Pubblicato il 10 Luglio 2026
Presentato il cartellone di Lirica Prosa Danza della stagione 2026-2027 che prende il via il 23 ottobre
Novitā e conferme al Verdi di Pisa redatto da Athos Tromboni

20260711_Pi_00_Stagione2026-2027_MarcoTutino_phKiwiPISA - Al Teatro di Pisa una ricca stagione artistica 2026-2027 con Opera, Prosa Danza, spettacoli speciali e per le famiglie. Emerge l’offerta lirica con cinque titoli, una prima mondiale assoluta, importanti collaborazioni e coproduzioni con i teatri italiani e grandi nomi del panorama lirico internazionale. Saranno sette mesi intensi di recite d’Opera lirica e di prosa e il ritorno in stagione degli spettacoli di Danza e di musical per i bambini e uno speciale omaggio a Carlo Collodi per l’anniversario dalla nascita. Così il massimo teatro pisano anticipa al pubblico il cartellone che animerà le stagioni dalla seconda metà di ottobre 2026 fino all’inoltrato aprile 2027 con una proposta artistica dal profilo sovralocale e che porterà in città titoli e protagonisti di vertice, nuove collaborazioni e giovani promesse di provato talento.

LA STAGIONE LIRICA

L'Opera, come da tradizione, inaugurerà il 23 ottobre 2026 la Stagione 2026/27, la numero 158 dei 159 della storia artistica del Verdi e la seconda a firma del direttore artistico Marco Tutino che, per la solenne apertura, ha voluto offrire al pubblico pisano la prima esecuzione mondiale di una nuova versione dell’opera Dido and Aeneas di Henry Purcell. La più nota pagina del barocco inglese: su questa scena rappresentata solo una volta nel 2006, verrà ora proposta in una coproduzione con il Teatro Goldoni di Livorno sotto la direzione di Attilio Cremonesi, sul podio dell’Ensemble Auser Musici, e nella regia di Francesco Bondì, assieme autori della nuova ipotesi, ancora inedita, di ricostruzione musicale e drammaturgica. Di riconosciuta altezza anche il cast vocale con, nei ruoli del titolo, Anna Caterina Antonacci, artista dalla fulgida carriera la cui raffinata e versatile vocalità ha attraversato tutto il repertorio di soprano e mezzosoprano, da Monteverdi a Britten fino alla contemporaneità di Tutino, ed Enea Scala, brillante tenore che spazia dal barocco al belcanto, recentemente apprezzato all’Opera di Roma nel difficile ruolo di Argirio nel Tancredi rossiniano.
Dalla tensione drammatica del IV Canto dell’Eneide di Virgilio, la stagione operistica virerà a dicembre sulle atmosfere geniali e briose di Gioachino Rossini alleggerite dagli equivoci e dagli scambi di persona della farsa L’occasione fa il ladro ovvero Lo scambio della valigia. Presentata nell’allestimento del Teatro Sociale di Rovigo, nella regia di Anna Cuocolo che richiama in scena le distorsioni geometriche di Escher e nei costumi le linee eleganti di Dior, L’occasione fa il ladro segna a Pisa due prime volte: la prima rappresentazione su questo palco, dove malgrado i suoi 214 anni non è mai stata portata in scena, e il primo risultato dell’avvio di una collaborazione triennale tra la Fondazione e l’Accademia del Maggio Musicale i cui allievi, selezionati da Marco Tutino, comporranno il cast vocale diretto, con l’Orchestra da Camera Fiorentina, da Filippo Barsali, giovane direttore pisano in carriera, che dopo molte positive esperienze all’estero è chiamato ora sul podio ‘natale’ per la prima volta nella direzione di un’opera.
Nei primi due mesi del 2027 ritornano due titoli del catalogo verdiano da almeno un decennio assenti da Pisa. Con Otello, penultimo capolavoro del Cigno di Busseto, si suggella la ripresa di una collaborazione tra i tre teatri di tradizione della Toscana, Pisa, Lucca e Livorno, che dopo la lunga e felice esperienza di "Città Lirica" tornano a produrre insieme: Marco Hribernik dirigerà Orchestra e Coro del Teatro Goldoni di Livorno, mentre la regia di Alessio Pizzech valorizzerà le doti interpretative dei protagonisti, già apprezzati frequentatori dei ruoli: Roberto Aronica, tenore dalla grande esperienza nella parte, Francesca Maionchi, soprano in ascesa che ritorna a Pisa come Desdemona dopo la splendida prova nella Traviata del 2021, Devid Cecconi, baritono toscano assai apprezzato dal pubblico del Verdi, come Scarpia (Tosca 2025) ed Escamillo (Carmen 2026), e dalla critica per la sua intensa interpretazione di Jago al Massimo di Palermo e al Lirico di Cagliari. 

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Il cammino insieme dei teatri di Pisa e di Lucca prosegue, assieme al Teatro Sociale di Rovigo, in un’altra opera verdiana, l’Aida che la regia di Ivan Stefanutti incardina sul tema di due universi in conflitto. Sotto la guida di Alessandro Cadario, affermato direttore sul podio di importanti orchestre italiane e internazionali e per quasi un decennio direttore ospite principale dei Pomeriggi Musicali di Milano, ritornano ora nelle parti di Aida e di Radamès rispettivamente Marily Santoro e Vincenzo Costanzo, che il pubblico pisano aveva largamente applaudito come coppia artistica nella Tosca conclusiva della Stagione 24/25. 
Il gran finale chiude, come in una Ringkomposition anticipata da Dido and Aeneas, la Stagione d’Opera riportandoci alla solennità e alla tetragonia della Roma antica, questa volta nell’età imperiale con La clemenza di Tito, opera che segna il ritorno di Wolfgang Amadeus Mozart all’opera seria e il cui nuovo allestimento è il frutto di un ambizioso progetto dei teatri di Pisa, Ravenna Parma, Trento, Piacenza, Ferrara.
La regia e la drammaturgia di Chiara Muti, per la prima volta al Verdi pisano, sono ispirate al verso dantesco “Nacque al mondo un sole”, celebrativo di San Francesco d'Assisi. La direzione musicale è di Ottavio Dantone, ricercato interprete del catalogo mozartiano, sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Nei ruoli principali due cantanti esperti del repertorio, Giovanni Sala e Mariangela Sicilia, definita dalla critica “prodigio di fermezza vocale” con una carriera di ripetuti trionfi scaligeri.
Tutti i titoli della Stagione operistica saranno presentati al pubblico, ogni giovedì (ore 18) precedente alla Prima, nelle ormai classiche "Guide all’ascolto" affidate a musicologi e critici.

FAMIGLIE ALL’OPERA

La proposta artistica del Verdi torna a estendersi verso il pubblico dei più giovani e delle famiglie con una stagione ad hoc composta da tre titoli in data unica di sicuro successo e di grande richiamo prodotti da Fondazione Aida. Nel mese di novembre, per i 50 anni dalla nascita della cagnolina a pois più famosa del mondo, va in scena Pimpa. Il musical a pois, nella regia di Enzo d’Alò che con Altan firma anche la drammaturgia. A gennaio arriva la fiaba musicale Pierino e il lupo , musicata da Sergej Prokof’ev e con le meravigliose illustrazioni di Emanuele Luzzati; a marzo, infine, un’altra fiaba in musica, questa volta tratta dai racconti di Gianni Rodari, Favole al telefono.

LA PROSA

Fedele a una tradizione consolidata che incontra il gusto e l’affezione della sempre più ampia platea di abbonati, il Teatro Verdi propone anche per il 2026/27 una stagione di Prosa composta da otto titoli in doppia recita e realizzata in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo. 
Tra ritorni e prime volte, alcuni dei più amati nomi del teatro di prosa italiano saranno sulla scena pisana dal 14 novembre 2026, quando la stagione sarà aperta da Umberto Orsini sul palco e Massimo Popolizio alla regia, con Prima del temporale, un testo che riunisce due generazioni di attori e si pone come tributo.
Se con Neri Marcorè e il suo Gaber. Mi fa male il mondo il pubblico del Verdi potrà esplorare l’universo creativo, etico e narrativo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, con Il medico dei maiali, testo di Davide Sacco interpretato da Luca Bizzarri e Francesco Montanari, si prosegue in un diverso registro nell’intreccio tra satira politica, ironia e tensione.
Dopo il successo della passata stagione in "Ti ho sposato per allegria", Marianella Bargilli ritorna a gennaio 2027 al Verdi, questa volta in coppia con Vincenzo Pirrotta per Montalbano. (La forma dell’acqua), un testo che per la prima volta porta a teatro il mondo del commissario siciliano più celebre che ora indaga non solo sui delitti ma anche sull’uomo, sul tempo che passa e sul bisogno di giustizia.
Anche Massimiliano Gallo, dopo il fortunatissimo "Amanticon Fabrizia Sacchi", tornerà a febbraio a Pisa nella triplice veste di autore e regista di Malinconico. Moderatamente felice e di interprete dell’avvocato d’insuccesso Vincenzo Malinconico in uno spettacolo irresistibilmente comico. 
Con un grande classico del teatro italiano, Non ti pago, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, con Salvo Ficarra e Carolina Rosi, propone sul finire di febbraio sul palco pisano l’allestimento originale firmato dal compianto attore e figlio d’arte, in suo omaggio e in sua memoria a più di dieci anni dalla morte.
Per restare nell’orizzonte del grande repertorio, a marzo un grande maestro del teatro italiano, Gabriele Lavia, recita con Federica Di Martino in Dopo la prova di Ingmar Bergman, penultimo titolo della stagione di prosa che si concluderà ad aprile con Too late, un progetto che vede la regia di Thea Dellavalle con Anna Bonaiuto interprete principale. 

LA DANZA

Con una versione neoclassica esclusiva il balletto ritorna al Verdi per due date: a gennaio con Carmen su musica Georges Bizet coreografato da Agnese Omodei Salé e Federico Veratti in una produzione Balletto di Milano, e ad aprile con Caruso: passione 2.0, la cui regia e coreografia portano la firma di Mvula Sungani, ideatore assieme alla étoile Emanuela Bianchini di questo spettacolo che si propone come omaggio all’Italia e a due artisti mondiali come Enrico Caruso e Lucio Dalla.

GLI SPECIALI

L’inaugurazione ufficiale della Stagione 2026/27, prevista con Dido and Aeneas il 23 ottobre 2026, sarà preceduta da una invitante anteprima con il primo dei due spettacoli speciali in programmazione: il 20 settembre Lino Guanciale e Francesco Montanari saranno sul palco del Verdi con L’uomo più crudele del mondo, il testo teatrale di Davide Sacco che dopo tre anni di tutto esaurito nei teatri italiani e dopo la tappa pisana approderà nelle principali sale delle capitali europee.
C’era runa volta un re è il secondo spettacolo speciale che tradurrà sul palco un omaggio al genio di Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, nell’occasione dei 200 anni dalla nascita. Al ‘padre’ di Pinocchio, ma anche autore e giornalista fecondo, è dedicata la intensa lettura musicale di Sergio Rubini accompagnato al pianoforte da Michele Fazio in una originale messa in scena.
Confermata infine la Stagione Concertistica in collaborazione con la Scuola Normale Superiore e la cui presentazione al pubblico e alla stampa avverrà in una successiva data.

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ABBONAMENTI E BIGLIETTI

Nei primi giorni di settembre 2026 è fissato l’inizio della Campagna Abbonamenti che debutta in contemporanea per Opera e Prosa il 2 settembre esclusivamente per i rinnovi riservati agli abbonati della stagione 2025/26; idem per la stagione Famiglie all’Opera, con diritto di prelazione per gli abbonati alla stagione Family & Kids 24/25.
Nella stessa data saranno messi in vendita i biglietti di L’uomo più crudele del mondo che andrà in scena il 20 settembre.
A partire dal 26 settembre si aprirà la campagna dei Nuovi Abbonamenti per Opera e Famiglie all’Opera e dal 3 ottobre per Prosa.
La vendita dei biglietti prenderà il via invece il 15 ottobre per Opera e Famiglie all’Opera e il 31 per Prosa e Danza

Crediti fotografici: photo by Kiwi Official per il Teatro di Pisa
Nella miniatura in alto: il direttore artistico e compositore Marco Tutino
Sotto: alcuni momenti della presentazione della stagione 2026-2027 alla presenza di un folto pubblico





Pubblicato il 28 Giugno 2026
Presentata la nuova stagione di opera, danza e concerti del Teatro Carlo Felice di Genova
Gli Approdi da Figaro a San Francesco redatto da Simone Tomei

20260628_Ge_00_StagioneCarloFelice_SilviaSalis_phMarcelloOrselliGENOVA, 27 giugno 2026 — Il Teatro Carlo Felice presenta la stagione artistica 2026–2027, un cartellone ampio e articolato che attraversa i grandi repertori dell’opera, della danza, del musical e della musica sinfonica, confermando la vocazione del teatro come centro propulsore della vita culturale cittadina e nazionale. La nuova stagione si distingue per un equilibrio accurato tra titoli di tradizione e aperture verso linguaggi e sensibilità contemporanee, con un’offerta capace di dialogare con pubblici diversi e di valorizzare al contempo l’identità storica dell’istituzione. Accanto ai capolavori del grande repertorio operistico e coreutico, trovano spazio produzioni di forte richiamo e progetti speciali, in un percorso che coniuga qualità artistica, visione progettuale e attenzione al contesto culturale.
In questo quadro si inserisce anche l’impegno del Teatro nella promozione della nuova creatività, testimoniato dalla presenza del compositore in residenza e da iniziative dedicate a ricorrenze di particolare rilievo, a conferma di una linea artistica che guarda alla tradizione come terreno vivo, aperto al presente e al futuro.
Ecco di seguito i contenuti salienti della nuova stagione, come desunti dal comunicato stampa.
Il Teatro Carlo Felice di Genova presenta la Stagione 2026-2027 di Opera, Danza, Musical e Concerti: una programmazione che prosegue il percorso avviato nella stagione precedente e ne sviluppa la traiettoria.

 

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Dopo l’immagine dei Naviganti – scelta per raccontare un teatro in viaggio fra tradizione, nuovi pubblici, città e futuro – la prossima stagione trova il proprio segno negli Approdi, intesi come luoghi di incontro, trasformazione e rilancio.
Se la stagione 2025-2026 aveva tracciato una rotta, la nuova programmazione individua una serie di Approdi artistici e simbolici: il repertorio mozartiano e verdiano, il melodramma italiano tra Ottocento e Novecento, il belcanto, Puccini, il teatro musicale internazionale, la danza classica e contemporanea, il musical, le pagine sinfoniche con Beethoven al centro, Paganini e il dialogo tra musica, spiritualità e territorio con il progetto dedicato a San Francesco d'Assisi.
«Il Teatro Carlo Felice è un'istituzione culturale in continuo movimento, capace di cercare pubblici diversi continuando a rafforzare il suo inscindibile legame con Genova – dichiara la sindaca Silvia Salis – il titolo della nuova stagione è evocativo per la nostra città: parla di arrivi, incontri, relazioni e di una vocazione al dialogo che appartiene profondamente alla storia di Genova. In questo senso il Teatro Carlo Felice è uno degli approdi più importanti della città, un luogo in cui Genova incontra il mondo e in cui il mondo può incontrare Genova attraverso l'arte. La qualità artistica della programmazione si accompagna a un lavoro che considero fondamentale: rendere il teatro sempre più aperto, accessibile e vicino alle persone. Penso, in particolare, ai giovani, alle scuole, all'Accademia, ai progetti di educazione musicale, ma anche agli anziani, alle persone con disabilità e a tutti coloro che devono poter sentire il Carlo Felice come una casa.
La cultura è una parte essenziale della vita pubblica di una città perché crea conoscenza, relazioni, senso di appartenenza e qualità urbana. Come Amministrazione comunale stiamo accompagnando e continueremo ad accompagnare il percorso del Carlo Felice, sostenendo la sua ambizione artistica e promuovendo una gestione responsabile e capace di costruire continue alleanze con il territorio.»
«La nuova stagione del Teatro Carlo Felice continua a valorizzare un'offerta culturale di altissima qualità, con grandi nomi e titoli imperdibili in palinsesto, in un'alternanza fra innovazione e tradizione che il pubblico genovese ha dimostrato di apprezzare molto – dichiara la vicepresidente di Regione Liguria con delega alla Cultura e Spettacolo, Simona Ferro – e il tema scelto per il prossimo anno è quello degli Approdi, intesi come luoghi di incontro, trasformazione e scambio di idee. La direzione scelta già lo scorso anno dal Sovrintendente Michele Galli e dal direttore artistico Federico Pupo si conferma e viene rafforzata: il programma scelto, infatti, rappresenta un segnale forte di rinnovamento e visione, per una cultura che crea connessioni e contribuisce alla crescita sociale della nostra comunità. Regione Liguria è orgogliosa di sostenere anche quest'anno le produzioni del Teatro Carlo Felice, una vera eccellenza artistica non solamente del panorama ligure, ma soprattutto a livello nazionale.»
«Questa nuova stagione – dichiara il sovrintendente Michele Galli – nasce dopo un anno di lavoro intenso, nel quale il Teatro Carlo Felice ha ricostruito e rafforzato il proprio rapporto con la città, con il pubblico e con molti soggetti del territorio. Abbiamo aperto il Teatro a nuove esperienze di partecipazione, lanciato il progetto Education “Un mare di musica…Felice!”, avviato il percorso di accessibilità “Navigare insieme”, consolidato l’Accademia come parte viva della produzione artistica, portato la musica anche fuori dalla sala, nelle scuole, nei luoghi della fragilità, negli spazi della città. Abbiamo intrapreso un piano di fundraising individuando i primi Custodi del Faro, una comunità di imprese e professionisti che riconoscono nel Carlo Felice un bene comune. Accanto a questo, abbiamo avviato un percorso di maggiore consapevolezza gestionale e di equilibrio, perché un teatro può essere aperto e ambizioso solo se è anche responsabile e sostenibile. La stagione 2026-2027 è il risultato di questa visione: dopo aver navigato, ora approdiamo a nuove terre artistiche, senza smettere di guardare avanti.»
«La programmazione 2026-2027 – afferma il Direttore artistico Federico Pupo – è costruita come un racconto articolato, nel quale ogni titolo ha una funzione precisa. Si parte da Mozart con Le nozze di Figaro, cioè da una delle opere che più chiaramente mettono in scena il rapporto fra individuo, società e trasformazione. Si attraversano Bellini, Leoncavallo, Rossini, Puccini, Čajkovskij, Verdi e il musical, alternando repertorio italiano, grandi titoli europei, nuove produzioni e allestimenti di forte identità.
La danza acquista una presenza importante, con grandi classici e progetti contemporanei, mentre la stagione concertistica affianca Beethoven 200, Paganini, Verdi, il Novecento americano e la nuova musica. È una stagione pensata per pubblici diversi, ma non dispersiva: immaginiamo un teatro come spazio di esperienza, in cui il repertorio è interrogato, rimesso in relazione con il presente e con la città.
Anche per questo motivo presentiamo il nuovo compositore in residenza Cristian Carrara del quale ascolteremo Transitus per le celebrazioni francescane e Rosso Ferrari nella stagione di concerti. Altra novità è l’arrivo di Giulio Magnanini come maestro del Coro.»
Per Genova, l’idea dell’approdo è parte della sua storia: il Teatro Carlo Felice – nel cuore della città, accanto a Piazza De Ferrari – è un luogo di approdi continui: artisti, orchestre, cori, pubblici, studenti, visitatori, professionisti, cittadini, ciascuno con la propria storia, il proprio linguaggio, la propria immaginazione che in teatro arriva a concretizzarsi per tutti.
La stagione 2026-2027 intende quindi tracciare una mappa di approdi possibili: al centro sta l’opera col grande repertorio da un lato e proposte meno usuali dall’altro; ampio spazio alla danza, anch’essa con titoli classici e progetti contemporanei; assai ramificato anche il tracciato della sinfonica, che passa attraverso pagine monumentali, anniversari, repertorio virtuosistico, occasioni familiari e progetti identitari. L’ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi porta infine la musica fuori dal teatro, nelle chiese e nei luoghi della spiritualità, confermando la vocazione del Carlo Felice a essere istituzione cittadina e territoriale.

LE OPERE IN CARTELLONE

Dal 16 al 25 ottobre 2026 la stagione si apre nel segno della vitalità e della trasformazione dei rapporti sociali con Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte, in scena, dopo 12 anni, con un allestimento del Teatro Regio di Torino firmato da Emilio Sagi (ripreso da Matteo Anselmi), con scene di Daniel Bianco, costumi di Renata Schussheim, coreografia di Nuria Castejón e luci di Eduardo Bravo. Sul podio Jordi Bernàcer, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice che saranno protagonisti costanti e di un cast di grandi interpreti di questo repertorio come Roberto de Candia e Christian Senn (Conte di Almaviva), Carmela Remigio e Sara Cortolezzis (Contessa), Daniela Cappiello e Lucrezia Drei (Susanna), Vito Priante e Giorgio Caoduro (Figaro), José Maria Lo Monaco e Irene Molinari (Cherubino), Sonia Ganassi (Marcellina), e ancora Alex Martini (Bartolo), Enrico Iviglia (Basilio), Gianluca Moro (Don Curzio), Chiara Maria Fiorani (Barbarina) e Stefano Marchisio (Antonio).

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Dal 20 al 27 novembre 2026 si va verso uno dei capolavori del belcanto, assente da quasi vent’anni dal palcoscenico genovese, I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani, in un allestimento dell’Arena di Verona con il Teatro La Fenice di Venezia e la Greek National Opera di Atene che farà rivivere la nota vicenda di Romeo e Giulietta e il mortale conflitto tra le due famiglie guardando il medioevo dal Romanticismo. La direzione è affidata a Renato Palumbo, con regia di Arnaud Bernard, scene di Alessandro Camera e costumi di Maria Carla Ricotti. Anche qua un terzetto di protagonisti di fama internazionale con  Jessica Pratt come Giulietta, Annalisa Stroppa come Romeo, Antonino Siragusa come Tebaldo e ancora Fabrizio Beggi come Capellio e Luca Dall’Amico come Lorenzo.

Dal 22 al 31 gennaio 2027 il nuovo anno accoglie Pagliacci di Ruggero Leoncavallo in un allestimento di repertorio firmato dai Teatri Alchemici – Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi, con scene di Federica Parolini, costumi di Agnese Rabatti e luci di Luigi Biondi. Sul podio Valerio Galli, specialista del repertorio italiano tra Otto e Novecento, impegnato a restituire al pubblico di oggi questa opera-simbolo del verismo, capolavoro di teatro nel teatro in cui è sottilissimo e attuale il confine tra maschera e verità, spettacolo e vita, comicità e tragedia. Nel cast Arsen Soghomonyan e Amadi Lagha si alternano come Canio, Claudia Pavone e Valentina Mastrangelo come Nedda, Claudio Sgura e Fabian Veloz come Tonio, Vittorio Prato e Matteo Mancini come Silvio, Pavel Kolgatin e Christian Collia come Peppe.

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Dal 19 al 28 febbraio 2027 torna dopo trent’anni esatti Litaliana in Algeri di Gioachino Rossini, capolavoro di comicità su libretto di Angelo Anelli, nell’allestimento un po’ “genovese” del Teatro Massimo di Palermo con le policrome ed evocative scene di Emanuele Luzzati, i costumi di Santuzza Calì e la regia di Maurizio Scaparro (ripresa da Orlando Forioso). Andriy Yurkevych dirige anche in questo caso un cast di celebrità come Carlo Lepore e Adrian Sâmpetrean in alternanza come Mustafà, Daniela Barcellona e Laura Verrecchia come Isabella, Pietro Spagnoli e Paolo Ingrasciotta per Taddeo, Ruzil Gatin e Chuan Wang per Lindoro, Mauro Borgioni e Antonino Giacobbe per Haly, e ancora Rocío Faus è Elvira, Juliette Gauthier come Zulma.

Dal 19 al 25 marzo 2027 torna dopo quasi un decennio un altro capolavoro della storia del teatro musicale, l’incompiuta Turandot di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, in un allestimento prezioso e dai colori lunari dello SNG Maribor / Slovene National Theater firmato da Filippo Tonon per regia, scene e luci e con i costumi di Cristina Aceti. Sul podio il direttore emerito Donato Renzetti, che ha scelto di eseguire la versione originale pucciniana sino alla morte di Liù. Nel cast una delle più note interpreti di oggi della principessa di ghiaccio Turandot, il soprano Olga Maslova in alternanza con Eunhee Maggio, quindi Riccardo Massi e Antonello Palombi come Calaf, Erika Grimaldi e Soojin Moon Sebastian come Liù, Peter Martinčič e Mariano Buccino come Timur. Completano la compagnia William Corrò, Gianluca Failla, Didier Pieri, Saverio Fiore e Andrea Schifaudo.

Dal 16 al 21 aprile 2027 appuntamento con un titolo meno frequente ma molto amato (assente dal 2008), come Evgenij Onegin di Pëtr Il’ič Čajkovskij, in un allestimento dell’Astana Opera che porterà al Carlo Felice i suoi solisti principali diretti da Yerbolat Akhmedyarov, specializzati in questo titolo di grande suggestione tratto da un poema di Puškin che narra di occasioni perdute, ricordi e sentimenti non detti. La scelta di questa produzione è legata – come nel caso dell’Italiana di Luzzati – a un carattere di “genovesità” poiché vanta la regia di Davide Livermore, con scene di Francesco Calcagnini, costumi di Sofia Tasmagambetova e Pavel Dragunov, coreografie di Elena Sherstneva e luci di Vincenzo Raponi.

Dal 21 al 30 maggio 2027 il Carlo Felice presenta come penultimo titolo Nabucco di Giuseppe Verdi su libretto di Temistocle Solera che, dal 2008, ritorna in scena in un nuovo allestimento della Fondazione genovese in coproduzione con il Regio di Parma e il Comunale di Bologna firmato da un maestro del teatro italiano come Pier Luigi Pizzi, con Massimo Pizzi Gasparon Contarini regista collaboratore e autore delle luci e movimenti di scena di Marco Berriel. Sul podio Sesto Quatrini guida un cast composto da Franco Vassallo e Dimitri Platanias come Nabucco, Matteo Desole e Paolo Lardizzone come Ismaele, Simón Orfila e Mattia Denti come Zaccaria, Silvia Beltrami e Benedetta Mazzetto come Fenena, Francesco Milanese come Gran Sacerdote, Manuel Pierattelli come Abdallo e Maria Cristina Bellantuono come Anna.

Dal 17 al 20 giugno 2027 la stagione approda al musical con uno dei capolavori più amati di questo repertorio: The Phantom of the Opera di Andrew Lloyd Webber, su liriche di Charles Hart, liriche aggiunte di Richard Stilgoe e libretto di Richard Stilgoe e dello stesso compositore. Dirige Julio Awad, la regia e le scene sono di Federico Bellone, co-scenografa Clara Abbruzzese, costumi Chiara Donato, coreografie Gillian Bruce, coreografa associata Marta Melchiorre, luci Valerio Tiberi, fonica Roc Mateu, effetti speciali Paolo Carta. Il musical è prodotto su licenza di The Really Useful Group Limited, con produzione e messa in scena originale di Cameron Mackintosh e LW Entertainment, una scelta che conferma l’apertura del Teatro Carlo Felice ai diversi linguaggi del teatro musicale, in dialogo con pubblici ampi e trasversali.

LA DANZA

La danza avrà un ruolo di particolare rilievo nella stagione, con la creazione anche di un abbonamento specifico. A dicembre 2026 il Teatro accoglierà due grandi titoli del repertorio classico eseguiti da uno dei grandi ensemble della tradizione accademica come il Corpo di ballo dell’Astana Opera: Lo schiaccianoci di Čajkovskij, dal 3 al 6 dicembre nella coreografia di Yuri Grigorovich (ripresa da Ruslan Pronin) e la direzione di Arman Urazgaliev, quindi Giselle di Adolphe Adam, dall’11 al 13 dicembre, con la direzione di Elmar Buribayev, coreografia di Altynai Asylmuratova, scene di Ezio Frigerio con Riccardo Massironi, costumi di Franca Squarciapino.
A gennaio 2027, dall’ 8 al 10, sarà la volta del Lago dei cigni di Čajkovskij, con la direzione di Patrick Lange, scene di Michele Olcese, costumi di Francesco Morabito, luci di Vinicio Cheli, coordinatore del ballo Gaetano Petrosino, affidato al Corpo di ballo della Fondazione Arena di Verona.
Il 2 febbraio 2027 approda in prima per Genova Deledda. Cenere e le canzoni della rivoluzione silenziosa, progetto di danza, musica e teatro firmato da Mvula Sungani, con coreografie di Emanuela Bianchini e dello stesso Sungani, musiche di Fabrizio De André, Vasco Rossi, Luca Barbarossa, Francesco De Gregori, Roberto Vecchioni, Riccardo Cocciante e altri, e la partecipazione dell’étoile Emanuela Bianchini e del primo ballerino Damiano Grifoni con la Mvula Sungani Physical Dance.
Ad aprile, dal 2 al 4, la Sergio Bernal Dance Company presenterà un trittico composto da Rango e Boléro nella coreografia di Rafael Aguilar e The Rite of Spring nuova creazione di La Venidera ed Eduardo Martínez con le musiche di Ravel e Stravinskij dirette da Paolo Paroni.

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LA STAGIONE CONCERTISTICA

Cresce anche la Stagione concertistica 2026-2027 che propone tredici appuntamenti, affiancando repertorio sinfonico, pagine corali, ricorrenze e progetti speciali, come i due appuntamenti dedicati al genovese Nicolò Paganini nell’ambito delle celebrazioni cittadine autunnali o i cinque concerti dedicati a Beethoven nel bicentenario della sua morte.
Si comincia il 22 ottobre con Paganini_1, diretto da Jordi Bernàcer, con il violinista Kevin Zhu Premio Paganini 2018 impegnato nel Concerto n. 2 La campanella” di Paganini, accanto alla Symphonie fantastique di Berlioz.
Il 31 ottobre tutti pronti per “dolcetto o scherzetto” con un concerto Halloween, diretto da Massimo Zanetti con il violinista Giulio Plotino, in cui il Carlo Felice si trasformerà tra zucche e ragnatele in un antro misterioso e pauroso per ascoltare pagine di Dukas, Verdi, Saint-Saëns, Grieg, Puccini, Paganini, Falla e Stravinskij ispirate al mondo immaginifico di streghe e folletti.
Il 5 novembre Paganini_2, diretto da Francesco Ommassini, con Giovanni Angeleri Premio Paganini 1997, affianca Rossini, Paganini e Cherubini. Il 20 dicembre il concerto Merry Christmas, diretto da Gino Tanasini, celebrerà il ventennale del Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice.
Il 23 dicembre si terrà invece il Concerto di Natale, diretto da Wolfram Christ con la partecipazione anche del Coro.
Il 1° gennaio 2027 il Gran Concerto di Capodanno diretto da Christopher Franklin proporrà un programma tra il musical americano di Bernstein, Gershwin e l’immortale repertorio dei valzer viennesi con pagine di Nicolai, Strauss e Suppé.
Il 2027 sarà segnato dal ciclo Beethoven 200. Si comincia il 28 gennaio 2027 con Beethoven 200_1, con Carlo Tenan sul podio e Uri Caine al pianoforte impegnato in una ormai “classica” versione delle Diabelli Variations di Beethoven accostate alla Sinfonia n. 9 di Šostakovič.
Il 25 febbraio Beethoven 200_2 vedrà Sergej Krylov nella doppia veste di direttore e violinista per il Concerto per violino op. 61 e la Settima Sinfonia di Beethoven.
Il 3 marzo Beethoven 200_3 diretto da Min Chung, con Yifan Wu al pianoforte, per il Concerto n. 3 di Beethoven e la Sinfonia n. 3 Scozzese” di Mendelssohn.
Il 4 giugno Beethoven 200_4, diretto da Stefano Ranzani, riunirà Giulio Plotino, Giovanni Scaglione e Roberto Plano nel Triplo concerto op. 56, seguito dalla Sinfonia n. 3 Eroica”.
Il 10 giugno Beethoven 200_5, con Roberto Abbado sul podio e Maurizio Baglini al pianoforte impegnati nel Concerto n. 4 e nella Fantasia corale.
Fra gli altri appuntamenti, il 29 aprile 2027 il Requiem di Verdi, diretto da Marco Armiliato, con un quartetto di solisti d’eccezione composto da Federica Guida, Valentina Pernozzoli, Francesco Meli e Michele Pertusi.
Il 27 maggio Rosso Ferrari, con Donato Renzetti, la chitarrista Carlotta Dalia e il fisarmonicista João Barradas, in un programma che comprende Rosso Ferrari di Cristian Carrara,  e poi pagine di Castelnuovo-Tedesco, Copland, Bernstein e Márquez.

Una sezione speciale della stagione è dedicata a Genova per San Francesco: musica, arte e spiritualità per lottavo centenario della morte di San Francesco dAssisi.
Dal 23 al 26 settembre 2026 si terrà In cammino con Francesco, ciclo di appuntamenti gratuiti nelle chiese francescane liguri – San Francesco d’Albaro, SS. Annunziata di Portoria, San Francesco a Recco, N.S. degli Angeli a Genova Voltri – con testi di e con Giacomo Montanari e Pino Petruzzelli, melodie gregoriane rielaborate da Federico Gon ed ensemble strumentali del Teatro Carlo Felice.
Il 3 ottobre 2026, nella Basilica della Santissima Annunziata del Vastato, sarà presentato Transitus. Il cielo di Francesco, liturgia sacra per soli, coro e orchestra con musica del compositore in residenza Cristian Carrara, nella nuova versione commissionata dalla Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, con la direzione di Francesco Pasqualetti, la regia di Laura Sicignano, Chiara Theodora Raftis, Francesco Sergio Vitale, Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice.
Per ogni informazione https://operacarlofelicegenova.it

Crediti fotografici: Marcello Orselli per il Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: la sindaca di Genova, Silvia Salis
Sotto: il tavolo dei relatori durante la presentazione della stagione
Al centro: il pubblico intervenuto numeroso alla presentazione
In fondo, in sequenza, immagini di scena di alcune opere e balletti, veri pezzi-forte della stagione: Le nozze di Figaro;
 I Capuleti e i Montecchi; L'italiana in Algeri; Pagliacci; Il fantasma dell'Opera; Turandot; Lo schiaccianoci; Il lago dei cigni; Giselle; Deledda





Pubblicato il 02 Maggio 2026
Il Maggio fiorentino festeggia con riconoscenza e affetto il compleanno del ''suo'' direttore Zubin Mehta
La Nona per un novantennale servizio di Nicola Barsanti

20260502_Fi_00_BeethovenSinfonia9-ZubinMehtaFIRENZE – C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che Zubin Mehta scelga di celebrare il proprio novantesimo compleanno sul podio del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’istituzione con la quale ha costruito un legame artistico e umano lungo oltre sessant’anni. La Sala Grande, gremita in ogni ordine di posti, accoglie il Maestro con un entusiasmo che trascende il consueto tributo all’interprete e assume i contorni di una vera e propria manifestazione d’affetto verso una figura che ha contribuito in maniera decisiva alla storia e all’identità del Maggio Fiorentino.
La scelta della Sinfonia n. 9 in Re minore op. 125 di Ludwig van Beethoven appare particolarmente significativa. Ultimo capolavoro sinfonico del compositore di Bonn, la “Corale” rappresenta una delle più alte espressioni dell’ideale umanistico europeo, affidando alla musica e alla parola il messaggio universale di fratellanza e pace contenuto nell' Ode an die Freude di Friedrich Schiller. Un messaggio che il direttore ha più volte dichiarato di sentire profondamente suo e che, nella serata fiorentina, assume un valore ancora più intenso.
Fin dalle enigmatiche battute iniziali del primo movimento emerge una lettura che rifugge ogni monumentalità esteriore per privilegiare la chiarezza del discorso musicale e la solidità dell’impianto architettonico. Mehta affronta la partitura con quella naturale autorevolezza che nasce da una frequentazione lunga una vita, costruendo l’intero percorso sinfonico attraverso un sapiente equilibrio tra tensione drammatica e controllo formale. I tempi sono generalmente ampi, ma mai dilatati; la pulsazione interna rimane costantemente viva e consente alla struttura monumentale dell’opera di dispiegarsi con assoluta coerenza.

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L’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino risponde con evidente partecipazione, offrendo una prova di grande compattezza e maturità. Gli archi si distinguono per omogeneità e ricchezza timbrica, mentre le sezioni dei legni e degli ottoni contribuiscono a delineare con precisione le molteplici sfumature della scrittura beethoveniana. Lo Scherzo beneficia di un’eccellente tenuta ritmica e di una notevole precisione d’insieme, con accenti incisivi ma sempre controllati. Nel celebre Adagio molto e cantabile, il direttore raggiunge probabilmente il vertice della propria interpretazione: il fraseggio si distende con nobile semplicità, evitando qualsiasi concessione sentimentale e lasciando emergere la dimensione contemplativa della pagina attraverso una cantabilità di rara naturalezza.
Il Finale viene costruito con straordinario senso narrativo: dopo il drammatico recitativo orchestrale iniziale, il progressivo emergere del tema dell' Inno alla gioia trova una realizzazione di grande efficacia, sostenuta da una gestione impeccabile delle masse sonore e da una costante attenzione agli equilibri tra orchestra, coro e solisti. La grandiosa architettura conclusiva si sviluppa con logica stringente e crescente tensione emotiva, fino a un epilogo di travolgente forza comunicativa.
Di eccellente livello il contributo del Coro del Maggio Musicale Fiorentino preparato dal maestro Lorenzo Fratini, autentico protagonista del movimento conclusivo. La compagine corale si distingue per compattezza timbrica, equilibrio tra le sezioni e precisione d’intonazione, affrontando con sicurezza una scrittura tra le più impegnative dell’intero repertorio sinfonico-corale. Particolarmente apprezzabile la capacità di mantenere chiarezza della parola e trasparenza sonora anche nei momenti di maggiore densità orchestrale.
Ben assortito il quartetto vocale. Jessica Pratt conferma le qualità che ne fanno una delle interpreti più apprezzate del panorama internazionale: la linea vocale, luminosa e perfettamente sostenuta, si distingue per purezza d’emissione, precisione d’intonazione e naturale proiezione nel registro acuto. Pur nel limitato spazio affidato al soprano all’interno della partitura, l’artista riesce a imprimere personalità e nobiltà al proprio intervento, emergendo con eleganza dal tessuto orchestrale e corale.
Particolarmente convincente Simon Lim, la cui voce morbida, avvolgente e omogenea conferisce piena autorevolezza all’apertura della sezione cantata del Finale. Il fraseggio misurato e la saldezza dell’emissione permettono al basso di affrontare con notevole efficacia il celebre recitativo introduttivo, restituendone tutta la forza espressiva senza mai indulgere nell’enfasi. Ottimo anche il contributo del mezzosoprano Szilvia Vörös, apprezzabile per la qualità del timbro e la solidità della linea vocale, mentre Bernard Richter affronta con sicurezza una scrittura tenorile particolarmente esposta e impegnativa, distinguendosi soprattutto nella celebre Marcia per incisività e tenuta
Al termine dell’esecuzione, il pubblico tributa al maestro Mehta una lunghissima e calorosa ovazione che assume il significato di un ringraziamento collettivo per un rapporto artistico che attraversa più generazioni. La serata si conclude con un momento particolarmente emozionante quando il sindaco di Firenze, Sara Funaro, sale sul palcoscenico per consegnare a Zubin Mehta una Bacchetta d’Oro, riconoscimento simbolico che celebra non soltanto una carriera straordinaria sui più prestigiosi podi internazionali, ma soprattutto il legame profondo e indissolubile che unisce il direttore alla città di Firenze e al suo Teatro.

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Più che un concerto, una festa della musica e per la musica. In una serata carica di significati artistici e umani, la Nona Sinfonia di Beethoven si rivela il veicolo ideale per celebrare un musicista che continua a rappresentare un punto di riferimento assoluto nel panorama musicale internazionale.
Il messaggio di fratellanza universale affidato alle ultime pagine della partitura beethoveniana diviene così il suggello perfetto di un compleanno che Firenze trasforma in un omaggio affettuoso e riconoscente a uno dei protagonisti più importanti della propria storia culturale.
(La recensione si riferisce alla serata di mercoledì 29 aprile 2026)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Maggio Musicale Fiorentino e Nicola Barsanti
Nella miniatura in alto e sotto, in sequenza: il maestro Zubin Mehta durante il concerto del suo novantesimo compleanno sul podio di Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino





Pubblicato il 01 Maggio 2026
L'Orchestra a Plettro ''Gino Neri'' protagonista di un ottimo concerto per Ferrara Musica
Il mandolino nella storia della musica servizio di Edoardo Farina

20250501_Fe_00_MandolinoNellaStoriaDellaMusica_PierclaudioFeiFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, ha visto nello svolgimento della sola prima parte dal mese di ottobre al 21 dicembre ben quindici concerti, più altri ventisette dall’inizio del nuovo anno al mese di maggio a venire, dove il 27 aprile, tra i più attesi in cartellone l’Ensemble dell’Orchestra a plettro Gino Neri ha proposto un programma dedicato unicamente al mandolino collocato cronologicamente nella storia della musica, diretto dal M° Pierclaudio Fei. Poliedrico musicista nato a Firenze nel 1966, diplomatosi in violino nel 1988 con Massimo Nesi presso il Conservatorio “G.Frescobaldi” di Ferrara, ha conseguito successivamente il Diploma di viola studiando con Julie Shepherd al Conservatorio “F.Morlacchi” di Perugia e inoltre sotto la guida di Alessio Barsotti, il Diploma in Trombone al Conservatorio “P.Mascagni” di Livorno nel 1998. Direttore della formazione cameristica ferrarese da diverso tempo, alternandosi al M° Francesco Zamorani ed entrambi titolari per quanto concerne la direzione dell’Orchestra al completo e successori del M° Stefano Squarzina, ricoprono un posto di grande importanza sia per la longevità del complesso musicale che per le particolarità del suo organico e per l’ampiezza del repertorio.
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Tra i diversi nominativi appartenenti alla “classica” locale, non poteva mancare il prestigioso ensemble costituitosi all’interno della medesima Orchestra fondata nel 1898, vincitrice di numerosi concorsi internazionali, attiva in tutta Europa, America e Giappone, con l’incisione di diversi cd e dvd, rappresentando l’emanazione della stessa, ma con intenti nelle scelte musicali del tutto diverse da quest’ultima. Se da una parte il complesso maggiore si propone di divulgare opere lirico-sinfoniche più tradizionali, dall’altra quello cameristico, tende a valorizzarne le originali per strumenti a plettro con particolare interesse ai musicisti contemporanei attuali. Composto da circa venti elementi scelti, spazia dalla musica antica ai nostri giorni grazie anche all’abilità e al prezioso contributo di revisione e trascrizione delle partiture a cura di alcuni componenti del gruppo, non tralasciando autori e inediti dell’Ottocento spesso in prima esecuzione assoluta in epoca moderna. L’organico, per tipologia di strumenti è attualmente formato dall’intera famiglia del “plettri” sulla base della tripartizione classica mutuata dagli “archi” con la triade “mandolino-mandola-mandoloncello”, annoverando anche altri strumenti meno noti e diffusi quali i mandolini quartini, le mandole contralto, nonché il più classico contrabbasso ad arco. Ospite al Ridotto de l’“Abbado” per la terza volta nell’arco di un anno, dopo il concerto del 23 aprile 2025 ove ne sono state proposte unicamente le opere per mandolino di Antonio Vivaldi e Oltre i silenzi. Dedicato a Giordano Tunioli direttore a suo tempo anche del prestigioso sodalizio ferrarese a un anno dalla scomparsa nell’appuntamento dell’8 ottobre scorso, ne ha caratterizzato il sold out grazie a una scelta insolita e assai accattivante, avente come protagonisti ben quattro solisti nella loro forma didascalica in una forma di repertorio dalle origini ai contemporanei.         
“Il mandolino nella storia della musica”: un programma con l’intento di esplorare le diverse anime del plettro iniziando da Piccolo Mondo Antico di Squarzina (1966-*), che nel corso dei numerosi anni di attività in qualità di direttore e compositore, ha scritto molteplici capolavori tra cui questa antologia omonima alla novella letteraria del Fogazzaro edita nel 1895, collocandosi in una sorta di ricostruzione non filologica attraverso il cosiddetto “falso storico” in una pagina evocativa intendendo richiamare atmosfere intimiste tipiche del Rinascimento italiano. Quindi i tempi delle danze componenti la suite, “Intrada, Corteggio delle Dame, Balletto, Canto dello Innamorato (tratto liberamente dall’Aria Dido’s Lament da Didone ed Enea di Purcell), Finale” (ove presenti brevi stesure ampiamente mozartiane), si prestano fornirci una visione ove di antico in realtà ne cogliamo solo un determinato tipo di immaginario temporale riascoltando episodi che da un’attenta analisi stilistica nulla hanno a che vedere in realtà con la corretta scrittura modale, ma comunque di sorprendente effetto scenografico consentendoci di tornare indietro nei secoli passati ma ancora vivi, ricreando le suggestioni pittoresche dell’ambiente di una Ferrara del XVI secolo.

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Ricchissima la produzione del piccolo cordofono nell’ambito della musica barocca, non solo Vivaldi ne ha dedicato per l’appunto diversi concerti, ma alcuni “minori” quali Giuliano, Bardella, Cauciello e tra gli altri di “Scuola Napoletana”, Carlo Cecere in primis (1706-1761) qui nell’esecuzione del Concerto originale per mandolini, due violini in La maggiore e basso continuo, affidato alla tastiera elettronica di Annarita Altavilla anziché al cembalo per problemi di posizionamento in sala; il giovane Nicola Marzanati, proveniente dal conservatorio ferrarese nella classe di Anna Schivazappa, ha eseguito le parti con eccellente disinvoltura non risparmiandosi nella complessa cadenza solista come era in uso al  tempo ove in una scrittura agile, il mandolino solista dialoga costantemente con il tessuto orchestrale tra ripetizioni ribattute e brevi idee melodiche.
Il celebre terzo movimento Fandango dal Quintetto G448 di Luigi Boccherini (1743-1805), originariamente concepito per archi e chitarra, ha trovato nel solismo di Franco Sartori il perno di un'esecuzione destinata a riproporre l'energia della danza popolare spagnola con i suoi tipici accelerando ritmici, caratterizzato anche dall’uso delle nacchere. Già prima chitarra nell’Orchestra, annoverato tra i migliori allievi della allora cattedra di Roberto Frosali nel medesimo conservatorio cittadino, specializzatosi in seguito all’”Accademia Musicale Chigiana” di Siena con Oscar Ghiglia, ha dimostrato fervore e ampio dinamismo in una difficile pagina, supportato dal mandoloncello di Andrea Corli per un eccellente sinergia perfettamente riuscita.

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Considerando le origini del mandolino, occorre ricordare che con la morte del compositore ed esecutore Bartolomeo Bortolazzi (1772-1820), la passione verso lo strumento andò diminuendo relegandolo a un uso puramente popolare diffondendosi in seguito lo stereotipo dell’essere “adatto solo a suonare canzoni napoletane”; non disponendo di una tradizione “romantica”, i mandolinisti colti di allora furono costretti a interpretare trascrizioni da brani sinfonici e operistici, anche se prima ancora importanti compositori dedicarono al mandolino diversi trattati, non tanto Mozart che fatta eccezione per l’inserimento nella Serenata del Don Giovanni lo considerava “volgare” al pari della chitarra, quanto Beethoven scrivendone quattro concerti solisti con il supporto armonico del pianoforte. Negli ultimi decenni l'interesse per gli strumenti a plettro e per la loro letteratura si è affermato con insospettata rapidità dopo l'eclissi subita nella prima metà dell'Ottocento e la successiva rinascita, determinata dapprima dai compositori italiani quali Calice, Munier, Manente, Guindani e poi dagli appartenenti alla cosiddetta “Scuola Tedesca” quali Hermann Ambrosius, Kurt Schwaen e Hans Gal. In tutta Europa, nacquero spontaneamente vere e proprie “orchestrine” a plettro e a pizzico formate da cordofoni utilizzati per i registri acuti, medi e gravi che ne ampliarono l’estensione e la gamma sonora, ritrovando così una seconda affermazione varcando tra l’altro l’Atlantico con i migranti italiani; famosi liutai ne perfezionarono la tecnica costruttiva e grandi concertisti ne pubblicarono moderni metodi di studio. Anche la chitarra, che in parte aveva seguito la medesima sorte, trovò un importantissimo ruolo in questa nuova realtà soprattutto dopo la didattica di Andrés Segovia a seguito dello svolgimento dei suoi corsi in Italia verso gli anni Cinquanta del Novecento.                        
Proseguo di programma ove la letteratura tardo-romantica è stata rappresentata dal Valzer fantastico di Enrico Marucelli (1877-1907), un brano di grande coinvolgimento tecnico e brillantezza esecutiva e dalla Danza spagnola di Raffaele Calace (1863-1934), opera significativa di un autore che trasformò il mandolino in uno strumento di dignità solistica accademica, sfruttandone appieno le possibilità timbriche. Appartenente il primo agli ultimi fiorentini della sua corrente sul finire dell’Ottocento, dalle cronache del tempo, grazie alle riscoperte recentemente effettuate da Luca Marco Nistri, Cecilia Cividini e Carlo Alberto Bacilieri, emergono elementi importanti circa l’affermazione del mandolino nella Firenze post-capitale, autentico vivaio intellettuale, attraverso soprattutto opere a volte molto diverse tra loro, approdando a un risultato estremamente insolito, rivestendo carattere monografico ponendosi sotto il comune denominatore artistico della musica colta scritta dopo l’Unità d’Italia. La progressiva divulgazione del “plettro” sollecitò molti musicisti provenienti dalla fine dello stesso periodo a dedicargli numerose composizioni, tratte da autentici pionieri inerenti la letteratura fiorentina posta a cavallo tra il secolo romantico e il successivo, rappresentando una forma di attenzione inedita  confermando un’adesione al dialogo dell’antico e del moderno a sostegno di una  forte identità degli strumenti a quattro ordini di cori che oggi trovano una progressiva affermazione anche in ambito accademico con l’attivazione di atenei per l’insegnamento nei conservatori; collocati in un’area propria e autonoma, i “plettri” hanno oggi raggiunto una dimensione di rispetto in ambito europeo e, a partire dal secolo scorso, anche negli Stati Uniti e in Giappone dove risultano essere assai apprezzati forse più che nel nostro Paese. Il concerto del Ridotto ha quindi virato su sonorità swing e popolari con Antonio Stragapede, originale chitarrista e mandolinista pugliese. Nel corso della sua carriera musicale ha stretto collaborazioni con artisti e formazioni di differenti generi musicali, dal jazz alla musica popolare, alla musica classica, testimoniate da una intensa attività concertistica e decine di registrazioni discografiche. Impegnato nel Mandolin Boogie di Arthur Smith (1921-2014) - trascinante brano di derivazione country in grado di provare la velocità del plettro anche su strutture blues e rock-roll allo stesso tempo, ci ha regalato un’esecuzione divertentissima al mandolino elettrico amplificato e con effetti, in diverse battute senza l’ausilio del direttore, entusiasmando anche per la mimica e il modo di porsi alla “Chicago 1930”, come un nostalgico bluesman di ritorno dal “nuovo mondo”… per concludere con Autumn Leaves di Joseph Kosma (1905-1969) in uno standard jazz riletto in una dimensione acustica di grande lirismo malinconico. Chiusura di “sipario” con le variegate Danze del giovane compositore veneto Alessio Manega (1990-*), brano strutturato in vari episodi ove contenute tutte le forme più note della storia della musica, dal country, al jazz, alla musica folklorica, celtica new age minimalista, con ampia parte al clavicembalo ove ne sono stati riconosciuti addirittura stilemi tardo rinascimentali attribuiti a Monteverdi, opera interpretata dall’ultimo mandolino solista, Emanuele Cappellotto. Frequentato il corso tenuto da Ugo Orlandi presso il Conservatorio “C. Pollini” di Padova, diplomandosi nel 2002 con il massimo dei voti, ne ha offerto nella compagine ferrarese una prospettiva contemporanea su una versatilità eccentrica e al tempo stesso melodica, dimostrando un estro oserei dire davvero “pirotecnico” per via della capacità di adeguare ritmi e sonorità estremamente variegate spesso dissonanti, tonali-atonali con continui cambi di accenti e intenti, mettendo felicemente a dura prova l’ensemble stesso. Perfetta padronanza da parte di tutti i solisti qui ingaggiati e dalla precisa intesa, dotati di capacità artistiche encomiabili nonostante i difficili virtuosismi comuni nelle stesure proposte, supportati dal gesto plastico e determinato di Fei in grado di rapportare la piccola “Gino Neri” alla giusta coordinazione orchestrale, ne hanno prodotto straordinaria brillantezza esecutiva, solarità e piacevolezza. Dotati inoltre di presenza scenica e tecnica idonea all’espressione musicalmente richiesta, hanno contribuito a rendere l’esposizione convincente in questa “storia del mandolino” non tralasciando brevemente la chitarra nel Classicismo, senza alcuna pretesa realmente cronologica tra generi assai diversi e legati idealmente tra loro… …riuscendo a creare un indice di attenzione e gradimento molto elevato verso il pubblico numeroso in sala, come avviene regolarmente in tutte le altre date proposte al Ridotto sempre di altissimo livello, confermandosi ancora una volta una delle stagioni cameristiche nazionali più riuscite in assoluto.

Crediti fotografici: Massimo Grasso
Nella miniatura in altro e sotto a destra: il maestro Pierclaudio Fei sul podio della "Gino Neri"
Al centro: bella panoramica sull' Orchestra a Plettro
Sotto, in sequenza: diversi momenti dell' ottimo concerto per Ferrara Musica






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servizio di Edoardo Farina FREE

20260520_Fe_00_TimelessVibes_MarcelloCorvinoFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto tramite l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale
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Pagina Aperta
Cronaca di una serata al Maggio
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260518_Fi_00_Concerto-EmmanuelTjeknavorianFIRENZE – Il concerto del 16 maggio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino subisce un importante cambiamento rispetto alla programmazione originaria: il maestro Myung-Whun Chung, inizialmente previsto sul podio, è costretto a rinunciare all’impegno e viene sostituito da Emmanuel Tjeknavorian, che accetta con disponibilità di assumere
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Eventi
Fatale č il prossimo futuro
redatto da Simone Tomei FREE

20260508_To_00_StagioneRegioTorino2026-2027_AndreaBattistoniTORINO - È stata presentata giovedì 7 maggio 2026, presso il Foyer del Toro, la nuova Stagione d'Opera e di Balletto 2026/2027 del Teatro Regio. Sono intervenuti il Sindaco della Città di Torino e Presidente della Fondazione Stefano Lo Russo, il Sovrintendente Mathieu Jouvin, il Direttore artistico Cristiano Sandri e il Direttore musicale
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Eventi
Ferrara Musica nuova stagione
servizio di Athos Tromboni FREE

20260514_00_FerraraMusica_EnzoRestagno_FerraraMusica_Stagione2026-2027FERRARA - Venticinque concerti in cartellone con l'inserimento della novità Aperitivo in Musica (sono 5 concerti alle ore 18), più il consueto nugolo di altre iniziative musicali collaterali, che definire "minori" sarebbe non solo sbagliato ma assolutamente fuorviante: questo il cartellone di Ferrara Musica presentato oggi nel Teatro Comunale "Claudio
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Opera dal Nord-Est
Romeo e Giulietta ieri e oggi
servizio di Rossana Poletti FREE

20260510_Ts_00_RomeoEGiulietta_LeonardoSini_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. C’è un balcone a Verona sotto il quale i visitatori fanno la fila. Vi si recano per vedere il famoso luogo da cui Giulietta Capuleti dichiarava il suo amore a Romeo Montecchi. Si entra da via Cappello in un cortile dove un balconcino di epoca gotica fa bella mostra di sé sulla facciata di un palazzetto trecentesco.
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Classica
Antonio Rolfini e i Moments
servizio di Edoardo Farina FREE

20260507_Fe_00_AntonioRolfiniEIMoments_phEdoardoFarinaFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte qui riportate, presso la sala Stemma
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Echi dal Territorio
La Nona per un novantennale
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260502_Fi_00_BeethovenSinfonia9-ZubinMehtaFIRENZE – C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che Zubin Mehta scelga di celebrare il proprio novantesimo compleanno sul podio del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’istituzione con la quale ha costruito un legame artistico e umano lungo oltre sessant’anni. La Sala Grande, gremita in ogni ordine di posti, accoglie il Maestro
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Echi dal Territorio
Il mandolino nella storia della musica
servizio di Edoardo Farina FREE

20250501_Fe_00_MandolinoNellaStoriaDellaMusica_PierclaudioFeiFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, ha visto
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Opera dal Centro-Nord
La Turandot della prima volta
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260430_Lu_00_Turandot_OksanaDyka_phFotoAlcideLuccaLUCCA - Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della prima rappresentazione di Turandot, il Teatro del Giglio, luogo profondamente legato alla memoria di Giacomo Puccini, nato a Lucca , rende omaggio a uno dei titoli più amati e complessi del repertorio pucciniano. La scelta di presentare proprio Turandot assume un valore che va oltre
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Classica
Rachmaninov e Sostakovič, sė perō...
servizio di Simone Tomei FREE

20260426_00_Ge_ConcertoAlexanderGadjievSamuelLee_phMarcelloOrselliGENOVA - Due partiture nate dalla frattura, due risposte alla crisi che hanno segnato, ciascuna a suo modo, il corso della musica del Novecento. Il programma proposto dal Teatro Carlo Felice nella serata del 24 aprile 2026 affida al M° Samuel Lee, giovane bacchetta sudcoreana impostasi all'attenzione internazionale con la vittoria alla Malko
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Opera dal Centro-Nord
Morte di Klinghoffer confessione collettiva
servizio di Simone Tomei FREE

20260424_Fi_00_LaMorteDiKlinghoffer_LaurentNaouri_phMicheleMonastaFIRENZE - C’è una linea di confine tutt’altro che neutra che ogni grande teatro è chiamato prima o poi ad attraversare: quella che separa la rassicurante continuità del repertorio dalla necessità di misurarsi con le fratture del presente. Non è una semplice scelta di programmazione, ma un gesto che definisce un’identità culturale. L’ 88º
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