Pubblicato il 23 Agosto 2023
Celebrati all'UniversitÓ di Ferrara i vent'anni della Associazione Musicale Bal'danza
Conversazioni musicali su tre libri servizio di Edoardo Farina

20230823_00a_VentennaleAssociazioneBaldanza_PaoloFabbriFERRARA - L'Associazione Bal'danza ritorna nel luogo dove ha iniziato il suo viaggio vent’anni fa esattamente nel 2003, ovvero l’Università di Ferrara; e continua attraverso una serie innumerevole di conferenze, educazione all’ascolto, appuntamenti culturali e concerti tutto l’anno confermandosi tra le associazioni locali più attive e intraprendenti in assoluto.
20230823_01_VentennaleAssociazioneBaldanza_LibroSuRossiniGiovedì 11 maggio 2023 presso la sede di Via Voltapaletto,11 nell’ambito del progetto "Orfeo son io… Conversazioni musicali”, abbiamo incontrato Paolo Fabbri alla presentazione il suo ultimo lavoro Come un baleno rapido. Arte e vita di Rossini (869 pagine edite dalla Libreria Musicale Italiana, Lucca 2022) grazie alla collaborazione del Dipartimento di Economia e Management e al Prof. Patrizio Bianchi (UNIFE, Cattedra Unesco, crescita, sviluppo e uguaglianza). Con Fabbri, professore emerito nell’università estense, insegnante di Storia della Musica Moderna e Contemporanea, ha conversato Alessandro Roccatagliati ordinario di Musicologia e Storia della musica sempre nell’ateneo ferrarese, attivo dal 1992 e Nicola Badolato, professore associato di Musicologia e Storia della musica presso il DAMS dell’Alma Mater - Università di Bologna, docente di Teoria e Drammaturgia musicale. 
In apertura del primo dei tre appuntamenti, il Presidente dell’Associazione Bal’danza Valeria Conte Borasio dopo i consueti ringraziamenti, ha voluto sottolineare innanzitutto l’importanza di coinvolgere dei soci illustri e onorari quali il Prof. Bianchi, lo stesso Fabbri tra i fondatori, rappresentanti una risorsa senza eguali oltre essere motivo di orgoglio, quindi riproporre le consuetudinarie conversazioni nell’ottica dell’ambito musicologico e didattico, come afferma lo stesso Badolato presente in tutti gli incontri primaverili in calendario.
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È uscito così un altro volume su Rossini, di cui non si è scritto probabilmente mai abbastanza, anche se innumerevoli sono le pubblicazioni riguardanti la vita e l’opera del genio pesarese, cimentandosi in questo compito di ricerca anche letterati di chiara fama, quali nell’Ottocento Stendhal e nel secolo successivo Riccardo Bacchelli che ha pubblicato addirittura un romanzo dall’omonimo titolo Gioacchino Rossini: «Il segreto della musica rossiniana sta nell’ingenuo calore dell’amor della vita, e dello svago stesso, e dell’istinto, e del bello; in un’ingenuità di abbandono che non può essere della consumata perfezione stilistica.»
Tra i più completi e documentati ricercatori della vita del Cigno di Pesaro, risulta ancora oggi essere il musicologo marchigiano Giuseppe Radiciotti, (Jesi 1858 - Tivoli 1931), attraverso la sua monumentale biografia in tre volumi redatta negli anni 1927/29.
Figlio di una discreta cantante (Anna Guidarini) e di un mediocre suonatore di corno (Giuseppe, detto Vivazza), l’infanzia di Gioachino Rossini (si badi bene, con una “c” sola, ma al battesimo di nome anche Giovacchino Antonio) fu segnata da un talento precocissimo. A quattordici anni compose la sua prima opera, Demetrio e Polibio e a trentasette - dopo il Guglielmo Tell - smise di scrivere per il teatro lirico, ritirandosi a vita privata. Pigro, umorale, ipocondriaco, collerico ma anche gioviale, facile ad attacchi di ridarella, innamorato del buon cibo e delle belle donne, a quarant’anni era già vecchio e acciaccato: «Patisco assai, mi creda, patisco assai» diceva al suo medico, e a chi gli chiedeva di scrivere nuove opere rispondeva: «La musica vuol dire freschezza d’idee: io non ho che languore e idrofobia.»   «Nonostante ciò tra i compositori d’opera italiana, per primo ha dato nome a un’epoca - ha detto Fabbri -  la sua personalità musicale s’impose in maniera così vigorosa e perentoria da farne quasi una tirannica pietra di paragone con cui misurarsi. La sua fortuna senza confini - geografici, o di classe sociale che fossero - ne fece l’emblema della musica di successo da opporre - o quanto meno affiancare - a quella reputata più colta e sperimentale. Rossini percorse buona parte del secolo XIX°. Iniziata nell’Antico Regime, la sua vita attraversò gli sconvolgimenti dell’età napoleonica, la Restaurazione e le rivoluzioni del 1848, approdando infine alla prima Modernità. Il successo gli fece salire rapidamente i gradini della scala sociale: da una famiglia di artigiani modestissimi e precari a idolo di aristocratici, grandi borghesi, perfino regnanti: da musicista squattrinato, a ricco possidente e finanziere. Oltre che l’uomo, questo libro affronta l’artista e le sue opere, che riflettono gusti e tendenze culturali delle epoche e degli ambienti in cui egli fu attivo: l’eredità dei Classici e le novità Romantiche, l’estetica del Bello Ideale e la tensione verso il Sublime, la Storia in scena e i suoi protagonisti. Per ricostruire tutto ciò, il volume mette a disposizione del lettore le indispensabili coordinate storiche, una ricca documentazione d’epoca e frequenti guide drammaturgico-musicali delle opere più significative della sua produzione. Particolare attenzione è dedicata alla formazione di Rossini compositore e ai suoi predecessori: in altre parole, a ciò che furono le sue radici, il terreno su cui formò il proprio stile. Circoscriverlo e definirlo è ciò che si prefiggono le pagine centrali di questo lavoro.»

20230823_00b_VentennaleAssociazioneBaldanza_DarioFavretti20230823_03_VentennaleAssociazioneBaldanza_LibroMusicaEPoesiaNella seconda Conversazione Musicale, avvenuta il 25 maggio 2023 nella medesima sede universitaria alla presenza di Valentina Mini, cattedra UNESCO e professore a contratto di statistica avanzata e statistica per l’economia e l’impresa all’università di Ferrara, Dario Favretti, (tra le innumerevoli attività musicali, direttore artistico del Teatro Comunale di Ferrara e di Ferrara Musica sino al 2019) -  nel ruolo di moderatore -  Giuseppina La Face (già professore ordinario di Musicologia e Storia della Musica nell’Università di Bologna ove ha diretto il Dipartimento di Musica e Spettacolo, poi Dipartimento delle Arti), è stato  presentato il libro Musica e poesia son due sorelle – Percorsi d’ascolto per la scuola per i tipi della FrancoAngeli in 466 pagine, raccolta di saggi scritti con l’intenzione di focalizzarsi sulla trasposizione didattica del sapere musicale attraverso strategie d’ascolto mirate, con riferimento costante al contesto storico-culturale.
I ventidue percorsi didattici qui offerti, tutti incentrati su brani musicali muniti di testo poetico, si devono a musicologi attivi nell'università e istituti pareggiati, rivolgendosi tanto ai docenti quanto ai semplici appassionati affrontando composizioni esteticamente e culturalmente assai diverse: dal madrigale trecentesco Appress'un fiume chiaro di Giovanni da Cascia al contemporaneo Quaderno di strada di Salvatore Sciarrino; dalla cinquecentesca Missa Hercules Dux Ferrariae di Josquin des Prez ai Canti di prigionia di Luigi Dallapiccola; dal Giulio Cesare in Egitto di George Frideric Händel al Trovatore di Giuseppe Verdi e alle Chansons madécasses di Maurice Ravel; dal jazz (Fables of Faubus di Charles Mingus) a una canzone di Fabrizio De André (Non al denaro non all’amore né al cielo).
Delineato l'argomento, dichiarati gli obiettivi, ogni percorso si dipana in varie proposte di attività per gli studenti, in ipotesi di sviluppo che approfondiscano le conoscenze acquisite, in alcune linee guida per la verifica degli obiettivi. Al di là della presentazione del volume, il dibattito si è incentrato sui numerosi problemi relativi all’insegnamento della musica nelle scuole nei confronti dei ragazzi appartenenti alle nuove generazioni, creando un interessante confronto di opinioni tra La Face e Favretti; spesso assai lontani dalla tradizione puramente classica, si è cercato di focalizzare il disinteresse ma anche il tentativo a volte ben riuscito di rendere noti capolavori senza tempo sempre meno noti alla maggioranza, nonostante i numerosi coinvolgimenti da parte delle istituzioni artistiche del territorio. 

20230823_00c_VentennaleAssociazioneBaldanza_AlbertoDelamaTerza e ultima Conversazione svoltasi il 31 maggio, abbiamo incontrato Alberto Delama e Marco Uvietta riguardo l’esposizione del testo Il suono conquistato e organizzato. La musica secondo Luciano Chailly, 323 pagine stampate nuovamente dalla Libreria Musicale Italiana, Lucca, 2022.
Autore di lavori teatrali, sinfonici e cameristici, Luciano Chailly (Ferrara 1920 - Milano 2002) si è diplomato in violino nella sua città natale nel 1941, in composizione a Milano nel 1945 e laureato in Lettere presso l'Università di Bologna nel 1943. Dal 1951 al 1967 è stato impegnato presso la RAI, in qualità di consulente e programmista, mentre in seguito ha svolto attività di direttore artistico presso vari enti lirici italiani, tra cui il Teatro alla Scala di Milano (dal 1968 al 1971), l'Arena di Verona (dal 1975 al 1976), il Teatro Carlo Felice di Genova dal 1983 al 1985; nel 1987 è stato eletto presidente della Feniarco, (Federazione Nazionale Italiana delle Associazioni Regionali Corali) ha inoltre svolto attività di critico musicale e di docente di composizione presso diversi conservatori italiani (Milano, Perugia, Cremona).
Nel 1954 ha iniziato un importante sodalizio con lo scrittore Dino Buzzati, il quale ha scritto per Chailly quattro libretti d'opera  avendo spesso curato diversi  allestimenti scenografici. Padre del celebre direttore d’orchestra Riccardo Chailly, ne riportiamo un suo breve intervento tratto dal capitolo Conoscere e dirigere la musica di Luciano Chailly: «Desidero esprimere una parola di apprezzamento per la qualità di questo libro e la profondità dell’analisi storica e musicale con cui nei diversi saggi, uno per ogni aspetto o genere, si affronta la musica di mio padre. È per me una soddisfazione che questo progetto editoriale abbia trovato la luce e sia stato realizzato in questa forma dalla Libreria Musicale Italiana. Il mio ringraziamento va prima di tutto ai curatori e agli autori per il loro lavoro. Proprio per questo vorrei dare il mio contributo di conoscenza senza indulgere troppo alla dimensione filiale e affettiva, profonda ma privata, fornendo invece una serie di informazioni che forse possono essere utili a chi si interessa alla sua musica e più in generale al Novecento musicale italiano. Dunque, per rispondere alla richiesta di un breve testo introduttivo, vorrei prima di tutto lasciar riaffiorare alla memoria qualche significativo momento musicale e familiare; e poi ricordare le emozioni che ho vissuto dirigendo la musica di mio padre: forse infatti non tutti sanno che ho affrontato dal podio molte sue composizioni, soprattutto negli anni Settanta e Ottanta.»
20230823_05_VentennaleAssociazioneBaldanza_LibroIlSuonoConquistato20230823_06_VentennaleAssociazioneBaldanza_MarcoUvietta«Questo libro - afferma Delama - raccoglie le relazioni del tele-convegno in dodici puntate (Trento, 13 ottobre – 18 dicembre 2020, online) "…il suono conquistato e organizzato" con l’aggiunta di due nuovi contributi. La poliedrica personalità artistica di Chailly è trattata non solo prendendo in considerazione le sue composizioni, ma anche contestualizzandone il senso nel più ampio panorama del suo tempo e nel suo intenso impegno per la diffusione della cultura musicale. Suddiviso in tre sezioni principali, Drammaturgia e vocalità, Prospettive e contesti, Generi opere stili, il volume si conclude con una bibliografia ragionata del compositore ferrarese.  Ne deriva il profilo articolato e accattivante di una figura di spicco del secondo Novecento, il cui approfondimento al di là del dovuto omaggio al compositore contribuisce significativamente alla conoscenza di un periodo storico cruciale nella storia della composizione musicale.»
Lo stesso Delama, violoncellista e dottore magistrale in Musicologia, dopo averne illustrato ampiamente il lavoro svolto, è giunto al termine eseguendo direttamente un brano del compositore al violoncello.
La conclusione della giornata è stata affidata alle ultime dotte spiegazioni da parte di Uvietta, anch’egli musicologo e docente al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento ove attraverso il supporto di Nicola Badolato e diverse domande da parte del numeroso pubblico presente in sala, al termine ne è stato indicato il contenuto del CD allegato in retro di copertina, contenente quattordici tracce, tra cui varie improvvisazioni per organo, violoncello solo e sonate con pianoforte, chitarra, perlopiù prime incisioni inedite spaziando dal 1963 alla fine dell’ultimo decennio del secolo scorso.
«Ciò che stimolava la mia natura ed eccitava la mia fantasia era lo ‘strumento’, il suono prodotto dall’intelligenza, il suono conquistato e organizzato» è una delle più celebri frasi di Luciano Chailly.

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Crediti fotografici: Boris Cossutta
Nella prima miniatura: il prof. Paolo Fabbri
Sotto, da sinistra: Patrizio Bianchi, Nicola Badolato, Alessandro Roccatagliati, Paolo Fabbri
Nella seconda miniatura: il M° Dario Favretti
Nella terza miniatura: il M° Alberto Delama
Sotto: Marco Uvietta
In fondo, da sinistra: Valentina Mini, Valeria Conte Borasio, Nicola Badolato, Dario Favretti, Giuseppina La Face





Pubblicato il 16 Maggio 2023
Presentato da Anna Quarzi, Massimo Masotti e Riccardo Modestino a Palazzo Roverella
Stupendo libro fotografico di Magri servizio di Edoardo Farina

20230516_Libri_00_CarloMagriFerraraLInfinitoIstanteCarlo Magri
Ferrara. L'infinito istante. Tempo e memoria nelle immagini
Case editrice La Carmelina
Ferrara, l'infinito istante. Tempo e memoria nelle immagini, scritto da Carlo Magri per i tipi della casa editrice La Carmelina non vuole porsi come un ennesimo libro sulla storia di Ferrara, pubblicati ormai a decine ove tra i più noti ricordiamo Saluti da Ferrara e Il volto di Ferrara nella cerchia antica, editi tra gli anni '60 e '80 del secolo scorso, dove le rarissime cartoline d'epoca quasi tutte in bianco e nero, ci riportavano con un pizzico di nostalgia e curiosità in quella città dove spesso a stento riuscivamo a riconoscerne gli angoli delle strade, palazzi e case oggi sostituite con nuove costruzioni. Alla base di questi volumi spesso considerati oramai desueti, c'era la cartolina illustrata, che oggi appartiene al passato. Si mandava quando si era in vacanza ad amici e parenti per ottenere due risultati: dirgli che in una condizione di riposo e divertimento erano comunque nei nostri pensieri e a nostra volta per farsi ricordare da loro. Il solo fatto di essersi appuntati l'indirizzo del destinatario era già considerato un gesto di grande attenzione. La scelta dell'immagine avveniva scorrendo lentamente rastrelliere poste fuori dalle tabaccherie, soppesandole una ad una, cercando di evitare quelle troppo stereotipate nel tentativo, non sempre riuscito, di far passare un briciolo di personalità anche in una piccola foto. Poi c'era il testo. Lo spazio ristretto richiedeva una sintesi salvifica: eri autorizzato a scrivere poco, anche la classica frase "saluti e baci" senza essere considerato pigro. Ma potevi pure sforzarti di più e sfidare le dimensioni ridotte del retro per stipare un pensiero più articolato, magari chiosato da una corolla di firme di amici con i quali eri in ferie.

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Perché una firma su una cartolina non si negava mai. Ma l'aspetto più intrigante della cartolina era il suo essere "pubblica". Rivolta al destinatario era potenzialmente letta da tutti, dal portalettere ai familiari dell'amico. E questo finiva sempre per condizionare l'estensore del testo. Dovevi almeno sforzarti di scrivere in modo leggibile. Il francobollo. Era vera gratitudine quella che nutrivi verso il tabaccaio che non ti rifilava il triste francobollo basico con l'Italia turrita, ma ti forniva un piccolo gioiello filatelico con un monumento celebre o un'opera d'arte. Tutto era funzionale a confezionare una cartolina che si distinguesse dalle altre. La cartolina, infine, conteneva un ultimo, sotterraneo, messaggio: comportava un piccolo investimento. Il costo dell'oggetto (che cambiava in base alla qualità del manufatto) e l'affrancatura. Non ti eri ricordato solo della vecchia zia o dell'amico. Avevi speso qualche soldo per rappresentargli il tuo affetto. Il cellulare prima e internet dopo hanno rottamato la cartolina. Ma, come spesso accade, a volte ritornano. Se quest'estate volete mandare un saluto più forte a un parente o a un amico, speditegli una cartolina. Nel brusio di sottofondo di centinaia di sms, post, chat lo avrete fatto sentire speciale e avrete conquistato una posizione d'onore nella sua anima.
Questa era la cartolina... ma il volume in questione non trae immagini propriamente da cartoline illustrate, anche se ne è stata doverosa una presentazione, bensì da una realtà molto meno paesaggistica, ovvero quella ricavata dalle foto della città estense durante e post l'ultimo conflitto bellico che ha visto distrutto come ben sappiamo centinaia di edifici, sia monumentali che civili abitazioni.
Presentato il 15 dicembre 2022 presso il Circolo Negozianti a palazzo Roverella, con le prefazioni della Prof.ssa Anna Quarzi, del Dr. Massimo Masotti e del Dr. Riccardo Modestino, presidente dell'Associazione De Humanitate Sanctae Annae OdV che ne ha dato il patrocinio con l'Istituto di Storia Contemporanea e riproposto  nuovamente il 25 febbraio scorso presso la sede dell'Orchestra a plettro "Gino Neri" -  nell'ambito delle iniziative legate alle attività della biblioteca recentemente istituita -  a  cura degli stessi autori presenti in sala attraverso il supporto di Massimo Grasso e Ester Brina nel compito di moderatrice, si pone come un libro di nuovissima e originale concezione in cui la fotografia dell'autore coglie le forme dello spazio urbano di Ferrara tra palazzi e piazze così com'erano oltre cinquant'anni fa e come sono oggi. Le sequenze consentono di cogliere nell'istante un'immagine unitaria, la memoria di ieri e di oggi estese anche a numerosi paesi della provincia. Volti nel tempo di Ferrara in un'opera articolata in due sezioni a sé stanti, Carlo Magri, storico e amatore dell'arte cinematografica, avvia una originale scelta di vedute della città sublime, mirabili spiragli di senso sul bordo della vita. Confessando subito di aver iniziato ad amare le arti figurative - tra cui quella fotografica - da quando per la prima volta vide "nella pietra qualcosa di simile alle parole" e riconobbe la possibilità a un'immagine di "celarsi nel marmo e riscaldarlo come fosse carne".

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Fu allora che s'innamorò della fotografia, per via della forza visiva che alcune immagini proiettano oltre sé stesse e il proprio tempo. "Avessi mai pensato, nella mia mente astratta che la bellezza si poteva calare in una pietra, o fissarsi in un velo di colore; avessi potuto credere che si era costituito un mondo parallelo popolato di simulacri più vivi e animati degli uomini. Per me la bellezza stava soltanto nella parola".

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L'opera, senza nulla togliere all'omonima della regista Sonia Giardina autrice del documentario dedicato a Giuseppe Leone in omaggio al grande fotografo ragusano, alla sua arte e alla sua capacità di restituire, con scatti iconici i mille volti della Sicilia e delle sue genti così come il saggio del fotografo Geoff Dier, dal medesimo titolo, o Sergio Zavoli il cui argomento è invece la poesia, ne trae un racconto intenso ma anche distaccato. Le immagini, ricostruite con perizia millimetrica, come fossero dei capitoli concettuali, scandiscono quasi con ritmo musicale la concezione della fotografia, intesa come arte che non deve cercare necessariamente il bello ove il motore vero della stessa risiede infatti nel desiderio di vedere e di capire. I fotografi hanno sempre preso dalla realtà ciò di cui avevano bisogno, ma devono anche restituire qualche cosa che il visivo in quanto tale non ha, essendo un difficile dare-avere, ma senza questo scambio di doni -  sembra dire Carlo Magri - non si andrebbe da nessuna parte. Grazie alla tecnica adottata per riscostruire edifici, luoghi eccetera, noi possiamo tornare a guardare quei capolavori con gli occhi del passato, alla luce di quella del presente. Egli conduce il suo studio con l'acume critico, la spigliatezza discorsiva e la straordinaria apertura concettuale che lo caratterizzano, con sicurezza e dovizia di conoscenze, creando nel lettore l'ansia di conoscere ciò che viene dopo, divertendo, incuriosendo, senza mai stancare. E se, da una parte, sembra ricordare ai lettori che solcano "in piccioletta barca" un vasto mare di conoscenze, dall'altra offre loro la possibilità di seguirlo tranquillamente nel suo "filosofare" pacato, ma denso di passione, nelle sue idee sull'arte fotografica, prima fra tutte quella secondo cui essa "possa consentire ciò che la morte non vuole". Il lettore si convince che l'immagine è dotata di parola, deve essere vista e toccata, partecipa composto al convito dello stupore, del piacere, delle emozioni, degli aneddoti, condivide con fervore la forte e inequivocabile denuncia contro la confusione che regna nel presente. Riecheggia, nella ricerca di Magri, l'affermazione dello scrittore, drammaturgo e pittore svizzero Friedrich Dürrenmatt quando scriveva: "Gli uomini dicono solo con approssimazione la verità, come se nella verità non fossero importanti soprattutto i particolari" Forse perché gli uomini stessi sono soltanto un'approssimazione".
Così Magri coinvolge il lettore dando vita a un mondo tenuto in ibernazione, fatto osservare da lontano, ora oggetto d'indifferenza, ora circonfuso di timore sacro, dalle mille sfaccettature, a volte contraddittorie; stimola a riflettere sull'opera d'arte, a oltrepassare il "velame" dell'apparenza, a non far correre la parola più veloce del pensiero, perché, altrimenti, si rimarrebbe offuscati, disorientati, come quando, dopo essere stati a lungo al buio, si è investiti da una meridiana luce.

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"Non andate a cercare l'anima nelle velate, prevedibili, notturne apparizioni della pittura simbolista; non siate contenti delle sue spoglie, delle sue esterne facce. L'anima non ha volto e non è neppure indicibile: essa si rivela quando comunica un'emozione, quando convoca la sua compagnia che è in noi. Tutte le forme più alte dell'arte hanno cercato di riconoscere in un viso, in un moto del corpo, in uno sguardo levato al cielo, la sua chiara impronta e soltanto in questo sforzo di trasumanazione hanno raggiunto il loro fine". L'impegno risiede infatti nel mettere al centro il soggetto e ricostruirvi attorno la figurazione architettonica. Con l'autore essa diviene pensiero, si anima, tira fuori un che di poetico e, come riteneva Godard, esprime il suo messaggio, essendo una conversazione quella che si instaura tra noi e l'immagine. "Le opere d'arte - tra cui quelle fotografiche - aprono lunghissimi e mai conclusi dialoghi del protagonista con la sua forma conquistata, ma anche di un testimone, di un sopravvissuto che, attraverso l'artista, attribuisce i suoi sentimenti, le sue passioni, i suoi ricordi e la memoria viva di ciò che è stato, del proprio mito, a un simulacro di pietra o di legno che continua a parlare". In conclusione egli ne intende ciò come immagine-percezione, immagine-affezione, immagine-pulsione, immagine-azione, alla stessa maniera ove il filosofo francese Gilles Deleuze, scrive nell'immagine-tempo: "E' quella che muove sé stessa in sé stessa. In questo senso non è dunque né figurativa, né astratta, come fossero immagini cinematografiche". Si dirà che questo vale per tutte le raffigurazioni artistiche; ma in questi racconti di vita, passata e presente, Magri racconta, attraverso ciò che ci propone, lo stupore e la meraviglia, così come l'angoscia e la paura, ma anche la felicità rivissuta attraverso la memoria e il tempo delle diverse età di vita di ciascuno di noi. Un sentire che diviene cioè conoscenza profonda del mondo, un inno alla gioia nelle segrete stanze della nostra esistenze.
Il volume, stampato in copie numerate e firmate dall'autore di formato rettangolare con circa novanta foto a colori e altrettante pagine con brevi testi che le accompagnano, offre diverse vedute della città ricostruite a computer in maniera assolutamente originale, ove dalla prima in bianco e nero scattata dopo i tragici bombardamenti, ma anche tanti fotogrammi del cinema ferrarese inseriti nei luoghi in cui essi vennero ambientati, (tra i più noti La lunga notte del '43  del 1960 diretto da Florestano Vancini, soggetto liberamente tratto da uno dei racconti dalle Cinque storie ferraresi, libro con il quale Giorgio Bassani vinse il Premio Strega nel 1956, Il giardino dei Finzi Contini, film drammatico del 1970 per la regia di  Vittorio De Sica tratto dall'omonimo romanzo ancora di Bassani, poi Ossessione del 1943,  opera di Luchino Visconti ispirata a Il postino suona sempre due volte di James M. Cain), viene accostata e sovrapposta la parte mancante a colori in quella dei giorni nostri ad avvenuta ricostruzione. Il risultato è un suggestivo effetto se vogliamo anche di stupore e incredulità non trattandosi delle solite foto della città ma utilizzando un procedimento detto di fusione di cartelle tipico di particolari procedure scientifiche. Come tale, ogni pagina obbliga il lettore a fermarsi e a guardarla con attenzione per i tempi che essa racconta tramite i diversi momenti della ripresa, incastrati nella stessa. E così possiamo rivedere determinate vie del centro storico, il castello Estense, il ponte di San Giorgio, allora rasi al suolo, mentre manca purtroppo qualche foto del Teatro Comunale oggi a nome di Claudio Abbado, a suo tempo gravemente danneggiato e riaperto solo nel 1964 dopo ventennale chiusura e il sapiente restauro per opera dell'ingegnere ferrarese Carlo Savonuzzi a cui oggi ne è intitolato un viale sito nella limitrofa frazione di Pontelagoscuro.
"Una fotografia contiene in sé un solo tempo, il tempo della ripresa, dello scatto. Subito dopo l'istante della foto, il tempo è già passato. Sono andato quindi alla ricerca di un tempo trascorso della città di Ferrara, dalla guerra al cinema, creando nuove immagini in grado di dialogare con il presente.

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Guardando e scavando in profondità ogni foto, scopriamo altre realtà come stratificazione del tempo. Bisogna solo riuscire a farlo e guardare con altri occhi dietro la nebbia, oltre i muri, dentro il buio della notte, oltre il tempo. Una fotografia contiene in sé un solo tempo, il tempo della ripresa, dello scatto. Subito dopo l'istante della foto, il tempo è già passato. Sono andato quindi alla ricerca di un tempo trascorso della città di Ferrara, dalla guerra al cinema, creando nuove immagini in grado di dialogare con il presente. Nelle foto ho cercato di recuperare al presente nel tempo passato, a volte tragico, a volte meno come nelle ricostruzioni filmiche. Nell'arco temporale che sottende le fotografie fuse insieme, ho cercato la quarta dimensione, cioè il tempo che le divide ma che anche le collega. Le immagini sono stare scelte privilegiando soprattutto luoghi esterni perché più facilmente visibili e riconoscibili da tutti, mantenendo uno sviluppo visivo orizzontale, perché la nostra visione naturale si sviluppa in orizzontale.
Spero, proponendo queste nuove immagini come elaborazioni di più fotografie, che esse siano intese come 'immagini efficaci' capaci di andare oltre lo sguardo superficiale, siano cioè in grado di comunicare un fatto, un'emozione e che abbiano la forza di arrivare al cuore di chi le guarda" -  afferma infine Magri.

«... L'anima vagabonda illumina questo mondo.
Non c'è bellezza senza verità e rivelazione.
Essa brilla e non si lascia toccare ...»
(Rogier Nemier, Amour et noant, 1951)

Fotografie del servizio gentilmente concesse dall'autore
Nella miniatura in alto: Carlo Magri, l'autore del libro
Al centro: la copertina del volume
Sotto in sequenza: le suggestive immagini create da Magri





Pubblicato il 20 Giugno 2020
L'Editrice Rugginenti pubblica una biografia del basso di cui poco s'Ŕ occupata la critica togata
Giulio Neri il dimenticato indimenticabile recensione di Paolo Padoan

200618_Libri_00_GiulioNeriIlBassoDellOperaGiovanni Marchisio
GIULIO NERI il Basso dell'Opera
Editrice Rugginenti Milano 2020, pp. 300 Euro 21,90
Gli amanti del melodramma, ma ancor più i critici, gli storici, i cultori dovrebbero sentire il dovere morale di ricordare coloro, fra cantanti o direttori d’orchestra, che hanno dato loro momenti di gaudio, di soddisfazione, di piacere. L’arte della musica dà tutto questo e altro ancora. In genere, dei vari interpreti, dei tanti protagonisti d’uno spettacolo operistico, si conosce l’essenziale, quello che eventualmente il programma di sala è solito riportare.
Ma vi sono, però, fra gli ascoltatori e fra quelli che l’opera la vivono intensamente, anche coloro che sanno tutto di loro, anche attraverso ricerche, indagini personali. Sono ancora diversi in Italia (ma non come tempo addietro) i superstiti circoli di melomani ove ogni socio conosce vita, morte e miracoli e forse anche di più, ad esempio di un tenore o di un soprano. Questi sono un bagaglio ricchissimo di notizie, ma purtroppo, spesso, il tutto resta nel cassetto del dimenticatoio.
Fortunatamente questa rara categoria di veri e propri cultori, mai osannati abbastanza, capaci di affrontare lunghe ma appassionate ricerche o consultazioni meticolose di programmi teatrali su spettacoli avutisi in epoche lontane e persino in teatri di provincia, questi veri benemeriti ricercatori vi sono ancora. Pochi, ma preziosi. Non sono degli incalliti laudatores temporis acti di oraziana memoria perché sanno cogliere le innovazioni del presente (sopportando magari con rassegnazione le discutibili novità registiche) e sanno adeguarsi al progresso e allo stile esigenze attuali. Sono dei benemeriti e costanti pungolatori che invitano a non dimenticare e quindi a rendere omaggio a tanti artisti oggi ingiustamente dimenticati.
Fra questi, spicca il nome di Giovanni Marchisio, lombardo, classe 1972, già autore di due importanti biografie dedicate al celebre Carlo Tagliabue, scritte con passione ed autorevolezza e che riportano con chiarezza e con ricchezza di dettagli la vita e l’arte di questo baritono definito da molti “voce verdiana per eccellenza”.  Sulla scia del successo ottenuto, Marchisio ha oggi dato alle stampe, con i tipi dell’Editrice Rugginenti di Milano (Gruppo editoriale Volontè  e Co), un’altra biografia, anche questa dettata dallo stesso spirito del cultore e dello stimolatore. E’ dedicata a Giulio Neri che, giustamente definisce “l’ultimo autentico basso profondo del teatro lirico italiano”. Un lavoro di particolare interesse, prezioso per i tanti dettagli, le precise informazioni e lo scorrere piacevole del testo.
Il tutto in 23 capitoletti, seguendo un ordine cronologico dei tanti eventi e con ricche informazioni anche sul luogo di origine, sulla giovinezza e sugli studi iniziali del celebre basso di Torrita di Siena.
Aprono il volume una Prefazione di Bruno Baudissone, il saluto del Sindaco di Torrita e una Introduzione dello stesso autore che rivela il suo casuale primo approccio con la voce del Neri avvenuto attraverso l’ascolto di una musicassetta negli anni Ottanta. Un ascolto che l’ha letteralmente folgorato. Chi conosce bene le tante registrazioni discografiche che testimoniano la rara, profonda, possente e unica voce del basso toscano può dargli senz’altro ragione.
Il libro è tutto da leggere. Ogni capitolo, scritto con chiarezza e semplicità, racconta gli sviluppi e l’intensità della carriera del basso che grazie ai suoi splendidi mezzi vocali e alla sua spiccata professionalità, ben presto si segnalò nei più importanti teatri italiani e stranieri, con particolare preferenza per l’Opera di Roma,  da cui il sottotitolo che Marchisio ha voluto dare al suo lavoro.
L’autore fa anche notare come certa critica, che in genere viene definita ironicamente “togata”, non abbia preso in seria considerazione questo artista, tra l’altro uomo di grande umanità e socievolezza, buono e adorabile (come asserito da diversi colleghi di scena), “tanto bravo e tanto buono” (come lo definì Tullio Serafin). Eppure, afferma e conferma, si tratta dell’ultimo vero basso profondo del nostro teatro lirico. In effetti non viene citato nel volume “Le grandi voci” e neppure è presente nella bella raccolta “Voci a confronto” e “Le interpretazioni indimenticabili” della Fratelli Fabbri e né, ad esempio, nel Dizionario illustrato “Opera” della Mondadori, nella Nuova Enciclopedia della Musica Garzanti, nell’Enciclopedia della Musica De Agostini ed in altri repertori.
Il volume di Marchisio fa giustizia di queste gravi dimenticanze, e il materiale che produce a josa testimonia senza discussione alcuna il valore di questo artista completo, sia vocalmente che scenicamente, purtroppo scomparso troppo presto. Le tante recensioni riportate smentiscono ogni dubbio sulle rare e splendide qualità della voce e sulla professionalità di grande spessore umano.
Arricchisce il volume una cospicua Appendice. Otre alle varie iniziative promosse a Torrita di Siena per ricordare il proprio illustre concittadino, seguono una dettagliata Cronologia, la Discografia e la Filmografia, l’elenco del notevole repertorio, la bibliografia e l’Indice dei nomi. Ricco pure il corredo fotografico presente sia nel testo e sia nell’elencazione del repertorio ove l’Autore ha cercato di inserire fotografie collegate al ruolo illustrato. Quanto mai preziose sono le precisazioni nella discografia ove viene indicata la attuale reperibilità dei cimeli operistici ufficiali e “live”.
Condividiamo con il Sindaco la speranza, o meglio ancora, la certezza, che il bel libro di Giovanni Marchisio riuscirà a dare il giusto merito a quello che senza dubbio è stato uno degli interpreti migliori della lirica nazionale. Una cosa è certa: resteranno nella storia del disco e dell’interpretazione il suo Mefistofele, il suo Grande Inquisitore, il suo Mosè, il suo Baldassarre, il suo Padre Guardiano, ma anche, perché no, il suo Sparafucile, il suo Don Basilio, il suo Ramfis e le sue prestazioni wagneriane.






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Parliamone
Tosca nella Basilica
intervento di Athos Tromboni FREE

20240531_Cento_00_Tosca_RosannaLoGrecoCENTO (FE) - Poteva essere una rappresentazione suggestiva al pari di "Nelle ore e nei luoghi di Tosca" (la famosa diretta dell'opera di Giacomo Puccini realizzata a Roma nel 1992 da Patroni Griffi e Andermann) questa Tosca itinerante ideata dal management del Teatro Borgatti di Cento e sostenuta da sponsor locali che si sono dimostrati entusiasti dell'iniziativa. Dunque, i luoghi: il primo atto avrebbe dovuto svolgersi nella Basilica di San Biagio, la chiesa principale di Cento, ricca di opere d'arte, barocca ma con preziose reminiscenze rinascimentali; il secondo atto sarebbe stato all'aperto presso il Monumento ai Caduti realizzato nel 1931 dall'architetto Gian Francesco Costa e luogo quanto mai suggestivo per quella struttura a tre archi e quattro colonne doriche che richiamano la pulizia e l'aura neoclassica dell'estetica imperiale italiana; il terzo atto sarebbe stato collocato
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Eventi
Piacenza ecco il cartellone
redatto da Athos Tromboni FREE

20240619_Pc_00_TeatroMunicipale-Stagione2024-2025_LucaSalsiPIACENZA - La Stagione 2024/2025 del Teatro Municipale di Piacenza propone, da dicembre 2024 a giugno 2025, cinque titoli d’opera, sei concerti, cinque balletti, in attesa di presentare un significativo progetto verdiano programmato per l’autunno 2025. In memoria di Giuseppe Verdi sarà il Recital che vedrà protagonista il baritono Luca Salsi, il
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Opera dal Nord-Est
Il dittico delle Porte
servizio di Rossana Poletti FREE

20240616_Ts_00_LaPortaDivisoria-IlCastelloDiBarbablu_MarcoAngiusTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Si conclude con un dittico la stagione lirica del Teatro Verdi: in scena La Porta divisoria di Fiorenzo Carpi e Il Castello del Duca Barbablù di Béla Bartók. Di La Porta divisoria le notizie sono legate ai documenti conservati nell’Archivio del Piccolo Teatro di Milano, perché all’opera è legata la figura del triestino Giorgio
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Classica
Simone Nicoletta clarinettista per Muti
servizio Attilia Tartagni FREE

20240611_Ra_00_OrchestraCherubini-RiccardoMuti_SimoneNicolettaRAVENNA - Come sempre prima dei concerti diretti dal M° Riccardo Muti l’atmosfera è di spasmodica attesa, mentre l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini è già tutta schierata sul palco a provare gli strumenti. L’incedere carismatico del direttore spezza quel tempo sospeso, scatenando l’applauso e l’abbraccio ideale del pubblico. Muti lo abbiamo
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Opera dal Nord-Est
Doppia inaugurazione in Arena
servizio di Angela Bosetto FREE

20240609_Vr_00_LaGrandeOperaItaliana_FrancescoIvanCiampaVERONA - Negli anni Novanta, il celebre spot di un altrettanto famoso gelato affermava che «Du gust is megl che one», quindi dato che l’estate è alle porte e ci sono ben due cose da festeggiare (il riconoscimento della pratica del canto lirico italiano come Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO e il centenario della scomparsa di Giacomo Puccini),
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Opera dall Estero
BÚatrice et BÚnÚdict secondo Michieletto
servizio di Ramˇn Jacques FREE

20240606_Lione_00_BeatriceEtBenedict_GiuliaScopelliti_phBertrandStoflethLIONE (Francia) - Il compositore Héctor Berlioz (1803-1869) è nato nella città di La Côte-Saint-André nella regione dell'Auvenia-Rodano, a circa 75 chilometri dalla città di Lione, quindi è praticamente da considerarsi un compositore di casa. Si tratta tuttavia di una coincidenza, poiché non esiste uno stretto rapporto tra le opere del compositore e
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Jazz Pop Rock Etno
Cartoline dal Sud degli ┴nema
servizio di Edoardo Farina FREE

20240601_Fe_00_Anema_MarcelloCorvino_phAntoninoEspositoFERRARA - La ricchissima programmazione invernale di Ferrara Musica nell’ambito dei concerti cameristici della domenica mattina attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti presso la sala del Ridotto del Teatro Comunale “Claudio Abbado” ha visto nello svolgimento della sola prima parte, dal 15 ottobre al 17 dicembre 2023 ben dodici
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Eventi
Ferrara Musica il nuovo cartellone
servizio di Athos Tromboni FREE

20240531_00_Fe_StagioneFerraraMusica_MishaMaiskyFERRARA - Il direttore artistico Enzo Restagno, il direttore organizzativo Dario Favretti, con il concerto conclusivo del giovanissimo pianista Marco Merola (Fryderyk Chopin, Ballata n.2 in Fa maggiore op.28), hanno presentato alla stampa e al numeroso pubblico invitato, la stagione 2024-2025 di Ferrara Musica che terrà i propri concerti nel Teatro
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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le Direzioni in Summertime
redatto da Athos Tromboni FREE

20240531_Comacchio_00_TutteLeDirezioniInSummertime_ElladeBandiniCOMACCHIO (FE) -   Prende il via nella cittadina lagunare la stagione estiva del Gruppo dei 10: nove concerti, tre suggestive location, alcune novità e grandi ritorni, dal sax di Lou Marini alla poesia di Corrado Govoni, passando per Mimmo Locasciulli, Frank Sinatra, Sugarpie and the Candymen e tanti altri. A partire da venerdì 7 giugno 2024.
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Prosa
Prosa ecco la Stagione
redatto da Athos Tromboni FREE

20240527_Fe_00_ProsaTeatroAbbado_SoniaBergamascoFERRARA - Partecipata conferenza stampa oggi per la presentazione della Stagione di Prosa 2024/2025 del Teatro Comunale "Claudio Abbado": erano presenti e sono intervenuti l’assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco GulinelliMichele Placido, presidente della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Moni Ovadia
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Opera dal Centro-Nord
L'Isola disabitata del Conservatorio Frescobaldi
servizio di Edoardo Farina FREE

20240524_Fe_00_LIsolaDisabitata_FranzJosephHaydnFERRARA - Dopo Ecce cor meum, spettacolare omaggio in versione orchestrale all’immortale musica dei Beatles, prosegue la ricca programmazione del Teatro Comunale “Claudio Abbado” di Ferrara nell’ambito della Stagione Opera/Balletto 2023-24 con in scena il penultimo appuntamento dei dodici previsti, L’isola disabitata di Franz Joseph Haydn
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Vocale
La Divina Giustizia canta il monito
sevizio di Athos Tromboni FREE

20240515_Ra_00_RavennaFestival_IlTrionfoDellaDivinaGiustizia_NicolaValentini_phZani-CasadioRAVENNA - Entrando nella Basilica di San Giovanni Evangelista si resta colpiti dalla sobrietà e insieme solennità delle architetture. La chiesa fu eretta dall’imperatrice Galla Placidia negli anni successivi al 424 dopo Cristo, per sciogliere un voto espresso durante una rovinosa burrasca in mare in cui era incappata al ritorno da Costantinopoli: se fosse
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Operetta and Musical
The Sound of Music a Houston
servizio di Ramˇn Jacques FREE

20240512_Houston_00_TheSoundOfMusic_IsabelLeonardHOUSTON ,Texas (USA) - Wortham Theater Center. Tradizionalmente pochissimi teatri d'opera americani sono stati interessati a programmare Musical come parte integrante delle loro stagioni. C'è una linea molto labile che divide questo genere, il Musical, e l'opera lirica, che nella sostanza sono simili in quanto entrambi richiedono cantanti
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Classica
Mozart, Schubert e Muti un trionfo
servizio di Athos Tromboni FREE

20240512_Ra_00_RavennaFestival_RiccardoMuti_phZaniCasadioRAVENNA - E così l'11 maggio dentro un Palazzo De Andrè stipato di pubblico all'inverosimile (3500 posti a sedere la capienza dichiarata) è iniziata la trentacinquesima edizione del Ravenna Festival, quest'anno sulle corde d'una frase biblica, E fu sera e fu mattina..., sottotitolo della manifestazione mutuato dal più celebre "leitmotiv" della
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Vocale
Die WalkŘre secondo Luisi
servizio di Ramˇn Jacques FREE

20240510_Dallas_00_DieWalkure_FabioLuisiDALLAS (Texas, USA) - Il 5 maggio 2024 Con Die Walküre WWV 86B è proseguito il ciclo dell' Anello del Nibelungo di Richard Wagner, che la Dallas Symphony Orchestra quest’anno sta portando avanti, ciclo che si interromperà e riprenderà nel mese di ottobre di questo stesso anno. Wagner ha composto la musica per Die Walküre tra il 1854 e il 1856, secondo
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Personaggi
A Felicia Bongiovanni il Premio Callas
servizio di Silvia Iacono FREE

20240510_Pa_00_FeliciaBongiovanniPALERMO - L’attività artistica del soprano Felicia Bongiovanni prosegue dopo aver ricevuto il Callas Tribute Prize. Il 5 maggio 2024, presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, in occasione del primo concerto per il Gubileo rosaliano a Palermo, che celebra i quattrocento anni dal ritrovamento delle reliquie di Santa Rosalia, patrona amata
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Vocale
Das Rehingold ha aperto il Ring
servizio di Ramˇn Jacques FREE

20240509_Dallas_00_DasRheingold_AlbertoTriolaDALLAS (Texas, USA) - Fondata nel 1900, e con tante storie da raccontare, poiché da qui sono passati i migliori direttori d'orchestra, strumentisti e solisti, la Dallas Symphony Orchestra occupa senza dubbio un posto di rilievo tra le più prestigiose ed importanti orchestre americane. Ora ha intrapreso un programma ambizioso, impegnativo, ma di grande
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Approfondimenti
Sul set di Fanciulla...
servizio di Simone Tomei FREE

20240430_To_00_LaFanciullaDelWest_phDanieleRattiTORINO - Scrivo, con imperdonabile ritardo, della mia presenza al Teatro Regio di Torino per l’opera “americana” di Giacomo Puccini e ne chiedo scusa a coloro che mi hanno ospitato ed ai lettori della rivista.
Quando si entra nel magico mondo di La fanciulla del west non si può non essere rapiti dalla meravigliosa
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Vocale
Insolito dittico per i texani
servizio di Ramˇn Jacques FREE

20240430_FortWorth_00_DieWalkure_RobertSpano_phKarenAlmondFORT-WORTH (Texas, USA) - Wagner & Sibelius a Fort Worth. La Fort-Worth Symphony, con stanza nella località di Fort Worth vicina alla città di Dallas(50 km), in Texas, ha offerto nell'ambito della sua attuale stagione un concerto seducente e di grande suggestione, che ha unito il romanticismo musicale di Jean Sibelius con quello di Richard
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Opera dal Centro-Nord
Pregi e difetti di una Turandot
servizio di Simone Tomei FREE

20240428_Li_00_Turandot_AnastasiaBoldyreva_phTrifilettiTeamBrizziLIVORNO - Torna dopo quindici anni di assenza al Teatro Goldoni di Livorno Turandot di Giacomo Puccini, l’ultimo capolavoro del compositore lucchese, in occasione del centenario della sua scomparsa (Bruxelles, 29 novembre 1924). Lo spettacolo, già visto e recensito dal direttore della rivista nelle edizioni 2021/2022/2023 del Festival Pucciniano a firma
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Opera dall Estero
La Traviata osÚ
servizio di Ramˇn Jacques FREE

20240428_LosAngeles_00_LaTraviata_RachelWillisSorensen_phCoryWeaverLOS ANGELES - Dorothy Chandler Pavilion (California USA). La terza opera della cosiddetta 'trilogia popolare' di Giuseppe Verdi (1813-1901) è La Traviata, la cui première avvenne il 6 marzo 1853 alla Fenice di Venezia, e che è senza dubbio considerata oggi il suo titolo più popolare, tra le altre cose, per la sua ricchezza melodica, inventiva e vocalità
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Opera dal Nord-Est
Ottima la Cenerentola
servizio di Rossana Poletti FREE

20240428_Ts_00_LaCenerentola_LauraVerrecchia_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Come ben racconta Francesco Bernasconi la nascita della Cenerentola di Gioachino Rossini fu avventurosa: “Il soggetto previsto era ‘Ninetta alla corte’, tratto da una commedia francese leggera e satirica, considerato immorale e assolutamente inadatto a essere rappresentato nella
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Opera dall Estero
Don Giovanni tradito dalla regia
servizio di Ramˇn Jacques FREE

20240425_Houston_00_DonGiovanni_LucaPisaroni_phLynnLaneHOUSTON (Texas, USA) - Wortham Theater Center. La stagione della Houston Grand Opera, iniziata pochi mesi fa, in un batter d'occhio volge al termine, e lo fa con il Don Giovanni di Mozart, titolo sempre interessante, impegnativo e accattivante. Forse quando l'opera venne rappresentata per la prima volta il 29 ottobre 1787 al Teatro Nazionale di Praga, nessuno
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Nuove Musiche
Beatles Day nel Teatro Abbado
servizio di Athos Tromboni FREE

20240425_Fe_00_EcceCorMeum-PaulMcCartney_MarcelloCorvino_phMarcoCaselloNirmalFERRARA - È stato un successo di pubblico e artistico che era prevedibile: così si è svolta e conclusa la serata (una prima nazionale) dedicata all'oratorio di Paul McCartney, Ecce cor meum, e ad alcuni successi internazionali dei Beatles stavolta non più ad appannaggio delle chitarre elettriche e batteria, ma dentro la musica di un'orchestra e un
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Opera dal Nord-Ovest
Morire di BohŔme Ŕ un gioco
servizio di Simone Tomei FREE

20240416_Ge_00_LaBoheme_AnastasiaBartoliGENOVA - Si rimane a bocca aperta entrando nella sala del Teatro Carlo Felice di Genova in attesa di assistere alla rappresentazione de La Bohème di Giacomo Puccini: il pannello che rimpiazza il sipario ci offre un’anticipazione visiva di quello che saranno i quattro quadri dell’opera. Lo stile è quello inconfondibile di Francesco Musante (autore
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Echi dal Territorio
Una Tempesta molto gradevole
servizio di Athos Tromboni FREE

20240412_Fe_00_TheTempestOLIsolaIncantata_DanieleSconosciutoFERRARA - Difficile assistere oggi a qualche masque messo in scena nei nostri teatri, nonostante la freschezza musicale e la bellezza di questi veri capisaldi della più radicata cultura musicale britannica; il masque era in auge prima dello "spodestamento" operato anche in Gran Bretagna dall'opera settecentesca italiana o in stile italiano. Ebbene
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Echi dal Territorio
Xtra per tre
redatto da Athos Tromboni FREE

20240411_Fe_00_FerraraMusicaXtra_NicolaBruzzoFERRARA - Si chiama "Xtra" - un nome avveniristico - ma sarà fatta di musica da grande repertorio cameristico. È la nuova rassegna di Ferrara Musica, ideata per dare una ribalta a formazioni e musicisti solisti di grande talento. Ad illustrare il programma sono intervenuti l'assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, il curatore
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Opera dall Estero
J.J. Orliński come un istrione
servizio di Ramˇn Jacques FREE

20240410_SanDiego_00_JakubJozefOrlinskiSAN DIEGO (California USA) - Da quando Philippe Jaroussky si è fatto conoscere, circa 20 anni fa, con registrazioni come Un concert pour Mazarin (Virgin Classics, 2004) o Vivaldi, virtuoso cantatas (Erato, 2005), e con apparizioni su importanti palcoscenici concertistici e operistici, nessun altro controtenore è stato così apprezzato e conosciuto come Jakub Józef Orliński, il giovane cantante polacco, che nelle sue tournée ha tenuto numerosi concerti e recital sui palcoscenici di tutto il mondo.
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Opera dal Centro-Nord
Quel Don Pasquale sempre fresco
servizio di Simone Tomei FREE

20240325_Fi_00_DonPasquale_MarcoFilippoRomano_phMichele MonastaFIRENZE - Quello che è stato ritorna dicevano sempre i nostri vecchi. Ed è proprio così: in un momento non facile per il Teatro del Maggio, l’idea di rispolverare una vecchia produzione di Don Pasquale di Gaetano Donizetti si è rivelata una scelta molto azzeccata che ha riportato indietro nel tempo i più veterani melomani. La riproposizione dello spettacolo
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Opera dal Nord-Ovest
Beatrice di Tenda da visibilio
servizio di Simone Tomei FREE

2040325_Ge_00_BeatriceDiTenda_AngelaMeadeGENOVA – Procede con scelte azzeccate e particolarmente ricercate la stagione operistica del Teatro Carlo Felice di Genova con un altro capolavoro belliniano, Beatrice di Tenda. Sono già due stagioni che le opere del catanese compaiono nel cartellone del teatro genovese: nel 2021 Bianca e Fernando – secondo l’edizione riservata proprio al teatro ligure
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Pagina Aperta
How About Now non c'Ŕ danza
servizio di Edoardo Farina FREE

20240324_Cesena_00_HowAboutNow_HannesLangolfCESENA - Prosegue il programma invernale al Teatro “Alessandro Bonci” di Cesena attraverso il cartellone che ERT Fondazione propone nel suo storico e prestigioso spazio ove l’8 marzo 2024 in prima assoluta e successivamente il 10 al Teatro Arena del Sole di Bologna, nell’ambito della rassegna Carne a cura di Michela Lucenti, Emilia Romagna Teatro
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Opera dal Nord-Est
Nabucco fra Oren e Del Monaco
servizio di Rossana Poletti FREE

20240324_Ts_00_Nabucco_GiancarloDelMonacoTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. L’avventura del Nabucco in scena in questi giorni al Teatro Verdi di Trieste comincia con una conferenza stampa, nella quale Daniel Oren, maestro concertatore e direttore, ha espresso che questo terzo titolo di Giuseppe Verdi, suo primo grande successo, è molto importante per il popolo ebraico, «... per
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