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Il Torrione San Giovanni ha accolto la nuova stagione registrando una buona partecipazione di pubblico

Ferrara in Jazz primo week-end

servizio di Athos Tromboni

Pubblicato il 06 Ottobre 2025

20251006_Fe_00_FerraraInJazz_PietroBittoloBonFERRARA - Il 3 ottobre scorso il Jazz Club Ferrara ha dato avvio alla prima parte dei concerti della nuova stagione "Ferrara in Jazz" che si svolgerà ogni fine settimana (il venerdì, il sabato e la domenica) fino al 21 dicembre 2025. L'appuntamento d'apertura, nel Torrione San Giovanni, ha visto in pedana il sassofonista Piero Bittolo Bon con Alessandro Lanzoni all'organo elettronico e Max Sorrentini alla batteria: Slap&Fold era il titolo del concerto.
Dopo i saluti al pubblico da parte del presidente del Jazz Club, Federico D'Anneo, è intervenuta Rossella Di Lauro in rappresentanza del Liceo Artistico e Musicale "Nervi-Severini” di Ravenna che ha fatto una breve presentazione della mostra in parete al Torrione San Giovanni intitolata I Fuoriclasse.
La prof.ssa Di Lauro ha detto che l'idea è nata dalla volontà di individuare ed analizzare le peculiarità degli studenti diversamente abili e muovere alla ricerca delle loro personali espressività, dando voce e spazio soprattutto alla naturale istintività creativa: «... All’interno di questo contenitore comunicativo emergono spiccate identità che, oltre alla didattica strutturata, guidate dai docenti in maniera interdisciplinare, denotano caratteristiche intuitive che danno vita ad una propria identità personale. Analizzando le sensibilità dei singoli alunni si tenta di dar voce al loro universo intimo e personale. Tenendo presente il deficit, questa modalità quasi pedagogica, fa emergere la parte intima espressiva ed emotiva inespressa dei ragazzi.»
È poi intervenuta Cleonice Dondi, presente con un banchetto a fondo sala, in rappresentanza dell'associazione "Mediterranea" impegnata in una raccolta fondi per aiuti umanitari alla popolazione stremata di Gaza.

IL CONCERTO DI VENERDÌ 3 OTTOBRE
Dopo i saluti e gli interventi citati, spazio alla musica: «... il titolo Slap&Fold del concerto - ha fatto sapere Bittolo Bon - è molto più di un nome curioso: è una dichiarazione d’intenti. Prende in prestito il gesto del panettiere che piega e sbatte l’impasto per dargli forza, elasticità e vita. Così la nostra musica: lavora il suono, lo plasma, lo strattona e lo ricompone, fino a dargli una consistenza nuova, sorprendente, viva.»
E in effetti il suono del trio è risultato denso, eclettico, pieno di curve inattese, originato da un’idea di creatività collettiva, dove composizione e improvvisazione si nutrivano a vicenda, e dove ogni brano era un organismo in trasformazione. Jazz, funky, noise, scrittura contemporanea, derive elettroniche, ironia e gioco: tutto si mescolava in un flusso sonoro senza etichette.

20251006_Fe_01_FerraraInJazz_PietroBittoloBonAlessandroLanzoniMaxSorrentini

I brani eseguiti, tutti di Bittolo Bon, o almeno la traccia sulla quale inventare l'improvvisazione da parte sua e dei suoi sidemen, erano questi: The opposite of a lemon, 5 cents, Victory gin, Tricotillomania, Flamingo, Shishi no tsugaru, Stretch & Fold; e come fuori programma a grande richiesta Turnaround.
Alcune considerazioni: grande piacere d'ascolto per chi frequenta e ama il genere bebop e la musica colta contemporanea. Veramente stimolanti tutti i pezzi. E veramente creativi tutti gli esecutori, sia quando eseguivano in assolo, sia nei momenti d'assieme. E proprio nei momenti d'assieme diventava di prassi "adeguarsi" alla traccia sonora del sax alto impugnato da Bittolo Bon; senza etichette, quella musica, d'accordo, ma il suono del sax, a volte trascinante, a volte adagiato sul tessuto dell'organo di Lanzoni o sul drumming di Sorrentini, non poteva non richiamare alla memoria l'estetica dei padri del jazz libero da schemi mainstream: padri come Charlie Parker, Ornette Coleman e Anthony Braxton, per non parlare dei cosiddetti "compositori contemporanei dell'alea" quali John Cage e Bruno Maderna.
Nel merito dei partner di Bittolo Bon e dei loro momenti in assolo, molto suggestiva ci è parsa la scansione jazzata delle performance di Lanzoni: l'organo - nella digitazione - era  trattato a volte come un pianoforte, ma il suono che usciva era saturo e pieno e mai "in staccato", ricco di armoniche e di legati come solo l'organo sa esprimere.
Eccellente e stimolante il drumming di Sorrentini, in alternanza - a seconda dei pezzi - fra le fasi del buon batterista accompagnatore e quelle del percussionista creativo.
L'effetto d'insieme, pur fra gli "strattoni" e le "ricomposizioni" evocate da Bittolo Bon, mostrava una propria coerenza con la musica jazz e dava dimostrazione pratica di quanto sia possibile - contravvenendo ogni categoria estetica - combinare l'estro con il rigore.

IL CONCERTO DI SABATO 4 OTTOBRE
Guinga feat. Debora Dienstman con Guinga (chitarra e voce) e Debora Dienstman (voce).
Presentato in locandina come «... un incontro musicale intimo e intenso tra due artisti di grande sensibilità. Guinga, maestro della musica brasiliana, è celebre per il suo stile inconfondibile: una fusione raffinata di samba, choro, jazz, musica classica e popolare, con armonie complesse e melodie struggenti. Le sue canzoni, spesso ironiche e poetiche, sono piccoli gioielli che raccontano storie con profondità e grazia. Accanto a lui, la cantante Debora Dienstman, artista versatile e profonda, capace di passare con naturalezza tra i mondi della musica popolare e colta. La sua voce si intreccia con quella di Guinga in un dialogo intimo, dando vita a un concerto originale, dove ogni brano è un racconto emotivo, ogni arrangiamento una sorpresa. Un’esperienza musicale che tocca corde profonde, sospesa tra lirismo, tecnica e passione.»
Allettante la presentazione, ma il vostro cronista qui non era presente per impegni giornalistici altrove.

 

IL CONCERTO DI DOMENICA 5 OTTOBRE
20251006_Fe_07_FerraraInJazz_FabrizioPuglisiStrabocchevole partecipazione di pubblico per l'annunciato concerto della Frescobaldi Big Band che ha chiuso la prima tre-giorni della nuova stagione di Ferrara in Jazz..  “¡Adelante, Corazón!” era il titolo della serata, incentrata sulle ballate jazz della Liberation Music Orchestra e sulle canzoni di Mercedes Sosa.
La big band è una formazione composta da oltre 15 elementi, scelti fra gli allievi dei corsi jazz del Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" di Ferrara, affiancati da solisti prestigiosi, tutti stimati docenti dello stesso Conservatorio.
Sotto la direzione del maestro Roberto Manuzzi il largo organico orchestrale propone ogni anno al Torrione un repertorio ad hoc, a dimostrazione dell’alto livello tecnico e dell’affiatamento degli studenti del Dipartimento Jazz.
La locandina precisava i ruoli: Roberto Manuzzi, direzione e arrangiamenti; Marta Raviglia, voce (affiancata da tre allieve del suo corso di canto: Silvia Fiume, Elisa Giovanditti, Isabella Privitera); poi Massimo Mondaini (corno francese); Stefano Melloni (sax soprano e tenore); Daniele Santimone (chitarra); Fabrizio Puglisi (pianoforte); Pasquale Morgante (pianoforte); Stefano Senni (contrabbasso); Guido Querci (percussioni); Alessandro Paternesi (batteria). A loro si sono uniti nella big band i giovani studenti del Dipartimento Jazz del Conservatorio Frescobaldi.

20251006_Fe_03_FerraraInJazz_MartaRavagliaSilviaFiume 20251006_Fe_04_FerraraInJazz_RobertoManuzzi

20251006_Fe_05_FerraraInJazz_MartaRavagliaSilviaFiumeElisaGiovandittiIsabellaPrivitera


Questo concerto è stato un doppio tributo: a Mercedes Sosa, indimenticata interprete di alcune delle più celebri canzoni sudamericane; e alle composizioni della celebre Liberation Music Orchestra, iconico ensemble guidato da Charlie Haden a fine anni '60 del Novecento.
«Questo album fu concepito diversi anni fa - ha scritto Charlie Haden nel libretto che accompagna il disco 33 giri editato dalla Impulse nel 1969 - quando per la prima volta udii le canzoni e le musiche della Guerra civile spagnola. Nel 1936 e 1937 uomini e donne di 57 nazioni andarono in Spagna come volontari per difendere la libertà della Repubblica spagnola contro i falangisti di Francisco Franco ... La musica di questo album è dedicata alla creazione di un mondo migliore: un mondo senza guerre e stermini, senza razzismo, senza povertà né spogliazione dei diritti ... Noi speriamo di vedere all'orizzonte una nuova società per il progresso dei popoli.»
Un connotato fortemente ideale, dunque, quello che ha ispirato il concerto di domenica scorsa al Torrione. A onor del vero aggiungiamo che le ballate della Liberation Music Orchestra sono state riarrangiate da Manuzzi che - lavorando su poche battute dei brani originali e sviluppando un discorso nuovo - ha creato musica in parte scritta e in parte eseguita con l' improvvisazione degli strumentisti in pedana. Così le canzoni di Mercedes Sosa hanno mantenuto sostanzialmente l'impianto melodico di base, ma hanno viaggiato su ritmi a volte in sintonia a volte in distonia con l'originale.
Il concerto si è aperto con il brano forse più celebre della Liberation Music Orchestra, Los Cuatros Generales, integrato dal frasi prese dal discorso di Martin Luther King "I have a dream" appassionatamente declamato da Marta Raviglia; da mettere in evidenza poi il ricco assolo di Stefano Senni al contrabbasso.
Il repertorio della Sosa è stato introdotto da Isabella Privitera con la canzone Razon de vivir  e nel corso della serata è stato integrato da altre canzoni quali Duerme negrito e Solo le pido (voce di Silvia Fiume), Alfonsina y el mar (voce di Elisa Giovanditti), Razon de vivir (voce di Isabella Privitera); alla docente Marta Raviglia è toccata poi l'impegnativa performance vocale (parliamo appositamente di 'performance' e non di 'canzone') che in scaletta era indicata come M. Mengelberg ma in realtà nella trascrizione di Fabrizio Puglisi (salito sul podio al posto di Manuzzi) ha assunto i caratteri di brano del tutto nuovo, affidato alla band e soprattutto al virtuosismo della Raviglia.
Le voci, a volte soliste a volte nella formula 1 voce più coro di 3 voci, si sono poi unite in coro per il trascinante Not in my name (brano originale scritto da Manuzzi), all'altrettanto trascinante Song of the united front e all'ancor più trascinante Kalasnjikov (brano di Goran Bregovic) fatto precedere da alcune battute svisate sull'incipit di Bella ciao. Il Kalasnjikov di Bregovic è stato poi bissato a grande richiesta, con il pubblico che non avendo trovato posto a sedere in sala si è scatenato a fondo sala in un ballo di gruppo pieno d'energia.
Dopo il concerto della Frescobaldi Big Band si è aperta la jam session con il Zenit Trio in pedana (Paolo Mancini al trombone, Gabriele Olivieri al pianoforte e Leonardo Puglisi alla batteria).

20251006_Fe_06_Facebook_FerraraInJazz_FrescobaldiBigBand

 

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm
Nella miniatura in alto: il sassofonista Piero Bittolo Bon
Sotto: il trio con Bittolo Bon al sax, Alessandro Lanzoni all'organo elettronico, Max Sorrentini alla batteria
Nella miniatura al centro: il chitarrista e compositore Guinga
Nella miniatura sotto: il compositore e pianista Fabrizio Puglisi
Al centro, da sinistra: Marta Raviglia con Silvia Fiume; Roberto Manuzzi sul podio; le 4 voci del concerto, Marta Raviglia, Silvia fiume, Elisa Giovanditti e Osabella Privitera
In fondo: panoramica sulla Frescobaldi Big Band e sulle vocaliste dell'ensemble






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