Pubblicato il 02 Agosto 2022
Dal belcantismo alla Rossini a Wagner, ecco traguardi e propositi di un mezzosoprano
Alessandra Volpe si confida intervista di Ramón Jacques

20220730_00_Personaggi_AlessandraVolpeCon una lunga e interessante carriera che l'ha portata a calcare importanti palcoscenici di vari paesi europei come Italia, Spagna, Germania, Svizzera, Norvegia, Inghilterra, Portogallo eccetera, e in Nord America negli Stati Uniti, Canada o Messico, in ruoli diversi nel belcanto, nei ruoli verdiani e rossiniani, solista in varie opere orchestrali, e soprattuttocon la Carmen di Bizet  (suo cavallo di battaglia), il mezzosoprano barese Alessandra Volpe  ha recentemente debuttato nel circuito dei teatri lombardi il ruolo di Azucena ne Il Trovatore di Giuseppe Verdi ed è attualmente e impegnata in un'altra produzione verdiana (il Don Carlo) a Wiesbaden in Germania.
Alessandra Volpe ci racconta l'inizio della sua carriera, il suo momento attuale e i suoi progetti futuri.

Come è nato il tuo interesse per il canto come carriera?
Ho iniziato per gioco quando avevo 5 anni in un festival di canzoni nel mio paese d’origine poi, contemporaneamente allo studio del pianoforte ed il liceo, ho iniziato a cantare musica leggera conseguendo importanti risultati in ambito nazionale. Quasi arrivata al diploma in pianoforte, feci un’audizione in conservatorio ed iniziò così lo studio della lirica. Sono sempre stata attratta dalla musica sinfonica, e la lirica non mi è mai piaciuta veramente, fino a quando ho emesso il mio primo acuto e di lì è nato l’amore per il melodramma.

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Quando e in quale ruolo è stato il tuo debutto sul palcoscenico?
Il primo ruolo “principale” che ha sancito l’inizio della mia carriera, è stato quello di Isabella ne L’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini, al Teatro Sociale di Como. Ho uno splendido ricordo di quella produzione, poiché il mio attuale marito, mi chiese di sposarlo tra il primo ed il secondo atto.

Attualmente qual è il repertorio e i ruoli con cui ti senti a tuo agio?
I ruoli che amo interpretare di più, in questo periodo della mia carriera, sono certamente quelli di impeto, di forza, di grinta, come ad esempio Eboli (nel Don Carlo), Amneris (in Aida) e Carmen, senza mai tralasciare le mie origini belcantiste.

Quali ruoli ti piacerebbe sperimentare in futuro?
Certamente rimarrei su personaggi con una forte carica emotiva, quali Charlotte, Dalila Kundry.

Quali sono gli elementi della lirica ottocentesca che ti attirano?
Io sono nata con il “belcanto” ed è stato, e sempre sarà, un punto di riferimento. Ritengo che taluni autori, se cantati con il gusto richiesto, insegnino a cantare tutto e siano la base per avvicinarsi al verismo musicale.

Ci parli del tuo stretto rapporto con il ruolo di Carmen?
Questo controverso e discusso ruolo bizettiano, che interpreto ormai da anni, fa sì che il mio forte temperamento latino possa manifestarsi, e ritengo il ruolo di Carmen molto più fragile e sentimentale di quanto spesso venga dipinto.

Senti il ruolo ormai “tuo” o continui a scoprire le sfaccettature del personaggio ogni volta che lo canti sul palco?
Certamente lo sento “mio”, ma con altrettanta certezza, come si continua costantemente a crescere nella vita, anch’esso cresce in continuazione. Non credo assolutamente che si possa dire mai di essere arrivati, in nessun ambito, altrimenti si arresta la crescita intellettiva.

Quali sono le idee o le concezioni sbagliate che le persone hanno di Carmen, che vivendo tu il personaggio così frequentemente, ti rendi conto che sono idee e concezioni sbagliate?
Carmen viene considerata spesso una figura molto più forte e cinica di quello che realmente è. Ama certamente la vita da “zingara” ma il suo amore forte e perverso nei confronti di Don José, la porterà ad anelare la morte come unica salvezza.

Cosa puoi raccontarci della tua esperienza cantando il ruolo di Azucena ne Il Trovatore in vari teatri della Lombardia?
Ho scoperto un ruolo che pensavo avrei cantato solo tra qualche anno. Azucena, infatti, è uno dei ruoli della “maturità vocale” che ho sempre guardato con timore, ma mi sono resa conto che si possa (o debba) affrontare con gusto “belcantista” e non con idea di voce necessariamente matura come saremmo portati a pensare.

Dopo Azucena, Amneris o Eboli che stai attualmente cantando a Wiesbaden, vedi più ruoli verdiani nel tuo futuro?
Non ci sono particolari ruoli verdiani che mi aspetto di debuttare, se non Preziosilla di La forza del destino.

Com’è il mondo della lirica? Che idea ti sei fatta?
Dall’esterno, il mondo della lirica, viene immaginato come un palcoscenico costante, con vezzi tipici del melodramma, ma questo era vero fino alla metà del secolo scorso, quando i cantanti lirici erano tali anche fuori dalle scene. Mi sento certamente un’eletta a poter fare questo splendido lavoro ma, quando si chiude il sipario, io ritorno principalmente Alessandra, quindi mamma e moglie.

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Dal tuo punto di vista, quello di Alessandra Volpe persona, com’è il panorama lirico italiano?
Fino al secolo scorso, i cantanti italiani erano un’eccellenza mondiale, oggi si è un po’ rovinata la nostra immagine, a seguito degli eccessi dei nostri predecessori e mi capita spesso che mi venga detto che, per come sono in teatro, non sembro italiana. Io sono italiana e ne sono fiera, ma riconosco i molti errori che sono stati fatti.

Quali differenze trovi nello sviluppo del tuo lavoro rispetto a com’era il mondo pre- pandemia?
La pandemia ha dato una forte sferzata a tutto il mondo non risparmiando neanche quello musicale. Da un giorno all’altro mi sono vista cancellare tutti i contratti e, soprattutto all’inizio, abbiamo subito un forte colpo. Come sempre succede nella mia vita, ho trovato i lati positivi anche in questo, godendo a pieno della mia famiglia e dei miei amici.

Hai cantato in tantissimi Paesi del mondo. C’è stato un pubblico che ti è rimasto più nel cuore?
A suo modo tutto il pubblico che ho incontrato è sempre stato caloroso, ma noi latini abbiamo connessione coi latini... in Messico, cantando il ruolo di Carmen,  ho trovato un calore meraviglioso, non soltanto da parte del pubblico ma anche dai colleghi. Ricordo con commozione, i bambini del coro di Carmen, nel teatro di León, Guanajuato, che mi hanno regalato una loro foto autografata da ciascuno, e che conservo gelosamente dopo tanto tempo. Con molti di loro ho mantenuto contatti costanti nel tempo.

Qual è per te il momento più significativo che hai vissuto sul palco?
Ciascun momento è significativo a suo modo, come ciascun debutto mi provoca fortissime emozioni.

Quali progetti hai in cantiere?
Ho iniziato da poco a studiare tedesco, e mi piacerebbe approcciarmi a ruoli come Kundry del Parsifal  di Richard Wagner.

Crediti fotografici: fotografie fornite all'Artista





Pubblicato il 23 Luglio 2022
Regina, vi saluto! č la chiosa ideale per identificare nel merito il grande soprano greco-tedesca
Anja Harteros compie cinquant'anni servizio di Fabiana Crepaldi

20220723_Personaggi_00_AnjaHarterosQuesto 23 luglio 2022, Anja Harteros, uno dei più grandi soprani dell'inizio di questo secolo, compie cinquant'anni. L'appuntamento è scandito dal silenzio della diva, sempre discreta nella sua vita personale, ma sempre sfolgorante sul palco. Figlia di padre greco e madre tedesca, Anja Harteros è nata a Bergneustadt, in Germania, nella regione di Colonia. La sua fama è iniziata nel 1999, quando è stata la prima cantante tedesca a vincere il famoso concorso BBC Cardiff Singer of the World.
Sir Peter Jonas, allora direttore della Bayeriche Staatsoper di Monaco, fu invitato a far parte della giuria di Cardiff. Nel documentario “Crazy for Opera: dans les coulisses de l'Opéra d'État de Bavière”, disponibile su Medici TV, racconta com'era: “Un soprano di origine greca e tedesca, Anja Harteros, si è esibito ed è stata favolosa . favoloso. straordinario. Una donna magnifica e abbagliante. Quasi una Callas moderna, fisicamente. Con una voce fantastica. Così ho fatto una scenata e ho detto: 'Se non diamo il primo premio ad Anja Harteros, sono fuori da questa porta, sono fuor, me ne vado'
Nello stesso anno, Harteros iniziò ad esibirsi a Monaco, e da lì fino ad ora è stato presente in tutte le stagioni. Le sue ultime esibizioni in quello teatro, e con grande successo, furono nel settembre e nell'ottobre dello scorso anno: La Forza del Destino, di Verdi, e Tosca, di Puccini, ruolo in cui regna. Da quel momento in poi Tosca non è più salito sul palco, sono state solo cancellazioni. La pratica della cancellazione non è estranea al soprano. Ragioni personali, vocali... Non lo giustifica mai pubblicamente, ma ha già chiarito nelle interviste che, se non sta bene, non canta. Roba da diva? Forse. Tuttavia, leggerezza o irresponsabilità sono termini che non vanno con Harteros. Al contrario, anche le sue cancellazioni sono spesso attribuite al suo senso di responsabilità, sia come artista che come persona.
La cosa insolita della nuova serie di cancellazioni è che sono state totali, prolungate e persino le funzioni presso la sua amata Bayerische Staatsoper sono state cancellate, incluso il recital che sperava di vedere il 19 luglio 2022. Tuttavia, è bene ricordare, non c'è niente di normale nei tempi che stiamo vivendo. Niente di più stressante e incerto di questi anni di Covid, ora anche di guerra, vaiolo delle scimmie e caos negli aeroporti. Non c'è davvero niente di "normale" in questa cosiddetta "nuova normalità".
Da fan dichiarata, non so se quello che mi affascina di più di Harteros è l'attrice vera, tragica, intensa, o la magnifica cantante con tecnica impeccabile, dizione perfetta, legato, pianissimo bello e coerente. In effetti, è proprio la combinazione di tutto questo in un'unica persona che la rende una cantante unica. Harteros lascia che ogni personaggio viva attraverso di lei, ognuno acquisisca una personalità, e quella personalità non è mai banale, superficiale.
Harteros non è sui social, non gli dispiace far conoscere le sue attività artistiche, tanto meno la sua vita privata. Tutto il contrario: di solito non rilascia nemmeno interviste, perché non vuole diventare popolare, vuole avere una vita privata e tranquilla per poter camminare per strada senza essere riconosciuta. Ma concede alcune interviste rare, come quella del marzo 2011, con Hugh Canning per Opera Magazine, che indica, appunto, il motivo delle rare interviste. Un'altra eccezione è stata concessa ad A. J. Goldmann, per il numero di luglio 2018 di Opera News ed a Pro-Opera di Messico (Gennaio-Febbrario 2011).
Cantante onesta e vera, non accetta di emettere suoni di una lingua che non conosce, fingendo di essere parole cantate. Di più: è una di quelle rare interpreti che sa dare un senso al testo e integrare ogni parola, ogni frase, nella musica. Nell'intervista a Opera News, ha commentato che canta solo nelle lingue che parla correntemente. «Janáček sarebbe un sogno assoluto, ma non si avvererà perché non conosco il ceco», ha detto, aggiungendo inoltre: «Provo lo stesso per i russi. Non accadrà, perché dovrei imparare i ruoli solo foneticamente e (...) non riuscirei a sentire davvero la musica. Questo è qualcosa che noto, ad esempio, quando canto i lieder tedeschi: come si espande tutto questo cosmo.»
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L'espansione di questo cosmo può essere percepita nelle sue registrazioni che cantano Lieder. L'ultimo dei suoi pochi CD, uscito l'anno scorso, in cui canta Wagner, Berg e Mahler, ne è un buon esempio. Nel primo decennio degli anni 2000, Harteros è stato notato per le sue interpretazioni di Mozart: la sua Elettra, in Idomeneo, di cui esiste un ottimo dvd registrato nel 2006 al Festival di Salisburgo, è semplicemente elettrizzante. La sua Contessa, ne Le Nozze di Figaro, e la sua Donna Anna, nel Don Giovanni, di cui su YouTube esistono solo registrazioni audio piratate delle scene principali, non sono seconde a nessuno. Accompagnato da un pianissimo legato, sicuro e ben sostenuto, rivela tutta la raffinatezza e la profondità della scrittura vocale di Mozart.
Allo stesso tempo, alcune opere verdiane, come La Traviata, iniziarono ad apparire nel suo repertorio. Il CD registrato nel 2006 a Monaco di Baviera sotto la direzione di Zubin Mehta testimonia la sua intensa e fragile Violetta: «A Monaco tutto è iniziato con Zubin Mehta. È il mio direttore d'orchestra preferito», ha detto nell'intervista a Opera News.
Nel CD, una delle cose che spicca di più è proprio la perfetta armonia, la complicità tra soprano e direttore. Chiaramente, Mehta era in sintonia con lei, dando a lei la libertà di cantare, cambiare leggermente il tempo, vivere il suo carattere. Nell'ultimo atto, il direttore è stato esemplare nel bilanciare la tragedia di Violetta, che richiede un'interpretazione più forte, e la sua fragilità fisica, che richiede una voce emessa con i risuonatori “di testa”. Harteros ha riuscito a unire i due registri, dopotutto, la tragedia è su di lei! … e il risultato è irresistibile.
Dopo la fase mozartiana, Wagner, e soprattutto Verdi, divennero compositori dominanti nella carriera di Harteros. Ma c'è sempre spazio per altri maestri, come Richard Strauss e Puccini. Di Verdi e Wagner, ha interpretato praticamente tutti i ruoli principali. La sua Elsa nel Lohengrin del 2009, disponibile in DVD, con Jonas Kaufmann nel ruolo del protagonista e Kent Nagano alla direzione della fantastica Munich Opera Orchestra, è profondamente delicata. Nella sua performance emerge un'Elsa vulnerabile e ingenua, che si lascia influenzare e consumare dal dubbio.
Con un altro lavoro di Wagner, più di un decennio dopo, nel luglio 2021, lo stesso duo, Kaufmann e Harteros, questa volta sotto la direzione precisa, meticolosa e intelligente del grande regista Kirill Petrenko, ha fatto volgere tutti gli occhi al Festival dell’Opera di Monaco, questo è stato il suo debutto in Tristano e Isotta. Dal canto mio, posso dire che è stato con Kaufmann, Harteros e Petrenko che ho scoperto la poesia e l'umanesimo dell'opera rivoluzionaria di Wagner; ed è stato con Harteros, con la sua performance unica, i suoi mille colori e i suoi precisi acuti, che ho capito i drammi di Isotta e la profondità del suo amore. Imprimendo personalità al personaggio, è riuscita a salvarla dall'universo maschile di Wagner. È stato il 31 luglio 2021 che, davanti alla televisione, purtroppo dall'altra parte del pianeta, e non seduta tra il pubblico, ho imparato ad amare quest'opera.
A proposito di Isotta di Anja Harteros, l'ottimo critico Guy Cherqui, editore del sito web Wanderer, ha scritto: «Vocalmente, ciò che ascoltiamo è eccezionale in termini di intelligenza e profondità (…). Il canto di Anja Harteros è di una ricchezza espressiva senza precedenti, che dona profondità e complessità al personaggio: è appassionata, ma con un amore così unico che non può viverlo da sola, e le difficoltà tecniche del ruolo servono l'espressione. Per alcuni, gli alti distruggono l'ambiente, beneficia anche della varietà di colori, soprattutto nei bassi, accentuando questo o quel suono, per stuzzicare, essere sarcastico o velenoso, o per sedurre, per essere dolce e morbido, e per sviluppare l'arte della persuasione davanti a Tristano. (...) Di origine greca come Callas, è tragedia in persona: attraversa la carta come se per lei fosse solo un lungo monologo che porta alla morte.»
Anche nelle opere di Verdi, lei e Kaufmann hanno formato un duo irresistibile in: Don Carlo, Il Trovatore, La forza del destino, Otello, Aida (registrazione in studio). Senza Kaufmann, ha brillato nel difficile ruolo di Amelia in Un Ballo in maschera, nel 2016. Nel terzetto p trio del Ballo, ha eseguito la sua linea quasi impossibile con rara perfezione; ha riversato tutta l'anima di Amelia nell'interpretazione della celebre aria “Morrò, ma prima in grazia”. Oggi è uno dei pochi esempi di soprano verdiano, che conosce a fondo i personaggi, con tutte le loro sfumature, e sa usare i molteplici colori della propria voce a vantaggio della scrittura verdiana. Questo, ovviamente, per non parlare del dramma, nella sua intensità!
Cantante intelligente, ha il pieno controllo della sua voce, conosce i suoi limiti e i suoi punti di forza. Nell'intervista a Opera Magazine, quando Forza è entrata nei suoi piani, ha già affermato che non sarebbe stato in grado di cantare come Leontyne Price, ma ha evidenziato una certa grazia presente in Leonora, che le permette di essere cantata in modo più lirico e modo vulnerabile. E così ha fatto. Il video registrato a Monaco di Baviera nel 2013 testimonia il successo di questa personalissima interpretazione del personaggio di Verdi. La stessa cosa accade con la sua Aida, piena di sfumature, di elasticità, delle onde sottili delle acque del Nilo, di lirismo.
È stato con un’opera di Giuseppe Verdi che ho avuto la fortuna di vedere Harteros dal vivo una volta, era il 2018, alla Deutsche Oper di Berlino, era la protagonista di uno dei suoi ruoli principali: quello di Elisabetta nel Don Carlo.

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La sua voce fluttuava sull'orchestra. Lo struggente pianissimo ha contribuito a costruire un'Elisabetta malinconica ma determinata e forte. La sua performance ha reso Elisabetta, quella donna determinata, che ha sacrificato la sua vita personale, il suo amore, a beneficio delle persone che soffrono la guerra, una donna tragica e assolutamente affascinante. Sarà Elisabetta, delle eroine verdiane, quella la cui personalità è più vicina a quella di Harteros?
Ora, a luglio 2022, in questo mese del suo cinquantesimo compleanno, è stato nel suo habitat, alla Bayerische Staatsoper, all'importante festival lirico che si svolge ogni anno in estate, dove si è sempre esibita, che ho sognato di vedere lei e ascoltarla di nuovo. Questa volta nel repertorio dei Lieder. Ogni mattina andavo sul sito: il recital c'era ancora, non l'avevano cancellato! Il sogno è durato fino al 21 giugno, quando, poche ore dopo il mio consueto controllo mattutino, è arrivata un'e-mail da Monaco che mi informava, con grande rammarico, che il recital non avrebbe avuto luogo. Chissà il prossimo anno?

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Se nel “catenaccio” di questo breve articolo l'ho salutata come fu salutata Elisabetta nel Don Carlo, finisco rivolgendomi ad Anja Harteros con la stessa frase che, nell'opera, il coro cantava:

Vi benedica
Iddio dal ciel!
La sorte amica
Vi sia fedel!

Crediti fotografici:
Archivio del Teatro dell'Opera di Monaco Bayerische Staatsoper





Pubblicato il 16 Settembre 2021
Alla vigilia della prima esecuzione di un suo remake fatto per la danza il compositore dice...
Francesco Filidei ieri oggi domani intervista di Athos Tromboni

20210916_FrancescoFilidei_00_miniaturaGENOVA - Il prossimo 8 ottobre il Teatro Carlo Felice manderà in scena un dittico che, nel merito della "formula" è del tutto innovativo: infatti l'opera Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo sarà preceduta da un'azione danzata dal titolo Sull'essere angeli, musica di Francesco Filidei; coreografia, scene, costumi e luci di Virgilio Sieni. L'incontro di uno dei coreografi fra i più importanti dell'attuale panorama europeo (Sieni) e di uno dei compositori più editi ed eseguiti della generazione post-Darmstadt (Filidei) abbina spettacolo musicale e appuntamento culturale in un unico, originale, evento.
Francesco Filidei è nato a Pisa nel 1973 e vive da oltre 20 anni a Parigi. È organista e compositore; fra i riconoscimenti e gli incarichi più recenti citiamo il Premio Abbiati (2015), la nomina a Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura della Repubblica francese (2016) e la consulenza musicale per la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia (2018).
Sull'essere angeli è un brano musicale della durata di circa 26 minuti, scritto originariamente per flauto e orchestra: ebbe la sua prima esecuzione assoluta il 2 aprile 2017 nell'ambito della trentesima edizione del Primtemps des Arts di Montecarlo. Ora Filidei lo ha ripreso, adattandolo alla danza. Da qui partiamo per l'intervista:

Maestro Filidei come e perché ha composto, a suo tempo, Sull'essere angeli ?
Era un desiderio che portavo avanti dagli anni di conservatorio, quando incontrai per la prima volta Mario Caroli, uno fra i più straordinari interpreti che ho avuto occasione di conoscere. Quando Marc Monnet, all’epoca direttore artistico del festival Printemps des Arts, mi chiese un lavoro per orchestra, gli proposi di scrivere per Mario, e l’avventura cominciò.

Quale differenza significativa può indicarci fra la prima e la seconda versione del Concerto per flauto e orchestra?
Oltre alla riduzione degli archi, nella seconda versione ho ampliato considerevolmente il climax finale e la coda, dando alla forma un aspetto più narrativo, utile credo allo sviluppo di un pensiero coreografico.

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Lei ebbe a dire che «... il brano ha dentro di sé una solitudine struggente; è un componimento tragico di carattere mahleriano nel quale le voci si sciolgono nei registri più disparati...»: è ancora così in questa recente versione?
Io ho detto questo? Se l’ho detto probabilmente lo pensavo, ma non bisogna mai dare troppo ascolto a quello che dicono i compositori dei propri lavori…

Sarà presente a Genova per la prima di Sull'essere angeli versione danzata?
Certamente! Non è stato facile perché in questi mesi si sono concentrati appuntamenti accumulati nel corso di due anni di pandemia, ma non posso mancare a questa “prima” al Teatro Carlo Felice.

 

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Parliamo della sua esperienza maturata: la condizione di organista come la aiuta o la ispira per la sua attività di compositore?
L’organo non è uno strumento, è un insieme di strumenti a disposizione, quando lo si frequenta per anni se ne resta influenzati profondamente, nel modo di costruire, nel modo di pensare l’orchestrazione, ma anche nell’aspetto rituale e cerimoniale che ci si porta dietro.

Veniamo al teatro musicale: lei ha scritto opere liriche, ce le elenchi e descriva sommariamente
Dopo un oratorio su Franco Serantini (N.N.) giovane anarchico ucciso agli inizi degli anni Settanta del Novecento durante alcuni scontri con la polizia,  ho scritto un Giordano Bruno, opera quasi retablo che inquadra le scene in una cornice formale ferrea; e successivamente ho composto l’Inondation per l’Opera Comique di Parigi, su un libretto di Joël Pommerat tratto da un racconto di Zamiatine, storia terrificante che mi ha lasciato segni indelebili per la violenza che si porta appresso.
Ho appena finito un’altra Passione/Opera sulla Maschera della Morte Rossa di E. A. Poe;  sarà eseguita in prima assoluta fra pochi giorni a Donaueschingen, Amburgo, Colonia.

Che cosa richiederebbe alla voce umana per essere "intonata" e/o "in sintonia" con le idee e le intenzioni musicali di una cantata o di un'opera per lei ideale? Ritiene indispensabile l'uso della voce impostata, oppure è meglio la voce naturale, oppure - ancora - possono indifferentemente essere alternate la voce impostata e la voce naturale, ai fini espressivi?
Tutto dipende dal progetto che si porta avanti. Per l’Inondation le voci sono impostate ed il canto ricorda volutamente quello dei primi del Novecento, mentre l’orchestra fa di tutto e di più per rinnovarsi, quasi un quadro impressionista sul quale fosse stata gettata una colata di vernice fosforescente.
Ma il progetto era legato  all’Opera Comique, un teatro pieno di storia che ha visto nascere Carmen, Pelléas et Mélisande, Butterfly nella versione che conosciamo oggi,  e giocavo con la storia.
Per la Maschera della Morte Rossa, scritta per la cerimonia di chiusura del centenario di Donaueschingen, il festival di Musica Contemporanea più importante in Germania, le voci invece saranno amplificate ed il canto avvicinerà anche la musica Pop.

Aiutiamo i nostri lettori a orientarsi nel variegato panorama della musica contemporanea: lei come preferirebbe essere definito? Un compositore dell'alea? Un minimalista? Un neoromantico? Un neoclassico? Oppure...
Proprio non saprei. Un “finto ironico post-romantico con tendenze mistiche” potrebbe bastare? Lasciamo perdere…

Parliamo di sensibilità del compositore: per creare la sua musica attende l'ispirazione giusta direttamente dalla sua immaginazione, oppure l'ispirazione è conseguente a un impatto emotivo (una gioia, un dolore, una rabbia, una necessità...) che l'ha coinvolta?
Si parte da un impulso, un’energia che spinge contro le proprie barriere per uscirne. Come poi la cosa si sviluppi e che risultati dia è tutto un altro paio di maniche. Di sicuro è comunque importante la data di consegna del lavoro.

20210916_FrancescoFilidei_02_GiordanoBruno_Scena

Parliamo del futuro più prossimo: a quali progetti sta lavorando?
Mentre stiamo scrivendo sono impegnato da un pezzo per Orchestra; e uno Stabat Mater.

Parliamo di sogni: qual è il suo sogno nel cassetto?
Non lo so, non ho avuto ancora il coraggio di aprirlo quel cassetto, non sia mai fosse vuoto.

Un'ultima domanda (può anche non rispondere, se vuole...): nel 33esimo canto della Divina Commedia Dante scrive la famosa invettiva «Ahi Pisa, vituperio de le genti / del bel paese là dove ’l sì suona» divenuta anche simbolo dell'ingiustizia e dell'ostracismo pregiudiziale della città verso propri figli. Lei ha dovuto espatriare per veder riconosciuti merito e talento: qual è il suo legame di amore/odio - eventualmente ci fosse - verso la città natale?
Eh!... se non avessimo perso alla Meloria… lei è di Genova, per caso?

 

(Nota redazionale: La battaglia della Meloria sancì la definitiva sconfitta di Pisa e il conseguente predominio marittimo della città di Genova sul Tirreno e nel Mediterraneo. Dopo i grandi contrasti verificatisi nei secoli precedenti tra la Repubblica di Genova e la Repubblica di Pisa, lo scontro definitivo avvenne nell'agosto del 1284)

 

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Crediti fotografici: foto fornite dal Compositore
Nella miniatura in alto e sotto: il maestro Francesco Filidei
Al centro, due fotografie dei lavori operistici del Compositore: Inondation e Giordano Bruno andati in scena in diversi teatri europei
Sotto: il maestro Filidei sembra osservare con ironia il dipinto di Giovanni David che illustra la battaglia della Meloria; il dipinto è posto sopra l'ingresso del Salone del Maggior Consiglio nel Palazzo Ducale di Genova (nostra elaborazione)






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Alcina delle meraviglie
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20221027_Fi_00_Alcina_CeciliaBartoliFIRENZE – L’Alcina andata in scena a Firenze nel Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – ripresa dell’allestimento concepito nel 2019 per il Festival di Salisburgo, opportunamente adattato agli spazi della Sala Zubin Mehta – è uno di quei rari spettacoli destinati a rimanere indelebilmente vivi nella memoria di chi ha avuto la fortuna di assistervi.
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Opera dal Centro-Nord
La forza del destino un successo
servizio di Nicola Barsanti FREE

20221017_Pr_00_LaForzaDelDestino_GregoryKundePARMA - Nella meravigliosa cornice del Teatro Regio di Parma, l’ultima rappresentazione di La forza del destino di Giuseppe Verdi, (opera inaugurale del Festival Verdi 2022) si rivela un successo. La regia minimalista ed essenziale di Yannis Kokkos risulta ben armonizzata al libretto e pronta a suggerire, là dove necessario, scene evocative di
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Ballo and Bello
L'albero e i simboli della Carlson
servizio di Athos Tromboni FREE

20221015_Fe_00_TheTree-CarolynCarlsonFERRARA - Nella sua opera letteraria della maturità, il filosofo-poeta francese Gaston Bachelard sublima un suo credo con questa frase: «La nostra appartenenza al mondo delle immagini è più forte, più costitutiva del nostro essere che non l'appartenenza al mondo delle idee.»
È un invito all'uomo e alla donna di lasciarsi andar
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Eventi
Superstagione per opera e balletto
servizio di Athos Tromboni FREE

20221011_Fe_00_StagioneLiricaEBalletto_CarloBergamascoFERRARA - Il vicepresidente della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, avvocato Carlo Bergamasco, ha detto, riferendosi al calendario della lirica e del balletto 2022/2023: «Si tratta di una stagione senza precedenti per varietà e ricchezza di titoli» commentando i dieci titoli di lirica (o meglio: di teatro musicale, perché non c'è soltanto l'opera
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Opera dal Centro-Nord
Il Trovatore baritono meglio del tenore
servizio di Nicola Barsanti FREE

20221007_Fi_00_Trovatore_MariaJoseSiri_phMicheleMonastaFIRENZE - Lo spettacolo inaugurale del festival d’autunno del maggio Musicale Fiorentino, dedicato a Giuseppe Verdi, vede protagonista Il Trovatore: una delle tre opere cardine della cosiddetta trilogia romantica (o popolare). Come suggerisce Alberto Mattioli, quella proposta dal Maggio potrebbe altresì essere definita una trilogia spagnola
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Classica
Orchestra Mozart la residenza ferrarese va
servizio di Athos Tromboni FREE

20220929_Fe_00_OrchestraMozart-SinfoniaEroica_DanieleGatti_phMarcoBorggreveFERRARA - È decollata con una calorosa accoglienza di pubblico "l'avventura" della triennale residenza ferrarese dell'Orchestra Mozart istituita dall'Accademia Filarmonica di Bologna e fondata da Claudio Abbado: ieri sera infatti la formazione bolognese, prima nella sua versione per soli archi e poi con organico al completo, ha catturato i favori
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Pagina Aperta
Risultati del 99° Arena di Verona Festival
servizio di Athos Tromboni FREE

20220923_Vr_00_ArenaVeronaOperaFestival2022-Risultati_DamianoTommasiVERONA - I risultati del 99° Arena di Verona Opera Festival 2022 sono stati comunicati ieri con illustrazione di dati e cifre che hanno testimoniato il successo della stagione estiva nell'anfiteatro romano della città scaligera. Ecco i dati salienti: 46 serate dentro un'Arena ritornata, dopo la pausa Covid, alla disponibilità della piena capienza; 342.187
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Jazz Pop Rock Etno
Ferrara in jazz d'autunno
servizio di Athos Tromboni FREE

20220919_Fe_00_JazzClub_HermonMehariFERRARA - il 30 settembre si apre la nuova stagione artistica del Jazz Club Ferrara al Torrione San Giovanni di Corso Porta Mare 112; la programmazione prevede attività fino alla fine di aprile 2023, ma oggi in conferenza stampa sono state rese pubbliche le serate dei primi due mesi, ottobre e novembre 2022. Tutto lo staff del
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Eventi
La tragédie de Carmen in Umbria
redatto da Athos Tromboni FREE

20220919_Spoleto_00_StagioneLiricaRegionale2022-Carmen_CarloPalleschiSPOLETO - La nuova produzione della Tragédie de Carmen – andata in scena in anteprima nel mese di agosto 2022 a Spoleto – sarà nuovamente allestita, in occasione della Stagione Lirica Regionale 2022 dell'Umbria. Questi gli appuntamenti: Auditorium San Domenico di Foligno (mercoledì 21 settembre, ore 20.30); Teatro degli Illuminati di Città
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Echi dal Territorio
EuropAuditorium stagione 2022/2023
servizio di Edoardo Farina FREE

20220915_Bo_00_StagioneTeatroEuropAuditorium2022-2023_FilippoVernassaBOLOGNA - Consueta conferenza stampa al Teatro EuropaAuditorium, ove martedì 13 settembre 2022 alla presenza di Giorgia Boldrini – Direttrice Settore Cultura e Creatività del Comune di Bologna, Donato Loria – CEO Bologna Congressi, Filippo Vernassa – Direttore artistico dello stesso Teatro, Giacomo Golfieri – Amministratore unico Fonoprint
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Eventi
Torna Ferrara Musica al Ridotto
servizio di Athos Tromboni FREE

20220914_Fe_00_FerraraMusica-CartelloneConcertiRidotto_EnzoRestagnoFERRARA - L'assessore alla Cultura Marco Gulinelli, con il musicologo Enzo Restagno e il maestro Dario Favretti di Ferrara Musica hanno presentato la nuova stagione cameristica nel Ridotto del Teatro Comunale "Claudio Abbado" che si svolgerà nel prossimo autunno-inverno: domenica 25 settembre 2022 prenderà il via la seconda
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