dica il vero sulla propria identità, ma Don Parmenione è favorito dal possesso del passaporto di Conte Alberto. Così il cerchio inizia a stringersi.
Conte Alberto dichiara alla cameriera Ernestina travestita da Berenice, che egli crede la sposa destinatagli, di essere disponibile a sciogliere ogni precendente vincolo se non c’è reciproco amore, e mostra così la propria sincerità d’animo.

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Don Parmenione intanto tratta con scostante sufficienza la finta cameriera Berenice; non sa poi se crederle quando la stessa Berenice dichiara d’essere la vera sposa; ed interrogato da lei cade più volte in errore mostrando di sapere ben poco sulla vita privata di Conte Alberto.
Martino intanto, imbarazzato dalle domande di Don Eusebio ed Ernestina sulla reale identità del proprio padrone, cerca di barcamenarsi.
In presenza di Berenice, i due pretendenti giungono ad un confronto. Il confronto rivela, se non le loro identità, almeno i loro veri sentimenti: Don Parmenione ha scelto Ernestina, e se Berenice ricambia l’amore di Conte Alberto, questi la sposerà che sia marchesa o meno.
Malgrado ciò, Berenice è infuriata: vuol essere lei la padrona del suo destino e vuol sapere la verità.
È invece lo stesso Don Parmenione che, di sua spontanea volontà, si presenta a Don Eusebio ed Ernestina col proprio vero nome: si scopre che proprio la cameriera Ernestina è la fanciulla sulle cui tracce Don Parmenione si era messo in viaggio. L’uomo con cui era fuggita l’aveva poi abbandonata non riuscendo a vincerne il «rigore››.
Don Parmenione le si offre in sposo, ed Ernestina accetta.
Tutto va così al suo posto: Conte Alberto può sposare la marchesina Berenice, e perdonare Don Parmenione.
Si scopre inoltre che fu un equivoco a fare di Don Parmenione un ladro: il ritratto nella valigia effigiava in realtà la sorella di Conte Alberto, e questi stava portando il ritrattino della sorella proprio in dono alla futura sposa.
L'allestimento rodigino vedeva in buca l'Orchestra del Conservatorio Venezze e sul podio la direttrice Elisabetta Maschio che ha condotto la recita con il braccio sinistro immobilizzato da un tutore che le bloccava la spalla: ha diretto senza bacchetta, con la mano destra libera... il che la esime da un giudizio di merito da parte del recensore, se non per lodarne il coraggio.

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In scena i cantanti-attori erano mossi dalla regia della giovane Anna Cuocolo che ha curato anche coreografie e luci. Ben preparati i giovani cantanti (perfezionamento vocale affidato al grande basso belcantista Alessandro Corbelli), con elogi soprattutto per il mezzosoprano Anna Pieri e il basso buffo Giuseppe De Luca, risultati i migliori del cast.
Pubblico non numeroso e comunque plaudente e soddisfatto al termine della recita.
(la recensione si riferisce alla recita di venerdì 12 dicembre 2025)

Crediti fotografici: Ludovico Guglielmo per il Teatro Sociale di Rovigo
Nella miniatura in alto: la direttrice d'orchestra Elisabetta Maschio
Sotto, in sequenza: Enrico Basso (Don Eusebio), Anna Pieri (Ernestina) e Alex Martini (Martino); Matteo Urbani (Conte Alberto) e Giuseppe De Luca (Don Parmenione); Anna Pieri con Giuseppe De Luca; Alex Martini con Giuseppe De Luca
Al centro: campolungo del fotografo Ludovico Guglielmo su scene e costumi
Sotto, in sequenza: Giuseppe De Luca con Alex Martini; Anna Pieri con Silvia Ghirardini; scena con i quattro protagonisti principali; Matteo Urbani, Giuseppe De Luca e Silvia Ghirardini; la regista Anna Cuocolo (al centro) con i cantanti-attori da lei diretti; e i saluti del cast al termine dello spettacolo






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Mahagonny vicenda tortuosa
servizio di Rossana Poletti FREE

20260201_Ts_00_Mahagonny_BeatriceVenezi_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny è in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi: in italiano Ascesa e caduta della città di Mahagonny presenta più di altre opere la necessità di analizzare sia il compositore che l’autore del libretto. Bertold Brecht fu indubbiamente uno dei grandi innovatori del teatro del
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Opera dal Nord-Est
Una Carmen molto bella
servizio di Athos Tromboni FREE

20260201_Ro_00_Carmen_LauraVerrecchia_phLudovicoGuglielmoROVIGO - Abbiamo assistito a una Carmen di Bizet con una regia molto bella. Per questo è utile cominciare il racconto dell'opera andata in scena nel Teatro Sociale di Rovigo dalle note del regista Filippo Tonon: «Proprio nell’anno del 150° anniversario della prima esecuzione di Carmen (la prima rappresentazione avvenne all’Opéra-Comique di
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Opera dal Nord-Ovest
Trovatore opera di passioni estreme
servizio di Simone Tomei FREE

20260125_Ge_00_IlTrovatore_FabioSartori_phMarcelloOrselliGENOVA - All'interno della stagione lirica 2025-2026 del Teatro Carlo Felice Il trovatore di Giuseppe Verdi torna in scena come uno dei titoli più emblematici e, al tempo stesso, più problematici del repertorio ottocentesco. Opera di passioni estreme, di memorie che divorano il presente e di un destino che si compie attraverso il sangue e il fuoco
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Opera dal Centro-Nord
Ecco a voi la Tosca di Scarpia...
servizio di Simone Tomei FREE

20250119_Fi_00_Tosca_MicheleGambaFIRENZE - Con Tosca Giacomo Puccini realizza una delle sintesi più lucide del proprio teatro musicale: un’opera senza vere pause, costruita come un flusso drammatico continuo in cui la musica coincide con l’azione. Viene meno la tradizionale alternanza fra numeri chiusi e raccordi, sostituita da una trama serrata di motivi brevi e ricorrenti che
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Personaggi
Ho la sensazione di far parte d'una storia pių grande
intervista a cura di Ramón Jacques FREE

20260114_To_00_IntervistaACarloVistoliTORINO - Carlo Vistoli è al momento il controtenore italiano più richiesto all'estero (considerato un interprete di riferimento di Händel) e sta avendo una carriera in grandissima ascesa: ha vinto il Premio "Abbiati" 2024 della critica musicale italiana come miglior cantante per Tolomeo nel Giulio Cesare di Händel all’Opera
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Opera dal Centro-Nord
La perdurante attualitā di Nabucco
servizio di Simone Tomei FREE

20260106_Lu_00_Nabucco_AngeloVeccia_phLorenzoGoriniLUCCA - Dopo un’assenza che si protraeva da quasi un quarto di secolo, Nabucco di Giuseppe Verdi torna al Teatro del Giglio Giacomo Puccini, inaugurando il 2026 con due recite che riportano in scena uno dei titoli fondativi del teatro verdiano. L’opera che nel 1842 segnò la definitiva affermazione del compositore continua a imporsi come
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Vocale
Le Concert d'Astrée d'alto livello
servizio di Ramón Jacques FREE

20260102_00_Barcellona_EmmanuelleHaim_Facebook_phABofillBARCELLONA (ES) - Palau de la Musica Catalana, Catalogna. Nell'ambito di una lunga tournée che ha toccato diverse città della Francia e della Spagna, il rinomato e celebre ensemble strumentale e vocale francese specializzato nell'interpretazione della musica barocca Le Concert d'Astrée ha offerto un memorabile concerto nella pittoresca sala
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Vocale
Concerto del primo dell'anno
servizio di Simone Tomei FREE

20260102_Ge_00_ConcertoDiCapodanno_HartmutHaenchenGENOVA - Inaugurare l’anno nuovo a teatro condividendo il rito collettivo del Concerto di Capodanno, non è soltanto una consuetudine mondana o un appuntamento rituale del calendario musicale: è un gesto culturale carico di valore simbolico, un augurio affidato al suono capace di dare forma e senso al tempo che comincia. Giovedì 1° gennaio
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Jazz Pop Rock Etno
Branduardi Futuro Antico IX
servizio di Edoardo Farina FREE

20260217_Fe_00_AngeloBranduardiFERRARA - Attesissimo concerto del celebre cantautore milanese ma genovese di adozione, Angelo Branduardi, al di fuori della programmazione concertistica invernale del Teatro Comunale “Claudio Abbado” di Ferrara luogo simbolo della tradizione culturale locale, in scena l’11 dicembre 2025 nell’ambito di un evento promosso dal Comune di
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Opera dall Estero
Rigoletto felice ritorno all'Opera House
servizio di Ramón Jacques FREE

20251230_00_SanFrancisco_Rigoletto_AmartuvshinEnkhbat_phCoryWeaverSAN FRANCISCO (California, USA) - War Memorial Opera House. Con Rigoletto, opera in tre atti con musica di Giuseppe e libretto in italiano di Francesco Maria Piave (1810-1876), è iniziata una nuova stagione dell'Opera di San Francisco, la numero 103 della sua storia.
Sebbene l'opera sia entrata formalmente nel repertorio di
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Opera dal Nord-Est
La sempiterna freschezza dell'Occasione
servizio di Athos Tromboni FREE

20251213_Ro_00_LOccasioneFaIlLadro_ElisabettaMaschioROVIGO - È stata una prima esecuzione assoluta per il Teatro Sociale, quella di L'occasione fa il ladro di Gioachino Rossini su libretto di Luigi Previdali; una prima esecuzione ben 213 anni dopo la prima mondiale del 1812 (avvenuta nel Teatro San Moisè di Venezia); e poi - nella stessa serata rodigina - anche un debutto per il vincitore del Concorso
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Opera dal Centro-Nord
Ecco la Cenerentola dei giovani
servizio di Simone Tomei FREE

20251208_Lu_00_LaCenerentola_AldoTarabellaLUCCA - È curioso come, nel mare magnum del repertorio rossiniano, ci siano opere che più di altre resistono al tempo non perché raccontano una storia nota, ma perché custodiscono una verità che continua a parlarci. La Cenerentola appartiene a questa categoria rara: non è solo una fiaba, non è soltanto un congegno teatrale fulmineo, né
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Opera dal Nord-Est
Quando il Barbiere va alle Nozze
servizio di Simone Tomei FREE

20251202_Ts_00_Barbiere-Nozze_EnricoCalesso_phFabioParenzanTRIESTE - Riunire Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini e Le nozze di Figaro di W.A.Mozart all’interno di un unico progetto teatrale significa restituire alle due opere la continuità per la quale Beaumarchais le aveva pensate: un unico arco narrativo, sentimentale e politico in cui i personaggi della trilogia si sviluppano, si trasformano,
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