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Diari dei Cronisti
Diario di Athos Tromboni
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Dopo la fatica di assistere a un (forse) Rigoletto la fatica corroborante del mestiere di boscaiolo |
Il legno di Bregenz e la legna di Denore |
di Athos Tromboni |
| Pubblicato il 21 Agosto 2020 |
DENORE (FE) - Ieri sera (sì, ieri sera, giovedì 20 agosto 2020) ero esausto. Avevo pubblicato di mattina prestissimo una recensione di un concerto pop seguito al Castello Estense di Ferrara; e subito dopo, senza neanche una pausa fra lavoro intellettuale e lavoro manuale, avevo tagliato e portato a casa, deponendoli nella mia legnaia, cinque alberi (tre molto grossi) raccolti nel parco di Giorgio, abbattuti dall'ultimo fortunale che a me personalmente aveva divelto, come fosse una piuma, la pensilina delle automobili. Ero esausto. Eppure ho resistito davanti alla televisione (Rai 5) per il Rigoletto di Giuseppe Verdi andato in scena al Festival di Bregenz l'estate dell'anno scorso. Era una "prima" televisiva di uno spettacolo passato alla storia delle polemiche e della critica per una regia moderna, ambientata in un circo equestre: in questa eccentrica trasgressione Rigoletto è un clown, il Duca di Mantova il direttore della compagnia circense, Sparafucile un lanciatore di coltelli vestito da scheletro e Maddalena una soubrette sua assistente, Monterone un mago illusionista, e via via dalla trasgressione alla esagerazione. L'opera (opera?) a Bregenz era cominciata al tramonto, le luci del giorno stavano virando al rosso di sera, il pubblico era numeroso, la clowneria stava andando in scena. Proprio una clowneria, non c'è che dire...


Merito accreditato (o demerito?) al regista Philipp Stölzl, merito favorito da una monumentale scenografia di Heike Vollmer e dello stesso Stölzl: loro due hanno ideato una mastodontica e sardonica testa di pagliaccio che sbuca dall’acqua del Lago di Costanza; testa che, nel corso della recita, assume sempre più le fattezze di un orribile teschio; ai lati, due gigantesche mani in movimento, una delle quali impugna una mongolfiera: su quel pallone aerostatico che si libra in aria, Gilda canterà la sua deliziosa aria “Caro nome”. Tralascio giudizi e meriti del cast, tutti bravi. Ci sono decine di recensioni in rete, per chi volesse approfondire.

Io mi rivolgo ora al mio diario, perché al legno della testa di pagliaccio e delle mani enormi ideate, costruite e fatte muovere da Stölzl, ho abbinato (per una mia associazione di idee) il legno, anzi, la legna portata a casa e lavorata per l'inverno che verrà. Stölzl era assistito da Vollmer... io, stamattina (sì, stamattina, 21 agosto 2020) sono assistito dalla presenza silenziosa e rassicurante di Diana, la mia pastora tedesca che ubbidisce solo a me, perché con gli altri è testarda e fa quel che vuole. Forse ubbidisce a me perché quando le ho insegnato alcune parole fondamentali per farle capire ciò che volevo facesse, se lei si rifiutava io mi rivolgevo a essa con la voce arrabbiata e perentoria; e se si rifiutava ancora arrivavo a urlare; e se si rifiutava ancora e ancora allora le davo un ceffone certamente non delicato ma neanche pericoloso, accompagnandolo con la voce arrabbiata, più sul forte che sul mezzoforte. Le prime volte (era cucciolona) non capiva, mi guardava interrogativa, non aveva mai prese le busse in vita sua, cercava di difendersi facendo vedere i denti, digrignava; ma visto che non m'incuteva paura e anzi mi avvicinavo facendo il gesto di darle un ceffone ancora più forte, ha imparato da subito desistere e a obbedire. Dopo poche di quelle manfrine, Diana ha cominciato a distinguere, dal tono della voce, quali sono le coccole, quali i comandi e quali i divieti... e tuttora - che ha quasi 12 anni - obbedisce. Purtroppo solo a me.

Dunque, Diana che mi fa compagnia. E io che mi trasformo da critico musicale in boscaiolo e monto e dispongo lo spaccalegna, la sega circolare a banco, le cesoie, il falcetto e tutto l'armamentario per fare a pezzi i cinque alberi di Giorgio, ridotti a tronchetti là nel suo piccolo parco, ma da trasformare, qui nella mia legnaia, in ceppi spaccati; i famosi, dialettali, zucatìn,. Non so se esista una parola che traduca in lingua italiana il dialettale zucatìn (sostantivo invariabile, sia al singolare che al plurale: al zucatìn; i zucatìn); forse la parola in lingua è "ceppo", ma secondo il dizionario Treccani la parola "ceppo" identifica sia la parte inferiore del tronco dell'albero, sia un pezzo di legno tagliato a misura per la stufa o il caminetto... invece nel mio dialetto i zucatìn i'è propia i zucatìn, no la zepa... Allora comincio il lavoro di stamattina dalla legna di fico, bianca, odorosa, piacevole da spaccare perché non si sfrangia in pezzi filati, spaccatura netta, toc! alla prima pressione del martello dello spaccalegna; legna buona, quando stagionata, per fare fiamma che scalda e alimenta il fuoco, ma la sua brace non tiene, dunque sconsigliata per le grigliate. Poi passo a spaccare la legna di acero rosso, bruna, rossastra al centro, ancora più profumata del fico, resistente, si spacca ma fa lamelle filate che neanche a tirarle a tutta forza si rompono... allora bisogna - per separare i zucatìn - dare alle lamelle qualche colpo con il falcetto (anzi, in dialetto si chiama falzón) per separare le parti ormai spaccate. Non so come si comporterà l'acero rosso stagionato: se farà fiamma e brace, oppure anche lui solo fiamma. Certo, è un legno dolce, arrendevole, come quello del fico, vedremo quest'inverno come risponderà, nel camino, alle aspettative... Infine la robinia, legno tosto, giallo, questo sì, una volta stagionato, adatto per la brace da grigliata. Spacca e impila, spacca e impila, e la legnaia cresce. Tiro dritto fino a sera, il sole sta per tramontare sulla campagna di Denore, il lavoro è finito. La fatica si fa sentire. Ma è una fatica benefica, fatta di forza e di sudore. Ben diversa, più corroborante, della fatica di dover assistere per televisione a un Rigoletto che non è più di Francesco Maria Piave (il librettista obliato e umiliato da Stölzl) e forse neanche più di Verdi, se non per la melodia gli acuti e i vocalizzi che diventano, purtroppo, un accessorio dell'opera in scena.
Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net Nella miniatura in alto: il regista Philipp Stölzl
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Le poesie di Roberto Pazzi con musiche eseguite da Marcello Corvino e Biagio Labanca |
Un giorno senza sera |
di Athos Tromboni |
| Pubblicato il 12 Agosto 2020 |
Nella mia Ferrara, qualche volta, accadono della cose belle. Il giornalista che scrive sulle pagine della cultura e della musica vive di cose belle. Ne fa incetta. Racconta, spiega, interpreta, giudica. Sennò che ci sta a fare il giornalista delle pagine culturali in mezzo alle cose belle che accadono, se non se ne fa una ragione e la comunica? Può succedere, qualche volta, che le cose belle siano anche intelligenti ed esclusive. Qualche volta. Nel senso che escono dalla routine di "alta quota" (la musica forte... la canzone d'autore... il tanztheater... il teatro di ricerca... il cinema impegnato...) e si collocano al livello superiore, quello "di più alta quota". Chiaro il paradigma? Sennò che ci sta a fare il giornalista delle pagine culturali se non riesce neanche a distinguere, sottolineare, spiegare, ciò che è paradigmatico da ciò che è solo cronachistico? Allora, per non perdere il filo del discorso da cui sono partito, accade a Ferrara che il Castello Estense accolga una notte d'estate la Poesia. Con la P grande. Non era mai successo prima, a memoria del giornalista della pagine culturali. Poesia con la P grande. Poco importa che sia un recital, beneficiaria la Poesia di un solo poeta, vivente, il più celebre d'oggi a Ferrara e "in altri siti" ("altri siti" è diventata frase famosa, perché la cantò Dulcamara vendendo il suo Elisir d'amore); celebre, il poeta, perché proprio quel poeta è anche un romanziere di libri pubblicati in Italia e "in altri siti". Poeta, romanziere di successo, chi lo nega? E come si fa a negare l'esistenza del successo disgiungendolo dal merito? Non si può. Al massimo si può ribaltare il noto binomio karmatico causa/effetto nel relativistico binomio effetto/causa. La Poesia lo consente. E così è stato che la Poesia con la P grande di una sera d'estate nel Castello Estense ha unito successo, merito, bellezza e intelligenza, esclusività, in una serata "di più alta quota". Però il giornalista delle pagine culturali è anche giornalista tout court (che sciatto questo francesismo!); e allora io (cioè il giornalista delle pagine culturali) imito il collega giornalista delle pagine sportive e suddivido lo scritto in capitoletti quali Tabellino, Cronaca, Atmosfere; una maniera ben conosciuta dal lettore delle cronache calcistiche il quale, molto spesso, ferma la propria a lettura ai primi due capitoletti perché le Atmosfere in genere gli garbano poco assai. Ma qui è Poesia, e non ci sarebbe Poesia senza le atmosfere che essa riesce a generare, né esistono atmosfere senza il requisito della Poesia. Chiaro il paradigma?
Tabellino Ferrara, Castello Estense, lunedì 10 agosto 2020. Serata limpida, temperatura 28° centigradi, assenza di vento. Nell'ambito della manifestazione Estate in Castello promossa dall'Amministrazione comunale (Assessorato alla cultura), performance di Roberto Pazzi dedicata alle sue poesie, in occasione della recente uscita in libreria dell'antologia "Un giorno senza sera" curata dall'autore, che raccoglie 219 testi poetici pubblicati nel periodo 1966-2019. Postfazione di Alberto Bertoni. Presente l'Assessore alla cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli. Interludi musicali dal vivo a cura di Marcello Corvino (violino) e Biagio Labanca (chitarra acustica).
Cronaca Roberto Pazzi ha cantato la vita e la sua Ferrara sotto le stelle della notte di San Lorenzo. La cornice del Castello ha fatto da sfondo a una serata di poesia in cui il celebre scrittore, poeta e giornalista ferrarese ha ripercorso 53 anni di poesie con 'inni' a Ferrara, alle sue biciclette, ai campanili tutti storti, in una città 'fondata sull'acqua'. E ancora: pensieri, riflessioni sulla storia («... tutta la carne finisce in memoria ...»), sulla vita («... il massimo è la felicità senza un perché, il sentirsi in armonia col tutto ...»), sullo stupore originario («... tutta la forza della realtà è lo sguardo primario dell'innocenza, prima che subentri la ragione ...»). E, in chiusura, un inedito, composto nei mesi dell'isolamento da pandemia - anzi, della 'serrata' - e un tributo alla amatissima sorella Emilia Pazzi, morta il 2 agosto 2018. Le letture sono state intervallate dalla colonna sonora curata da Marcello Corvino, condirettore del Teatro Comunale 'Claudio Abbado', e da Biagio Labanca, alla chitarra; che per l'occasione hanno proposto sonorità specifiche, attingendo anche alle musiche di Ennio Morricone e di Luis Bacalov e alle melodie della canzone napoletana.

«La poesia - ha detto l'assessore Marco Gulinelli, in apertura di serata - è un modo per riavvicinarci, per ritrovare il gusto e il piacere di stare insieme, con senso di responsabilità e rispetto delle regole, dopo mesi difficili. I poeti hanno la funzione di aiutarci a vedere al di là delle apparenze, a liberarci dal nostro fardello di 'materia' e le poesie di Roberto Pazzi ci aiutano a liberarci attraverso un'acuta osservazione della vita. Siamo lieti di ascoltare stasera uno dei più grandi scrittori viventi, orgoglio per Ferrara, e grande erede di Giorgio Bassani.»
Atmosfere «Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto...» e sul palco spunta la barba bianca, la capigliatura bianca, l'abito bianco, la voce, il gesto di Roberto Pazzi. Ohibò! Roberto chi s'aspettava che la tua sortita fosse affidata a una mezza ottava del Furioso di un tal Ludovico Ariosto che proprio nelle stanze di questo Castello le declamò davanti a un ironico e scettico cardinal Ippolito d'Este, padrone di casa? Ma si sa, i poeti a volte dialogano con i poeti, altre volte li plagiano, oppure li usano per le citazioni dentro i loro versi. Nulla di stucchevole. Nulla di illegittimo. Nulla di illegale. Nulla di disdicevole. Prassi. Basta citare la fonte. Eppure il tuo dotto incipit ha favorito proprio le atmosfere che hanno corroborato la serata. Notte di San Lorenzo «Tornava una rondine al nido. L'uccisero...» le tue, le mie, le reminescenze un po' di tutti, anzi di pochi rimasti, forse dei troppo-pochi rimasti, i dotti, gli "studiati", i Poeti e i poeti. Ma quanto bello ancor di più è stato l'incipit di te stesso, Roberto, della tua Poesia, lasciate tu le citazioni dei Maestri: «Una volta, io lo so, qui c'è stata una gioia. L'aria ne trema ancora. Ancora non si è spento lo stupore della valle e vedersela un giorno andar via»... parole di quando a poco più di vent'anni poetavi da un belvedere della Val di Magra, là dove sei nato. E là dove hai ricevuto il dono della testardaggine propria dei liguri apuani che neanche i romani riuscirono ad assoggettare nei cinque secoli del loro impero. Ma Ferrara chiamò, e tu transumasti dalle Apuane alle pianure Padane, dal Magra al Po di Volano e al Po Grande, dove s'inabissò l'incauto Fetonte. E così muta mutatis mutandis la tua fonte d'ispirazione, né più bella, né meno bella, semplicemente altra: «Quando ritorno nella mia città, alla stazione il tassì diventa la lunga auto che riporta il re dall'assenza dell'esilio ... tornano a farsi ricevere da lui le parole che l'avevano abbandonato, i versi che cercavano nella democrazia accenti civili e lettori ragionevoli ...» e adesso la tua città non è Ameglia, il paesaggio non è quello di Bocca di Magra, ora la tua città è questa qui... «Tornavo in sogno a Ferrara incerto se entrare da nord o da sud. A nord mi minacciava un sonno che si rompe per un mortale silenzio, a sud un risveglio fra gente che va e che viene ...» urbe bella e imperfetta, Ferrara, e forse bella proprio perché imperfetta, preda di «... tanti piccoli terremoti mai percepiti che hanno assestato la città fondata sull'acqua. I campanili qui pendono tutti ...», ma che ispira - anche sì - costantemente una fuga da qui, verso l'altrove sognato «Quando non ci sarò resteranno... i semafori gialli della notte, la gioia del goal, le mura degli Angeli, la corsa all'appuntamento ... i mancati amori, i volti che avremmo voluto offrire agli specchi delusi da noi, le parole che non vennero, il nostro nome scelto, non imposto, il momento della storia dove ci sarebbe piaciuto scendere. Ci sarà tutto nel nulla, quando non ci sarò.» Atmosfere, forse illusioni, della stessa sostanza dei sogni, tanto per rendere indistinti e confusi, il singhiozzo e il singulto, il sorriso e il sospiro, il passato e il ricordo, il presente e l'attesa. Cose immateriali ma tattili, come quella luce viola che viene sbattuta stasera, qui, sul muro del Castello, dietro il palco. Come le musiche suonate da Corvino e Labanca. Immateriali e tattili, la luce viola, la musica, le atmosfere... cose che - annacquata, vittima di amnesie la memoria - restano come impressioni «Qualcuno cancella il gesso delle lettere sulla lavagna della mente, quante cose dimentico... Ma l'amnesia è oscura sapienza, in qualche luogo ritroverò le forme perdute pronte a servirmi ...».

E poi tutto termina, come giusto che sia, il viola del muro diventa muro e basta, le luci s'accendono, si smascherano nel cortile i visi non più protetti dall'ombra, la musica è finita, gli amici se ne vanno, che inutile serata diventa la serata ormai transitata dalla Poesia al ricordo della Poesia. Ora s'è fatta mezzanotte meno un quarto; e non resta che il sonno. Ristoratore? Consolante? Speriamo...
Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net Nella prima miniatura in alto: un Notturno sul Castello Estense di Ferrara Nella seconda miniatura sotto: lo scrittore Roberto Pazzi Al centro, da sinistra: l'assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, e il vionista Marcello Corvino In fondo, da sinistra: Roberto Pazzi, Marcello Corvino, Biagio Labanca
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Il 31 marzo 1990 Claudio Abbado portō i Berliner Philharmoniker a Ferrara e fu un evento storico |
30 anni e non li dimostra |
di Athos Tromboni |
| Pubblicato il 31 Marzo 2020 |
FERRARA - Io c'ero. È così che si dice per solennizzare un momento storico? Per nobilitare sé stessi di fronte ad un avvenimento storico? Per vanità che affiora e mette in primo piano l'io narrante nel contesto di un appuntamento storico? Sì, è così che si dice. Perché non c'è modo migliore di dirlo. Ebbene sì, io c'ero! Certo, il ritorno in Italia, a Ferrara, dei Berliner Philharmoniker è stato, per il mondo della musica "forte" o "classica" che dir si voglia, un fatto storico. La famosa orchestra tedesca, la più importante del mondo, in perenne competizione artistica con i Wiener Philharmoniker per il primato della "migliore", avendo scelto Ferrara anziché i palcoscenici della Scala, o di Santa Cecilia in Roma, o del Maggio Musicale Fiorentino, o della Fenice di Venezia, o del Teatro di San Carlo di Napoli, originava un fatto che sembrava incredibile, inconcepibile. Ma nel Teatro Comunale della città estense il chefdirigent (letteralmete primo direttore) dei Berliner, Claudio Abbado, era fondatore e presidente onorario dell'Associazione Ferrara Musica; ed era diventato da meno di un anno anche il primo direttore dei Berliner, dopo sua maestà Herbert von Karajan. E la competizione "Berliner vs Wiener" pur non dichiarata, era più che mai presente nella pancia dei melomani italiani ed europei, ma (direi) di tutto il mondo occidentale e orientale, Asia compresa. Berlino vs Vienna. La cultura musicale viva e attiva della capitale tedesca vs la cultura viva e attiva della capitale austriaca. Del resto se Abbado portava i Berliner a Ferrara, Riccardo Muti avrebbe portato i Wiener Philharmoniker a Ravenna, nel festivalone creato e gestito da sua moglie, Cristina Mazzavillani.

Allora ecco il fatto storico per il mondo della musica "forte": la provincia italiana comincia sfidare le capitali italiane della musica. E batte un colpo. Furono anni, quelli dell'ultimo decennio del secolo scorso, ricchi di effervescenza ed entusiasmi per tutti i melomani della provincia. Ferrara, per chi vive qui e non lo ricordasse, oltre alla neonata Associazione Ferrara Musica e al Teatro Comunale (oggi Teatro "Claudio Abbado") aveva un festival estivo di eccellenza, Aterforum, con concerti dislocati nei palazzi storici, medievali e rinascimentali della città.
 Aterforum andò avanti con qualche interruzione fino al 2008, poi fu soppresso. Ma quando vennero i Berliner, Aterforum era una chicca che poche città italiane avrebbero potuto vantare: fra i personaggi di statura mondiale del concertismo riportati alla conoscenza diffusa e popolare da Aterforum ne cito uno solo: Glenn Gould, omaggio postumo a uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi. E fra i compositori contemporanei offerti al giudizio delle masse ne cito due: John Cage e Morton Feldman. Poi i minimalisti, tutti i più importanti, novità assoluta per l'epoca. Questo era il quadro della Ferrara anni '90. Roba da suscitare le più struggenti nostalgie, non solo perché all'epoca avevo (avevamo) trent'anni di meno, ma soprattutto perché fu una stagione che (all'occhio della ragion critica di oggi) si è dimostrata inimitabile e irripetibile. Le belle cose perdute che mi hanno (ci hanno) arricchito la vita e che ora sono dentro il deposito, anzi nello scrigno, dei ricordi. Non scrivo, qui, io, la cronistoria di quel concerto dei Berliner a Ferrara. Accolgo nel mio diario il comunicato stampa dell'Associazione Ferrara Musica, diffuso oggi. Eccolo:
«Sono passati trent'anni da quel 31 marzo 1990, quando Claudio Abbado e i Berliner Philharmoniker tennero al Teatro Comunale di Ferrara uno storico concerto, che segnò il ritorno in Italia di quella che era ed è tuttora considerata l'orchestra più importante del mondo. Va ricordato che nell'anno precedente, il 1989, il grande direttore milanese e fondatore di Ferrara Musica era stato eletto a succedere a Herbert von Karajan sul podio dei Berliner, e questa nomina aveva acceso ancora di più l'interesse del pubblico e della critica italiani nei suoi confronti. L'evento, che portò Ferrara alla ribalta della cronaca nazionale, tenne banco per diversi mesi sui giornali, scatenando un'incredibile caccia al biglietto, assegni con importo in bianco inviati in biglietteria, code sotto i portici di Corso Martiri della Libertà, l’organizzazione di proiezioni in diretta nel maxi schermo allestito in Piazza Trento e Trieste e in alcuni cinema del centro. Quella sera erano presenti, tra gli altri, Raoul Gardini, Giorgio Napolitano e Francesco Cossiga; il concerto venne ripreso dalla Rai e c'erano a "coprire" l'avvenimento tutti i più importanti quotidiani nazionali. Per l’occasione venne acquistata grazie al contributo dell’Unione Industriali di Ferrara ed installata, la camera acustica che tuttora è in dotazione e in uso al Teatro Comunale. Il concerto del 1990 divenne storico perché fu il primo di diversi tenuti da Claudio Abbado e dai Berliner Philharmoniker a Ferrara, nell'ambito di un percorso musicale ben preciso che si chiarì e si sviluppò negli anni successivi. Quella sera vennero eseguiti sei brani dall'Opera 6 di Anton Webern, la Sinfonia n.8 "Incompiuta" di Franz Schubert e la Settima Sinfonia di Ludwig van Beethoven. Ferrara Musica ricorda quel concerto con alcune delle straordinarie immagini che il fotografo Marco Caselli Nirmal scattò allora e che ha estratto per l'occasione dal suo archivio.»
Io c'ero. Ricordo l'emozione grande di tutti noi giornalisti nel palco al secondo ordine del Teatro Comunale, ma direi di tutto il pubblico, quando il presidene della Repubblica, Francesco Cossiga, scese dal palco centrale del Prefetto e delle autorità locali e si avviò a stringere la mano a Claudio Abbado e al primo violino dei Berliner. E ricordo le ovazioni del pubblico, cosa mai vista prima a Ferrara da me, giornalista e critico musicale della testata locale per la quale ho fatto servizi e scritto recensioni per 27 anni ininterrottamente (La Nuova Ferrara). Ricordo la pioggia di fiori dal loggione. Ricordo le code interminabili di chi si metteva in fila all'ingresso del botteghino fin dalle 4 del mattino, perché allora non c'era la possibilità di acquistare i biglietti in internet: e noi cronisti della cultura e della cronaca, io, Mauro Alvoni, Alessandro Taverna, Giorgio Chiappini, come gli altri colleghi della testata concorrente (il Resto del Carlino-Carlino Ferrara) in fila anche noi dalle prime luci del mattino, non per il biglietto d'ingresso, ma per intervistare chi stava facendo la fila per l'acquisto del biglietto.

Io non feci la recensione di quel concerto dei Berliner Philharmoniker, perché al Teatro Comunale seguivo l'opera lirica e a volte anche il balletto classico e la danza: la recensione per la nostra testata la fece Alessandro Taverna e credo che ancora oggi quello sia uno degli scritti dove Alessandro ha toccato l'assoluto. Quel servizio del mio collega, cioè l'assoluto, stimolò ancor di più in me lo spirito di emulazione/competizione nello scrivere di musica: io e Alessandro; io vs Alessandro... due colleghi della stessa testata, solidali; ma anche galli nel pollaio. Tempi memorabili, quelli: il ricordo, come il concerto, compie 30 anni e non li dimostra. Ebbene sì, io c'ero!
Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per Ferrara Musica/Teatro Comunale di Ferrara Nella miniatura in alto: il maestro Claudio Abbado Sotto: Abbado sul podio dei Berliner Philharmoniker a Ferrara il 31 marzo 1990 Al centro: l'on. Giorgio Napolitano e il presidente Francesco Cossiga In fondo: Piazza Trento e Trieste a Ferrara dove fu allestito il maxischermo per la diretta
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Dido and Aeneas da manuale
intervento di Athos Tromboni FREE
SPOLETO - Per parlare della Dido and Aeneas, opera lirica di Henry Purcell (1659-1695) completata da Riccardo Panfili (compositore vivente), allestimento inaugurale della 80.ma stagione lirica del Teatro di Spoleto, bisogna partire da lontano. E dunque partiamo da lontano, introducendo un concetto: il rapporto tra significato e significante costituisce da sempre il segno linguistico di una data cultura o di una data età storica; e può essere esemplificato paragonandolo a un foglio di carta con frasi scritte davanti e dietro. Non si può ritagliare quel che sta scritto davanti senza che venga contemporaneamente ritagliato quel che sta scritto dietro. Questo perché l'uno dipende dall'altro, lo completa ma lo definisce anche... E - con questo - stiamo già parlando di semiotica, scienza dell'interpretazione dei linguaggi (o delle lingue, ad libitum) che può essere applicata alla recensione musicale di uno spettacolo vecchio/nuovo (vecchio: Purcell - nuovo: Panfili)
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Turandot centenario in Arena
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VERONA - Ci sono serate che appartengono alla cronaca di uno spettacolo e altre che, quasi naturalmente, finiscono per appartenere alla memoria. Assistere a Turandot nell’anno del suo centenario, nel cuore dell’Arena di Verona gremita in ogni ordine di posti, è già di per sé un’esperienza destinata a lasciare il segno: la più
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La coerenza d'una Madama Butterfly
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TORRE DEL LAGO (LU) - Nella luce sospesa delle afose sere estive del Festival Puccini, quando il lago sembra trattenere il respiro e restituire ogni suono con una delicatezza quasi irreale, ha preso vita una nuova Madama Butterfly. Siamo al Gran Teatro all’aperto di Torre del Lago, un luogo che non è soltanto palcoscenico ma memoria viva,
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Ambra my favorite flutist
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FERRARA - Fra i cartelloni musicali estivi patrocinati dal Comune di Ferrara, i concerti gratuiti organizzati nel "Parco Coletta" prospiciente la stazione ferroviaria sono fra i più seguiti: per cinque serate il parco stesso si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto per tanta musica dal vivo. Giovedì 6 agosto, in piena calura estiva, il palco ha
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Opera dal Centro-Nord
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E Tosca strozza Scarpia
servizio di Simone Tomei FREE
TORRE DEL LAGO (LU) - Giunto alla sua settantaduesima edizione, il Festival Puccini di Torre del Lago-Viareggio conferma il proprio ruolo di appuntamento internazionale della lirica estiva italiana, nel luogo che vide Giacomo Puccini vivere e comporre gran parte del proprio catalogo, sulle rive del lago di Massaciuccoli. Venerdì 31 luglio
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La bohčme che ti aspetti
servizio di Nicola Barsanti FREE
TORRE DEL LAGO (LU) – Nel luogo che più di ogni altro custodisce la memoria artistica di Giacomo Puccini, il 72° Festival intitolato al compositore lucchese ripropone La bohème, una delle pagine più amate del repertorio operistico, capace ancora oggi di commuovere per l’immediatezza del linguaggio teatrale e la profonda umanità dei suoi
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Cavalleria rusticana in piazza come nel libretto
servizio di Simone Tomei FREE
CARBONIA - Il Teatro Lirico di Cagliari ha scelto la strada più antica e insieme più rischiosa per portare l'opera fuori dalle sue mura: quella dell'aria aperta, dove il canto non ha più il sostegno di un'acustica costruita a tavolino e deve misurarsi, nudo, con il vento e con le distanze. È la scommessa di Rotte Sonore Summer 2026, la stagione
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La traviata Aida La bohčme
servizio di Nicola Barsanti FREE
VERONA – Come ricorda la sovrintendente Cecilia Gasdia, la 103ª edizione dell’Arena Opera Festival è un’edizione ricca di ricorrenze e celebrazioni. È innanzitutto il Festival più lungo della storia dell’anfiteatro veronese, con ben cinquantatré serate distribuite nell’arco di tre mesi, e coincide con i 150 anni dalla nascita del tenore veronese
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Denise King cantante simbolo
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FERRARA - Penultimo concerto di Un fiume di musica 2026 e primo concerto di Tutte le direzioni in summertime... and more 2026 organizzato dal Gruppo dei 10: così i due cartelloni si sono incrociati ieri sera sulla riva del Po di Volàno, dove l'Associazione Musicisti di Ferrara ha accolto nella propria rassegna di successo la performance della
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Novitā e conferme al Verdi di Pisa
redatto da Athos Tromboni FREE
PISA - Al Teatro di Pisa una ricca stagione artistica 2026-2027 con Opera, Prosa Danza, spettacoli speciali e per le famiglie. Emerge l’offerta lirica con cinque titoli, una prima mondiale assoluta, importanti collaborazioni e coproduzioni con i teatri italiani e grandi nomi del panorama lirico internazionale. Saranno sette mesi intensi di
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L'estate e... oltre del Gruppo dei 10
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FERRARA - Una conferenza stampa fiume stamattina nel rinomato ristorante "Marinai in coperta" di via Otello Putinati 24 per presentare la programmazione estiva di Tutte le direzioni in Summertime... and more 2026, dove sono intervenuti Massimo Cavalleretti (presidente del Gruppo dei 10), Alessandro Mistri (direttore artistico), il batterista Ellade
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Gli spettacoli tornano a casa
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BOLOGNA - Tante storie un filo comune. La frase ha l'apparenza di uno slogan, invece è il titolo vero con cui la città felsinea e il suo maggior teatro si apprestano a far tornare nelle sale del Bibbiena le stagioni di opera, danza, musica sinfonica e cameristica. L'annuncio delle Tante storie è stato dato nella conferenza stampa del 25 giugno scorso,
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Classica
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Dalle Corti Estensi al Novecento
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FERRARA - Il Circolo di Cultura Musicale dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” è sempre caratterizzato da un considerevole calendario di eventi come oramai avviene da diversi anni, alcuni già realizzati altri da concretizzarsi tra il 2025-2026 quali, oltre la consueta attività concertistica, varie iniziative connesse alle conferenze e i pomeriggi
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Lirica prosa sinfonica fanno 50
redatto da Athos Tromboni FREE
LIVORNO - Oltre cinquanta serate tra lirica, prosa, musica sinfonica ed eventi: è questo il ricco programma della nuova stagione teatrale 2026-27 della Fondazione Goldoni presentato nel corso di una conferenza stampa direttamente sul palcoscenico dello storico Teatro di tradizione livornese. A delinearne genesi e sviluppo, il
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Echi dal Territorio
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Gli Approdi da Figaro a San Francesco
redatto da Simone Tomei FREE
GENOVA, 27 giugno 2026 — Il Teatro Carlo Felice presenta la stagione artistica 2026–2027, un cartellone ampio e articolato che attraversa i grandi repertori dell’opera, della danza, del musical e della musica sinfonica, confermando la vocazione del teatro come centro propulsore della vita culturale cittadina e nazionale. La nuova stagione si
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MMF trecent'anni in un cartellone
redatto da Simone Tomei FREE
FIRENZE - Presentata il 19 giugno 2027, la nuova stagione del Maggio Musicale Fiorentino insieme all’89ª edizione del Festival si impone come uno dei progetti artistici più ampi e strutturati nel panorama europeo. Un cartellone che intreccia opera, concerti e danza in un percorso attraverso tre secoli di storia musicale,
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Eventi
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Pietro Mascagni a Livorno e altrove
redatto da Athos Tromboni FREE
LIVORNO - È on-line il programma completo della settima edizione del Mascagni Festival, la rassegna lirica e musicale dedicata alla valorizzazione e alla reinterpretazione dell’opera di Pietro Mascagni, promossa dalla Fondazione Teatro Goldoni. Dal 17 al 23 agosto la città di Livorno ospiterà un ricco programma di spettacoli, concerti
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Eventi
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La nuova stagione del Teatro Celebrazioni
servizio di Edoardo Farina FREE
BOLOGNA - Giovedì 11 giugno 2026 si è svolta la conferenza stampa relativa alla presentazione dei nuovi spettacoli del Teatro Celebrazioni di Via Saragozza, 234 - presso la Biblioteca San Genesio di Casa Lyda Borelli - alla presenza di Daniele Del Pozzo, Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Filippo Vernassa, Direttore artistico
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Classica
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Giovanni Bergamasco fa sold-out
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto e in parte qui riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio
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Opera dal Centro-Nord
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Un Ballo per due
servizi di Nicola Barsanti e Simone Tomei FREE
FIRENZE - (servizio di Nicola Barsanti) - Con il nuovo allestimento di Un ballo in maschera, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino affida a Valentina Carrasco una lettura che abbandona ogni riferimento alla corte svedese e trasporta l’intera vicenda negli Stati Uniti d'America degli anni Sessanta, intrecciando la figura di Riccardo con quella di
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Classica
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Jordan-Lisiecki accoppiata di valore
servizio di Nicola Barsanti FREE
FIRENZE – Il concerto proposto dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Philippe Jordan si sviluppa lungo un percorso che unisce due vertici del sinfonismo austro-tedesco, Beethoven e Bruckner, con al centro il Terzo Concerto per pianoforte op.37 affidato a Jan Lisiecki, interprete tra i più richiesti e celebrati della
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Opera dal Nord-Ovest
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Macbeth convince il Carlo Felice
servizio di Nicola Barsanti FREE
GENOVA - Il nuovo allestimento di Macbeth del Teatro Carlo Felice firmato da Fabio Ceresa, già visto e recensito al Teatro Goldoni di Livorno, (consultabile qui), continua a confermarsi uno spettacolo efficace e suggestivo, capace di restituire con immediatezza le atmosfere oscure, febbrili e visionarie del capolavoro shakespeariano
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Timeless Vibes con Trio
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto tramite l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale
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Cronaca di una serata al Maggio
servizio di Nicola Barsanti FREE
FIRENZE – Il concerto del 16 maggio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino subisce un importante cambiamento rispetto alla programmazione originaria: il maestro Myung-Whun Chung, inizialmente previsto sul podio, è costretto a rinunciare all’impegno e viene sostituito da Emmanuel Tjeknavorian, che accetta con disponibilità di assumere
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