Pubblicato il 10 Giugno 2020
Nuovo CD di Giulio Tampalini con l'Orchestra a plettro Gino Neri diretti da Giorgio Fabbri
In chordis et plectro recensione di Edoardo Farina

200601_Dischi_00_GiulioTampalini_CopertinaCDL’ultimo lavoro discografico dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” di Ferrara, In chordis et plectro - Viaggio nella musica per chitarra e orchestra a plettro - distribuito dall’etichetta “Movimento Classical”, intende offrire un’esperienza di ascolto originale relativa a un ampio ventaglio di composizioni appartenenti a stili e periodi diversi, accomunati dal fatto di essere eseguite interamente e unicamente da strumenti a corda, sia a pizzico che a plettro. La chitarra solista si avvale della prestigiosa presenza di Giulio Tampalini interprete di primo piano dotato di grande musicalità guidandone l’intero percorso, in possesso di straordinaria conoscenza stilistica supportata da limpida ed eccellente tecnica. Ospite più volte del sodalizio ferrarese, distinto per la professionalità e annoverato tra i migliori virtuosi delle nuove generazioni  è  oggi uno dei più conosciuti e carismatici artisti italiani. Numerose sono le sue collaborazioni musicali, sia come solista che in formazioni cameristiche, tra cui l’esecuzione di prime parti con l’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano. Docente al Conservatorio di Adria (Rovigo) tiene regolarmente corsi e masterclass in tutta Italia e all’estero.
Sostenuto e arricchito dall’Orchestra “Gino Neri” di Ferrara, una formazione costituita da una cinquantina di elementi, unica al mondo per forma e repertorio, il risultato appartiene – in senso letterale – alla sfera dell’inaudito rappresentando un’esperienza d’ascolto capace di disegnare un caleidoscopio di rari colori e di suscitare emozioni intense e sorprendenti.             
Registrato nel mese di maggio di due anni fa nel sottotetto del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara – “Palazzo Costabili” detto di “Ludovico il Moro” dall’acustica sorprendentemente inaspettata, grazie alla capacità del tecnico audio Luca Simoncini che ne ha effettuato il montaggio editing, è stato divulgato in anteprima attraverso la nota rivista di musica classica “Amadeus” in uscita nel mese di gennaio 2020 in secondo cd edizione digitale download, abbinato a un esaustivo articolo sull’orchestra tramite    progetto di Raffaele Cacciola e un’intervista al M° Giorgio Fabbri attivo come musicologo, concertista, compositore in eventi insieme, tra gli altri, a Luciano Pavarotti, Mirella Freni, Carla Fracci in teatri e importanti festival dove ha diretto l’Orchestra Sinfonica della Cappella di S. Pietroburgo, l’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, l’Orchestra della Magna Grecia, l’Orchestra Nova Amadeus di Roma, l’Orchestra da Camera di Bologna, l’Orchestra Città di Ferrara. Ha guidato la “Gino Neri” una prima volta dal 1995 al 2000 ottenendo nel 1998 il I° Premio al Concorso Internazionale “Giacomo Sartori” di Ala (Trento). Tornato nel 2011 sullo storico podio, ne ha registrato il compact disc Giglio Fiorentino pubblicato da “Tactus” e conseguito nel 2015 il II° Premio allo stesso Concorso “Sartori”.           
L'interesse nei riguardi della famiglia dei “plettri” e della loro letteratura si è sviluppato con insospettata rapidità negli ultimi decenni dopo l'eclissi subita nella prima metà dell'Ottocento e la successiva rinascita a partire dalla fine del medesimo periodo, determinata dapprima da compositori italiani quali Calace, Munier, Manente, Guindani e poi dagli autori appartenenti alla scuola tedesca, come Hermann Ambrosius, Kurt Schwaen e Hans Gal. Le formazioni plettristiche, collocatesi finalmente in un’area  propria e autonoma, hanno conquistato una dimensione di rispetto prima in ambito italiano, europeo e successivamente anche negli Stati Uniti, Giappone e Corea.

200601_Dischi_01_GiulioTampalini 200601_Dischi_02_GiorgioFabbri

Nel panorama internazionale, l’Orchestra a plettro “Gino Neri“ ricopre un posto di rilievo, sia per la longevità del complesso, per la particolarità del suo organico strutturato in modo simile ai contesti tradizionali e per la continuità di presenza sul territorio, inalterato, per tipologia di strumenti, rispetto all’originale progetto del M° Gino Neri (1882-1930), il direttore al cui nome è ancora oggi intitolata. Formata sulla base della tripartizione classica mutuata dagli “archi” - “mandolino-mandola-mandoloncello” - incorpora anche altri strumenti meno noti e diffusi quali i mandolini quartini, le mandole contralto, le chitarre lyra, i bassi e contrabbassi a plettro, dalla foggia insolita ideati dal liutaio faentino Luigi Mozzani (1869 – 1943), nonché i più classici contrabbassi ad arco, che insieme all’arpa, timpani e percussioni permettono di affrontare con completezza l’intero repertorio romantico e tardo-romantico, costituito dai circa 500 brani tratti dall’archivio storico divenuto biblioteca pubblica. Il livello di eccellenza espresso dalla “Gino Neri” è testimoniato dall’elevato numero di concorsi vinti nel corso della sua storia (15 Primi Premi) e dalle numerose tournée effettuate praticamente in tutto il mondo.
Fondata nel 1898, appartenuta  inizialmente al novero di quegli ensemble di strumenti a plettro e a pizzico nati dopo l’Unità d’Italia del 1861 ha contribuito inizialmente in modo considerevole alla diffusione della musica operistica e sinfonica, ormai emancipatisi da una considerazione meramente popolare erroneamente relegata per decenni ai soli confini campani spesso ignorando le ricchissime partiture lombarde e fiorentine. Raggiunto l’ambìto traguardo del 120° anno dalla fondazione, festeggiato con un concerto tenutosi nel Teatro Comunale di Ferrara nell’aprile del 2018, con la partecipazione di 150 elementi provenienti dalle orchestre a plettro di tutta la Penisola, nello stesso anno la “Gino Neri” ha ottenuto il Primo Premio alla XVa edizione del CIMP - Concorso Internazionale Musicale "Città di Pesaro", a testimonianza della vitalità e del qualificato livello artistico connesso alla sua attività.          
11 steps dalla durata complessiva di 53 minuti e 37 secondi, in dialettico confronto tra loro, danno forma a un disco dove convivono autori distanti per caratura artistica, stile e personalità, alcuni di riconosciuto nome, altri di minore fama; musicisti di aree geografiche e culturali diverse, con opere che oppongono forti passioni, intensi colori dall’epoca galante e classica fino alle atmosfere e ai paesaggi spagnoli di immensa suggestione della seconda metà del Nocevento. In breve, coesiste un’ideale saldatura tra la tradizione storica dei complessi mandolinistici d’un tempo e la moderna ricerca di una specifica identità di linguaggio, tecnica e timbrica sempre più protesi a consolidare risultati di autonomia ed espressa originalità. La chitarra solista e l’orchestra, dunque, confermano la loro adesione al dialogo dell’antico e del moderno a sostegno di una più forte identità degli strumenti a corde, in particolare del mandolino che oggi ne trova una progressiva affermazione anche in ambito accademico con l’attivazione di cattedre per l’insegnamento nei Conservatori.
La prima traccia si apre con il Concerto RV93 in Re Magg. di Antonio Vivaldi (1678-1741) nella consueta  forma settecentesca tripartita Allegro-Largo-Allegro sostenuto da archi e basso continuo destinato a un organico che sembra prevedesse l’utilizzo di un arciliuto tardo-rinascimentale. Appartenente ai due concerti dedicati dal “prete rosso” al liuto o strumenti similari, si colloca in un tempo ove il cordofono di origine araba a Venezia pare fosse scomparso da circa trent’anni: l’aneddotica vuole sia stato  dedicato a un amatore dilettante su sua esplicita richiesta, il conte Johann Joseph von Wrtby (nel manoscritto compare l'intestazione "Per Sua Eccellenza Signor Conte…”). La chitarra viene accompagnata dall’Ensemble da Camera “Gino Neri”, una formazione minore per numero dei componenti nata all’interno della stessa espressamente per l’esecuzione del repertorio antico, barocco e contemporaneo. A seguire, entra in scena l’orchestra al completo per aprire le porte al salotto italiano, illuminato dall’eleganza di Ferdinando Carulli (1770-1841) di cui quest’anno insieme a Ludwig van Beethoven ne ricorre il 250° della nascita, considerato insieme a Mauro Giuliani uno dei più importanti maestri che hanno saputo valorizzare la “sei corde” nel secolo romantico. Il Petit Concert de Société in Mi Min. op.140 dai brillanti stilemi di Scuola Napoletana, edito a Parigi nei primi anni dell’800 e originariamente composto per chitarra e archi – qui nell’arrangiamento trascritto da Stefano Squarzina - rappresenta un esempio del repertorio musicale amato e frequentato dalla mondana borghesia di allora. Imponente tema dall’attacco immediato di chiara impronta mozartiana, esplora e sviluppa le ampie risorse virtuosistiche ed espressive della chitarra che si inoltrano nell’intimità del successivo largo e nella solarità del conclusivo allegro trionfale, proposti senza soluzione di continuità. L’album prosegue con Asturias, brano incalzante e suggestivo, composto originariamente per pianoforte nel 1890 da Isaac Albéniz (1860-1909), nel periodo del soggiorno londinese. Nonostante il nome, non vi è relazione con la tradizione folkloristica della comunità autonoma iberica delle Asturie, i suoi accenti richiamano piuttosto il flamenco andaluso. Inizialmente il brano non venne stampato sotto questo titolo, infatti nel darlo ai tipi da Emile Pujol a Barcellona nel 1892, Albéniz lo concepì come preludio della raccolta Cantos de España. Soltanto in seguito esso diverrà il quinto movimento della Suite española, pubblicato dopo la sua morte con il titolo attuale e il sottotitolo Leyenda nel 1911. Gli ultimi venti minuti si concludono con la Fantasia para un Gentilhombre di Joaquín Rodrigo (1901-1999), registrata in prima esecuzione assoluta nella versione per chitarra e orchestra a plettro ove inserito un quintetto a fiati costituito da tromba, flauto traverso, ottavino, oboe e fagotto. Composizione articolata in quattro movimenti, (Villano y ricercar – Españoleta y Fanfare de la Caballería de Nápoles – Danza de las hachas – Canario), tratta, quale fonte principale, da alcune pagine di Gaspar Sanz, importante esponente della musica spagnola e della chitarra barocca del ‘600 e proveniente in particolare dai tre volumi intitolati Instrucción de música sobre la guitarra española.

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L'opera nasce da una richiesta del chitarrista Andrés Segovia (1893 - 1987), legato da una lunga collaborazione e amicizia con l’autore: è facile riconoscere in lui il Gentilhombre del titolo, interprete della prima esecuzione mondiale tenutasi nel 1958 a San Francisco sotto la direzione dal M° Enrique Jordá. È forse il brano che più di tutti evidenzia le peculiarità timbriche ed espressive degli strumenti a plettro, i quali nel sostenere la chitarra solista e nell’interagire con gli strumenti a fiato, non solo non fanno rimpiangere gli archi della versione originale, ma disegnano una tavolozza timbrica identitaria e distintiva, che assume un valore proprio e procura all’ascoltatore una esperienza emozionante e sorprendente.Con questa produzione Giulio Tampalini e l’Orchestra “Gino Neri” intendono quindi favorire la divulgazione delle rare pagine per chitarra e orchestra, aprendosi a diversi scenari timbrici con l’intenzione di valorizzare le peculiarità e le caratteristiche degli strumenti a corde consentendo al tempo stesso di fruire di un inedito panorama musicale assai insolito e avvincente.

Crediti fotografici: Ufficio stampa Orchestra a plettro "Gino Neri" di Ferrara
Nella miniatura in alto: la copertina del CD
Al centro in sequenza: il chitarrista Giulio Tampalini e il direttore Giorgio Fabbri
Sotto: Tampalini e Fabbri con l'Orchestra a plettro "Gino Neri"





Pubblicato il 07 Giugno 2020
Uscito il primo disco della talentuosa contrabbassista per i solchi della Da Vinci Classics
Il doublebass di Valentina recensione di Simone Tomei

200607_00_Dischi_ValentinaCiardelliCopertina1CD audio “Music from the Sphinx”
Valentina Ciardelli contrabbasso, Alessandro Viale pianoforte
musiche di Ciardelli, Granados, Puccini, Schubert, Serra, R.Strauss, Tabakov, Viale, Zappa
Da Vinci Classics

Concettualmente la Sfinge è una creatura che non lascia minimamente trasparire pensieri, sentimenti e intenzioni. Ed ecco quindi che, dietro la forma di mostro con corpo leonino e testa umana, si celano il mistero e l’ambiguità. Il CD “Music from the Sphinx” è concepito come una reazione umoristica e provocatoria alla celebre frase pronunciata da Arturo Toscanini: “Morirò senza aver capito le donne e l’intonazione dei contrabbassi”.
Infatti la contrabbassista Valentina Ciardelli, principale interprete e ideatrice del disco, potrebbe essere stata davvero una figura enigmatica per il grande direttore d’orchestra e quindi una sorta di Sfinge.
La prima sensazione che, sentendo il disco, è balzata alla mia mente è stata quella del viaggio: ho ascoltato più volte i brani proprio durante le lunghe passeggiate nelle campagne lucchesi e la loro sequenza, per carattere, colori e sapori, mi ricordava molto il mutare del paesaggio che stavo attraversando. Quando si affronta un viaggio, breve o lungo che sia, siamo infatti accolti e avvolti dall’ambiente che ci circonda, tanto da diventare spesso tutt’uno con esso. Allo stesso modo, diventa quasi impossibile non farsi prendere e sorprendere dalle innumerevoli sfumature che il contrabbasso può regalarci.
Citando la stessa interprete, “la scelta del repertorio è una risposta musicale mirata a chiarificare e rendere approcciabili le potenzialità del contrabbasso che purtroppo sono ancora un grosso enigma non solo per Toscanini, ma per la maggior parte degli ascoltatori.”
In questo caleidoscopio di melodie si cerca di dare risposta a questa domanda: qual è il suono di una Sfinge? Essendo l’identità del contrabbasso nebbiosa e piuttosto opaca (anziché autonoma e fiera), tale progetto discografico intende dare uno spazio degno allo strumento senza la necessità di imitare o mettersi in  competizione con gli altri virtuosismi strumentali (sarebbe come se un baritono cercasse di cantare l’aria della Regina della notte di Mozart!).
Frank Zappa, Richard Strauss, Eric Serra e Giacomo Puccini: sono solo alcuni dei grandi nomi della musica classica e contemporanea omaggiati in questo album. La variegata scelta dei compositori (tra cui figura anche la stessa Ciardelli con la Sonata n.1) ci porta verso sensazioni che spaziano dall’umorismo all’ironia, dalla frenesia alla melanconia in un vortice di ribellione, sogni e visioni. I vari brani hanno una natura sempre narrativa, la cui storia (spesso lontana nel tempo, ma vicina nell’emozione) ha la prerogativa fondamentale di inviare un chiaro messaggio a chi si pone in attento ascolto.

200607_01_Dischi_ValentinaCiardelli_facebook_phDonaldLee1200607_02_Dischi_ValentinaCiardelliAlessandroViale2_phBarbaraCardini200607_03_Dischi_ValentinaCiardelli_b_phBarbaraCardini

Le rielaborazioni di Valentina Ciardelli tendono a farci comprendere sempre più le varie sfaccettature che le quattro corde del contrabbasso sanno far emergere: da elegante melodia di accompagnamento del canto (Morgen di Richard Strauss), a strumento regale della Sonata N.1, da voce di tenore, soprano e coro della struggente “E soffitto e pareti” un viaggio in Madama Butterfly di Giacomo Puccini, alla frenesia più audace del famoso Erlköning D.328 di Franz Schubert.
Si capisce dunque che lo strumento, oltre a vivere di luce propria, sa bene costruire con altri “fratelli” accattivanti intrecci. Ecco quindi che il vivace pianista Alessandro Viale infonde alle melodie scelte il calore e il sentimento necessari ad amalgamare le note su cui si fondano gli arrangiamenti, fino a diventare anch’esso protagonista compositore nel Notturno a Lerici, ispirata alle luci calde del tramonto sull’omonima cittadina. Interessanti anche i contributi artistici del violista Ignazio Alayza che esegue il suo arrangiamento per viola e contrabbasso della n. 2 in C Minor, Orientale (dalle 12 Danzas españolas di Enrique Granados Campina).
Veronica Granatiero è la voce di soprano che in eleganza di fraseggio e forte temperamento padroneggia il Lied di Strauss e disegna elegantemente con acrobazie vocali The Diva Dance di Eric Serra del quale si racconta un divertente e lusinghiero aneddoto nel libretto allegato.
Per finire non poteva mancare un artista come Frank Zappa (amato alla follia da Valentina), di cui è famosa la frase: “Senza deviazione dalla norma, il progresso non è possibile.” Echidna’s Arf (of You), composta nel 1974, chiarisce bene il carattere di questo compositore: irriverente e provocatore, ma capace di portare alla luce ogni più piccolo particolare di ciò che ci circonda.
In un’edizione molto curata e grintosa il Cd non ha la pretesa di sciogliere gli enigmi femminili, ma svela senza dubbio le enormi potenzialità di uno strumento così particolare e per di più suonato da una donna… che Sfinge misteriosa.

Crediti fotografici: Donald Lee, Barbara Cardini





Pubblicato il 25 Marzo 2020
L'impegno costante del Comitato per i Grandi Maestri nella divulgazione di raritā musicali
Archos Quartet e i quartetti di Sinigaglia servizio di Gianluca La Villa

200325_Cd_00_LeoneSinigagliaÈ stato impegno del ferrarese Comitato per i Grandi Maestri, prossimo alla conclusione della sua attività, proporre il Quartetto Archos, formato da giovani valenti musicisti europei, alla casa discografica Naxos per la prima incisione mondiale dell’opera quartettistica del compositore italiano Leone Sinigaglia (1868-1944). 
Il Quartetto Archos fu invitato nella passata stagione di Ferrara Musica, proponendoci il Quartetto op.27, un tempo molto suonato, e le Variazioni su tema di Brahms op.22.
Ora sarà possibile ascoltare con questo primo cd e con il successivo, già in itinere, tutta la pregevole opera quartettistica di un compositore dimenticato ma importante, e di cui lo stesso Comitato per i Grandi Maestri organizzò e presentò nel gennaio 2013, con la violinista Laura Marzadori - ora divenuta violino di spalla nel Teatro alla Scala - il Concerto per violino e orchestra.
Una sintesi del nuovo impegno discografico di Archos Quartet si ha nel trailer pubblicato da Naxos su https://youtu.be/-_YCwMVJvhg

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Nella miniatura in alto: il compositore Leone Sinigaglia
Sotto: l' Archos Quartet






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Parliamone
Ecco la Carmen venuta da Ravenna
intervento di Athos Tromboni FREE

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Tutto questo si sapeva. E concordiamo con quanto scrisse
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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200618_Libri_00_GiulioNeriIlBassoDellOperaGiovanni Marchisio
GIULIO NERI il Basso dell'Opera
Editrice Rugginenti Milano 2020, pp. 300 Euro 21,90
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