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Direttore e pianista protagonisti di un'ottimo concerto con l'Orchestra del Maggio Fiorentino

Jordan-Lisiecki accoppiata di valore

servizio di Nicola Barsanti

Pubblicato il 29 Maggio 2026

20260529_Fi_00_ConcertoJordan-Lisiecki_JanLisieckiFIRENZE – Il concerto proposto dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Philippe Jordan si sviluppa lungo un percorso che unisce due vertici del sinfonismo austro-tedesco, Beethoven e Bruckner, con al centro il Terzo Concerto per pianoforte op.37 affidato a Jan Lisiecki, interprete tra i più richiesti e celebrati della scena internazionale.
La serata si apre con Leonore n. 3 op. 72b, la più celebre tra le ouverture composte da Ludwig van Beethoven per il suo unico lavoro teatrale, Fidelio. Si tratta del terzo tentativo del compositore di individuare un’introduzione orchestrale adeguata all’opera, pagina successivamente accantonata in favore di un’ouverture più funzionale all’equilibrio drammaturgico dell’intero lavoro.
Pur concepita per il teatro, Leonore n. 3 ha ormai conquistato una piena autonomia concertistica grazie alla sua straordinaria forza narrativa e alla capacità di condensare in pochi minuti l’intero universo emotivo dell’opera.
Sin dalle prime battute Philippe Jordan mette in mostra una direzione di grande eleganza formale e chiarezza gestuale: il gesto, compatto e sempre leggibile, garantisce precisione negli attacchi e una costante coesione tra le sezioni orchestrali. La costruzione delle arcate dinamiche risulta particolarmente curata, così come la gestione delle tensioni armoniche che conducono ai grandi climax della partitura. Di notevole efficacia il lavoro sul colore orchestrale: gli archi si distinguono per compattezza e morbidezza di emissione, mentre la sezione dei fiati e degli ottoni offre interventi di notevole qualità timbrica, contribuendo a una lettura autorevole e ben calibrata nei rapporti sonori.
Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37 vede protagonista Jan Lisiecki, artista che, nonostante la giovane età, vanta già una carriera internazionale di assoluto rilievo. Fin dall’esposizione dell’Allegro con brio emerge un dialogo esemplare tra solista e orchestra, costruito su un equilibrio sonoro raro per trasparenza e naturalezza.

20260529_Fi_01_ConcertoJordan-Lisiecki_JanLisiecki

Dal podio, Jordan accompagna con sensibilità il pianista, lasciando respirare il fraseggio senza mai rinunciare alla solidità dell’impianto orchestrale.
Lisiecki conquista per la raffinatezza del tocco e per la straordinaria cura nella costruzione della frase musicale. La chiarezza dell’articolazione, la naturalezza del canto pianistico e la capacità di differenziare i piani sonori permettono di cogliere ogni dettaglio della scrittura beethoveniana. Colpisce in particolare il controllo delle dinamiche più raccolte: anche nei pianissimi del Largo il suono conserva una presenza nitida e perfettamente proiettata in sala. La risposta tra mano destra e mano sinistra appare costantemente equilibrata, dando vita a un dialogo interno di grande ricchezza espressiva che trova il suo naturale completamento nel confronto con l’orchestra.
Di altissimo livello la grande cadenza del primo movimento, affrontata con sicurezza tecnica, precisione ritmica e notevole controllo del discorso musicale anche nei passaggi più impervi.
Il Largo si distingue per intensità lirica e profondità poetica, mentre il Rondò conclusivo mette in evidenza brillantezza, leggerezza e una straordinaria padronanza virtuosistica. Ne emerge un’interpretazione matura, coinvolgente e musicalmente compiuta, tra i momenti più significativi dell’intera serata.
La seconda parte del programma è interamente dedicata alla Sinfonia n. 4 in Mi bemolle maggiore “Romantica” di Anton Bruckner, una delle pagine più amate e frequentemente eseguite del compositore austriaco, accanto alla Settima Sinfonia. Qui Jordan affronta l’imponente architettura bruckneriana con una visione lucida e coerente, valorizzandone tanto la dimensione monumentale quanto quella intimamente contemplativa.
Nel corso dell’ora abbondante di musica il direttore costruisce un autentico viaggio introspettivo attraverso un continuo alternarsi di tensione e distensione. Le grandi progressioni orchestrali si sviluppano con naturalezza, senza mai perdere chiarezza strutturale, mentre il controllo delle masse sonore consente di apprezzare la complessa trama contrappuntistica della partitura. Particolarmente riuscita appare la ricerca timbrica: ogni sezione orchestrale contribuisce alla definizione di un quadro sonoro ricco di sfumature, nel quale le dinamiche, i colori e le armonie emergono con straordinaria evidenza.
Jordan modella il suono dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino come una tavolozza pittorica, facendo affiorare con sensibilità le molteplici gradazioni cromatiche della scrittura bruckneriana. I celebri richiami dei corni, gli episodi pastorali, le solenni espansioni corali degli ottoni e le ampie distese sonore degli archi trovano una realizzazione di notevole suggestione, sostenuta da una concertazione sempre attenta agli equilibri interni.

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Gli applausi conclusivi testimoniano il successo di una serata di alto profilo artistico, nella quale la solidità interpretativa di Philippe Jordan, la qualità dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e l’eccellenza pianistica di Jan Lisiecki convergono in un’esperienza musicale di grande intensità e valore.
(La recensione si riferisce al concerto di giovedì 28 maggio 2026)

Crediti fotografici: Nicola Barsanti
Nella miniatura in alto: il pianista Jan Lisiecki
Al centro: ancora Jan Lisiecki
Sotto: il direttore Philippe Jordan riceve a fine concerto le ovazioni del pubblico fiorentino






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