Pubblicato il 01 Luglio 2021
Recital pianistico e recitazione, la bella performance di un artista ben conosciuto a Trieste
The Piano Man servizio di Rossana Poletti

210701_Ts_00_Thomas Borchert-ThePianoManTRIESTE, Politeama Rossetti - Solo nella Mitteleuropa ci può essere così tanto entusiasmo per un cantante di lingua tedesca. Trieste, avamposto sul mare dell’impero austro-ungarico, dopo cent’anni di adesione all’Italia, porta ancora in seno l’attaccamento a quel mondo, a quelle atmosfere e, diciamolo pure, a quella lingua che nella città giuliana si parlava in quasi tutte le case borghesi, assieme all’italiano, spesso all’ungherese e talvolta al francese, ma sempre assieme principalmente al dialetto, lingua parlata e scritta che del veneto conserva la base, sulla quale si innestano tante parole di origine appunto mitteleuropea e un accento più asciutto, meno cantilenante.
Thomas Borchert, The Piano Man, nella città giuliana arrivò nell’estate del 2004, alla prima italiana di “Elisabeth”, allestita dal Rossetti nel parco di Miramare, davanti allo splendido castello di pietra bianca incastonato nell’Adriatico, che fu fatto costruire da Massimiliano.

210701_Ts_01_Thomas Borchert-ThePianoMan_Borchert vestiva allora i panni della Morte, cimentandosi in un brano incalzante e inquietante che colpiva subito il pubblico. Ed è proprio con “Der Letzte Tanz” (l’ultimo ballo), dal musical composto da Michael Kunze e Sylvester Levay (quest’ultimo nella città giuliana ha ricevuto il Premio Internazionale dell’Operetta proprio per il suo impegno di compositore di Musical, tutti di grande successo, da Elisabeth a Mozart e ancora Rebecca e molti altri), che il pubblico del Rossetti di Trieste l’altra sera si è infiammato durante un suo lungo concerto incentrato su brani di musical, grandi hit internazionali e sue composizioni.

Potremmo definirlo l’Elton John di Germania, stessa vocalità, stessa estensione di voce, con forse una maggiore qualità e intensità nelle note più basse e profonde; più sobrio dell’eccentrico sir inglese, Borchert ha percorso le tappe dei suoi grandi successi da “Die Unstillbare Gier” (L’insaziabile avidità), straordinario brano tratto da “Tanz der Vampire”, musical diretto da Roman Polanski, che ha spopolato nel mondo austriaco e tedesco, tratto dal famoso film “Per favore, non mordermi sul collo! dello stesso regista. Borchert ha poi interpretato un ruolo che lo vide furoreggiare trent’anni fa, Frank’N’ Furter in “The Rocky Horror Show”.

Raccontava in un perfetto inglese come usciva in scena poco vestito, quasi nudo con l’accattivante aggressività del trasgressivo personaggio nell’irriverente, quanto esilarante musical di Richard O’Brien. “Sweet Transvestite” è la bandiera di quello spettacolo, che Borchert ancora oggi, dopo parecchi decenni, interpreta con la stessa audacia e potenza vocale. E’ scivolato poi in un repertorio più romantico, da “Where do I begin” dalla colonna sonora di Love Story a “Moon river” da Colazione da Tiffany, fino alla “canzone d’amore più bella in assoluto”, affermava Borchert, “Your Song” di Elton John. Non sono mancati brani da altri musical come Il Fantasma dell’Opera, Jekyll & Hyde, e altri, per concludere il concerto con “Over the Rainbow” dal Mago di Oz di Harold Arlen, tutti arrangiati dallo stesso Borchert che oltre ad essere un notevole cantante si è dimostrato un talentuoso pianista, con una certa propensione per lo swing e il jazz. «Da piccolo alzavo il braccio e pestavo sui tasti del pianoforte di casa. Uscivano suoni sgangherati - ha raccontato durante il concerto - fino a che suonai una melodia. A quel punto mia madre comprese che era il caso che io studiassi pianoforte. Così è stato ed è uno strumento dal quale non mi sono mai staccato. Se vedo un piano al ristorante smetto di mangiare e suono gratis per tutti.»

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net
Nella miniatura in alto e sotto: il pianista Thoas Borchert





Pubblicato il 22 Agosto 2020
La Euyo ha aperto la stagione concertistica di Ferrara Musica con una maiuscola prestazione
Naturalezza di Rana e danza di Noseda servizio di Athos Tromboni

200822_Fe_00_BeatriceRana_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Sempre in primo piano le norme antiCovid-19 negli spettacoli al chiuso del Teatro Comunale "Claudio Abbado", con gli spettatori dislocati nei palchi (due per palco nel rispetto del distanziamento di almeno 1 metro) e spettacolo che va in scena in platea, dove sono state tolte le poltrone. Così è successo anche per l'anteprima della stagione 2020/2021 di Ferrara Musica, venerdì 21 agosto 2020, quando era ospite l'orchestra residente Euyo (European Union Youth Orchestra) sotto la bacchetta di Gianandrea Noseda, ospite la pianista Beatrice Rana.
E si è trattato di un ritorno, sia per Noseda - destinato a nuove presenze importanti nel massimo teatro della città estense, visti i suoi impegni e i legami artistici proprio con la Euyo - sia per Beatrice Rana che il pubblico ferrarese ben conosce per i recital pianistici che ha tenuto nel Teatro Abbado fin dal 2014 (indimenticabile la sua interpretazione delle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach nel 2017).
La pianista ha proposto il Terzo concerto per pianoforte e orchestra Op.37 di Ludwig van Beethoven, quello in Do minore. Forse il più difficile da interpretare, dei 5 scritti da Beethoven: siamo infatti a cavallo del passaggio fra lo stile Mozart (classico) e lo stile più caratteristico del periodo romantico, quando comincia a farsi sentire non l'accordo, non la consonanza, fra lo strumento solista e l'orchestra, ma il confronto, cioè l'esplosione del contrasto dialettico fra il solo e il tutti orchestrale. Certo, nel Terzo concerto Op.37 di Beethoven non è così manifesto il cambio di climax (rispetto alla tradizione, Mozart e Haydn soprattutto) che si perfezionerà poi nel Quarto concerto per pianoforte e orchestra  Op.58 e quindi esploderà incontenibile nel Quinto concerto Op.73; ed è proprio per questo che la prova dell'esecutore diventa difficile, perché deve suonarlo senza cadere nella trappola di imitare lo stile Mozart, ma nel contempo deve anche evitare di caricarlo di contrasti e contenuti espressivi che sarebbero forzati, in relazione alla verità storica della sua composizione (il 1800/1801). E in questo senso il connubio direttore/solista (nel nostro caso: Noseda/Rana) deve essere privo di ambiguità individualistiche e (questo sì) assolutamente consonante: insomma, due cuori e un'anima sola.

200822_Fe_01_BeatriceRanaGianandreaNosedaEuyo_facebook_phMarcoCaselliNirmal

L'impressione avuta, ascoltando l'esecuzione il 21 agosto scorso, è che il connubio sia perfettamente riuscito: orchestra (sotto le mani senza bacchetta di Noseda, quasi dirigesse un coro) e solista - nei vari passaggi di temi e riprese - hanno colloquiato e "discusso" amorevolmente, pacatamente, animatamente, ma anche un po' sfiorando (solo un po') il confronto conflittuale. come esempio di simbiosi descriviamo questo: nel primo movimento (Allegro con brio) è l'orchestra che - formata da una trentina di strumentisti - deve dare al tempo di marcia quell'imponenza e maestosità che guidi l'ascolto alla magniloquenza del suono, ma poi, quando entra il pianoforte, la magniloquenza deve cedere il posto alla soavità: così è stato. L'entrata soffice di Beatrice Rana sul suono fattosi soffice dell'orchestra è stata da manuale: una manciata di secondi, bellissimi, sospesi nella bellezza pura, dove il suono è diventato unisono, transfert, poesia; e poi il pianoforte - senza imperio, né presunzione - ha cominciato a condurre. E sempre nel primo movimento, il miracolo di quegli istanti sospesi si è rinnovato al termine della cadenza solistica, quando il tema e il suono sono stati "consegnati"  dal pianoforte all'orchestra con la stessa, impalpabile, indimenticabile magìa. Un concambio, della stessa bellezza del primo già citato, frutto della simbiosi.
Durante il concerto abbiamo maturato la convinzione che Beatrice Rana riuscisse con assoluta naturalezza a fare propri i tempi e i ritmi, le pause, le accelerazioni, il forte e il piano, in modo tale da risultare personalissimi. E ottenere dal suo strumento e dal rapporto col direttore e l'orchestra, un'esecuzione dalla godibilità condivisa anche da tutto il pubblico. E infatti le acclamazioni (brava! brava!) al termine dell'esecuzione sono riuscite a strappare un bis (non annunciato, per quella posa di tanti bravi solisti - chiamiamola paratimidezza - che trattano un pubblico indifferenziato come fosse una platea di musicomani specialisti... il che non è dato: e questo non ci stancheremo mai di riportarlo in cronaca...)
Dopo Beethoven, ecco Schubert, la Terza sinfonia in Re maggiore. Ascoltandola, nell'esecuzione della Euyo, sotto la bacchetta (sì, qui non a mani nude, ma con la bacchetta) di Gianandrea Noseda siamo andati con la memoria a quanto scrisse Schumann nel suo libro "La musica romantica" a proposito del Franz Schubert sinfonista: «S'è detto così spesso e a dispetto dei compositori che "dopo Beethoven bisognava astenersi dal comporre opere sinfoniche"... all'infuori di alcune opere, dico, la maggior parte delle altre (dopo Beethoven) fu soltanto un opaco riflesso della maniera beethoveniana... (ma)... Quello che avevo presentito e sperato è ora avvenuto in modo magnifico: Schubert, mostratosi già in molti altri generi sicuro nelle forme, ricco di fantasia e vario, afferrò a modo suo anche la sinfonia, trovò il modo di cogliere il punto giusto per giungere alla folla.»
Noseda ha guidato l'orchestra a una danza, leggera e magnifica, decisa eppure delicata, coordinata eppure creativa, egli stesso danzando con quel suo tipico atteggiamento dove la bacchetta è solo l'apice fisso di un corpo mutevole che entra in sintonia con la musica, che si modella sulle espressioni tematiche e traspone la propria plasmabilità alla mimica del viso e degli occhi, attentissimi, spalancati, mobili, ammonitori, incoraggianti, supplici, carezzevoli, autorevoli. Così la Terza di Schubert ha preso vita e il direttore ha guadagnato altra fama e consenso nella terra e nella gente ferrarese, rimasta orfana di un certo Claudio Abbado.
Anche il direttore ha beneficiato delle ovazioni, al termine della sua fatica, offrendo la concessione del bis, Mozart, l'ouverture di Le nozze di Figaro; stavolta citiamo il pezzo, ma per rimarcare che poteva comunicarlo egli stesso al suo pubblico osannante.

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In conclusione di cronaca rivolgiamo il nostro personale plauso ai giovani strumentisti della Euyo, meritevoli di essere citati, tutti, a futura memoria: Simone Bernardini, Giulia Bellingeri, Barbara Broz, Davide Gaspari, Eugenio Sacchetti, Alice Notarangelo, Samuel Cutajar, Davide Dalpiaz, Eva Ghelardi, Lucrezia Costanzo, Stefan Calleja, Cristina Cazac (violini); Margherita Fanton, Federico Carraro, Leonardo Jelveth, Ignazio Alazya (viole); Fabio Fausone, Anna Tonini-Bossi, Pietro Scimeni, Daniele Lorefice (violoncelli), Michelangelo Mercuri, Nicolò Zorzi (contrabbassi); Matteo Sampaolo, Agnese Lecchi (flauti; la Lecchi ha fatto anche da portavoce dell'intera orchestra nel suo conciso ma significativo discorso di saluto al pubblico); Maria Demetz, Linda Sarcuni (oboi); Daniel Roscia, Martino Moruzzi (clarinetti); Carmen Maccarini, Giulia Cadei (fagotti); Achille Fait, Stefano Cardiello (corni); Eugenio Valle, Giovanni Gardinella, Davide Testa (trombe); Domenico La Serra (percussioni).

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per Ferrara Musica, Teatro Comunale "Claudio Abbado"
Nella miniatura in alto: la pianista Beatrice Rana
Sotto in sequenza: panoramiche sul concerto con Beatrice Rana e Gianandrea Noseda





Pubblicato il 18 Luglio 2020
Il recital del bravo pianista ferrarese ha scaldato gli animi alla Palazzina di Marfisa d'Este
Tutto esaurito con Matteo Cardelli

200718_Fe_00_MatteoCardelli_MusicaAMarfisaDEsteFERRARA – Per il pianista ferrarese Matteo Cardelli il recital tenuto alla Palazzina di Marfisa d’Este venerdì 17 luglio 2020 è stato l’inizio della sua personale “Fase 2”: infatti nel saluto al pubblico, prima di cominciare a suonare, ha detto: «… sono contentissimo di riprendere l’attività concertistica proprio nella mia città, dopo la pausa forzata del lockdown da Coronavirus.»
Cardelli è molto conosciuto a Ferrara, fin dai tempi del suo debutto pubblico quale enfant-prodige del pianoforte quando era ancora un ragazzo (oggi ha 28 anni, vive studia e lavora in Svizzera, a Basilea, da dove proveniva giusto per l’appuntamento della Marfisa e per un rientro in famiglia come vacanza dagli studi); e il pubblico ferrarese è accorso al recital pianistico fino a occupare tutti i posti disponibili (per le norme di sicurezza sono ridotti quest’anno a una novantina), occupabili solo su prenotazione direttamente al Circolo Frescobaldi che gestisce la rassegna “Musica alla Palazzina di Marfisa d’Este” arrivata alla decima edizione.
Dato che (per le sempre richiamate norme di sicurezza), non vengono distribuiti al pubblico programmi di sala, gli artisti ospiti di volta in volta annunciano quello che eseguiranno nel concerto: e Cardelli lo ha fatto con una esaustiva informazione, da pianista-musicologo, sulla Sonata in Si bemolle maggiore Op.22 di Ludwig van Beethoven, sulle Kinderszenen (Scene infantili) Op.15 di Robert Schumann e sulla Sonata in Fa minore n.3 Op.5 di Johannes Brahms.
Il programma è molto coerente, perché parte da un lavoro del Beethoven ventinovenne che rappresenta, per il compositore stesso, l’inizio d’una virata dal classicismo sonatistico verso traguardi che lo porteranno alla Sonata 106, alla Sonata 110, alla Sonata 111 e soprattutto al suo testamento estetico contenuto nella Grande fuga Op.133; il programma proposto da Cardelli passa poi, nel pezzo di Schumann, dal rinnovamento “dentro” la tradizione delle Scene infantili, per concludersi con la tradizione “dentro” al rinnovamento nel Brahms della Terza Sonata Op.5; come dire che il programma del concerto ha seguito un percorso non estemporaneo, ma consequenziale, traguardando la storia della composizione pianistica.
In Beethoven, Cardelli ha espresso bene i due momenti contenuti nella Sonata, quello giocoso e quello romantico, grazie alla sciolta e fluente diteggiatura della mano destra (primo movimento) impegnata nel virtuosismo spinto risolto egregiamente; e grazie alle dinamiche e ai tempi dilatati in funzione espressiva (là dove anche la brevissima pausa del silenzio diventa musica) per il meraviglioso Adagio con molta espressione che è il movimento più lungo e intrigante della composizione.
In Schumann l’approccio si è mantenuto sullo stesso stile: giocosità e soavità a momenti alterni, in coerenza con i contenuti musicali dei tredici brevi pezzi che compongono le Kinderszenen, con un apice espressivo nel più celebre fra i tredici, quel Sogno (Traumerei) che fa veramente sognare l’ascoltatore accompagnandolo dentro il rosa dei sentimenti affettivi e dentro il bianco della purezza infantile.

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Diverso invece l’humus del pezzo conclusivo, la Sonata Op.5 di Brahms, dove la suggestione viene espressa principalmente dalla maestosità dell’incipit (primo movimento), altero senza altezzosità; e dal melodioso pensiero d’amore contenuto nel secondo movimento (Andante espressivo) beneficiato dai versi del poeta tedesco C.O. Sternau («Viene la sera / la Luna è splendente / due cuori / uniti dall’amore / stanno felicemente avvinti») cui Brahms si è ispirato al punto di trascriverli proprio sulla partitura autografa.
Cardelli ha fatto di questo pezzo brahmsiano il vertice della propria serata concertistica; prima di tutto perché l’ha eseguito integralmente - con tutti i ritornelli che molti pianisti (anche noti e arcinoti) espungono - portando a compimento (compimento esecutivo, s’intende) gli estremi della dialettica fra classicismo e romanticismo (ecco perché abbiamo scritto sopra di un Brahms della tradizione “dentro” al rinnovamento); e poi perché ne ha esaltato, interpretando, la compattezza strutturale rendendo omogenei i contenuti classicistici del primo movimento (Allegro maestoso) con l’eloquio spiritato del valzer dello Scherzo, passando per il funereo e malinconico Intermezzo, fino all’abbandono estatico ai sentimenti amorosi sotto quella luce della Luna che dilaga nell’irraggiungibile Andante espressivo.
Serata di grande passione, dunque, anche per il pubblico; che non smetteva di applaudire alla fine del concerto, tanto che Matteo Cardelli ha concesso due bis fuori programma; e dietro le quinte, a luci di sala accese, egli stesso confidava alle organizzatrici del Circolo Frescobaldi che avrebbe suonato ancora, perché la richiesta del pubblico era insistente, se non fosse stato che l’ora era ormai tarda e le norme di sicurezza anticovid erano sempre lì, incombenti. (a.t.)

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net






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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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20220701_00_VarignanaMusicFestival_AlexanderRomanovskyVARIGNANA (BO) - Si sono conclusi tra gli applausi dei numerosi spettatori i primi due appuntamenti dell'VIII edizione del Varignana Music Festival, andati in scena presso la Terrazza Belvedere e l'Anfiteatro sul Lago di Palazzo di Varignana il 29 e 30 giugno 2022. Protagonisti del tradizionale Grand Opening l'Orchestra e il Coro del
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Peter Grimes sbarca in laguna
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20220621_Ra_00_LetSProg_GiovanniSollima_phMarcoBorrelliRAVENNA - Non l’avevamo dimenticata, l’invasione della città nel Ravenna Festival 2016 a opera di una schiera di violoncellisti ossessionati dal proprio strumento con cui coinvolgere e trascinare il pubblico donando emozioni e creando nuove sensibilità. A volte ritornano e chissà se sono ancora gli stessi di sei anni fa. Di certo non sono cambiati
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Interno Verde e Interno con Traviata
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20220614_Fe_00_PresentazioneDanza2022_CarolynCarlsonFERRARA - Presentato oggi il Festival di Danza Contemporanea 2022 del Teatro Comunale "Claudio Abbado" che prosegue anche per la prossima stagione nel solco delle novità e delle riconferme: negli anni questo Festival ferrarese è divenuto un punto di riferimento per tutto il panorana di danza italiano ed europeo, essendosi distinto proprio per
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20220600_Ts_00_Pagliacci_AmadiLagha_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Un dittico interessante quello proposto dal Teatro Verdi di Trieste, ultima rappresentazione della stagione, con i Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo e Al mulino di Ottorino Respighi, quest’ultima un’incompiuta del maestro, che completata si presenta quindi in prima esecuzione mondiale.
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Luglio a teatro 2022
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20220607_Fe_00_LuglioATeatro2022_LeoneMagieraFERRARA - Finite le stagioni tradizionali di lirica, prosa, concertistica, danza, il Teatro Comunale Claudio Abbado non si ferma neanche a luglio; un po' per dare continuità a una stagione ricca di serate e novità, un po' per sperimentare anche il nuovo impianto di climatizzazione che l'amministrazione comunale, su insistenza del Teatro
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A teatro vive il sogno illuminista
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Omaggio ad Anna Lolli
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220531_Bagnara_00_OmaggioAdAnnaLolliBAGNARA DI ROMAGNA (RA) - È stato un vero piacere domenica 29 maggio 2022 alle 17,30 ritrovarsi come prima della pandemia nell’Auditorium di Bagnara di Romagna,  noi abituali frequentatori del decentrato tempio della lirica e un bel numero di giovani, per il primo omaggio ufficialmente dedicato alla bagnarese Anna Lolli (10 settembre
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Pagina Aperta
Le immagini parlanti di Costantini
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220531_Ra_00_Bruchure_GianlucaCostantiniRAVENNA - Da almeno due anni Ravenna Manifestazioni si augurava “il ritorno alla normalità”. E la normalità è tornata con la consuetudine della presentazione in presenza del 23 maggio 2022 della brochure in formato tascabile del calendario della XXXIII edizione del Ravenna Festival, impreziosita dalle immagini parlanti di Gianluca Costantini.
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Approfondimenti
Progetto Lauter per i giovani
servizio di Edoardo Farina FREE

20220513_Fe_00_ProgettoLauter_NicolaBruzzoFERRARA - Ultimo appuntamento della Stagione concertistica 2021-2022 di “Ferrara Musica” nel Teatro Comunale “Claudio Abbado”: dopo lo strepitoso concerto tenuto dall’Orchestre de Paris sotto la direzione di Esa-Pekka Salonen dodici giorni prima, il 10 maggio 2022 è tornato sul palcoscenico il “Progetto Lauter”, fortunata formazione
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Opera dal Nord-Est
Rigoletto ottimo il cast, ma...
servizio di Rossana Poletti FREE

20220508_Ts_00_Rigoletto_DevidCecconi_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Rigoletto è un uomo buono e cattivo allo stesso tempo. Un profondo cambiamento da quel cliché, che vuole che bene e male siano ben distinti, avviene per mano delle scelte musicali e di libretto da parte di Verdi con quest’opera. Il melodramma vive una svolta grazie al compositore di Busseto che osa,
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Ballo and Bello
Les nuits barbares ou premiers matins
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220502_Ra_00_LesNuitsBarbares_HerveKoubicRAVENNA - Secondo e ultimo appuntamento della stagione ravennate “Opera-Danza” 2021-2022 con le sorprendenti creazioni del coreografo franco algerino Hervè Koubi, nominato nel 2015 Chevalier des Ars et des Lettres per la visione innovativa introdotta con il suo progetto coreutico. I quattordici danzatori si muovono in scena con potenza
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