Pubblicato il 12 Maggio 2024
Ha preso il via al Palazzo De Andrč la trentacinquesima edizione del Ravenna Festival
Mozart, Schubert e Muti un trionfo servizio di Athos Tromboni

20240512_Ra_00_RavennaFestival_RiccardoMuti_phZaniCasadioRAVENNA - E così l'11 maggio dentro un Palazzo De Andrè stipato di pubblico all'inverosimile (3500 posti a sedere la capienza dichiarata) è iniziata la trentacinquesima edizione del Ravenna Festival, quest'anno sulle corde d'una frase biblica, E fu sera e fu mattina..., sottotitolo della manifestazione mutuato dal più celebre "leitmotiv" della Genesi. Ovvio e addirittura scontato che ci fosse il pienone, visto che il concerto d'apertura vedeva sul podio dei mitici Wiener Philharmoniker il maestro Riccardo Muti in un concerto quanto mai accattivante: Mozart, Sinfonia n.35 in Re maggiore K385 "Haffner", e Schubert, Sinfonia n.9 in Do maggiore D944 "La Grande".
Era l'ennesimo ritorno dei Wiener a Ravenna, dove negli anni oltre ai grandi concerti hanno anche suonato per l'opera, sempre Mozart, sempre Muti sul podio.
I primi pullman e pullmini di spettatori avevano cominciato ad arrivare nel comodo e ampio parcheggio del Palazzo De Andrè già un paio d'ore prima delle 21, poi via via le automobili private, tanto che mezz'ora prima del concerto c'era una lunga fila davanti alla biglietteria. Poco disagevole - comunque - fare la fila, perché l'ottima organizzazione del botteghino riusciva a smaltire lo sbigliettamento, o il cambio delle prenotazioni nel biglietto d'ingresso, in maniera funzionale e celere (possiamo citare la proverbiale efficienza romagnola?... ma sì, citiamola).
Dunque Palazzo stracolmo nell'imminenza del concerto, palco suggestivo con quell'ottantina di sedie ancora vuote, l'arpa, i timpani, la grancassa e le decine di microfoni per l'amplificazione (risultata poi misurata, equilibrata, perfetta).
E applausi calorosi al giungere dell'orchestra, primo violino in testa, poi ovazioni al giungere di Riccardo Muti mentre l'orchestra, avendo già accordato gli strumenti, aspettava composta e in silenzio assoluto il giungere del maestro.
Dopo il primo colpo di bacchetta sull' Allegro con spirito della Sinfonia "Haffner" di Mozart era palesemente chiaro quanto professori d'orchestra e maestro fossero vicendevolmente complementari, lui primus inter pares, perché Muti dava indicazioni d'attacco e passaggi da un tema all'altro e da una sonorità all'altra, in maniera essenziale, lasciando l'orchestra (e il primo violino) libera di procedere da sé; mentre egli, spesso sorridente, osservava con ironica e divertita compiacenza i musicisti impegnati nell'esecuzione.

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Era poi significativo il gesto del direttore nell' Andante: la bellezza della musica, ma anche la sua corporalità, il suo farsi materia inafferrabile eppur concreta, era accompagnata dalla bacchetta tenuta quasi sempre orizzontale, all'altezza del bacino; e alzata verticale al livello delle spalle solo alcune volte per richiamare il contrappunto dei fiati e delle percussioni susseguenti alle frasi ruffiane degli archi; questo durante l'intero secondo movimento. Ma la mano sinistra no, la mano sinistra danzava davanti agli orchestrali accompagnando la melodia, abbassandosi per richiamare i pianissimi, stringendo il pugno per puntualizzare un accento, incitando, persuadendo, seducendo. Rimane sorprendente come un'orchestra sinfonica moderna composta da una ottantina di strumentisti possa avere trovato, sotto la direzione di Muti, quella leggerezza e trasparenza classica propria delle orchestre da camera più prestigiose quando eseguono Mozart con l'ensemble ridotto alle dimensioni previste dal compositore, e magari con strumenti d'epoca e il diapason abbassato.
Va da sé che gli altri due movimenti della "Haffner" hanno completato in maniera egregia l'esecuzione: un Minuetto reso sinfonicamente solenne e soprattutto un Presto finale cavalcato in maniera irresistibile per tempi e dinamiche, anche là dove la citazione dell'aria di Osmino da Il ratto dal serraglio fa sorgere spontaneo il pensiero della pratica degli "imprestiti" che ogni compositore - chi più chi meno - ha praticato nel tempo.
Veniamo dunque alla parte più impegnativa (forse) del concerto: la Sinfonia n.9 in Do maggiore D944 "La Grande" di Franz Schubert: ora, riteniamo che questa musica non si possa apprezzare appieno se non se ne conoscono le traversie. Ce le spiega - le traversie - Robert Schumann nel suo scritto sulla Sinfonia in Do maggiore di Schubert del 1840, dodici anni dopo la morte del compositore viennese.
Citiamo testuale: «... Non lontano dalla città (di Vienna) si trova un cimitero, dove due dei più grandi spiriti dell'arte della musica riposano soltanto a pochi passi l'uno dall'altro. Come me, più d'un giovane musicista sarà andato al cimitero di Wäring per porre su quelle tombe un'offerta di fiori, fosse pur soltanto un mazzo di rose selvatiche, come ne ho trovato piantate vicino alla fossa di Beethoven.
La tomba di Franz Schubert era disadorna... Tornando a casa mi venne in mente che viveva ancora un fratello di Franz Schubert, Ferdinand, che - come sapevo - Franz stesso aveva amato assai. Andai tosto da lui e lo trovai somigliante, più piccolo, ma saldamente complesso, e nell'espressione del suo viso si leggeva lealtà e musica in egual misura. Egli mi raccontò e mi fece vedere molte cose... infine mi fece vedere alcune composizioni (veri tesori!) del fratello Franz Schubert che ancora si trovavano nelle sue mani. La ricchezza che ivi giaceva ammucchiata mi fece fremere di gioia... Chi sa da quanto tempo anche la Sinfonia in Do maggiore di cui oggi parliamo, sarebbe rimasta coperta di polvere e nell'oscurità, se io non mi fossi tosto inteso con Ferdinand Schubert d'inviarla a Lipsia alla direzione del Gewandhaus ed all'artista stesso che colà dirige, al cui acuto sguardo difficilmente sfugge la più timida bellezza sbocciante, e perciò tantomeno quella splendida e magistralmente abbagliante. Così si realizzò la cosa...»
Ora, se consideriamo che all'epoca della composizione della sua Nona Sinfonia, Franz Schubert era già malato di sifilide (e sarebbe morto poco meno di tre anni dopo), isolato dal mondo per vergogna del suo aspetto gonfio e con la pelle chiazzata, intento a meditare sulla grandezza della Nona Sinfonia di Beethoven alla cui prima esecuzione aveva partecipato, si ha un quadro emotivo da cui è nata la sua Sinfonia in Do maggiore denominata successivamente "La Grande". Ogni testo di musicologia, reperibile ovunque anche in rete, ne spiega i contenuti.

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Poco da aggiungere in merito all'esecuzione dei Wiener Philharmoniker, se non che il climax è cambiato, passando dalla giocosa sinfonia-serenata mozartiana alla più complessa orditura della Sinfonia schubertiana, a volte spiritosa, ma per la maggior parte intensa e riflessiva e comunque "Grande".
Ovazioni, alla conclusione del concerto, quando al seguito di interminabili applausi e più chiamate del direttore alla ribalta, lo stesso Muti ha preso in mano il microfono e ha comunicato che «... dopo l'esecuzione della Grande non ci può stare altro. Comunque in via del tutto eccezionale e per il legame che unisce i Wiener Philharmoniker a una città come Ravenna, concediamo un fuori programma...»: Kaiser Walzer di Johann Strauss jr. Naturalmente, trionfo.
(La recensione si riferisce al concerto di sabato 11 maggio 2024)

Crediti fotografici: Zani-Casadio per il Ravenna Festival 2024
Nella miniatura in alto: il maestro Riccardo Muti
Al centro: Muti sul podio dei Wiener Philharmoniker
Sotto: panoramiche interno-esterno del Palazzo De Andrè di Ravenna





Pubblicato il 08 Dicembre 2023
Il Maggio Musicale Fiorentino ha chiuso con buon successo il ciclo Beethoven-Honegger
Applausi calorosi per Lupo e Gatti servizio di Nicola Barsanti

20231208_Fi_00_ConcertoDanieleGattiBenedettoLupo_DanileGattiFIRENZE - Dopo il fortunato Ciclo Chajkovskij, il direttore musicale del Teatro del Maggio, Daniele Gatti, porta a termine un altro nuovo interessante progetto musicale: il Ciclo Beethoven-Honegger e l'Europa, costruito accostando le rare sinfonie del compositore franco-svizzero Arthur Honegger ai ben più celebri cinque concerti per pianoforte e orchestra di Ludwig Van Beethoven.
L'ultimo appuntamento, replicato anche giovedì 7 dicembre 2023, vede il pianista Benedetto Lupo esibirsi in quello che all’età di 13 anni segnò il suo debutto sul palcoscenico, ovvero il Concerto n.1 in Do maggiore op. 15, caposaldo viennese e pilastro fondante di quelli che saranno le future intuizioni musicali del compositore di Bonn (basti pensare al successivo Concerto n.3 in Do minore, ispirato al concerto per pianoforte e orchestra di Mozart, quello in Do minore k491).
Venendo all’esecuzione, la prima impressione è che pianista e direttore siano avvolti da un’aurea d’incertezza circa i tempi, la dinamica e l’acustica della sala, sentimento che va attenuandosi alla fine del primo movimento grazie alla seconda cadenza, di cui, però, si apprezza più la ricerca del suono che l’intenzione musicale. Lodevole, invece, il lirismo del secondo movimento, in cui  l’orchestra riesce finalmente a sposarsi con le dolci sonorità di un adagio incantevole, per giungere a un finale ben eseguito nel suo carattere fortemente umoristico, ricco di intuizioni musicali e marcati ritmi di danza. Molto apprezzato anche il bis concesso dal pianista, costituito da una bellissima pagina brahmsiana.
La serata continua con la Sinfonia n.5 in Re minore di Arthur Honegger in tre movimenti: Grave, Allegretto e Adagio: composizione del 1950, eseguita per la prima volta nel 1951, racchiude tutto il pessimismo degli ultimi anni di vita del Maestro, scomparso nel 1955, che fanno di quest’ultima sinfonia la sua opera più enigmatica. Dett “"di tre Re” per la nota finale che si ripete alla fine di ciascun movimento, si inserisce senza dubbio fra le pagine musicali meno note ai più, ma molto apprezzate dal pubblico fiorentino, di cui il maestro Daniele Gatti denota ancora una volta quanto si trovi a proprio agio nell’eseguire tali difficili pagine sinfoniche, contraddistinte da fortissimi e pianissimi a contrasto, richiedendo  all’orchestra capacità espressiva, chiarezza e varietà nei colori. Di particolare rilievo la sezione dei fiati, e degli ardui passi ben eseguiti dai violoncelli.

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Il programma si è concluso con i Nocturnes di Claude Debussy (trittico sinfonico per voci femminili e orchestra articolato in tre momenti: Nuages, Fêtes e Sirènes), che permettono il coinvolgimento della sezione femminile del coro fiorentino, diretto come sempre dal bravo maestro Lorenzo Fratini.
La serata è terminata dunque fra gli applausi entusiasti di un pubblico numeroso.
(la recensione si riferisce al concerto di mercoledì 6 dicembre 2023)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Maggioi Musicale Fiorentino
Nella miniatura in alto: il maestro Daniele Gatti
Sotto: i saluti di coro, orchestra e direttore al termine del concerto





Pubblicato il 15 Ottobre 2023
Die Schöpfung di Franz Joseph Haydn ha inaugurato la stagione sinfonica del Teatro Carlo Felice
La Creazione dello stupore servizio di Simone Tomei

20231015_Ge_00_LaCreazione_RiccardoMinasiGENOVA - La creazione del mondo attraverso la musica: ecco l’idea di Franz Joseph Haydn di mettere nero su bianco sullo spartito musicale il monumentale capolavoro Die Schöpfung (La Creazione).  È così che ha preso il via la stagione sinfonica del Teatro Carlo Felice di Genova con un concerto inaugurale dal quale sono uscito mentalmente e fisicamente in un’altra dimensione.
In Inghilterra Haydn rimase folgorato dall’ascolto degli oratori di Haendel nel 1791 in occasione della sua commemorazione dei quali aveva assaporato ampiezza di respiro, vigore di concezione ed una poeticità che non aveva riscontro negli oratori, modellati sullo schema delle forme melodrammatiche, che si solevano eseguire a Vienna. Al ritorno dal suo secondo soggiorno oltremanica, Haydn portava con sé un testo di oratorio che gli aveva procurato il Salomon. Testo che Lindley aveva tratto dalla Genesi e dal Paradiso perduto di Milton. Un sogno ambizioso ed ingenuo destinato a non realizzarsi perchéé il testo, tradotto liberamente in tedesco dal direttore della Biblioteca imperiale Gerhard van Swieten, fu quello della Creazione, composta da Haydn tra il 1797 e il 1798 ed eseguita al Nationaltheater il 19 marzo 1799. Il libretto di van Swieten è stato criticato fin dall’epoca delle prime esecuzioni per il suo accentuato descrittivismo, che sacrifica la narrazione a favore di una successione di immagini e pitture d’effetto, volte a costruire una sorta di polittico biblico.

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In effetti Die Schöpfung è molto lontana dalla fattispecie dell’Oratorio drammatico, ma del resto la partitura di Haydn non esita ad aderire all’intento “pittorico” del testo. Questo ha indispettito i primi critici idealisti tedeschi, che pur riconoscendo ad Haydn il primato nell’ambito strumentale e cameristico, hanno considerato questo lavoro così acclamato dal pubblico quasi un incidente di percorso rispetto alla potenza della “musica assoluta” di cui egli era capace. In realtà, la forza di questa partitura sta proprio nel fatto che il descrittivismo non viene negato ma realizzato con una complessità di mezzi formali e stilistici tali da trascendere la logica semplicistica della musica d’effetto per ricavare una dimensione espressiva nello stesso tempo concretissima e “assoluta”.
Il poema si adattò mirabilmente, almeno nella sua forma definitiva, allo spirito e alla religiosità di Haydn. In merito a questo aspetto appare molto significativa la testimonianza di Griesinger nelle sue note biografiche: «... Haydn possedeva una forte inclinazione religiosa ed era un devoto seguace della religione in cui era cresciuto. Dentro di sé era fermamente convinto che il destino umano era nella mano protettrice di Dio; che Dio è il giudice del bene e del male; che l’ingegno viene dall’alto. Tutte le sue più grandi partiture iniziano con le parole In nomine Domini” e si chiudono con Laus Deo” o Soli Deo gloria”. Ed ancora “Se, quando compongo, le cose non vanno molto bene - lo sentii dire - passeggio avanti e indietro nella mia stanza con il rosario tra le mani, dico alcune Ave, e le idee ritornano alla mente». Nella religione egli trovò anche la maggiore consolazione al decadimento fisico; gli ultimi anni di vita era completamente rassegnato all’idea della morte e vi si preparava quotidianamente. Senza troppo analizzare i principi della fede, accettava il cosa” e il come” insegnati dalla Chiesa cattolica…»
Haydn costruisce il mondo attraverso la musica: l’ouverture iniziale è la rappresentazione del Caos per poi dipanarsi in tre parti dove le prime due raffigurano i sei giorni della creazione, mentre la terza descrive l’amore di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre con un’alternanza di recitativi, arie, duetti, terzetti ed interventi del coro che rappresentano la “voce della moltitudine”: commentano ciascuna della giornate, celebrano lodi del Signore e chiudono le tre parti dell’oratorio in maniera solenne e grandiosa.
In merito a questo aspetto il Coro del Teatro Carlo Felice di Genova - preparato dal M° Claudio Marino Moretti - ha dimostrato grandissima preparazione e precisione esecutiva riuscendo a cogliere ogni  sfumatura della partitura che pur omaggiando nella sua essenza Haendel ci mostra  una straordinaria flessibilità attraverso la quale il musicista «... passa senza cesure dalla scrittura omofonica d’impatto quasi concertante, in pieno stile classicistico, a una polifonia ardita e superbamente dotta, tuttavia ricondotta sempre a una sintesi formale mai arida, spesso capace di determinare il coinvolgimento emotivo. Il coro, più di tutti i protagonisti vocali è chiamato a celebrare la gloria di Dio e lo fa con una sintesi stilistica che contiene elementi antichi e nuovi.»
La fede di Haydn è traslata completamente nella musica ed il direttore Riccardo Minasi ne coglie tutte le sfumature; cesella ogni quadro denso di disarmante bellezza e seducente eloquenza, con il giusto piglio interpretativo, assecondando con gesto nitido solisti e coro e restituendo agli ampi squarci sinfonici il senso elegiaco e maestoso che gli è proprio.
I solisti sono impegnati in un’alternanza di recitativi, arie, duetti, terzetti e concertati con il coro.
Anma El-Khashem (Gabriel ed Eva) è dotata di voce cristallina e perfettamente duttile; il suo canto è elegiaco sempre a fuoco con costante nitore vocale. Mauro Peter (Uriel) canta con emissione libera e ben proiettata restituendo un suono perlaceo. Infine Matthias Winckhler (Raphael e Adam) caratterizza la sua prestazione con una perfetta e sicura emissione, ricca di colori e sfumature.
Fede o non fede, avere avuto la possibilità di ascoltare La Creazione di Haydn, pregna della sua fiduciosa e grata esaltazione del migliore dei mondi possibili ad oltre duecento anni dalla sua composizione, ci pone delle domande e ci fa riflettere sull’essenza della nostra epoca. Ed oggi, circondati da grandi lacerazioni fisiche e morali, questa musica e questo testo diventano un benefico balsamo per lo spirito. Ne sono prova i quasi dieci minuti di applausi che hanno salutato questa serata davvero memorabile.
(La recensione si riferisce alla serata inaugurale di sabato 14 ottobre 2023)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto:
il direttore Riccardo Minasi
Sotto in sequenza: obiettivo fotografico su solisti e coro per
La Creazione di Haydn






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Nuove Musiche Jazz Pop Rock Etno Classica Vocale


Parliamone
Orlando nelle trame di Alcina
intervento di Athos Tromboni FREE

20240407_Fe_00_OrlandoFurioso_MarcoBellussi_phMarcoCaselliNirmaFERRARA - Ottima messa in scena nel Teatro "Claudio Abbado" dell' Orlando Furioso di Antonio Vivaldi nella edizione critica curata da Federico Maria Sardelli e Alessandro Borin. Il maestro Sardelli era anche sul podio della brava Orchestra Barocca Accademia dello Spirito Santo di Ferrara. Quindi tre atti, così come Vivaldi ideò per la premiere al Teatro Sant'Angelo di Venezia nell'autunno del 1727.
Ottima messa in scena, oltre che per la comprovata efficacia di Sardelli nell'esecuzione del repertorio barocco, soprattutto per la visionaria regia di Marco Bellussi, coadiuvato da Fabio Massimo Iaquone (ideazione e regia video), Matteo Paoletti Franzato (scene), Elisa Cobello (costumi) e Marco Cazzola (luci).
La visionaria regia ci trasporta nel poema ariostesco (o quantomeno in ciò che del poema dell'Ariosto utilizzò a suo tempo il librettista Grazio Braccioli) dove tutto è fantascientifico
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Vocale
La Divina Giustizia canta il monito
sevizio di Athos Tromboni FREE

20240515_Ra_00_RavennaFestival_IlTrionfoDellaDivinaGiustizia_NicolaValentini_phZani-CasadioRAVENNA - Entrando nella Basilica di San Giovanni Evangelista si resta colpiti dalla sobrietà e insieme solennità delle architetture. La chiesa fu eretta dall’imperatrice Galla Placidia negli anni successivi al 424 dopo Cristo, per sciogliere un voto espresso durante una rovinosa burrasca in mare in cui era incappata al ritorno da Costantinopoli: se fosse
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Classica
Mozart, Schubert e Muti un trionfo
servizio di Athos Tromboni FREE

20240512_Ra_00_RavennaFestival_RiccardoMuti_phZaniCasadioRAVENNA - E così l'11 maggio dentro un Palazzo De Andrè stipato di pubblico all'inverosimile (3500 posti a sedere la capienza dichiarata) è iniziata la trentacinquesima edizione del Ravenna Festival, quest'anno sulle corde d'una frase biblica, E fu sera e fu mattina..., sottotitolo della manifestazione mutuato dal più celebre "leitmotiv" della
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Personaggi
A Felicia Bongiovanni il Premio Callas
servizio di Silvia Iacono FREE

20240510_Pa_00_FeliciaBongiovanniPALERMO - L’attività artistica del soprano Felicia Bongiovanni prosegue dopo aver ricevuto il Callas Tribute Prize. Il 5 maggio 2024, presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, in occasione del primo concerto per il Gubileo rosaliano a Palermo, che celebra i quattrocento anni dal ritrovamento delle reliquie di Santa Rosalia, patrona amata
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Approfondimenti
Sul set di Fanciulla...
servizio di Simone Tomei FREE

20240430_To_00_LaFanciullaDelWest_phDanieleRattiTORINO - Scrivo, con imperdonabile ritardo, della mia presenza al Teatro Regio di Torino per l’opera “americana” di Giacomo Puccini e ne chiedo scusa a coloro che mi hanno ospitato ed ai lettori della rivista.
Quando si entra nel magico mondo di La fanciulla del west non si può non essere rapiti dalla meravigliosa
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Insolito dittico per i texani
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20240430_FortWorth_00_DieWalkure_RobertSpano_phKarenAlmondFORT-WORTH (Texas, USA) - Wagner & Sibelius a Fort Worth. La Fort-Worth Symphony, con stanza nella località di Fort Worth vicina alla città di Dallas(50 km), in Texas, ha offerto nell'ambito della sua attuale stagione un concerto seducente e di grande suggestione, che ha unito il romanticismo musicale di Jean Sibelius con quello di Richard
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20240428_LosAngeles_00_LaTraviata_RachelWillisSorensen_phCoryWeaverLOS ANGELES - Dorothy Chandler Pavilion (California USA). La terza opera della cosiddetta 'trilogia popolare' di Giuseppe Verdi (1813-1901) è La Traviata, la cui première avvenne il 6 marzo 1853 alla Fenice di Venezia, e che è senza dubbio considerata oggi il suo titolo più popolare, tra le altre cose, per la sua ricchezza melodica, inventiva e vocalità
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20240410_SanDiego_00_JakubJozefOrlinskiSAN DIEGO (California USA) - Da quando Philippe Jaroussky si è fatto conoscere, circa 20 anni fa, con registrazioni come Un concert pour Mazarin (Virgin Classics, 2004) o Vivaldi, virtuoso cantatas (Erato, 2005), e con apparizioni su importanti palcoscenici concertistici e operistici, nessun altro controtenore è stato così apprezzato e conosciuto come Jakub Józef Orliński, il giovane cantante polacco, che nelle sue tournée ha tenuto numerosi concerti e recital sui palcoscenici di tutto il mondo.
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20240325_Fi_00_DonPasquale_MarcoFilippoRomano_phMichele MonastaFIRENZE - Quello che è stato ritorna dicevano sempre i nostri vecchi. Ed è proprio così: in un momento non facile per il Teatro del Maggio, l’idea di rispolverare una vecchia produzione di Don Pasquale di Gaetano Donizetti si è rivelata una scelta molto azzeccata che ha riportato indietro nel tempo i più veterani melomani. La riproposizione dello spettacolo
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20240324_Cesena_00_HowAboutNow_HannesLangolfCESENA - Prosegue il programma invernale al Teatro “Alessandro Bonci” di Cesena attraverso il cartellone che ERT Fondazione propone nel suo storico e prestigioso spazio ove l’8 marzo 2024 in prima assoluta e successivamente il 10 al Teatro Arena del Sole di Bologna, nell’ambito della rassegna Carne a cura di Michela Lucenti, Emilia Romagna Teatro
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20240324_Ts_00_Nabucco_GiancarloDelMonacoTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. L’avventura del Nabucco in scena in questi giorni al Teatro Verdi di Trieste comincia con una conferenza stampa, nella quale Daniel Oren, maestro concertatore e direttore, ha espresso che questo terzo titolo di Giuseppe Verdi, suo primo grande successo, è molto importante per il popolo ebraico, «... per
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20240318_Vr_00_IlCampiello_FrancescoOmassini_phEnneviVERONA - Fu così che per la prima volta in assoluto Il Campiello di Ermanno Wolf-Ferrari andò in scena nel Teatro Filarmonico di Verona. E fu così che alla "prima" venne accolto da un pubblico numeroso con molti minuti di applausi a fine recita e con vere ovazioni per alcuni protagonisti di quella commedia musicale. Chissà se le cronache del futuro, parlando del
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20240317_Lu_00_IlTrovatore_MatteoDesole_phAugustoBizziLUCCA – Il trovatore di Giuseppe Verdi chiude la stagione lirica 2023/2024 del Teatro del Giglio di Lucca. Si tratta di una coproduzione che vede come attori - oltre l’Istituzione lucchese - la Fondazione Teatri di Piacenza, la Fondazione Teatro Comunale di Modena, la Fondazione Teatro Goldoni di Livorno il Teatro dell’Opera Giocosa di Savona.
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20240316_Vr_00_LaBoheme_2024VERONA – Dopo tredici anni di assenza è ufficialmente partito il conto alla rovescia: la prossima estate La Bohème di Giacomo Puccini tornerà in Arena durante il 101° Festival lirico; il capolavoro di Puccini verrà rappresentato il 19 e il 27 luglio 2024 con la direzione di Daniel Oren.
Trattandosi di una nuova produzione di Fondazione Arena
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Idomeneo da manuale
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20240227_Ge_00_Idomeneo_AntonioPoliGenova – L’ Idomeneo di Wolfgang Amadeus Mozart è un capolavoro che incanta con la sua profonda drammaticità e la sua sublime bellezza musicale. La trama, ambientata nell'antica Grecia, ruota attorno al re Idomeneo, il quale, dopo essere stato salvato da un naufragio grazie all’aiuto divino, si trova costretto a sacrificare suo figlio
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20240225_Ra_00_RavennaFestival2024_LogoRAVENNA - il Teatro Alighieri era gremito di pubblico, giornalisti, operatori video e radio per la presentazione della 35.ma edizione di Ravenna Festival 2024, che si svolgerà dall’11 maggio al 9 luglio e farà registrare oltre 100 alzate di sipario; gli artisti coinvolti sono più di mille, dai grandi nomi della musica classica e del canto lirico, fino ad alcuni "menestrelli"
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Grande Das Rheingold in piccolo spazio
servizio di Ramón Jacques FREE

20240222_00_LosAngeles_DasRheingold _GustavoDudamelLOS ANGELES (USA) - La sala concerti Walt Disney Hall, sede dell’orchestra Los Angeles Philharmonic, è situata nel cuore della città e ha festeggiato nel 2023 i suoi vent'anni (è stata inaugurata il 23 ottobre 2003). E’ stata progettata e realizzata con la supervisione dal famoso architetto e designer canadese-americano Frank Gehry (1929)
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Opera dal Centro-Nord
Ecco la Butterfly del fiasco
servizio di Simone Tomei FREE

20240219_Lu_00_MadamaButterfly_AlessandroDAgostiniLUCCA – Al Teatro del Giglio approda con grande apprezzamento del pubblico la versione bresciana di Madama Butterfly di Giacomo Puccini (datata 28 maggio 1904) dopo che il clamoroso fiasco del Teatro alla Scala di qualche mese prima, indusse il compositore a rimettere le mani sulla partitura. La scelta dell’adattamento bresciano per il Teatro del
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Opera dal Nord-Est
Arianna tra il buffo e il commovente
servizio di Rossana Poletti FREE

20240218_Ts_00_AriannaANasso_SimoneSchneider_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.  Ci è voluto Richard Strauss e la sua Arianna a Nasso per far comprendere quanto poco interessasse a certi ricchi la realizzazione di uno spettacolo, quanto poco comprendessero le dinamiche che stanno attorno e dentro la preparazione di un lavoro teatrale.
«Pago e voglio quello che
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Personaggi
Incontro con Lorenzo Cutųli
servizio di Edoardo Farina FREE

20240215_Fe_00_LorenzoCutuliFERRARA - Il 100° anniversario dalla morte di Giacomo Puccini rappresenta un’occasione per commemorare e ripercorrere la vita e la carriera di uno dei più grandi musicisti italiani.  Le sue Opere, ancora oggi, continuano a essere rappresentate sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, celebrando lo straordinario valore artistico delle composizioni
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