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La regia di Emilio Sagi ripresa da Nuria Castejón trionfa ancora al Teatro Carlo Felice di Genova |
Carmen delle parole e delle note |
servizio di Simone Tomei |
| Pubblicato il 26 Maggio 2025 |
GENOVA – Con Carmen di Georges Bizet, l’Opera Carlo Felice di Genova ha proseguito la sua Stagione Lirica 2024-2025 mandando in scena l’ottavo titolo in cartellone. Opéra-comique in quattro atti, su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy tratto dalla novella di Prosper Mérimée, Carmen è tra i titoli più celebri e popolari dell’intero repertorio lirico, tanto da rischiare, a volte, di essere data per scontata. Eppure, dietro la sua apparente familiarità, si cela un’opera complessa, innovativa e tutt’altro che "di routine", che ha saputo travolgere la tradizione dell’Opéra-Comique francese per spingersi verso un nuovo teatro musicale, impregnato di passione, realismo e un taglio psicologico acuto e modernissimo.
 Composta tra il 1874 e il 1875 e inizialmente accolta con tiepidezza, Carmen fu oggetto di continui ripensamenti da parte del suo autore che arrivò a sostituire le sezioni parlate tipiche del genere con recitativi, in vista della rappresentazione viennese del 1877, versione oggi più comunemente eseguita. Il successo planetario giunse proprio da Vienna e da allora l’opera non ha mai smesso di affascinare interpreti, pubblico e studiosi. Dietro la vicenda della zingara seduttrice, donna libera e insubordinata, si muove una partitura raffinata, gravida di tensioni armoniche, orchestrazioni inventive, temi memorabili e un senso drammatico sempre incalzante. Il linguaggio di Bizet, spesso considerato “disturbante” per la sua rude franchezza, si avvicina in più punti alle innovazioni di Verdi, al cromatismo wagneriano e persino ai fermenti del futuro verismo. Opera-problema, come è stata definita, Carmen vive di contrasti: tra tradizione e rottura, seduzione e morte, libertà e destino. A renderla tanto attuale quanto ardua da interpretare è proprio la sua ambiguità. Per questo motivo ogni nuovo allestimento rappresenta una sfida, tanto per la regia quanto per la concertazione e l’impostazione vocale. La regia firmata da Emilio Sagi - qui ripresa con coerenza e sensibilità da Nuria Castejón - si fonda su un'idea chiara ed efficace: restituire alla protagonista la sua dimensione più autentica, quella di una donna che vive e muore per la propria libertà. “Libera è nata e libera morrà!”, come sottolinea lo stesso Sagi, non è solo una battuta chiave del libretto ma il vero centro etico ed estetico dell’opera.

A un primo sguardo l’impianto registico può apparire semplice, perfino convenzionale, con un allestimento che si muove nel solco della tradizione. Tuttavia è proprio in questa apparente essenzialità che si cela l’aspetto più innovativo della regia: l’estrema attenzione ai gesti, agli sguardi, alle dinamiche relazionali tra i personaggi, sempre aderenti al dettato testuale e alla forza evocativa della musica. Ogni scena sembra nascere organicamente dalle parole e dalle note, in un intreccio serrato tra recitazione e canto che conferisce autenticità e spessore ai protagonisti. L'epilogo ne è l'esempio più emblematico: Don José, lungi dall’essere il classico assassino accecato dalla gelosia, appare come un uomo svuotato, incapace perfino di compiere il gesto estremo, mentre Carmen, ferma e fiera, quasi si consegna alla morte pur di non rinunciare alla propria libertà. È un finale di grande potenza simbolica che capovolge l’impostazione melodrammatica tradizionale, facendo emergere un'interpretazione lucida e moderna del conflitto fra libertà e possesso. Questa visione prende forma attraverso un allestimento scenico nitido e funzionale firmato da Daniel Bianco, in cui l’ambientazione andalusa non è un semplice sfondo decorativo ma un vero elemento drammaturgico. Le architetture sobrie, i colori caldi della terra di Spagna e gli spazi mobili evocano una Siviglia verosimile e viva, che conserva la purezza e la teatralità del folklore senza mai cedere al pittoresco oleografico. I costumi di Renata Schussheim contribuiscono a questo equilibrio: vivaci e curati nel dettaglio, vestono i personaggi senza tempo, mescolando suggestioni tradizionali e tocchi moderni, rendendo riconoscibili i ruoli (militari, contrabbandieri, toreri) e al contempo esaltando le caratteristiche individuali, soprattutto quelle della protagonista che sfoggia abiti che ne sottolineano la sensualità e l’alterità, senza mai ridurla a una caricatura di se stessa.


Fondamentale in questa lettura visiva è anche il ruolo della danza. Le coreografie di Nuria Castejón, spesso integrate all’azione drammatica e non relegate a intermezzo decorativo, rafforzano il legame fra musica e movimento, restituendo l’energia pulsante della cultura andalusa e il clima “festante” che contrasta in modo tagliente con la tragedia incombente. La Plaza de Toros finale diventa così lo spazio simbolico in cui si consuma il duello fatale fra Carmen e Don José: uno scontro tra mondi inconciliabili, tra un’idea assoluta di libertà e una visione possessiva dell’amore. Completano il disegno visivo le luci di Eduardo Bravo, pensate per scolpire lo spazio scenico e accompagnare con efficacia la tensione drammatica. Sul versante musicale, il M° Donato Renzetti si è confermato ancora una volta un musicista di grande esperienza e sensibilità, capace di guidare l’Orchestra del Teatro Carlo Felice con un gesto al tempo stesso enfatico e carismatico. La sua lettura ha esaltato ogni dettaglio della complessa partitura bizetiana, mettendo in luce l’incredibile varietà di registri emotivi e timbrici che la attraversano. Ha mostrato profonda comprensione dell’evoluzione interna alla scrittura di Bizet, capace di trasformare l’opéra-comique in qualcosa di radicalmente nuovo, denso di colore e dramma. La sua direzione ha sotteso con intelligenza l’arco narrativo dell’opera, costruendo tensioni e distensioni con mano sicura e conferendo respiro teatrale anche ai momenti più lirici. L’orchestra ha risposto con duttilità e precisione, restituendo con cura l’alternanza tra sonorità sgargianti e brillanti - come nella sinfonia, nell’ingresso dei toreri o nelle danze gitane - e i passaggi più sobri, introspettivi, dove emerge la tragedia umana. Il Coro del Teatro Carlo Felice, guidato con precisione e sensibilità dal M° Claudio Marino Moretti, si è distinto per grande musicalità, compattezza timbrica e un impatto scenico coinvolgente, perfettamente in linea con l’intensità drammatica della partitura. La capacità di passare con disinvoltura dai momenti più solenni a quelli più vivaci, mantenendo sempre chiarezza nell’articolazione e coerenza espressiva, ha dato ulteriore profondità all’insieme. Non meno significativa la prova delle voci bianche, preparate dal M° Gino Tanasini, che ha saputo farsi apprezzare per precisione, freschezza e naturalezza interpretativa, regalando momenti gioiosi e contribuendo a costruire un suggestivo contrasto timbrico con il coro degli adulti.

Ma adesso veniamo ai due cast seguiti per necessità di giudizio critico:
Carmen - Recita del 23 maggio 2025 La protagonista Annalisa Stroppa ha delineato una Carmen corretta ma poco incisiva, penalizzata da un’emissione che raramente si espande in sala e da una presenza scenica che fatica a restituire appieno la carica sensuale e la complessità psicologica della sigaraia sivigliana. Pur mostrando una lodevole precisione musicale e un’intonazione sempre salda, la sua interpretazione rimane piuttosto evanescente, priva di quel magnetismo vocale e scenico che dovrebbe caratterizzare uno dei ruoli più iconici del repertorio francese. Francesco Meli ha interpretato un Don José appassionato e tormentato, mettendo a frutto il suo timbro naturalmente suadente e un fraseggio elegante. Tuttavia l'uso frequente di mezzevoci e falsetti ha teso a snaturare l'impeto drammatico del personaggio, rendendolo meno credibile sul piano teatrale. Gli acuti sono risultati talvolta forzati e non sempre fermi, segno di una certa fatica nei passaggi di maggior tensione. Luca Tittoto, nei panni di Escamillo, ha affrontato un ruolo ai limiti della sua vocalità: la sua voce di basso, nobile e ben armonizzata, mostra qualche segno di tensione nella zona acuta, gestita comunque con intelligenza e mestiere. Di contro la zona grave è salda, sonora e perfettamente timbrata, offrendo un ritratto credibile del celebre torero, anche sul piano scenico. Giuliana Gianfaldoni, annunciata indisposta nel ruolo di Micaëla, merita una sospensione del giudizio, come correttezza impone in queste circostanze. Ottime le prove dei personaggi di fianco: Vittoriana De Amicis (Frasquita) e Alessandra Della Croce (Mercédès) si sono distinte per precisione ritmica, intonazione impeccabile e notevole affiatamento nei momenti d’assieme, offrendo una lettura vivace e musicalmente centrata dei loro ruoli. A queste si sono ben integrati Armando Gabba (Le Dancaïre) e Saverio Fiore (Le Remendado), entrambi efficaci sia sul piano vocale che scenico, contribuendo a una resa d’insieme compatta e teatralmente coesa. Luca Dall’Amico, nel ruolo di Zuniga, ha messo in mostra una voce autorevole, ben proiettata e timbricamente omogenea, sempre centrato e sicuro nell’intonazione. Chiude il cast un ottimo Paolo Ingrasciotta (Moralès), che ha impreziosito un ruolo secondario con dizione nitida, timbro curato ed eleganza interpretativa.
Carmen - Recita del 24 maggio 2025 Caterina Piva si è distinta come una sopraffina artista che ha conquistato il pubblico con una Carmen intensa e vibrante. La sua vocalità brunita, dal timbro seducente e malizioso, si è unita a una presenza scenica matura e magnetica. La voce non ha faticato ad oltrepassare la buca orchestrale, grazie a una eccellente proiezione ed una dizione molto curata e attenta. La sua interpretazione ha saputo coniugare perfettamente sensualità, forza e vulnerabilità, conferendo al personaggio una dimensione autentica e profondamente umana. La capacità di modulare il fraseggio di questa interprete, con sensibilità e incisività, ha reso memorabili i momenti chiave, dalla celebre Habanera fino all’ultimo, drammatico atto. Il tenore Amadi Lagha ha incarnato un Don José di grande spessore, riuscendo a trasmettere la trasformazione tormentata del personaggio con intensità e verità. La sua vocalità calda e potente si è unita a un fraseggio raffinato, che ha saputo mantenere un perfetto equilibrio tra passione e fragilità. Particolarmente toccante è stata la sua interpretazione dell'aria La fleur que tu m'avais jetée, eseguita con una combinazione di possenza vocale e dolcezza espressiva, che ha saputo rendere palpabile la complessità emotiva propria del personaggio. La sua performance ha conferito all’opera una tensione drammatica palpabile, sostenuta da un controllo impeccabile della linea vocale e da un’ottima dizione. Abramo Rosalen è un Escamillo sicuro e carismatico, con una presenza scenica autorevole e un timbro vigoroso e brillante. Per voci imponenti di basso come la sua il ruolo è al limite, ma la bravura sta proprio nell'affrontare le note più impervie in maniera intelligente. La sua interpretazione ha dato forza e fascino al ruolo del torero, soprattutto nei momenti più solenni come la celebre aria Votre toast, eseguita con precisione e vigore.


Infine Angela Nisi ha portato una Micaëla delicata e sentita. La sua interpretazione è riuscita a infondere al personaggio un’innocenza e una dolcezza autentiche e commoventi, particolarmente evidenti nell'esecuzione dell'aria Je dis que rien ne m’épouvante dove ha saputo bilanciare una passione contenuta con una tenerezza struggente, dipingendo il ritratto di una donna forte nella sua vulnerabilità. La linea vocale, sempre chiara e ben proiettata, ha sostenuto un’espressività sobria ma profondamente efficace, rendendo la sua presenza un prezioso contrappeso emotivo all'interno della complessa economia drammatica dell’opera. Due recite, due sold out e pubblico - formato anche da tanti giovani - in delirio.
Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova Nella miniatura in alto: Annalisa Stroppa (Carmen) Sotto a destra: il direttore Donato Renzetti Sotto al centro: Annalisa Stroppa e Francesco Meli (Don José) nella recita del 23 maggio; Amadi Lagha (Don José) e Caterina Piva (Carmen) nella recita del 24 maggio Al centro in sequenza: Annalisa Stroppa; Giuliana Gianfaldoni (Micaëla) con Francesco Meli; Luca Tittoto (Escamillo); Francesco Meli con Armando Gabba (Le Dancaïre) e Saverio Fiore (Le Remendado) Al centro: i bambini del Coro di voci bianche Nella miniatura al centro: Caterina Piva (Carmen); Sotto, in sequenza: Caterina Piva; Abramo Rosalen (Escamillo) con Caterina Piva; Angela Nisi (Micaëla); Amadi Lagha con Angela Nisi
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