Pubblicato il 14 Maggio 2022
Successo per il quarto concerto all'Ensemble Musik Festival nel Teatro Comunale Abbado
Michelle Candotti non solo Chopin intervento di Athos Tromboni

20220513_Fe_00_MichelleCandotti_EnsembleMusikFestivalFERRARA - La pianista Michelle Candotti è ritornata a suonare nel Teatro Comunale "Claudio Abbado" otto mesi dopo il suo debutto nella città estense come concertista: nel settembre 2021 presentò un programma tutto incentrato su Fryderyk Chopin perché in quel periodo stava preparando la propria partecipazione al Concorso Internazionale Chopin di Varsavia, uno fra i più prestigiosi e difficili del mondo. Ebbene partecipò, arrivando fino alla semifinale: un risultato lusinghiero se si considera che già l'ammissione al concorso è uno scoglio niente affatto semplice da superare; e poi mediamente sono selezionati dai 150 ai 200 giovani pianisti da tutto il mondo, perciò la strada per arrivare alla finale è perigliosa e difficile e il raggiungimento almeno della semifinale è un risultato più che eccellente.
Così venerdì 13 maggio 2022 nel Ridotto del Teatro Abbado di Ferrara, per il suo ritorno in terra estense, la Candotti ha eseguito anche musiche di Chopin, ma il ventaglio di proposte si è allargato a Franz Joseph Haydn e Franz Liszt: il recital era il quarto concerto della rassegna "Ensemble Musik Festival" dell'omonima associazione musicale, diretta da Matteo Cardelli; i prossimi appuntamenti comunicati da Cardelli saranno con la pianista Silvia Carlin (20 maggio), con il Duo Spagnolo-Rugani (27 maggio) e con la pianista Eva Gevorgyan (11 giugno).
Nel concerto del 13 maggio scorso la Candotti ha sciorinato la sua personale concezione del rapporto interprete/pianoforte: è sembrato che per lei sia una lotta che si instaura fra esecutrice e strumento, con lo strumento destinato ad essere dominato; ma come contromisura, lo strumento diventa possente, esprimendo suono energico e dinamiche vigorose sotto le mani e le dita dell'interprete. È il problema principe di ogni concertista: il suono, anche quando elegiaco, lo faccio imponente o trasognato? Il confine fra l'una e l'altra scelta è a volte impalpabile, sta all'interprete rendere omogeneo in maniera pertinente non solo il suono, o la dinamica, ma principalmente l'esecuzione complessiva: in modo che piani e forti, sussurri e grida, riescano ad alternarsi affidandosi alla sensibilità di quelle mani, a quelle dita, ma soprattutto possano esprimere l'unità e l'unicità del pensiero musicale che permea l'interpretazione.
Allora un impaginato che preveda musiche di Haydn (Sonata Hob.XVI:49), Chopin (Barcarolle op.60; Scherzo n.2 op.31; Notturno op.48 n.1), e Liszt (Parafrasi da concerto su l'Ernani di Verdi S.432; Après une lecture du Dante, Fantasia quasi Sonata) assume l'aspetto di "vetrina" per tutto quanto detto sopra: un percorso dell'interprete nella mutevolezza che va dal classicismo al tardo romanticismo.
Dunque Haydn, secondo la Candotti: il compositore viennese non è mai pre-romantico, neanche nei languori più commoventi; non è Mozart, ovviamente. La sua musica conserva sempre quel distacco dallo sturm che la rende soprattutto perfetta e tonda armonicamente: e così l'Allegro iniziale della Sonata è leggero e toccatistico, un cesello di virtuosismo dove la pulizia del diteggio e la scorrevolezza dei temi sono non solo il necessario, ma l'essenziale. Pure nel secondo movimento (Adagio cantabile) la musica mantiene quelle caratteristiche: qui la melodia è estatica (estatica, non romantica, si badi bene) e la Candotti non cade nel tranello del sentimentalismo: esegue con rapimento, ma si mantiene dentro la logica del suono toccatistico realizzando un felicissimo equilibrio fra gli arpeggi e le scale affidate alla mano destra e le note ribattute e "precipitate" della mano sinistra. Proprio brava. Il finale (Tempo di Menuetto) realizza il compimento dello stile galante di cui Haydn fu maestro e mentore, e di cui l'esecutrice si è resa interprete.

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Poi Chopin: suonato con un vigore in tutti e tre i brani (e anche nel bis concesso: Studio n.5 op.10) e con un imprinting imperioso che hanno letteralmente entusiasmato il pubblico. Ma è davvero così "teatralizzabile" la musica del compositore polacco?  D'accordo che possa esserlo nello Scherzo n.2  e nello Studio n.5, ma nella Barcarola? Là dove le note sono ostinate come un refluire e là dove la delicata fluidità dell'onda culla ogni movimento, è difficile pensare a una scelta forte e corsara dell'interpretazione che travalichi i significati semantici del titolo, che pur hanno un loro valore.
Ebbene, fuori degli schemi e lontano dalle censure accademiche facciamo rispondere ad una corrispondenza giornalistica di sir. Charles Hallé, pianista eccelso e direttore d'orchestra coevo di Chopin: «In occasione del suo ultimo concerto a Parigi... all'inizio del 1848 - scriveva Hallé - Chopin eseguì l'ultima parte della sua Barcarola op.60 a partire dal momento che richiede più energia, in modo radicalmente opposto (alle indicazioni dinamiche stampate); suonò pianissimo ma con sfumature così meravigliose che veniva da chiedersi se questa nuova versione non era preferibile a quella a cui si è abituati.»
Ora, se l'Autore ammette due (o forse più) possibilità di interpretare la sua musica ricorrendo egli medesimo a due (o forse più) dinamiche, timbri, agogiche, lo stesso vale per chi dopo di lui lo legge, lo metabolizza, lo interpreta... per cui il carpe diem della sensibilità applicato alla prassi rende libera e attuale la verità interpretativa, più di ogni concezione o accademismo di maniera. Bisogna essere grati a pianisti come Glenn Gould o Ivo Pogorelich o Lang Lang (per citarne almeno tre) di aver chiarito il concetto di "libera interpretazione" comunque dentro lo "spirito del compositore", perché questo è ciò che rende viva e non museificata la partitura. E grazie anche ai/alle giovani di talento - come la Candotti - che sembrano essere gli interpreti elettivi dell'essenzialità di quel carpe diem che abbiamo citato.
Infine Liszt: la musica dell'abate ungherese è sempre teatrale e, dunque, emotivamente teatralizzabile. E qui la Candotti è sembrata trovarsi a proprio agio a maggior ragione: confessiamo che se prima l'avevamo ascoltata con ammirazione, in Liszt l'abbiamo ascoltata con entusiasmo anche perché, oltre l'esecuzione condotta con sicurezza e determinazione, la sua mimica è un altro aspetto dello spettacolo che lei sa offrire: trasognata, meravigliata, concentrata, rilassata, fiduciosa, sicura, imperturbabile. Mai titubante. Ecco le sue evidenti qualità psicofisiche, per come le ha mostrate nel recital al Ridotto del Teatro Abbado: è una pianista che quando suona non si lascia perturbare dalle interferenze dell'ambiente (colpi di tosse, mormorii, scricchiolii, ecc.) ma va sicura alla méta perché l'ambiente è solo l'involucro e non la deve condizionare: e il contenuto è sopra ogni cosa la musica, a cui lei adegua il gesto che palesa i caratteri propri della sensibilità.
(la recensione si riferisce al recital pianistico di venerdì 13 maggio 2022).

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Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm
Nella miniatura in alto e sotto: la giovane pianista Michelle Candotti





Pubblicato il 06 Aprile 2022
Accolta con calore a Ferrara la compagnia dell' Ukrainian Classical Ballet
Giselle della solidarietā intervento di Athos Tromboni

20220406_Fe_00_BallettiUcraini_OlgaGolitsya.jpegFERRARA - La solidarietà fra i popoli si può attivare in tanti modi: con la raccolta e donazione di cibo, medicinali e vestiario da inviare, con il sostegno popolare più caloroso, con l'accoglienza di profughi, eccetera. Le espressioni del vivere sociale, le loro organizzazioni civili  e religiose possono anche fare qualcosa di più specifico e dedicato, per manifestare la solidarietà: il teatro ospitare i teatranti, le chiese accogliere e unire i fedeli con un abbraccio interconfessionale, gli stadi ospitare le squadre per gare da tenersi in amichevole confronto. E anche altro, con lo spirito di aiutare il debole, l'aggredito, l'ingiustamente soccombente.
Quello che ha fatto, per quanto di sua competenza, il Teatro Comunale di Ferrara "Claudio Abbado" è da ricordare perché la storia lo possa raccontare fra dieci, o cento, o mille anni: ha ospitato, partendo per primo in Italia, quattro spettacoli fuori abbonamento (e, dunque, per le logiche del teatro, spettacoli del tutto "aggiunti" ad una stagione già ricca di per sé) di compagnie di danza e balletto dell'Ucraina, esuli nonostante le loro volontà, in queste settimane di guerra in atto fra quella terra e la Russia di Putin.
Un gesto nobile, quello del Teatro Abbado, estremamente partigiano (anche a dispetto dei malpancisti di sinistra e di destra del "né con... e né con...") per dare un segno di vicinanza al popolo ucraino e alle istituzioni di quel Paese, che in questo preciso momento storico sono assurti a simbolo di difesa della democrazia occidentale contro l'assolutismo oligarchico di sistemi para-pseudo-democratici.

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Loro, gli ucraini, forse non lo sanno ancora, o non lo sanno fino in fondo, di essere diventati - per l'occidente - i paladini delle nostre libertà; che sono l'opposto di sistemi in cui non vorremmo mai vivere; è un ruolo che forse loro, gli ucraini, non volevano neanche avere, ma è un compito (a dispetto dei malpancisti di sinistra e di destra del "né con... e né con...") che ha affidato loro questo Terzo Decennio del Terzo Millennio. E va sostenuto. Detto questo, raccontiamo quel che ha fatto il Teatro Abbado: manda in scena tre spettacoli di danza per sostenere gli artisti ucraini che per un mese, tra aprile e maggio, saranno sulle tavole dell’Abbado con due compagnie ucraine coinvolte: la compagnie del Circus-Theatre Elysium di Kiev con la danza acrobatica, e la Ukrainian Classical Ballet con il balletto; tre i titoli: Giselle (musica di Adam) il 5 aprile (ieri sera); Il lago dei cigni (musica di Chajkovskij) sabato 9 aprile; e Alice in Wonderland  giovedì 5 maggio che ritorna a Ferrara dopo il successo dello show che ha incantato il pubblico lo scorso 8 marzo 2022 (e di cui abbiamo riferito con la recensione che si può leggere qui ). Quattro serate, dunque, dedicate all'Ucraina: serate di spettacolo per la solidarietà con le compagnie le quali, oltre a Ferrara, gireranno molti altri teatri italiani che nel frattempo si sono attivati per l'accoglienza.

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Ecco le storie che abbiamo raccolto dalla viva testimonianza di ospiti e ospitati: il direttore del corpo di ballo dell' Ukrainian Classical Ballet, Ivan Zhuravlov, è in tour con la sua bimba, di appena 6 mesi. È originario di Bucha (negli ultimi giorni sono state centinaia le vittime scoperte nella città vicino a Kiev, in quello che al momento è considerato il massacro più grave dall'inizio della guerra; un delitto contro l'umanità): «Quando è iniziato il conflitto - ha detto Zhuravlov - eravamo in tournée, non sapevamo cosa potesse succedere. Al corpo di ballo iniziale si sono riuniti tanti altri ballerini provenienti dai principali teatri nazionali. Abbiamo trovato alloggio da amici, molti di noi hanno chiesto asilo politico in Francia e in Germania. Organizzare gli spettacoli ora è difficile, tutto diventa difficile, anche riunire in un solo posto i ballerini o trasportare le scene. Abbiamo bisogno di lavorare per poter mantenere le nostre famiglie. Nei giorni scorsi siamo stati ospitati a Cracovia, in Polonia, dove abbiamo potuto allenarci. Ora dobbiamo trovare un alloggio e una sala prove per continuare a svolgere il nostro lavoro. C’è chi come noi deve uscire dal Paese per continuare a vivere, ma ci sono anche molti che non vogliono andare via, e sperano che questa guerra finisca presto.»
«Ogni ucraino, ora, cerca di aiutare il proprio popolo e noi artisti possiamo, attraverso il linguaggio universale della danza, parlare della nostra arte e riferire quello che succede nelle nostre città»: così ha detto Olga Golitsya, pluripremiata étoile dell'Opera Nazionale dell'Ucraina ‘Tara Shevchenko’: «Le prime due settimane di conflitto mi trovavo a Kiev, dove vivo con mio figlio di 11 anni - continua la ballerina - eravamo nascosti in bagno, poi ci siamo spostati in un parcheggio sotterraneo. Ma era una situazione che non potevo far vedere a mio figlio, così ho deciso di lasciare il Paese. Ho chiuso tutta la nostra vita in uno zainetto e siamo partiti.»
Ora vivono a Francoforte, in Germania, ospiti dai parenti: «Mio figlio sta continuando a studiare danza grazie alla DAD.»
Quanto a quello che ha vissuto, Olga Golitsya ricorda le ultime immagini diffuse: «Tutto quello che è successo a Bucha avveniva vicino a dove abitano i miei genitori, che sono di Vynohradar, quartiere storico della capitale ucraina. I miei genitori non hanno voluto uscire dal Paese, mia madre necessita di cure mediche e ho molta paura per lei.»
Iurii Kekalo, solista dell’Ukrainian Classical Ballet, ballerino dell’Hungarian State Opera dal 2012 e in passato solista dell’Opera Nazionale dell'Ucraina, racconta come sta vivendo: «La situazione è molto tragica, anche per chi fa parte del mondo dell’arte. Questa tournée non era pianificata, di solito è tutto programmato da mesi. In questa situazione non ci resta che unirci e far sentire quello che stiamo vivendo attraverso la danza. Non si può tacere rispetto a quanto sta succedendo. Siamo molto grati a Ferrara e all’Italia per l’accoglienza dimostrata. Grazie a tutta l’Europa che sta sostenendo l'Ucraina e gli artisti ucraini.»
Con loro anche Natalia Iordanov, responsabile della tournée in Europa. La compagnia sarebbe dovuta ritornare alla fine del tour di febbraio in Francia. Il direttore artistico del teatro di Ferrara, Marcello Corvino, ha ricordato le difficoltà nel portare la compagnia in Italia: «C’è stata un’esplosione di una bomba vicinissima al furgone che doveva trasportare parte della scenografia. Ma dare a questi artisti di caratura internazionale la possibilità di continuare a lavorare vuole essere il segno più tangibile della nostra solidarietà e del nostro sostegno.»
Moni Ovadia, direttore generale del teatro Abbado, in queste settimane sta ospitando una famiglia di ucraini (nonna, figlia e nipote): «Far sentire a casa il popolo ucraino è il nostro obiettivo; non solo dobbiamo sostenere quel popolo durante questa guerra terrificante, ma in futuro dobbiamo permettere all’Ucraina di rinascere con ancora più splendore. La cultura ucraina è preziosa anche per quella europea, salvaguardarla è fondamentale.»
E adesso veniamo a Giselle, il balletto andato in scena a Ferrara ieri sera, 5 aprile 2022, accolto da tanti applausi calorosi del pubblico a scena aperta e dalle ovazioni finali quando tutta la compagnia si è presentata sorreggendo la bandiera gialla e azzurra dell'Ucraina: poco da aggiungere sulla versione di questo capolavoro musicato da Adolphe-Charles Adam e ideato da Théophile Gautier nel 1844: è la versione che riassume e unisce il lavoro delle coreografie originali di Jean Coralli e Jules Perrot, con quellapiù frequentata e leggermente diversa di Marius Petipa.
I due protagonisti principali, Olga Golitsya (Giselle) e Iurii Kekalo (Albrecht) si sono imposti per la grazia di lei (ed anche per la suggestiva mimica facciale, ornamento delle emozioni e dell'espressione ora gioiosa, ora drammatica), e per il vigore della danza di lui, prestante e armonioso. Ma bravi anche gli altri interpreti, non citati in locandina, per i ruoli del cacciatore Hilarion, della regina delle Villi, Myrtha, della madre di Giselle, Bathilde, e dello chaffeur di Albrecht, Wilfried.

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Adesso si attende il prossimo spettacolo dell' Ukrainian Classical Ballet: Il lago dei cigni, sabato 9 aprile 2022. E sarà sicuramente un successo di partecipazione di pubblico, come per Giselle, e di calore e solidarietà per gli artisti ucraini, come per Giselle e per Alice in Wonderland.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: l'étoile ucraina Olga Golitsya
Sotto, in sequenza: tre momenti delle prove sul palcoscenico del Teatro Abbado; e i protagonisti durante la conferenza stampa di presentazione dei due balletti: ancora la Golitsya con Iurii Kekalo e Moni Ovadia con
Ivan Zhuravlov
Al centro: un bel primo piano della
Golitsya nelle vesti di Giselle: e una bella panoramica sulle ballerine della compagnia durante una coreografia d'assieme





Pubblicato il 09 Marzo 2022
Trionfo a Ferrara per lo spettacolo del Circus-Theatre Elysium di Kiev che tornerā il 5 maggio 2022
Alice nel paese delle meraviglie e della solidarietā intervento di Athos Tromboni

20220309_Fe_00_AliceInWonderland_GiacomoGelmiFERRARA - Torneranno. Torneranno il 5 maggio prossimo gli artisti-acrobati ucraini del Circus-Theatre Elysium di Kiev. Torneranno in sostituzione di Giselle, titolo che avrebbe dovuto essere danzato dalla compagnia del Balletto Yacobson di San Pietroburgo, trattenuta in patria dagli eventi bellici; ma se non fosse stato così, l'impressione è che comunque non poteva andare diversamente da un forfait spontaneo o indotto... perché il forfait "indotto" è strumento non tanto di avversione, quanto di avvertimento che ammonisce chi sta dalla parte sbagliata.
Ed è in questo modo che vanno le cose, quando soffia il vento della guerra e non si può stare né neutrali, né equidistanti. Anche l'arte, la cultura, la musica, la danza - linguaggi universali di pace - esigono la pace per esercitare quel loro humus che è fertilità essenziale per la fratellanza e per il riconoscimento del diritto dei popoli all'autodeterminazione.
La solidarietà con gli ucraini, non solo per gli artisti in scena sulle tavole del Teatro Abbado, ma per tutta la gente di quella martoriata terra, il pubblico di Ferrara l'ha dimostrata, con calore e grande partecipazione emotiva, vista la drammaticità del momento.
Gli sforzi per aiutare Kiev e le altre città dell'Ucraina già occupate o sotto assedio dell'esercito russo, l'impegno per l'accoglienza dei profughi, la disponibilità a prestare soccorsi cibo e medicinali, sono stati confermati negli interventi della autorità locali italiane presenti alla serata. Così per l'assessore regionale al bilancio, Paolo Calvano («Come Regione Emilia Romagna ci teniamo a essere presenti in questa serata così particolare. Faremo di tutto affinché quelle popolazioni possono essere assistite e accolte»); per il vicesindaco Nicola 'Naomo' Lodi («Da Ferrara è giunta in Ucraina una risposta fortissima di solidarietà: padre Vasyl Verbitskyy della comunità greco-cattolica ucraina della nostra città sta facendo un lavoro eccezionale e non finiremo mai di ringraziarlo per la sua testimonianza e quella della sua comunità»); dell'assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli («È la solidarietà universale quella che ci fa sentire il battito del cuore di un'intera nazione colpita, la sofferenza per la violenza cieca che si accanisce sui più deboli. Siamo tutti crocefissi in questo dolore scavato nel volto di madri, bambini, anziani in fuga»).
Poco prima degli interventi delle autorità era risuonato l'inno nazionale ucraino; e a nome del Consiglio d'amministrazione del teatro ferrarese, il consigliere Giacomo Gelmi, ideatore dell’iniziativa di solidarietà da offrire a preludio di uno spettacolo in calendario da lungo tempo (cioè, da ben prima dello scoppio della guerra russo-ucraina) ha ribadito che «... come Fondazione Teatro Comunale di Ferrara abbiamo pensato a questo momento di solidarietà e vicinanza perché il teatro, la musica, la danza e tutte le arti sono potentissimi strumenti di pace e di fratellanza, anche se la situazione è sempre più drammatica.»
Dopo le parole dette dalle autorità locali, è intervenuto con riverberante emozione, e parole purtroppo meste, anche il sacerdote ucraino attivo nella comunità di rito cattolico-bizantino di Ferrara, padre Vasyl Verbitskyy, che si sta spendendo senza riposo né sosta per la raccolta degli aiuti umanitari, sia presso la chiesa di Santa Maria dei Servi di via Cosmè Tura, sia presso il Centro Rivana Garden di via Gaetano Pesci - Aeroporto.

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Infine, prima della performance danzata dagli artisti-acrobati di Kiev, la brava cantante Liubov Kardash (già allieva del Conservatorio G. Frescobaldi di Ferrara) ha offerto al pubblico due arie della tradizione ucraina, accompagnandosi anche con la bandura, strumento tipico del suo Paese.
Poi, in un teatro illuminato dai colori azzurro e giallo («... i colori della nostra terra: il blu del cielo e il giallo del frumento» ha spiegato padre Verbitskyy) il sipario si è aperto e gli spettatori del Teatro Comunale Abbado, gremito in ogni ordine di posti, hanno assistito a uno spettacolo di danza e arte circense con coreografie da gioia dello sguardo e acrobazie da mozzafiato: Alice in Wonderland, ossia Alice nel paese delle meraviglie. La narrazione è liberamente ispirata al romanzo fantastico di Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson) ma finisce con l'innamoramento di Alice verso il Principe Azzurro, innamoramento ricambiato che coronerà non il sogno della protagonista, bensì il sogno d'amore dei due interpreti principali dell'azione danzata.
Lo spettacolo non è solo danza, di impostazione classica e moderna, ma anche arte circense di livello molto alto: 30 atleti, acrobati e ballerini/ballerine internazionali impegnati in molteplici discipline: ginnastica e danza acrobatiche, recitazione, esercizi alla fune, al trapezio, al palo verticale, eccetera.
Insomma uno spettacolo di vita e vitalità straordinarie, da strappare applausi calorosi e prolungati a scena aperta. Ma sono state anche le musiche, in gran parte d'ispirazione popolare, e le coreografie di Julia Sakharova ad impreziosire e rendere fantasmagorica tutta la serata.
Così il pubblico ferrarese ha risposto, a fine spettacolo, con una ovazione e con gli applausi più calorosi che si sono prolungati per molti minuti, soprattutto all'apparire di tutta la compagnia che reggeva al centro, assieme al consigliere Gelmi e a padre Verbitskyy, la bandiera col blu del cielo e il giallo del frumento.

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Crediti fotografici: Ufficio stampa del Theatre Elysium di Kiev
Nella miniatura in alto: il consigliere del Teatro Abbado di Ferrara, Giacomo Gelmi 
Sotto: il teatro ferrarese illuminato con i colori della bandiera dell'Ucraina
Al centro: le autorità locali nei loro interventi prima dello spettacolo
Sotto: padre
Vasyl Verbitskyy e la cantante ucraina
Liubov Kardash
In fondo: una foto istantanea dello spettacolo e i saluti finali sommersi dagli applausi






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Classica
Marzadori e Freiles Animando Wolf Ferrari...
servizio di Gianluca La Villa FREE

20220425_Lu_00_MarzadoriEFreiesAnimandoWolfFerrari_AlanFreilesLUCCA - «Un concerto per lei, solo per lei» ... così Ermanno Wolf-Ferrari (1876-1948) dedicava nel 1943 a Guila Bustabo, violinista prodigio e sua ninfa Egeria della vecchiaia, il Concerto in re maggiore op.26 per violino e orchestra. E a distanza di quasi 80 anni l’afflato lirico che permea quasi ogni rigo di questo concerto è stato colto ed espresso da colei
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Vocale
Il Prete Rosso č tornato a Ferrara consacrato
servizio di Athos Tromboni FREE

20220424_Fe_00_SacroVivaldi_FrancescoPinamontiFERRARA - Sacro Vivaldi. Antonio Vivaldi bandito da Ferrara ai suoi tempi (gli fu impedito di mettere in scena la sua opera, Il Farnace, nel 1739 per la censura del Cardinale Ruffo, legato pontificio nella città estense, che ne vietò la rappresentazione a causa del presunto legame illecito tra il Prete Rosso e la sua cantante prediletta, Anna Girò. La messa
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Vocale
Requiem bello da svenire
servizio di Athos Tromboni FREE

20220410_Vr_00_RequiemCherubini_MatteoBeltrami_phMarioFinottiVERONA - Do minore. La solennità mischiata al dolore, o almeno questa è l'impressione che domina la musica scritta in quella tonalità. E non è un caso se la nostra tradizione culturale, nella settimana santa che precede la Pasqua di resurrezione, riesce a percepire la solennità mischiata al dolore come espressione del tragico percorso della passione
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Eventi
Grandi cast per Arena Festival 2022
servizio di Athos Tromboni FREE

20220409_Vr_00_CastArenaFestival2022_SboarinaFedericoVERONA - Doppia conferenza stampa: al mattino a Milano, Grand Hotel et de Milan Sala Puccini, il pomeriggio nel foyer del Teatro Filarmonico di Verona, per ripresentare pubblicammente i titoli del 99° Festival Arena di Verona 2022 e dare i nomi dei cast delle 46 serate in programma dal 17 giugno al 4 settembre. Particolarmente soddisfatto, nel
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Opera dal Centro-Nord
Pinocchio storia di un burattino
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220405_Ra_00_Pinocchio_JacopoRivaniRAVENNA - Teatro Alighieri. Pinocchio, creatura letteraria nata nel 1881-1882 dalla fantasia di Carlo Collodi e destinata all’infanzia, è entrata nell’immaginario collettivo di ogni generazione fino ai giorni nostri tradotta nel linguaggio cinematografico, fumettistico e della fiction televisiva. Il 26 e 27 marzo 2022 in versione operistica ha chiuso
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Vocale
Requiem e altro in una sera d'aprile
servizio di Athos Tromboni FREE

20220404_Fe_00_RequiemFaure_BasilicaSanFrancesco_MarcoTitotto_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Buon afflusso di spettatori per il concerto a ingresso gratuito organizzato nella basilica di San Francesco ieri sera, 3 aprile 2022, dal Conservatorio di musica "Girolamo Frescobaldi" di Ferrara: come hanno precisato sia Mauro Vignolo (presidente del Coro Polifonico di Santo Spirito) che Fernando Scafati (direttore del Conservatorio
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Opera dal Nord-Est
Ernesto scappa sulla luna
servizio di Rossana Poletti FREE

20220403_Ts_00_DonPasquale__phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. «Ci siamo molto divertiti a mettere in scena questo Don Pasquale di Gaetano Donizetti» ha affermato il regista Gianni Marras alla presentazione dell’opera, avvenuta pochi giorni prima del debutto al Teatro Lirico ‘Giuseppe Verdi’ di Trieste. Ed è probabilmente questa la motivazione per cui l’allestimento
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Concorsi e Premi
Premio alla carriera a Gabriele Sagona
FREE

20220328_Pd_00_PremioAllaCarrieraAGabrieleSagonaPADOVA - Sarà una domenica che i soci del Circolo della Lirica e del Circolo Unificato dell'Esercito non dimenticheranno quella del 27 marzo 2022, quando alla presenza di una sala gremita fino all'esaurito è stato conferito il Premio alla carriera al basso bergamasco (padovano di adozione) Gabriele Sagona, protagonista di un rapido e prestigioso
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