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Chitarra classica protagonista nella rinascimentale loggia di Palazzina Marfisa d'Este (Ferrara)

Passini sei corde di grande musica

servizio di Edoardo Farina

Pubblicato il 26 Luglio 2018

180726_Fe_00_GiordanoPassini_Fe180724_03FERRARA - E' tornata la Musica a Marfisa d’Este nel giardino della splendida loggia rinascimentale. Non sono mancati fino a oggi, e non mancheranno nel futuro prossimo della rassegna (che si concluderà il 15 agosto), prestigiosi appuntamenti in un ricco programma che ha compreso l’Orquestra Típica Estetango, voce, pianoforte, il flauto, l’Orchestra Antiqua Estensis … e la musica per chitarra, strumento che negli ultimi decenni è cresciuto con insospettata rapidità dando luogo a festival e rassegne concertistiche di prestigio.
Per l' undicesimo appuntamento della Musica a Marfisa d’Este  abbiamo assistito il 24 luglio 2018 a un recital del chitarrista Giordano Passini: bolognese, si è diplomato in chitarra classica presso il Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone, frequentando in seguito il corso biennale all’Accademia chitarristica “Tárrega” di Pordenone tenuto da Paolo Pegoraro. Nel 2013 ha intrapreso il Master di perfezionamento “Il Cantiere della Musica” di Monterotondo sotto la guida di Arturo Tallini, quindi ammesso al prestigioso Master di secondo livello in “Interpretazione della Musica Contemporanea” tenutosi al Conservatorio S. Cecilia di Roma ove si è laureato presentando una tesi e concerto finale dal titolo “Musica Aperta” eseguendo in prima assoluta un brano per chitarra ed elettronica del compositore romano Michele Papa. Attuale rappresentante 2018 di "Bologna Città della Musica Unesco" in Brasile e allievo del M° Aniello Desiderio, ha dato il meglio di sé il 24 luglio, impegnato in un recital solista di prestigio sulla base di alcuni capisaldi del repertorio classico/contemporaneo. Serata dal carattere introspettivo partendo dal profondo sentimento della disperazione che porta all’idea del suicidio tramite una toccante pagina di Leo Brouwer  “Un dia de Noviembre”, dalle note prevalentemente invernali lasciandoci quel tono nostalgico e di bella stesura malinconica, tipica del compositore cubano, per proseguire con Johan Sebastian Bach confrontandosi con quanto di più estroso offrano pagine in trascrizione, soprattutto per quanto concerne la Ciaccona dalla Partita n.2 in Re Minore BWV 1004, scritta dopo la morte della prima moglie, quindi coinvolto dall’angoscia realmente riversata in modo palpabile. Originaria per violino solo e resa nel massimo delle potenzialità polifoniche attraverso la revisione da parte dello stesso Passini, ne è scaturita una valida esposizione considerando le difficoltà davvero considerevoli nella tecnica e dinamica, costituendo un ostacolo non indifferente come d’altra parte avviene in tutte le opere del Kantor di Lipsia, certamente non destinate alla chitarra.   
Poi la lenta risalita che inizia da un ardore di speranza ricorrendo ai brillanti ritmi di Astor Piazzolla, dalla produzione enorme di tango argentino del ‘900 non destinata solo al bandoneon e strumenti tradizionali ma anche originale per chitarra o adattabile a essa, comunque sempre di non facile esecuzione come Invierno Porteño, Primavera Porteña  (da Cuatro Estaciones Porteñas -  Buenos Aires, tra il 1969 e il 1970) - mirabilmente proposti, per continuare e arrivare, in una gioia epidermica surreale ed effimera, a uno dei chitarristi e autori tra i più virtuosi del secolo romantico, Mauro Giuliani con la Rossiniana n. 1 tratta dalle sei dell’opera 119, appartenente insieme a Ferdinando Carulli ai capisaldi della Scuola Napoletana. E conclusione  avvalendosi di un percorso che ha inteso sfociare in una consapevolezza di pace quasi estatica in grado di identificarsi con l’armonia interiore, esponendo come traccia d’ascolto e condivisione con gli spettatori una versione di Love theme from Nuovo Cinema Paradiso di Ennio Morricone nell’arrangiamento di Adriano del Sal, tramite le belle sonorità di una nuovissima chitarra di pregio costruita dal liutaio Giuliano Chiara.

180726_Fe_01_GiordanoPassini_facebook

“La scelta nasce con l'intento di condurre l'ascoltatore in un viaggio pensato come una sorta di cronologia in ascesa emozionale ove presenti lo sconforto, la tristezza, passando dalla speranza per giungere alla felicità e concludere con una forma che definirei di pace estatica, cercando tra questi elementi un punto di incontro, costituendo parte del progetto connesso con il mio prossimo disco che registrerò a breve dopo l’album Frammenti di qualche tempo fa…” – afferma Passini al termine del concerto.  “I brani hanno rispecchiato ognuna di queste transizioni sia nell’atmosfera creata dalle note che nel significato alla base del processo creativo della composizione…”
Fuori programma con lo struggente Lagrima di Francisco Tarrega concludendo l’ottima performance interpretata interamente a memoria, sostenuta da un tocco pizzicato delicato ma al tempo stesso convincente nonostante le difficoltà acustiche del contesto -  loggia all’aperto poco adatta alle sonorità di uno strumento così intimistico che amplificato perderebbe il suo fascino e originalità - riportandoci comunque in una magica atmosfera soave e solitaria, complice anche il ridotto e silenzioso pubblico presente ma amante senza dubbio della “sei corde” e del suo splendido repertorio.

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net






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