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Buona esecuzione del capolavoro di Mozart sotto la direzione del maestro Eun Sun Kim |
Idomeneo a San Francisco |
servizio di Ramón Jacques |
| Pubblicato il 01 Luglio 2025 |
SAN FRANCISCO (USA) War Memorial Opera House - Sebbene Idomeneo, l’opera seria in tre atti di Wolfgang Amadeus Mozart (1756–1791), abbia avuto la sua prima americana il 4 agosto 1947 al Berkshire Music Festival di Tanglewood, nel Massachusetts (ora sede estiva della Boston Symphony Orchestra), fu la San Francisco Opera a catapultare quest’opera nel repertorio dei principali palcoscenici del paese. L’opera fu rappresentata, ad esempio, nei teatri di Chicago, New York, Los Angeles e Houston. La compagnia di San Francisco è legata a Idomeneo fin dalla sua prima messa in scena qui il 10 settembre 1977. La produzione, ancora in corso oggi, fu diretta dal regista e scenografo francese Jean Pierre Ponelle, con la direzione musicale del maestro inglese Sir John Pritchard. Pritchard, primo direttore musicale dell’orchestra del teatro (prima del 1986 non esisteva questa posizione nel teatro), fu un fervente difensore non solo di Idomeneo, ma anche di altre opere del compositore austriaco. Il cast di quella prima nella City by the Bay comprendeva il tenore svizzero Éric Tappy nel ruolo del titolo (che, curiosamente, è scomparso l’11 giugno dello scorso anno, quasi in coincidenza con questa prima), il mezzosoprano Maria Ewing nel ruolo di Idamante, il soprano francese Christiane Edda Pierre in quello di Ilia e il soprano Carol Neblett che cantò il ruolo di Elettra. Nella stagione 1989, Pritchard riprese Idomeneo, questa volta con la revisione di Mozart, in cui il ruolo di Idamante sarebbe stato cantato da un tenore (interpretato dal tenore tedesco Hans Peter Blochwitz). Come aneddoto e curiosa coincidenza in merito a quelle rappresentazioni, poche ore prima della recita del 17 ottobre, un violento terremoto si verificò nell’area della baia (noto come Loma Prieta, dal suo epicentro), causando danni a diverse strutture cittadine. La rappresentazione fu annullata e, giorni dopo, una versione semi-scenica fu eseguita al Masonic Auditorium. Subito dopo l’ultima recita di Idomeneo, al War Memorial Opera House (che aveva subito alcuni danni al soffitto della sala), il Maestro Pritchard morì improvvisamente nella sua casa nel quartiere di Daly City a San Francisco; pertanto, nell’ultima produzione della stagione (Die Frau ohne Schatten), l’orchestra eseguì la “Marcia dei Sacerdoti” da Idomeneo in suo onore. Infine, è doveroso menzionare il cast della produzione del 1999 in questo teatro, ricordata ancora oggi (la compagnia ha utilizzato estratti registrati in quelle rappresentazioni per promuovere lo spettacolo): il tenore svedese Gösta Winbergh interpretava Idomeneo, Vesselina Kasarova Idamante, Barbara Bonneye Anna Netrebko si alternavano nel ruolo di Ilia e Carol Vaness quello di Elettra, sotto la direzione musicale di Donald Runnicles. La trama dell’opera ha inizio durante una terribile tempesta, nella quale Idomeneo promette al dio Nettuno di sacrificare la prima persona che incontrerà se lui e il suo equipaggio sopravviveranno alle acque tempestose. Una volta giunto sulla riva, il suo sollievo si trasforma in orrore nel ritrovare il proprio figlio, Idamante, prima persona da lui incontrata. Idomeneo è angosciato dalle avversità che deve affrontare, mentre Idamante corteggia la principessa Ilia, e al contempo è perseguitato dalla gelosa e volubile Elettra. La trama enfatizza quindi la tensione tra i personaggi e il loro ambiente, in particolare con le forze della natura, che diventano sempre più insostenibili man mano che Idomeneo si arrende alla sua promessa.


La storia e la parte scenica di questa sublime opera mozartiana, ricca di intensità e vivide caratterizzazioni, sono state pensate all’interno di un nuovo concept scenico dalla regista australiana Lindy Hume, che ha ambientato la storia e la scena nella Tasmania odierna, Australia, dove risiede. Le scenografie di Michael Yeargan, presentate per la prima volta all’Australian Opera di Melbourne nel 2023 e replicate a Sydney nel 2024, si caratterizzavano per una semplicità austera, incorniciando il palcoscenico, un’ampia sala con pareti bianche e suggestive porte in stile dorico sul fondo e sui lati. Le pareti, in realtà schermi, proiettavano immagini delle torbide acque marine, della fauna, della vegetazione e delle coste rocciose, dei litorali e delle spiagge dell’isola australiana. A queste si alternavano intense notti stellate a tinte blu e rosse, brillanti e soffocanti, che accentuavano la tensione drammatica della storia, rappresentando la furia della natura e creando al contempo scene di calma e quiete. La realizzazione tecnica è stata curata da David Bergman e dalla direttrice della fotografia Catherine Pettman, fondatrice della casa di produzione australiana Sheoak Films. Le luci, essenziali in questo caso, sono state progettate da Verity Hampson. I costumi moderni di Anna Cordingley, perfetti per l’occasione, presentavano alcuni elementi ispirati ai Pelawa Pakana, i primi coloni e custodi di Lutruwita, in Tasmania (dove sono state realizzate le registrazioni viste qui). Si notava, ad esempio, il piumaggio sulle spalle del cappotto nero indossato da Idomeneo, che poi lo applicava su Idamante, in segno dimaestà e grandezza. Degni di nota anche i costumi scuri del coro i quali contenevano anche piume che alludevano a quegli abitanti, che nella scena finale regge rami di eucalipto.


Il lavoro della Hume è stata interessante e, con commovente eloquenza, scavava a fondo nell’anima di ogni personaggio, esplorando le loro gioie e i loro dolori. La costante era la musica quasi celestiale della brillante partitura di Mozart. L’unico svantaggio scenico, che rovinava un po’ l’opera della Hume, era l’incessante uso delle proiezioni, che diventava una distrazione e un inconveniente per la visione e la concentrazione dello spettatore. Inoltre, la scena era inutilmente appesantita dall’inspiegabile aggiunta di sedie, che per una parte dell’esecuzione venivano risistemate dal coro ai lati del palco o al centro, come in un auditorium, su un palcoscenico che ruotava costantemente con un movimento circolare. Questi dettagli apparentemente superflui contrastavano con la storia, servivano a ben poco in relazione all’attento lavoro registico. Il cast vocale, buono in generale, ha mostrato alti e bassi e interpretazioni discontinue. Il tenore Matthew Polenzani, che ha interpretato innumerevoli volte il ruolo di Idomeneo su palcoscenici importanti e per il quale possiede la voce e la profondità necessarie, ha dimostrato un’innegabile presenza e padronanza del ruolo. Tuttavia, nel corso dell’esecuzione, è emersa una certa perdita di elasticità e colore, soprattutto nel registro acuto. La sua importante aria “Fuor del mar”, nella sua versione più lunga e integrale, suonava strozzata e poco raffinata. Polenzani è un cantante notevole, apparentemente alle prese con un ruolo che potrebbe essere oggi al di là delle sue capacità. Il mezzosoprano Daniela Mack, nonostante una indisposizione annunciata dal teatro, ha interpretato il ruolo di Idamante con intensità, elasticità e colori gradevoli con il suo strumento brunito, sebbene la sua proiezione vocale sia stata penalizzata. Il tenore Alek Shrader ha incarnato un Arbace credibile, con l’aspetto di un filosofo piuttosto che di un confidente. Il suo timbro era chiaro ed elegante ma gli acuti non sono parsi sempre a fuoco, soprattutto nell’aria “Se il tuo duol”, solitamente omessa ma inclusa in questa versione. Al suo debutto locale, il soprano cinese Ying Fang ha recitato e cantato in modo sorprendente il ruolo di Ilia. Commovente, passionale e accattivante sul palco, ha conferito al ruolo la qualità amorevole e delicata che gli è propria. Vocalmente, si è distinta per la dolcezza e la musicalità che ha apportato al suo canto, con la sua colorazione timbrica leggera ma raffinata, oltre alla sua dizione e alla sua espressione. Il soprano sudafricana Elza van der Heever ha interpretato un’Elettra intensa, penetrante e perspicace, ma anche convincente. Ha infuso al suo canto la necessaria drammaticità, emozione e forza con la sua voce omogenea, luminosa e accattivante. Il cast era completato da cantanti provenienti dall’accademia del teatro (conosciuta come Adler San Francisco Adler Fellowship) come il basso-baritono Jongwon Han, imponente nel ruolo dell’ Oracolo; i soprani Georgiana Adams e Mary Hoskins in quelli delle Donne cretesi; il tenore lirico Samuel White nei ruoli del Sommo Sacerdote, Nettuno e di Un Troiano; e il baritono Olivier Zerouali, Un altro Troiano. Il Coro del teatro, diretto dal Maestro John Keene, è stato molto attivo e partecipe, dimostrandosi un ensemble coeso, professionale e competente nei suoi significativi interventi. L’orchestra ha suonato bene sotto la direzione del suo direttrice principale, Eun Sun Kim, ed è riuscita a trovare coesione con gli strumentisti, evidenziando la musicalità tipicamente mozartiana, con pause, sicurezza, libertà e leggerezza. Il continuo al clavicembalo è stato radioso. Nonostante l’eliminazione di quasi tutti i recitativi e la musica per balletto, la maratona è durata oltre tre ore e mezza, ma il pubblico ha accolto l’esecuzione e i suoi interpreti con entusiasmo.

Dopo una pausa, la San Francisco Opera riprenderà le sue attività a settembre prossimo con una nuova stagione che prevede la ripresa, a 25 anni dalla sua prima mondiale su questo palcoscenico, dell’opera Dead Man Walking di Jake Heggie e Terrence McNally, del Parsifal di Wagner e la prima mondiale dell’opera The Monkey King del compositore cinese Huang Ruo. (la recensione si riferisce alla recita di sabato 14 giugno 2025)
Crediti forografici: Cory Weaver / San Francisco Opera Nella miniatura in alto: il tenore Matthew Polenzani (Idomeneo) Sotto, in sequenza; ancora Polenzani con Ying Fang (Ilia) e Alek Shrader (Idamante); con Ying Fang; Elza van der Heever (Elettra); ancora Polenzani con Ying Fang e Alek Shrader Al centro e sotto, in sequenza: panoramiche di Cory Weaver su luci e scene dell'allestimento
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