Pubblicato il 17 Febbraio 2026
Al via la stagione di concerti che si terrā alla Scuola di Musica Moderna (Amf) e al Jazz Club Ferrara
Tutte le direzioni riparte servizio di Francesco Franchella

20260217_Fe_00_GruppoDei10_SandroGibelliniFERRARA - Girovagando tra le etrusche valli padane, alla ricerca di una nuova casa (vista la chiusura dello "Spirito" di Vigarano Mainarda), la carovana del Gruppo dei 10 ha trovato due importanti collaborazioni per una sosta prolungata all’insegna della musica e del divertimento.
Saranno infatti la Scuola di Musica Moderna di Ferrara–Amf (via Darsena 67) e il Jazz Club Ferrara (Torrione San Giovanni di via Porta Mare-Rampari di Belfiore) a ospitare i prossimi concerti della stagione "Tutte le Direzioni in Winter & Springtime 2026".
La nuova rassegna è stata presentata ieri da Massimo Cavalleretti e Alessandro Mistri (rispettivamente presidente e direttore artistico del Gruppo dei 10) insieme a Ellade Bandini, Francesco Bettini (direttore artistico Jazz Club Ferrara) e Roberto Formignani (presidente Scuola di Musica Moderna-Amf).
La stagione, in effetti, era già iniziata il 24 gennaio scorso con il concerto di Sandro Comini & Co. dedicato al grande Lucio Dalla, tenutosi al Torrione San Giovanni.

PROGRAMMA

Il prossimo evento della rassegna – primo alla Scuola di Musica Moderna di via Darsena – si terrà venerdì 20 febbraio e avrà come protagonista uno dei più grandi chitarristi italiani contemporanei, Sandro Gibellini.
Definito da Claudio Sessa (Corriere della Sera) “sessantottenne chitarrista di nobile raffinatezza”, appartenente “alla generazione che nei tardi anni Settanta fece fare un memorabile salto di qualità al jazz italiano”, Gibellini presenterà il progetto Chorinhos, che ha iniziato a prendere forma nel 2019, unendo il jazz al “Choro”, genere popolare brasiliano.
Con lui, suoneranno Guido Bombardieri (clarinetto), Fausto Beccalossi (fisarmonica), Andrea Candeloro (pianoforte), Roberto Piccolo (basso), Massimo Caracca (batteria). Durante uno o due pezzi interverrà anche la cantante Silvia Donati.

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Mercoledì 11 marzo, invece, ci si sposta al Torrione San Giovanni per un evento organizzato in collaborazione con il Jazz Club Ferrara, che ospiterà il Kevin Hays Trio feat. Thomas Morgan & Jeff Ballard: un concerto che riunisce un’autentica all-stars musicale, in cui ritroviamo in qualità di direttore musicale e band leader Kevin Hays, pluripremiato pianista e compositore statunitense con alle spalle una carriera costellata di collaborazioni eccellenti.
Il risultato è un piano trio dal consumato interplay, in cui la brillantezza solistica e la ricercatezza armonica di Hays è coronata da un supporto ritmico di rara sensibilità.  Il repertorio, oltre che brani originali scaturiti dalla penna del leader (non tutti sanno che il nostro è anche un ispirato cantautore) propone una raffinata rilettura di alcuni noti jazz standards.

Si torna all’Amf di via Darsena venerdì 20 marzo per l’appuntamento successivo, che vedrà la presenza in formazione dei fratelli Pieranunzi, Enrico Pieranunzi (pianoforte) e Gabriele Pieranunzi (violino), insieme a Gabriele Mirabassi (clarinetto).
Il terzetto condurrà un vero e proprio omaggio a uno dei più grandi musicisti del secolo scorso, George Gershwin, nell’ambito di una Serata Gershwin.
Un evento che – come spiegano i musicisti – “intende rendere omaggio con trascrizioni e arrangiamenti originali a un musicista geniale che fu songwriter dalla vena inesauribile, pianista brillantissimo, compositore di fervida immaginazione. Ma che fu, soprattutto, portatore di una visione straordinariamente profetica al cui centro si trovava quell’accostamento jazz/classica di cui, con lucida consapevolezza, egli era convinto assertore”. “Se ci sono idee e feeling”, egli ebbe modo di scrivere, “tutto è possibile in musica”.

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L’ultimo appuntamento all’Amf di via Darsena si terrà venerdì 24 aprile con il Jazz Time – Special Show di Lorenzo Conte (contrabbasso), Jed Levi (sax), Dado Moroni (pianoforte) e Paolo Pellegatti (batteria).
Come suggerisce il titolo, sarà un vero e proprio viaggio nel jazz contemporaneo tra groove, lirismo e interplay, grazie a un quartetto che unisce esperienza, energia e una forte identità di band.
Jazz Time è un live dinamico, elegante e comunicativo, pensato per club, festival e rassegne: repertorio che attraversa standard rivisitati e brani originali, con spazio all’improvvisazione e al dialogo costante tra i musicisti.

Quindi, giovedì 30 aprile, ci si trasferirà nuovamente al Jazz Club Ferrara (Torrione San Giovanni), per la presentazione di Elliade. Vita epica di un batterista, volume edito da Arcana Edizioni (2026) sulla vita del grande batterista ferrarese Ellade Bandini. Per l’occasione, Bandini sarà accompagnato da Joe La Viola (sax tenore) e Nick Mazzucconi (basso elettrico). Al termine del concerto e della presentazione del libro verranno consegnati i premi ‘Emanuele Rossi’, due borse di studio per giovani musicisti, una delle quali finanziata dal Gruppo dei 10.

INFO E PRENOTAZIONI

I concerti all’Amf – Scuola di Musica Moderna inizieranno alle ore 21,30. Per chi rimarrà dopo il concerto, ci sarà un brindisi offerto in un piccolo momento conviviale (all’Amf quindi non si cenerà prima). Per prenotare, tel. 0532 464661 (chiamare da lunedì a giovedì, dalle ore 15:00 alle 18:00).
I concerti al Jazz Club inizieranno alle ore 21,30, con la possibilità di cenare prima al Torrione (infoline e prenotazione cena: +39 331 4323840).

Crediti fotografici: Ufficio stampa Gruppo dei 10
Nella miniatura in alto: il chitarrista Sandro Gibellini
Sotto, da sinistra: Francesco Bettini, Roberto Formignani, Massimo Cavalleretti, Alessandro Mistri, Ellade Bandini





Pubblicato il 02 Febbraio 2026
Successo per l'Aperitivo filosofico-musicale a San Lazzaro di Savena promosso dal MEI
Campus dei Campioni la cultura diventa comunitā servizio di Francesca De Giovanni

20260202_00_SanLazzaroDiSavena_AperitivoFilosoficoMusicale_MassimoDiMennaSAN LAZZARO DI SAVENA (BO) - Sold out dal mattino. Sala gremita. Energia viva. Pensiero in movimento. L’aperitivo filosofico-musicale andato in scena sabato sera al Campus dei Campioni, nell’ambito delle attività della Scuola dei Concetti, si è aperto con un dato simbolico prima ancora che numerico: evento sold out già dal mattino, come già detto, con una sala pensata per 100 persone che ne ha accolte circa 160.
Ma il dato più significativo non è stato tanto la quantità delle presenze, quanto la qualità della partecipazione. Un’energia alta, densa, presente, non dispersa. Un pubblico che non si è limitato ad assistere, ma che ha abitato lo spazio, rendendolo vivo.
L’apertura della serata è stata affidata a Massimo Di Menna, padrone di casa e ideatore del Campus dei Campioni, che da subito ha chiarito il tono dell’incontro: non un semplice evento, ma un luogo di incontro; non una rassegna, ma una comunità temporanea. Un’introduzione capace di tenere insieme visione, accoglienza e concretezza.
A seguire, il discorso fatto ai presenti ha approfondito il senso e il ruolo della neonata Scuola dei Concetti, esplicitando con lucidità la direzione del progetto: creare uno spazio in cui musica e filosofia non siano affiancate, ma messe in relazione.
Non linguaggi separati, ma forme diverse dello stesso gesto umano: dare senso all’esperienza.
La serata è poi entrata nel vivo attraverso la musica, con un percorso artistico costruito con cura e coerenza.
La presentazione della serata era affidata a Milena Ingolia.

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Era presente alla serata anche Giordano Sangiorgi, patron del MEI di Faenza. Sul palco si sono alternati: 

 

 • Robbè

 

 • Amos Amorati e i Magenta #9

 

 Leandro Pallozzi e i Vecchi Draghi

 

 • Gianmarco Basta

 

 • Fratelli & Margherita


Nel set di Leandro Pallozzi ha cantato il giovanissimo rapper Riccardo Zotti, dimostratosi un vero talento
La serata ha offerto cinque mondi musicali differenti, ma un’unica atmosfera.
Artisti non in competizione, ma in dialogo.
Non performance isolate, ma trame di senso che si sono intrecciate nel corso della serata.
La qualità che ha attraversato tutte le esibizioni non è stata solo tecnica, ma profondamente relazionale: collaborazione, rispetto, ascolto reciproco, presenza autentica. La musica non come esibizione dell’ego, ma come atto condiviso.
A rendere l’esperienza ancora più densa di significato è stato il buffet curato da Cucine Popolari. Un gesto semplice e potente, che ha aggiunto una dimensione concreta di solidarietà all’evento. Perché se la filosofia aiuta a pensare, è la solidarietà che permette di sentire: di riconoscere nell’altro il valore di ciò che si fa, di trasformare un evento culturale in un’esperienza umana.
La risposta del pubblico è stata sorprendente e profonda.
Non automatica, non passiva, non distratta. Ma partecipativa, consapevole, festosa.
Le persone hanno ascoltato, cantato, pensato, interagito, condiviso. Non come spettatori, ma come presenze vive.
Si è così creata una condizione rara: un luogo in cui la festa non ha cancellato il pensiero e il pensiero non ha spento la festa.
La serata ha mostrato qualcosa di semplice e insieme radicale: che è ancora possibile creare spazi in cui la cultura non è consumo, la musica non è competizione, la filosofia non è astrazione, e le persone non sono pubblico, ma comunità temporanea di senso.
Attraverso questo evento, la Scuola dei Concetti ha reso visibile la propria identità profonda: non una scuola che trasmette contenuti, ma uno spazio che genera esperienze; non un luogo che insegna risposte, ma un contesto che attiva domande.

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Non è stata solo una serata riuscita. È stata una dichiarazione di visione. Un modello possibile. Un seme culturale.
E forse è proprio questo il segno più potente: non ciò che è accaduto sul palco, ma ciò che è accaduto tra le persone.
(La recensione si riferisce al concerto di sabato 31 gennaio 2026)

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm
Nella miniatura in alto: Massimo Di Menna, ideatore e gestore del Campus dei Campioni
Al centro, in sequenza: Robbè, Amos Amorati, Leandro Pallozzi, Riccardo Zotto, Gianmarco Basta, Margherita dei Fratelli & Margherita, la presentatrice Milena Ingoglia e ancora Massimo Di Menna
Sotto, in sequenza: altri momenti della serata dell'Aperitivo filosofico-musicale organizzato dalla Scuola dei Concetti con la promozione del MEI di Faenza

 





Pubblicato il 01 Gennaio 2026
Nel Teatro Comunale ''Claudio Abbado'' di Ferrara la musica alla Corte degli Estensi
Branduardi Futuro Antico IX servizio di Edoardo Farina

20260217_Fe_00_AngeloBranduardiFERRARA - Attesissimo concerto del celebre cantautore milanese ma genovese di adozione, Angelo Branduardi, al di fuori della programmazione concertistica invernale del Teatro Comunale “Claudio Abbado” di Ferrara luogo simbolo della tradizione culturale locale, in scena l’11 dicembre 2025 nell’ambito di un evento promosso dal Comune di Ferrara in occasione della ricorrenza del trentennale del riconoscimento della città come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO avvenuta ufficialmente il 9 dicembre del 1995. Preceduto dalla conferenza stampa di presentazione ai giornalisti e ad alcuni studenti del Conservatorio di Ferrara, svoltasi nella sala dell’Arengo della residenza municipale presieduta dal Sindaco Alan Fabbri, da Marco Gulinelli - assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Carlo Bergamasco - direttore generale del Teatro Comunale di Ferrara, Vittorio Costa - produttore esecutivo per Lungomare S.r.l. e dallo stesso Branduardi esponendone le caratteristiche del progetto illustrando in breve le intenzioni musicali e le ricerche storiografiche delle scelte connesse con la tradizione rinascimentale estense di cui ne trae il medesimo titolo La musica alla Corte degli Estensi. Con tale performance, non ne ha voluto proporre un semplice concerto ma un vero e proprio excursus attraverso la storia, la cultura e il territorio ferrarese o per lo meno vi sono state le intenzioni, basti pensare che in epoca rinascimentale a Ferrara erano correnti tantissimi intrattenimenti allietati in modo particolare pizzicando le corde del liuto, autentico strumento principe tra la corte e il popolo, il sacro e il profano, nelle circostanze private e ufficiali, diffuso molto più di quanto non lo sia la chitarra al giorno d’oggi. L’artista, con la sua maestria, ne ha reso accessibile e contemporanea una musica secolare, creando un ponte tra passato e presente, dimostrando come le melodie antiche possano ancora emozionare e ispirare il pubblico odierno. “Ho accolto con entusiasmo la proposta di tornare alle radici della musica rinascimentale, quella che risuonava alla corte degli Estensi e che rappresentò uno dei centri più raffinati e influenti d’Europa. In questo percorso abbiamo esplorato anche pagine popolari, che in certi periodi fu una vera locomotiva del repertorio colto, vastissimo e sorprendente. Questo progetto, nato nel 1996, dà vita tra l’altro a un nuovo disco dedicato alla musica antica: Futuro Antico, dal titolo che può sembrare paradossale ma che esprime con chiarezza un’idea semplice.
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Nelle mie interpretazioni ritornano immagini antiche, radici comuni, archetipi che appartengono alla memoria collettiva, ne è un esempio Alla fiera dell’est omonimo album del 1976, diventato popolare, filastrocca che viene spesso cantata da giovani senza che conoscano il nome del suo autore: una sorte che considero un grande onore, un piccolo frammento di immortalità. La musica rinascimentale è straordinariamente libera – aggiunge - una libertà che considero ancora oggi modernissima”. Anche se sicuramente le nuove generazioni non possono conoscere e ricordare facilmente Branduardi, figura iconica della musica italiana e spesso soprannominato il “menestrello scapigliato” per la sua abilità nel fondere epoche e generi, poliedrico e bizzarro musicista che sul finire dagli anni ’70 conobbe ancora il grande successo quasi indirettamente grazie alla famosa canzone di Roberto Vecchioni, Samarcanda dove ne suonava il violino ripetendo un ritornello melodico dal carattere medioevale in una ballata ritmata che oggi è passata alla storia della musica italiana, assicurandosi un riscontro discografico in seguito con La pulce d’acqua, Cogli la prima mela, Confessioni di un malandrino e decine di LP sempre in classifica e dalle vendite assicurate. Per vederlo nello storico film dalla regia di Luigi Magni State buoni se potete del 1983, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy ambientato tra Medioevo e Rinascimento interpretando in costume esattamente sé stesso, ove circondato da decine di bambini balla tra le altre storie, Vanità di vanità accompagnandosi poi con un mandorlaute ovvero un liuto non filologico di fine Ottocento avente caratteristiche da chitarra ma dalla curiosità e interesse più per la foggia anticheggiante che altro, rappresentando per il periodo la primissima riscoperta di uno strumento caduto nell’oblio per oltre un secolo. A Branduardi si deve quindi il grande merito di avere fatto conoscere all’Italia i rudimenti della musica antica in anni ove era ancora totalmente ignorata, quando simultaneamente iniziavano ad aprirsi nei conservatori di Pavia e Verona le prime cattedre di questo cordofono tenute rispettivamente da Massimo Lonardi e Orlando Cristoforetti che ne stabilì i programmi ministeriali del corso decennale detto oggi “vecchio ordinamento”. Sala gremita dal sold-out, dopo la presentazione e i consueti ringraziamenti da parte di Gulinelli verso il Teatro, le maestranze, gli sponsor e lo stesso ensemble per avere accettato l’invito, il programma si è aperto e proseguito con brani di Cazzati, Tromboncino, Phalèse, Ebreo e altri autori anonimi dell’epoca tra Passacaglie, Toccate, Sarabande e Gagliarde tutte dal minutaggio breve, ampi dialoghi esaustivi, spiegazioni anche didattiche sull’armonia dei suoni da parte di Branduardi citando Wagner e Farinelli, destinate più che altro a una platea inesperta ma curiosa che a fatica si è trattenuta nel silenzio di ascoltare solamente ma, presa per mano tra sogno e realtà, forse non ha quasi mai assistito a un concerto di tale genere apprezzandone notevolmente il suo magico repertorio attraverso un tuffo nel passato da cui egli sembra quasi provenire. Poi diversi e divertenti aneddoti più naturalmente la sua voce accompagnata, sempre sussurrata, delicata, lontana, specificando egli stesso che non è “impostata”, alternando pagine solo strumentali senza avere mai suonato nulla, non rispettando il programma di sala riguardo una serie e sequenza nata da un’approfondita ricerca strutturale mirando a recuperare e reinterpretare in particolare il Cinquecento e Seicento trasformandolo in chiave moderna. Un grande lavoro è stato svolto soprattutto dalla liutista e docente al Conservatorio “Giuseppe Verdi“ di Milano, Francesca Torelli dapprima nella biblioteca del Conservatorio di Reggio Emilia, una delle più belle e interessanti d’Italia contenente molto materiale, avendo impiegato circa tre mesi solo per individuare un brano del compositore e cembalista nato a Ferrara nel 1583 Girolamo Frescobaldi, che combinasse la sua complessità con una linea melodica adatta al progetto: un innovatore della musica, ma spesso costruito su architetture contrappuntistiche estremamente elaborate e non semplici all’ascolto. Già a quattordici anni divenne organista all’Accademia della Morte di Ferrara fondata nel 1592 (emanazione dell'omonima Confraternita, ha costituito una delle istituzioni laicali meglio documentate del Seicento italiano), qui nella sua ampia produzione ne è stata scelta la Canzone II a 4 sopra la Romanesca ove la parte del basso ne è un “ostinato” arricchito e variato. Bolognese di nascita, le cui opere originali sono oggi custodite presso il Museo Internazionale della Musica di Bologna, il liutista Alessandro Piccinini visse e lavorò nella città estense dal 1582 per due decenni al servizio di Alfonso d’Este. La Toccata XIX per liuto proposta è tratta dalla sua Intavolatura per liuto et chitarrone libro I del 1623… il tutto per uno spettacolo in un viaggio alla scoperta della tradizione del Rinascimento ferrarese, con una meticolosa ricerca prima di concepire, con uscita a breve, l’ultimo compact disc di Futuro Antico IX, ascoltato dal vivo in esecuzione inedita collocato nella serie delle riscoperte storiche delle musiche attribuite in uso delle grandi famiglie europee del passato quale Futuro antico III - Mantova: La musica alla corte dei Gonzaga edito nel 2002, a Venezia durante la Serenissima e il carnevale, a Roma la festa di San Giovanni e nel trentino alla Corte dei Principi Vescovi, solo per citarne alcuni. Insieme all’Ensemble Scintille di Musica diretto dalla stessa Torelli più arciliuto, chitarra barocca e tiorba con la quale ha eseguito da solista la celebre Toccata e Arpeggiata di Kapsberger non elencata nel programma di sala così come l’esecuzione di Come Again di Dowland cantato in inglese, non appartenenti al contesto preposto, tramite testi elaborati e adattati da Angelo Branduardi e Luisa Zappa Branduardi, violino Gian Andrea Guerra, flauto e bombarda Stefano Vezzani, flauto Marco Ferrari, viella, zampogna e percussioni Fabio Tricomi, viola da gamba Cristiano Contadin, violone Fabio Longo per una esibizione in canti antichi rigorosamente con strumenti d’epoca, (ovviamente copie ricostruite, gli originali spesso non più suonabili li possiamo osservare solo in alcuni musei) ma anche nelle sue canzoni più belle di sempre e nei migliori brani del progetto Il Cantico. Attualmente, infatti, Branduardi è in tour in tutta Italia, ispirato alla vita e alle parole di San Francesco d’Assisi, simbolo di luce, povertà, letizia e poesia in occasione degli ottocento anni del Cantico delle Creature. Riconosciuto nel mondo intero e premiato dalla critica italiana, francese, tedesca, il cantautore (terminologia e genere oggi pressoché inesistente e decaduto per quanto concerne la canzone moderna) rappresenta l’unione delle culture, della musica e la loro valorizzazione. Proprio per questo, risulta essere Artista altamente credibile in una realtà di valorizzazione per una città che ha fatto della condivisione la sua caratteristica storico-culturale.

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E ancora Susanna va al ballo, voce con la zampogna solista di Tricomi dalla dinamica suggestiva e dirompente, canto anonimo infantile conoscendone molte versioni tra Ferrara e provincia dal testo misto tra italiano e dialetto ma dalla sostanza invariata, ivi contenuto in un manoscritto stilato dal notaio Battista de Brixia nel 1561; e tra gli altri, gli “inevitabili” So ben mi c’ha bon tempo di Orazio Vecchi, Bella mia questo mio core di Giovanni Stefani e Si dolce è ‘l tormento di Claudio Monteverdi, armonizzato dalla tiorba della Torelli. Chiusura di sipario con una piccola sorpresa musicale costituita dall’esecuzione di Bella Brunetta, canto popolare noto anche come La bevanda sonnifera o La fontanella, presente con tante varianti nell’Italia settentrionale e centrale essendo uno dei più antichi le cui prime formulazioni risalgono al Medioevo. Nella versione ferrarese, si nota come sia molto simile a Bella ciao, brano che in sala potrebbe avere raccolto inevitabilmente ed equivocamente qualche dissenso di parte, dal momento in cui la notissima canzone fu attribuita nel dopoguerra come ben sappiamo alla Resistenza partigiana, qui interpretata per l’evento in versione antica e già presente in canti francesi del Cinquecento. In ogni caso essendo musica tramandata oralmente, è impossibile individuarne una origine unica e precisa, afferma Torelli nelle note di sala citando diversi altri riferimenti coreutici e storiografici del compianto Roberto Leydi, sicuramente il più importante ricercatore di etnomusicologia esistito in Italia. Fuori programma con un gioioso Viva Ferrara adattamento di Viva di Baldassarre Donato ballata su stilemi antichi dello stesso Branduardi, per una serata indimenticabile che nonostante l’età è la stanchezza è riuscito a essere fedele a sé stesso riproponendosi sempre, senza deludere neppure per un attimo. In una sapiente retorica musicale che pur venendo da un passato lontano si è riverberata irresistibilmente nel tempo presente, abbiamo assistito a un’esposizione facile, giocosa, adatta a un pubblico appassionato del comune immaginario rinascimentale, d’altronde già attivo a Ferrara attraverso il Palio di cui ne era presente anche una delegazione, rimasto stupito davanti a un organico desueto e non certo di utilizzo comune, in attesa di qualcosa che propriamente accade ma si concretizza solo nella nostra fantasia; come d’altronde spesso è in uso nella prassi esecutiva soprattutto se in sistema “modale”, cioè fuori dalla musicalità odierna e come tale riconducibile ad altri tempi, evolvendosi in un’idea connessa con soggetti legati a fonti letterarie diverse ma tutte provenienti dalla classicità antica. La narrazione è stata affidata in tale senso a diverse forme artistiche e didascaliche, recitazione, musica, orchestrazione, ciascuna nella propria dimensione autonoma, in modo da contribuire alla reciproca valorizzazione di un eccellente stile dalla scenografia che seppure minimalista, solo alternanza di luci colorate su sfondo blu cobalto, ne ha tratto le conclusioni in un clima festoso con l’eclissi di un’avventura fantastica ben connessa tra sonorità contrapposte, in una operazione perfettamente riuscita.

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Crediti fotografici: Pier Luigi Benini
Nella miniatura in alto e sotto in sequenza: Angelo Branduardi durante il concerto a Ferrara






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Pubblico strabocchevole, tanto che dentro la Sala Tassinari molti spettatori hanno trovato posto a sedere... solo sul pavimento.
Ma si sa, i frequentatori della musica jazz (e anche quelli della musica a-jazz) non hanno problemi ad accovacciarsi ovunque sia possibile, l'importante è essere presenti al concerto, condividere le pulsioni che la musica,
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Trovatore opera di passioni estreme
servizio di Simone Tomei FREE

20260125_Ge_00_IlTrovatore_FabioSartori_phMarcelloOrselliGENOVA - All'interno della stagione lirica 2025-2026 del Teatro Carlo Felice Il trovatore di Giuseppe Verdi torna in scena come uno dei titoli più emblematici e, al tempo stesso, più problematici del repertorio ottocentesco. Opera di passioni estreme, di memorie che divorano il presente e di un destino che si compie attraverso il sangue e il fuoco
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Opera dal Centro-Nord
Ecco a voi la Tosca di Scarpia...
servizio di Simone Tomei FREE

20250119_Fi_00_Tosca_MicheleGambaFIRENZE - Con Tosca Giacomo Puccini realizza una delle sintesi più lucide del proprio teatro musicale: un’opera senza vere pause, costruita come un flusso drammatico continuo in cui la musica coincide con l’azione. Viene meno la tradizionale alternanza fra numeri chiusi e raccordi, sostituita da una trama serrata di motivi brevi e ricorrenti che
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Personaggi
Ho la sensazione di far parte d'una storia pių grande
intervista a cura di Ramón Jacques FREE

20260114_To_00_IntervistaACarloVistoliTORINO - Carlo Vistoli è al momento il controtenore italiano più richiesto all'estero (considerato un interprete di riferimento di Händel) e sta avendo una carriera in grandissima ascesa: ha vinto il Premio "Abbiati" 2024 della critica musicale italiana come miglior cantante per Tolomeo nel Giulio Cesare di Händel all’Opera
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Opera dal Centro-Nord
La perdurante attualitā di Nabucco
servizio di Simone Tomei FREE

20260106_Lu_00_Nabucco_AngeloVeccia_phLorenzoGoriniLUCCA - Dopo un’assenza che si protraeva da quasi un quarto di secolo, Nabucco di Giuseppe Verdi torna al Teatro del Giglio Giacomo Puccini, inaugurando il 2026 con due recite che riportano in scena uno dei titoli fondativi del teatro verdiano. L’opera che nel 1842 segnò la definitiva affermazione del compositore continua a imporsi come
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Vocale
Le Concert d'Astrée d'alto livello
servizio di Ramón Jacques FREE

20260102_00_Barcellona_EmmanuelleHaim_Facebook_phABofillBARCELLONA (ES) - Palau de la Musica Catalana, Catalogna. Nell'ambito di una lunga tournée che ha toccato diverse città della Francia e della Spagna, il rinomato e celebre ensemble strumentale e vocale francese specializzato nell'interpretazione della musica barocca Le Concert d'Astrée ha offerto un memorabile concerto nella pittoresca sala
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Vocale
Concerto del primo dell'anno
servizio di Simone Tomei FREE

20260102_Ge_00_ConcertoDiCapodanno_HartmutHaenchenGENOVA - Inaugurare l’anno nuovo a teatro condividendo il rito collettivo del Concerto di Capodanno, non è soltanto una consuetudine mondana o un appuntamento rituale del calendario musicale: è un gesto culturale carico di valore simbolico, un augurio affidato al suono capace di dare forma e senso al tempo che comincia. Giovedì 1° gennaio
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Jazz Pop Rock Etno
Branduardi Futuro Antico IX
servizio di Edoardo Farina FREE

20260217_Fe_00_AngeloBranduardiFERRARA - Attesissimo concerto del celebre cantautore milanese ma genovese di adozione, Angelo Branduardi, al di fuori della programmazione concertistica invernale del Teatro Comunale “Claudio Abbado” di Ferrara luogo simbolo della tradizione culturale locale, in scena l’11 dicembre 2025 nell’ambito di un evento promosso dal Comune di
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Opera dall Estero
Rigoletto felice ritorno all'Opera House
servizio di Ramón Jacques FREE

20251230_00_SanFrancisco_Rigoletto_AmartuvshinEnkhbat_phCoryWeaverSAN FRANCISCO (California, USA) - War Memorial Opera House. Con Rigoletto, opera in tre atti con musica di Giuseppe e libretto in italiano di Francesco Maria Piave (1810-1876), è iniziata una nuova stagione dell'Opera di San Francisco, la numero 103 della sua storia.
Sebbene l'opera sia entrata formalmente nel repertorio di
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Opera dal Nord-Est
La sempiterna freschezza dell'Occasione
servizio di Athos Tromboni FREE

20251213_Ro_00_LOccasioneFaIlLadro_ElisabettaMaschioROVIGO - È stata una prima esecuzione assoluta per il Teatro Sociale, quella di L'occasione fa il ladro di Gioachino Rossini su libretto di Luigi Previdali; una prima esecuzione ben 213 anni dopo la prima mondiale del 1812 (avvenuta nel Teatro San Moisè di Venezia); e poi - nella stessa serata rodigina - anche un debutto per il vincitore del Concorso
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Opera dal Centro-Nord
Ecco la Cenerentola dei giovani
servizio di Simone Tomei FREE

20251208_Lu_00_LaCenerentola_AldoTarabellaLUCCA - È curioso come, nel mare magnum del repertorio rossiniano, ci siano opere che più di altre resistono al tempo non perché raccontano una storia nota, ma perché custodiscono una verità che continua a parlarci. La Cenerentola appartiene a questa categoria rara: non è solo una fiaba, non è soltanto un congegno teatrale fulmineo, né
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Opera dal Nord-Est
Quando il Barbiere va alle Nozze
servizio di Simone Tomei FREE

20251202_Ts_00_Barbiere-Nozze_EnricoCalesso_phFabioParenzanTRIESTE - Riunire Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini e Le nozze di Figaro di W.A.Mozart all’interno di un unico progetto teatrale significa restituire alle due opere la continuità per la quale Beaumarchais le aveva pensate: un unico arco narrativo, sentimentale e politico in cui i personaggi della trilogia si sviluppano, si trasformano,
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