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Una regia tradizionale per l'eroina di Puccini considerata l'antesignana del Nocevento operistico

Tosca buoni i due cast

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 29 Aprile 2018

180429_Pr_00_Tosca_PirozziAnna_phRobertoRicciPARMA - Parlando di Tosca, Fedele D’Amico - musicologo e critico musicale - cosi diceva in merito a quest’opera: “… Le novità di Tosca sono inseparabili dalle sue scoperte espressive: il primo tema di Scarpia, ossia quei tre accordi che aprono l’opera e, con alcune varianti, concludono sia il primo che il secondo atto, offrono un giro armonico certamente inedito; ma la forza inventiva di questo «inedito» è nell’additare un monstrum umano che nessuna musica aveva sinora guardato in faccia. E che il Novecento musicale guardò, invece, sempre più volentieri. Salome, Elektra, Wozzeck: si dovrà ben trovare il coraggio, un giorno a l’altro, di nominare Tosca nella lista; cronologicamente verrebbe al primo posto”.
E tutta questa novità è palese proprio quando la concertazione attenta e precisa vive per mano di un direttore che conosce bene lo spartito e lo sa valorizzare in tutte le sue sfaccettature.
Al Teatro Regio di Parma in occasione dell’ultimo titolo della stagione 2017/2018 il componimento di inizio Novecento di Giacomo Puccini ha trovato per mezzo della bacchetta del M° Fabrizio Maria Carminati un valido strumento per sviscerare appieno tutti i sapori e tutte le emozioni della partitura; partitura che come dice lo stesso direttore parla attraverso le note e attraverso tutte le minuziose notazioni del compositore: metronomi, intensità, dinamiche, legature… nulla è lasciato al caso in un’opera che temporalmente si dipana in poche ore e quindi che non ha tempo di didascalizzare i fatti, tutto è dramma nel momento in cui si vive. Dicendola con Michele Girardi: “… Tale impianto narrativo richiese a Puccini un trattamento musicale diverso da quello sin lì praticato, dove l’elemento lirico aveva un rilievo molto maggiore. La tavolozza armonica è più cosparsa di dissonanze; orchestrazione, agogica e dinamica sono sovente sospinte ai limiti estremi e caricate di laceranti tensioni espressive, in ossequio a una vicenda ove, in poco più di un’ora e mezza, si succedono un’evasione, una scena di tortura, la notizia di un suicidio, un tentativo di violenza sessuale con l’uccisione dello stupratore mancato, una fucilazione e il suicidio della protagonista. L’estrema concentrazione di eventi obbligò Puccini a seguire una scansione temporale accelerata, e perciò a modificare la consolidata tecnica narrativa basata sul ricorrere di temi e reminiscenze che identificano figure e situazioni senza particolari gerarchie. Egli coordinò invece una fitta trama musicale, capace di realizzare un agile commento sonoro al frenetico succedersi dei fatti…
Ed è proprio in questa direzione che la concertazione di Fabrizio Maria Carminati si è instradata concedendo risalto ai temi che rappresentano azioni in continuo divenire; proprio questi temi entrano in gioco magari mutando da una terza minore ad una terza maggiore o ingigantendo la strumentazione per evidenziare un colpo di scena. Di pari passo è stata la resa dell’Orchestra Filarmonica Italiana che ha saputo rispondere con intelligenza al gesto del Maestro realizzando così quell’idilliaca intesa con il palcoscenico che non è mai stato soverchiato dalle imponenti sonorità orchestrali che talvolta sono richieste, ma con esso ha trovato un ottimo equilibrio dinamico e un’ottima sintonia  nel rapporto ritmico.

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L’impianto registico è un allestimento del Teatro Regio ideato da Alberto Fassini e ripreso da Joseph Franconi Lee, con le scene e i costumi di William Orlandi e le luci di Roberto Venturi; proprio Lee nelle sue note di regia spiega: “… Si parte da una chiesa, che è spazio più politico che religioso, dove Cavaradossi dipinge camminando sul quadro. Poi il Te Deum in una cupola in controluce, come se fosse una visione di forte potenza pittorica. Infine Tosca, che nell’arte racchiude il senso dell’amore e dell’onestà, ritratta come una piccola formica schiacciata dall’oppressione del potere, ma risoluta nel suicidio finale. La sua scelta estrema è scolpita in dieci magici secondi fermi in tableau. Ho riveduto l’originale di Fassini, lasciando intatta l’idea centrale: bianco e nero dominano la scena, che può apparire come un film noir francese degli anni Cinquanta. Ma il cuore di Tosca, morso da Scarpia, si squarcia in una ferita di dolore e uno scialle rosso, come una lunga scia di sangue, scorre sulla sua angoscia, tetra e senza conforto”.
Un connubio di colori e di emozioni hanno attraversato tutta la rappresentazione; se i movimenti sono piuttosto contenuti, la loro coordinazione è molto efficace e le rocambolesche capriole di Angelotti al suo ingresso in Sant’Andrea della Valle ben si amalgamano con un chiassoso movimento di chierichetti nell’attesa del Te Deum cui fanno da contraltare la pacatezza delle movenze sceniche degli altri protagonisti sempre ben misurate nonostante l’incalzare della drammaturgia; una Tosca “tradizionale” senza dubbio che attraverso questo uso sapiente dei colori in tinte piuttosto scure, ma mai tetre, restituisce quel senso di passione, libidine, cattiveria, sofferenza e morte che albergano nel libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dal dramma omonimo di Victorien Sardou.

- La prémière del 27 aprile 2018
Nel ruolo eponimo il soprano Anna Pirozzi ha delineato una protagonista tutto fuoco e ardimento; il suo canto sempre ben proiettato e sonoro ha saputo tratteggiare con maestria l’aspetto più veemente dell’artista scenica con un fare battagliero e combattivo; le sue note sono sicure, ben tornite e dense di quel pathos focoso che ben contraddistingue l’eroina pucciniana.
Il Cavaradossi di Andrea Carè non ha brillato a causa di un’indisposizione che, ancorché non annunciata, già era stata avvertita durante le prove musicali tanto che alla generale di pochi giorni prima della prémière aveva eseguito il ruolo in forma scenica con il supporto di un collega al leggio; per questo motivo mi astengo da qualsiasi commento.
Se posso delineare l’interpretazione di Francesco Landolfi nel ruolo del perfido Barone Scarpia lo definirei di estrema classe ed eleganza; caratteristiche che a primo acchito non si attagliano forse bene al personaggio, ma che, andando più nel profondo del libretto e delle indicazioni didascaliche, trovano spesso una logica ed una loro precisa connotazione; lui è libidinoso, sadico, feroce, ma tutto si dipana tra l’irruenza e la meschinità che spesso veste una voce più subdola e meno veemente; ecco, il nostro artista grazie ad un ottimo dosaggio della propria voce ha saputo attraversare questo ponte che divide i due aspetti del personaggio, regalandoci un piacevole 'dipinto' psicologico e caratteriale del Barone.

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Ottimo sotto ogni punto di vista il basso Luciano Leoni nel ruolo di Angelotti; voce possente, rotonda e calda e sempre ben equilibrata nell’emissione.
Ilare al punto giusto senza scadere nella pacchianità il Sagrestano di Armando Gabba che nella propria terra ha potuto disegnare il personaggio a tutto tondo nelle sue più intime sfaccettature, con una precisa e sicura vocalità.
Corretto lo Spoletta di Luca Casalin cui hanno fatto contorno uno Sciarrone di lusso come Nicolò Ceriani, un professionale Roberto Scandura (Un carceriere) e e la brava Carla Cottini (Un pastorello).
Superbo il Coro preparato e diretto dal M° Martino Faggiani che nel Te deum ha fatto risuonare una vocalità piena e corroborante sulle note elegiache e sontuose che la buca rendeva per mezzo degli strumenti; di pregio anche il Coro delle Voci bianche della Corale Giuseppe Verdi di Parma preparate dal M° Beniamina Carretta.
Un pubblico piuttosto freddo e poco partecipe ha salutato questa prémière parmense con un cordiale generale consenso, tributando comunque un più sentito calore per il soprano Anna Pirozzi al termine dell’aria del secondo atto Vissi d’arte.

180429_Pr_04_Tosca_SaioaHernandez_phRobertoRicci- La seconda rappresentazione: matinée del 28 aprile 2018
Floria Tosca ha potuto beneficiare della voce del soprano Saioa Hernàndez che al mio primo ascolto ha molto affascinato per il timbro brunito e caldo unito ad un approccio al personaggio di grande gusto e sensualità; la sua visione del personaggio è più legata all’aspetto passionale e la sua vocalità risponde appieno a questa visione che mette in risalto una nutrita tavolozza di colori sempre ben gestiti in tutta la gamma del suo rigo musicale.
Di gran fascino il timbro del tenore Migran Agadzhanyan che nel ruolo di Cavaradossi ha saputo mettere in luce grandi potenzialità; la giovane età di ventiquattro anni lo penalizza forse, un po’ nella credibilità scenica ed anche interpretativa, ma la voce è bella e si spera possa trovare spazio in altro repertorio più consono alla sua vocalità attuale, senza bruciarsi la pelle nel fuoco del personaggio pucciniano ed in altri simili ruoli, lasciando che l’evoluzione e la maturità vocale gli consentano in futuro di affrontare il personaggio di Cavaradossi con altra “testa” e con maggiore presa di coscienza; tengo a precisare che al di là di questo mio personale commento, la musicalità, l’intonazione e la “polpa” ci sono; ma forse, ripeto, è ancora presto.
L’ultimo cambio di cast ha riguardato il baritono Angelo Veccia nei panni di Scarpia; troppa voce con poca capacità di dosaggio, troppa irruenza, troppa enfasi anche quando era richiesto un canto più elegante e subdolo; troppo di tutto anche di note che spesso erano crescenti e talvolta non proprio identiche a quanto scritto in partitura; vada che scenicamente ha trovato la giusta credibilità, ma anche se, come dicevano i latini, melius est abundare quam deficere...  nel canto spesso questo non va bene.

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Per il resto confermo le impressioni della sera precedente, anche se nella recita del pomeriggio un pubblico maggiormente partecipe ha espresso il suo contento in maniera più convinta e sentita.

Crediti fotografici: Roberto Ricci per il Teatro Regio di Parma
Nella miniatura in alto: il soprano Anna Pirozzi applauditissima
Tosca
Sotto: il tenore Andrea Carè (Cavaradossi) e il baritono Francesco Landolfi (Scarpia)
Al centro: ancora Anna Pirozzi con Andrea Carè
Nella sottostante: il soprano Saioa Hernàndez altra pregevole Tosca nel matinée successivo alla prémière
In fondo: il baritono Angelo Veccia (Scarpia), il soprano Saoia Hernàndez (Tosca) e il tenore Migran Agadzhanyan (Cavaradossi) nel matinée del 28 aprile






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GIULIO NERI il Basso dell'Opera
Editrice Rugginenti Milano 2020, pp. 300 Euro 21,90
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