Pubblicato il 14 Aprile 2026
Il regista canadese Michael Cavanagh ambienta l'opera mozartiana in USA anziché a Napoli
Cosė fan tutte negli anni '30 servizio di Ramón Jacques

20260414_00_Chicago_CosiFanTutte_RodGilfry_phCoryWeaverCHICAGO (USA) -  Civic Opera House. Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti K.588, opera buffa in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart, con libretto di Lorenzo Da Ponte, che debuttò nel gennaio 1790 al Burgtheater di Vienna, è tornata sul palcoscenico della Lyric Opera of Chicago otto anni dopo le sue ultime rappresentazioni qui nella stagione 2018.
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Sebbene l'opera non sia mai stata considerata uno dei lavori mozartiani preferiti o più popolari dei teatri statunitensi, è possibile vedere il Così fan tutte  in programma con una certa regolarità in questo paese. L'opera fece il suo ingresso nel repertorio statunitense  nel 1922, al Metropolitan di New York, e a Chicago fu vista per la prima volta nel novembre 1959.
La produzione scenica utilizzata in questa occasione ha avuto origine alla San Francisco Opera e fa parte della commissione che quel teatro aveva affidato, tra il 2019 e il 2021, al regista canadese Michael Cavanagh, scomparso inaspettatamente nel marzo 2024, il quale aveva ideato tre concezioni distinte e originali per la trilogia Mozart-Da Ponte, ispirandosi a diversi periodi storici degli Stati Uniti, ma ponendo un accento particolare sull'architettura coloniale che si trova prevalentemente nella regione del New England, nel nord-ovest degli Stati Uniti.
Il pubblico (e chi scrive questa cronaca musicale), che ha avuto l’opportunità di vedere le tre diverse messe in scena di Michael Cavanagh, concorderà nel sottolineare che in ciascuna delle tre opere spicca l’uso di una facciata in marmo bianco con colonne, adattata all’epoca in cui Cavanagh ha ambientato ogni storia.
Così, Le Nozze di Figaro si svolgono durante gli anni della rivoluzione americana; Don Giovanni, con la stessa messa in scena, ma in un futuro distopico e incerto, dove regnano la decadenza, la distruzione, la rovina e il caos; e infine in Così fan tutte la storia è ambientata negli anni Trenta del secolo scorso, nel lussuoso ed esclusivo club sportivo Country Club Wolfbridge, di cui Don Alfonso è l'amministratore, e i quattro protagonisti, che ne sono membri, praticano spensieratamente attività sportive in palestra, oltre a praticare la scherma e a giocare a ping pong e a tennis, o semplicemente a prendere il sole a bordo piscina. Giardini lussureggianti e alberati, piscine e saloni fanno parte dell'allestimento; immagini di splendidi paesaggi, boschi e scene di tramonti e albe proiettate sullo sfondo del palcoscenico rendono la scena molto attraente e incantevole.
Durante l'ouverture, sul sipario sono state realizzate diverse proiezioni in cui si vedeva come venivano redatti a mano gli inviti per partecipare alle attività e agli eventi del club, oltre a immagini delle planimetrie architettoniche delle strutture. Lo stesso sipario è stato utilizzato per tutta la durata dello spettacolo, quando scendeva per isolare I solisti tra l’oscurità e il proscenio, creando momenti di intimità o introspezione, in particolare durante l’esecuzione di ciascuna delle loro importanti arie.

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Lo stesso Michael Cavanagh si è occupato della creazione delle scenografie e delle proiezioni insieme a Erhard Horm. Non si possono tralasciare i vari ed eleganti costumi, sia sportivi che di abbigliamento, allusivi agli anni Trenta, così come gli stravaganti cappotti utilizzati dai due giovani albanesi, di cui si è occupata Constance Hoffmann; le luci - vitali in questa messa in scena e ottimamente realizzate - sono state curate da Jane Cox. Per questa ripresa, la regia è stata affidata a Roy Lallo, il quale, basandosi sulle linee guida di Cavanagh, ha ritratto una società di personaggi che, nonostante avessero attraversato il periodo della grande depressione economica del 1929, a causa della loro agiata posizione economica e dei loro privilegi si comportavano come persone banali, inesperte e inconsapevoli della realtà di ciò che accadeva nel mondo esterno, dando priorità al materialismo e alle apparenze; per cui, più che una scommessa tra i due gentiluomini con Don Alfonso, si trattava di un gioco che cerca di generalizzare e controllare il comportamento delle donne, con una certa dose di misoginia, in modo tale che Lallo è riuscito a riprodurre atteggiamenti, visioni e intolleranza simili a quelli di qualsiasi alta società odierna. La sua visione era diretta, ed è riuscito a plasmare e trasmettere il suo messaggio, senza tralasciare il candore e l’umorismo naturale contenuti nella storia, ma ricorrendo spesso a un’inutile esagerazione, a battute pesanti e a cliché, visti e ripetuti fino alla nausea, apparentemente difficili da eliminare o da presentare in altro modo quando si affronta questo titolo.
Per queste rappresentazioni di Chicago, si è fatto ricorso a un buon cast di cantanti che ha combinato la giovinezza e il talento di alcuni con l’esperienza e la padronanza del palcoscenico di altri. (Vale la pena menzionare che questa produzione è stata recentemente messa in scena dalla Los Angeles Opera nel marzo del 2025, e i personaggi di Don Alfonso, Despina e Ferrando sono stati interpretati dagli stessi cantanti scelti qui).

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Inizierò menzionando il tenore Anthony León, che ha mostrato una voce ricca di ampie qualità da tenore di grazia, con una vocalità duttilissima carica di musicalità e buon gusto, e che, nonostante non di ampio volume, ha saputo gestirla e proiettarla in modo adeguato, nell’ampia sala che è la Lyric Opera. León ha interpretato un Ferrando che ha suscitato entusiasmo per la sua performance vocale e per la varietà di sfumature e colori.
Da parte sua, il baritono Ian Rucker ha dimostrato sicurezza, chiarezza edeleganza scenica e vocale nel ruolo di Guglielmo, con la sua voce ricca di corpo e musicalità.
Al suo debutto locale, il soprano Jacquelyn Stucker, un altro dei tanti talenti statunitensi che hanno fatto carriera soprattutto sui palcoscenici europei e che quindi sono poco conosciuti nel loro paese, ha conquistato il pubblico nel ruolo di Fiordiligi, muovendosi con naturalezza e franchezza sulla scena, mostrando tempra vocale, nitidezza, musicalità e cadenza nella sua voce, specialmente nel virtuosismo e nell’abilità canora che ha impresso alle sue arie.
Al suo debutto americano, il mezzosoprano italiano Cecilia Molinari ha esibito un canto molto raffinato e, sfoggiando una voce scura e vellutata, è riuscita a trasmettere dolcezza e drammaticità; sul palcoscenico ha interpretato una Dorabella sicura, capricciosa, volubile ma credibile.
L'esperienza scenica è stata apportata dal baritono Rod Gilfry, un veterano di mille battaglie, che ha offerto una buona interpretazione nel ruolo del vecchio e malizioso Don Alfonso, con voce ferma e sicura, sebbene si tratti di un personaggio privo di passaggi vocali di rilievo e scenicamente ha generato nel pubblico un po' di fastidio e di noia; stessa situazione per l’esperto soprano portoricano Ana María Martínez, che è riuscita a tratteggiare in modo plausibile il suo personaggio grazie alle buone qualità canore che ancora possiede, anche se è evidente che, per il repertorio interpretato nella sua carriera,  sembra mancare di verve comica, per cui la sua Despina è apparsa priva dell’animazione, della vivacità e della malizia che il personaggio richiede, cadendo nei cliché così ripetuti per questo personaggio che deve diventare medico e notaio.
Nella versione ascoltata in questa rappresentazione, attenendosi alla partiture originale, sono state reinserite arie che normalmente vengono espunte dai teatri, come l’aria del secondo atto di Ferrando "Ah, Lo Veggio!" e "Tradito, schernito"; l’aria del secondo atto di Dorabella "È amore un ladroncello"; o l’aria meno conosciuta di Guglielmo "Rivolgete a lui lo sguardo".
Insomma, l’allestimento è stato ben concepito, suscitando nel pubblico l’interesse a riflettere sui temi citati, nonché sulla disconnessione di certe persone privilegiate  di ogni società che vivono e abitano in un mondo appartato diverso da quello della gente comune. Non vorrei insistere su questo, ma rimango in attesa di assistere a una produzione di Così fan tutte che riesca a valorizzare efficacemente la comicità e l’ironia intrinseche alla trama, evitando una recitazione eccessivamente carica di sovrarecitazione e gag ripetitive che appaiono esistere in un manuale di indicazioni su cui si basano tutti i registi.
Il coro, diretto dal maestro Michael Black, ha dato prova di professionalità e  partecipazione, e quando richiesto, sul palco c'erano anche membri del club e partecipano alle attività sportive.
Sul podio, il maestro Enrique Mazzola, che ricopre la carica di direttore musicale del teatro, ha diretto con sottigliezza, precisione e ampia considerazione per le voci, estraendo dai musicisti dell’orchestra quella qualità orchestrale così caratteristica e riconoscibile nelle partiture di Mozart, creando una sensazione di contagiosa soddisfazione, gioia e piacere per gli ascoltatori. Molti applausi ed entusiasmo da parte del pubblico che ha premiato gli artisti di questa produzione, nonostante le visibili defezioni che si sono verificate negli intervalli, per uno spettacolo che si è protratto a lungo.
(La recensione si riferisce alla recita di martedì 10 febbraio 2026)

Crediti fotografici: Andrew Cioffi and Cory Weaver / Lyric Opera of Chicago
Nella miniatura in alto: il bassbaritono Rod Gilfry (Don Alfonso)
A destra: Jacquelyn Stucker (Fiordiligi) e Cecilia Molinari (Dorabella)
Al centro, in sequenza: Ian Rucker (Guglielmo), Cecilia Molinari, Jacquelyn Stucker e Anthony León (Ferrando); Ana María Martínez (Despina) con Rod Gilfry
Sotto: foto panoramiche su scene e costumi e coro





Pubblicato il 30 Dicembre 2025
Il capolavoro di Giuseppe Verdi andato in scena con rinnovato successo nella cittā californiana
Rigoletto felice ritorno all'Opera House servizio di Ramón Jacques

20251230_00_SanFrancisco_Rigoletto_AmartuvshinEnkhbat_phCoryWeaverSAN FRANCISCO (California, USA) - War Memorial Opera House. Con Rigoletto, opera in tre atti con musica di Giuseppe e libretto in italiano di Francesco Maria Piave (1810-1876), è iniziata una nuova stagione dell'Opera di San Francisco, la numero 103 della sua storia.
Sebbene l'opera sia entrata formalmente nel repertorio di questo importante teatro statunitense l'8 ottobre 1923, dove è stata messa in scena in 34 stagioni ed è diventata un titolo apprezzato dal pubblico locale, è documentato che la prima volta che le note di quest'opera furono ascoltate a San Francisco avvenne solo sette mesi dopo la prima assoluta dell'opera al Gran Teatro La Fenice di Venezia (l'11 marzo 1851), quando il 23 ottobre 1851 il soprano italiano Giovanna Branchi e suo marito, il tenore Eugenio Branchi, interpretarono il duetto "Signor ne príncipe" in un gala operistico al Maguire Opera House, antico teatro lirico della città, dove venivano rappresentate opere in spagnolo a causa della grande popolazione di origine messicana che ancora viveva nella regione in quegli anni.
Infine, l'opera fu messa in scena nella sua versione in quattro atti (non nella tradizionale versione in tre atti) nel 1860, in quella che i resoconti della stampa descrivono come una rappresentazione accidentata in cui furono omessi diversi interventi del Duca di Mantova, così come il duetto finale tra Rigoletto e Gilda.
Esistono quindi una quantità inesauribile di aneddoti e vicissitudini che si sono verificati ogni volta che l'opera è stata messa in scena in questo teatro, senza dimenticare il numero di interpreti illustri e celebri che hanno calcato questo palcoscenico dando vita ai personaggi principali dell'opera.

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Personalmente, conservo un ricordo piacevole, poiché Rigoletto è stato il primo titolo a cui ho assistito in questo teatro, nel 1991, con un cast che includeva i baritoni Alain Fondary e Juan Pons nel ruolo di Rigoletto, il soprano Ruth Ann Swenson, che stava iniziando a farsi notare, nel ruolo di Gilda; e il tenore Richard Leech nel ruolo del Duca di Mantova, nella produzione scenica di Jean Pierre Ponnelle sotto la direzione musicale di John Fiore.
Passando al 2025, alla rappresentazione oggetto di questa recensione, il pubblico ha assistito alla ripresa della messa in scena inaugurata nel 1997, ideata dallo scenografo statunitense Michael Yeargan, che per la sua creazione si è ispirato ai dipinti di ambienti cupi, oscuri e nitidi appartenenti al movimento artistico noto come scuola metafisica, fondato dall'artista italiano Giorgio de Chirico (1888-1978), le cui opere più note contengono archi romane, ombre estese, prospettive illogiche, creando immagini surreali.
La storia si svolge nella strada buia di una piazza, con edifici e archi di dimensioni sproporzionate, situati su entrambi i lati del palcoscenico. L'intensa illuminazione dai colori brillanti rosso, blu e giallo, opera di Chris Maravich, ha conferito quel costante effetto di angoscia e drammaticità che traspare dal libretto.
I costumi variopinti, con il loro tocco di esagerazione, sono stati realizzati da Constance Hoffman e si sono rivelati funzionali alla cornice descritta. È apprezzabile che qui Rigoletto appaia come il buffone vestito da arlecchino, come indicato dal libretto.
Per quanto riguarda la regia di questa ripresa, il lavoro della regista argentina José María Condemi è stato diretto e fedele alla storia, senza movimenti scenici inutili o superflui.
La produzione appare un po' rigida, è indubbio che il tempo sia passato e incida sulla fluidità dei cambi di scena. Ci si aspetterebbe che dopo cinque riprese solo su questo palcoscenico (ricordo di aver visto questa stessa produzione nel teatro di Los Angeles), il teatro possa offrire un'idea innovativa.
Sono convinto che attualmente non esista nessun altro cantante che domini in modo così convincente i ruoli adatti alla sua voce e al suo repertorio, in particolare quello di Rigoletto, come Amartuvshin Enkhbat. Dal suo debutto locale esattamente un anno fa come Renato in Un Ballo in maschera, il suo ritorno era molto atteso sin da quando era stato annunciato. La sua apparizione nell'opera lirica è stata un vero e proprio tsunami, anche se colpisce un po' il fatto che non sia considerato una figura mediatica, in relazione alla notevole performance che offre in ogni spettacolo.
Le sue qualità sono molteplici e in questa occasione ha interpretato un personaggio credibile, ironico, beffardo, energico e persino commovente, cantando con una espressività calda, robusta, omogenea, con piacevoli sfumature baritonali, emissione e fraseggio. Basterebbe usare la parola "ammirevole" per descrivere questo straordinario interprete.

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Da parte sua, con la sua performance attoriale e vocale, il soprano rumeno Adela Zaharia nel ruolo di Gilda (il cui debutto americano è avvenuto alcuni anni fa al teatro di Los Angeles nello stesso ruolo e nella stessa produzione), ha conquistato il pubblico con la sua gestione virtuosa, nitida, agile e comunicativa della voce.
La cristallina chiarezza della sua voce ha commosso, così come la convinzione con la quale ha caratterizzato una fragile e affabile figlia di Rigoletto.
Il ruolo del Duca di Mantova è stato affidato al tenore cinese Yongzhao Yu che, al suo debutto locale (sostituendo il tenore italiano Giovanni Sala, originariamente annunciato), ha dimostrato buone qualità in termini di timbro, calore e plasticità, anche se la sua voce a tratti è risultata un po' leggera, giovanile e con una certa mancanza di sicurezza e di esperienza in alcuni passaggi.
Il basso Peixin Chen ha dato un carattere aggressivo e litigioso al personaggio di Sparafucile, con una voce potente e profonda.
Da parte sua, il mezzosoprano J'Nai Bridges ha svolto bene la sua parte, infondendo al personaggio di Maddalena sensualità, malizia e una qualità cupa, oscura ma piacevole nella sua espressione.
Una menzione va al resto dei cantanti, come il basso Aleksey Bogdanov nel ruolo di Monterone, il baritono Olivier Zerouali nel ruolo di Marullo, il tenore Samuel White nel ruolo di Matteo Borsa, il basso-baritono Jongwon Han nel ruolo del Conte Ceprano, il soprano Caroline Corrales nel ruolo della Contessa e il soprano Elisa Sunshine nel ruolo del Paggio, alcuni dei quali sono membri attuali o ex allievi dello Studio Merola del teatro.
Da non dimenticare il mezzosoprano Stella Hannock, membro del coro del teatro, per la sua adeguata interpretazione di Giovanna.
Molto partecipe e corretto è stato il Coro diretto dal maestro John Keene.

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L'orchestra dell'Opera di San Francisco, la cui solida presenza costituisce un punto di forza del teatro, è stata diretta dal suo direttore titolare, la maestra Eun Sun Kim, nel suo doppio compito di alternare un'opera di Verdi e una di Wagner da diverse stagioni. Ha diretto con slancio, stile e dinamismo adeguato, imprimendo una certa leggerezza alla musica che proveniva dalla buca, dalla palpitante orchestrazione che solo Giuseppe Verdi poteva creare.
(la recensione si riferisce alla recita di sabato 20 settembre 2025)

Crediti fotografici: Cory Weaver per San Francisco Opera
Nella miniatura in alto: il baritono Amartuvshin Enkhbat (Rigoletto)
Sotto: Amartuvshin Enkhbat con Adela Zaharia (Gilda)
Al centro: ancora Adela Zaharia; Amartuvshin Enkhbat in una scena del primo atto
In fondo: panoramica su allestimento e luci dello spettacolo prodotto dalla San Francisco Opera





Pubblicato il 10 Settembre 2025
La regia di Pedro Salazar per il capolavoro di Giuseppe Verdi rende Violetta pių vicina a noi nel tempo
Una Traviata trasposta nel Novecento servizio di Ramón Jacques

20250910_00_Bogota_LaTraviata_JuliaMuzychenko_phJuanDiegoCastilloBOGOTÀ (Colombia) - 24 agosto 2025, Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo.
In occasione della quindicesima stagione del Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo, attualmente il palcoscenico più importante della Colombia, si è tenuta una nuova rappresentazione di La traviata. L’opera, in tre atti, è stata composta da Giuseppe Verdi (1813-1901) su libretto di Francesco Maria Piave (1810-1876), collaboratore e amico del compositore. Si tratta della ripresa della messa in scena originale, presentata per la prima volta nel luglio 2024 e riproposta in occasione del quindicesimo anniversario del teatro, a seguito del successo riscosso tra il pubblico. La produzione ha visto la partecipazione degli stessi solisti del 2024 e, prima delle due rappresentazioni a Bogotá, ha fatto tappa al Teatro Municipal di Lima in Perù, dove è stata rappresentata in tre occasioni.
La traviata è un’opera emblematica e popolare del repertorio operistico, la cui trama, incentrata sulla tragica vita e la fine della cortigiana Violetta Valery, è ormai nota a tutti gli appassionati. La popolarità dell’opera risiede nella sua atemporalità, che la rende attuale e le permette di affrontare temi sempre presenti, come l’amore, il sacrificio e la ricerca del riscatto.
È proprio in questa atemporalità che Pedro Salazar, direttore della compagnia teatrale colombiana La Compañía Estable, regista di questo spettacolo e ideatore del concept, ha deciso di ambientare la storia e la trama in un’epoca intorno agli anni Venti o Trenta del secolo scorso. L’approccio di Salazar è stato quello di evidenziare e approfondire la psiche di ogni personaggio, isolandolo a tratti dal resto della scena.

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Lo spettacolo si apre infatti con il sipario che si alza su una Violetta seduta su una poltrona accanto al camino, mentre sullo sfondo una tenda bianca trasparente e sottile la separa dai festeggiamenti che si svolgono nella sua villa. Similmente, la scena finale la vede sola nel suo letto, con la stessa tenda che la separa dal mondo esterno, oppure Alfredo in un giardino, non all’interno del salone come è consuetudine nella maggior parte delle produzioni, che riflette sul perché ha perso Violetta.
La scena finale, con un raggio di luce bianca splendente su un palcoscenico completamente buio, vede Alfredo portare il corpo di Violetta, senza alcuna esclamazione o recitazione esagerata, creando una scena estetica e drammaticamente attraente.
Il merito di Salazar è che la sua esperienza teatrale gli ha permesso di realizzare un buon lavoro di recitazione, conferendo ai personaggi un tocco di umanità, e di amalgamare canto e musica senza ostacolarli o intralciarli. Spostare l’azione all’inizio del secolo scorso non è un’idea inedita per La traviata (ricordo quella che fece qualche anno fa Marta Domingo con Anna Netrebko all'Opera di Los Angeles, riproposta a San Francisco), ma in questo caso ha funzionato grazie alla sua originalità e alle scenografie ideate da Julián Hoyos, che evocavano l’atmosfera di una fiaba, composta da immagini e scene che si susseguivano come in una sequenza di quadri. L’uso delle proiezioni sullo sfondo del palcoscenico, con immagini di quadri opulenti e di una foresta pluviale, ha contribuito a creare un’atmosfera suggestiva.

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Nella scena del terzo atto, i colori rossi e viola, insieme alle luci di Jheison Castillo, hanno evocato l’ambiente di un cabaret o bordello, esaltato dalle coreografie esotiche e audaci delle zingare e dei toreri.
I costumi d’epoca, ideati da Sandra Diaz, erano particolarmente curati: eleganti gli abiti maschili e raffinati, in seta e tonalità pastello chiaro, quelli di Violetta.
Il punto di forza di questa rappresentazione di La traviata è stato indubbiamente il lavoro di casting, che ha permesso di individuare voci adeguate a rendere giustizia a ogni personaggio.
Nel ruolo di Violetta, il soprano russo Julia Muzychenko ha mostrato una voce ferma, consistente, corposa e ben proiettata, che ha saputo gestire con intelligenza, sensibilità e ammirevole duttilità, soprattutto nell’emissione di acuti piacevoli, penetranti e musicali. Scenicamente, ha mostrato personalità, sicurezza e presenza.
Fabián Veloz, nel ruolo di Giorgio Germont, si è distinto per la sua performance vocale: la sua voce da baritono, robusta, ferma, vigorosa e musicale, si è rivelata particolarmente adatta a questo repertorio. Nonostante io non avessi mai avuto modo di ascoltarlo dal vivo, poterlo ascoltare ora, il baritono argentino mi ha confermato le recensioni che lo descrivono come un cantante di ottimo livello, con una brillante carriera internazionale in ascesa.
Il ruolo di Alfredo Germont è stato ben interpretato e cantato dal tenore italiano Paolo Fanale, che ha cantato con un timbro chiaro, brillante, e virile ed elegante nel fraseggio. Sebbene in alcuni passaggi, soprattutto nell’ultimo atto, abbia mostrato qualche difficoltà nella proiezione e nella tenuta, ciò non ne ha compromesso la competenza e la capacità di tenore.
Il mezzosoprano venezuolano Ana Mora ha interpretato Flora Bervoix con una voce ricca e brunita; il baritono messicano Tomás Castellanos ha offerto un’eccellente interpretazione del Barone Dauphol, entrambi catturando l'attenzione del pubblico verso personaggi che generalmente passano inosservati.. Il resto del cast, composto da artisti colombiani, ha contribuito alla riuscita della serata con interpretazioni convincenti e ottime doti vocali: il tenore Hans Mogollón nel ruolo di Gastón, il baritono Juan David González nel ruolo del Marchese di Obigny, il soprano Alejandra Prada, intensa e coinvolgente nel ruolo di Annina, il basso Hyalmar Mitrotti, apprezzato per la profondità della voce e la caratterizzazione umana del Dottor Grenvil, e per i suoi brevi ma significativi interventi; il tenore Luis Carlos Danilo Jiménez nella breve parte di Giuseppe, servitore di Violetta, il basso-baritono Carlos Durán Rincón e il baritono Julián Usamá Figueroa, questi ultimi tre fanno parte del coro.
Il Coro Nazionale della Colombia, diretto da Diana Carolina Cifuentes, si è distinto per la partecipazione e l’impegno scenico, offrendo un canto professionale e omogeneo.
L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Colombia ha eseguito la partitura con maestria dall’inizio alla fine, regalando momenti emozionanti e una combinazione di precisione e raffinatezza, come nei Preludi del primo e del terzo atto, caratteristiche di orchestre abituate al repertorio sinfonico. La direzione è stata affidata al giovane ma già esperto direttore locale Johann-Sebastián Guzman, che ha offerto una lettura attenta a ogni dettaglio orchestrale e alla simbiosi con le voci, elegante e pacato nei movimenti e sicuro in questo impegno.

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Nella versione del 2024 l'orchestra era stata diretta da Andrés Orozco-Estrada, il direttore colombiano, attualmente titolare dell'Orchestra della Rai di Torino, che non era disponibile in questa occasione.
(la recensione si riferisce alla recita di domenica 24 agosto 2025 )

Crediti fotografici: Juan Diego Castillo / Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo
Nella miniatura in alto: il soprano Julia Muzychenko (Violetta Valery)
Sotto: panoramica sulla festa del primo atto in casa di Flora
Al centro, in sequenza: Momenti del terzo atto con Julia Muzychenko e Paolo Fanale (Alfredo Germont)
In fondo: belle panoramiche di Juan Diego Castillo sulle scene finali della Traviata






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Il Duo Metropolis nel salotto di Mozart e Beethoven
servizio di Edoardo Farina FREE

20260331_Fe_00_DuoMetropolis_PierclaudioFeiFERRARA - Il Circolo di Cultura Musicale dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” è sempre caratterizzato da un ricco calendario di eventi come oramai avviene da diversi anni, alcuni già realizzati altri da concretizzarsi tra il 2025-2026 quali, oltre la consueta attività concertistica, varie iniziative connesse alle conferenze e i pomeriggi musicali nella
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Opera dal Nord-Est
Falstaff rivive in Marco Filippo Romano
servizio di Simone Tomei FREE

20260331_Vr_00_Falstaff_MarcoFilippoRomano_EnneviFotoVERONA - Esiste un tipo di perfezione che si riconosce solo a posteriori, quando ci si accorge che non avrebbe potuto essere altrimenti. Il Falstaff verdiano appartiene a questa specie rara: opera nata quasi per gioco, confessava il compositore in una lettera del dicembre 1890, e tuttavia così necessaria da sembrare l’unico approdo possibile di
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Classica
L'indiscreto fascino dell'antico
servizio di Athos Tromboni FREE

20260330_Fe_00_CarloBergamasco_IndiscretoFascinoDellAnticoFERRARA - Il pianista Carlo Bergamasco si dedica di preferenza al repertorio del Novecento e alla musica pianistica contemporanea. Per come lo conosciamo e per quanto l'abbiamo seguito nei suoi numerosi concerti tenuti nella città estense, le sue scelte vengono motivate oltre che dalle attitudini personali, anche dalla volontà di una funzione
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Opera dal Centro-Nord
Elisir d'amore disarticolato
servizio di Simone Tomei FREE

20260329_Pi_00_LElisirDAmore_BarbaraMassaro_phKiwiPISA - Il Teatro Verdi chiude la stagione lirica 2025/2026 con L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti. Ci sono opere che nascono in fretta, quasi controvoglia, eppure restano. LElisir damore appartiene a questa famiglia paradossale: composto da Donizetti in poco più di due settimane nel 1832, su un libretto che Felice Romani ricavò altrettanto
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Operetta and Musical
Il rock sconfigge la distopia
servizio di Athos Tromboni FREE

20260325_Fe_00_WeWillRockYou_MicaelaBerliniFERRARA - Che cos'è la distopia? È l'esatto contrario dell'utopia: se quest'ultima rappresenta il modello di vita ideale che potrebbe rendere libera e felice la vita di uomini e donne, la distopia invece narra di una straniante realtà immaginaria del futuro; un futuro prevedibile sulla base di tendenze del presente, percepite come altamente
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Opera dal Centro-Nord
C'č un Castello dove la Voix humaine...
servizio di Simone Tomei FREE

20260324_Fi_00_CastelloDiBarbablu-VoxHumaine_ClausGuthFIRENZE – Ci sono accostamenti che rivelano più di quanto promettano. Il dittico che il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha portato in scena non è semplicemente una scelta di repertorio felice: è una tesi interpretativa, quasi un saggio scenico sul tema dell’impossibilità del dialogo tra un uomo e una donna. Béla Bartók e Francis Poulenc si
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Opera dal Nord-Ovest
Un campiello veneziano a Genova
servizio di Simone Tomei FREE

20260320_Ge_00_IlCampiello_BenedettaTorre_phMarcelloOrselliGENOVA - Ci sono opere che il repertorio ha trattato con una certa ingratitudine, relegate in quella zona grigia tra il raramente eseguito e il mai del tutto dimenticato. Il Campiello di Ermanno Wolf-Ferrari appartiene a questa categoria e ogni sua ripresa diventa perciò un’occasione preziosa: per rimisurare la qualità di una partitura che non ha
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Echi dal Territorio
Uto Ughi fa il pienone
servizio di Edoardo Farina FREE

20260318_Fe_00_FamilyConcert_UtoUghiFERRARA - Dopo il clamoroso successo di Angelo Branduardi, ancora un atteso concerto domenica 15 marzo 2026 nell’ambito della stagione di Ferrara Musica del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, con il primo dei tre “Family Concert” alle ore 17,00 anziché le consuete 20,30, ove Uto Ughi, figura leggendaria del violinismo internazionale,
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Opera dal Nord-Est
Un Trovatore in nero
servizio di Rossana Poletti FREE

20260301_Ts_00_IlTrovatore_YusifEyvazov_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. In scena al Teatro Verdi di Trieste l’allestimento de Il Trovatore, che è frutto della coproduzione con l’Opéra de Saint-Étienne/Città di Marsiglia-Opera, si veste di un cast stellare. Partendo dal principale protagonista Yusif Eyvazov che, folgorato da una diretta televisiva di Montserrat Caballé dal Bol'šoj,
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Opera dal Centro-Nord
Pagliacci e Cavalleria dittico riprogettato
servizio di Simone Tomei FREE

20260227_Fi_00_PagliacciCavalleria_RobertCarsen_phMicheleMonastaFIRENZE - Ci sono serate in cui esci dal teatro e senti che qualcosa dentro di te si è spostato. Non necessariamente tutto ha funzionato, non necessariamente sei d’accordo con ogni scelta che ti è stata proposta, ma qualcuno ti ha parlato davvero.
Quella con il regista Robert Carsen è una di
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Opera dal Centro-Nord
Macbeth da manuale
servizio di Simone Tomei FREE

20260223_Li_00_Macbeth_FrancoVassallo_phVirginiaGoirovichLIVORNO - Vi sono opere che il tempo non consuma, ma affina. Il Macbeth di Giuseppe Verdi è tra queste: ogni nuova produzione che ne rimetta in scena la sostanza drammatica sembra interrogarlo da capo, come se il dramma non avesse ancora esaurito ciò che ha da dire su di noi, sul potere, sull’oscura geometria del destino. E quando
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Classica
Musica Amoris 2026
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260218_Li_00_ConcertoAmoris_GabrieleBaldocciLIVORNO - Il Teatro Goldoni accoglie nel weekend di San Valentino "Musica Amoris 2026" in un clima di attesa calorosa e partecipe. Il titolo scelto per il concerto non è casuale: l’amore, nelle sue molteplici declinazioni, è il filo rosso che unisce le due grandi pagine in programma, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle minore
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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le direzioni riparte
servizio di Francesco Franchella FREE

20260217_Fe_00_GruppoDei10_SandroGibelliniFERRARA - Girovagando tra le etrusche valli padane, alla ricerca di una nuova casa (vista la chiusura dello "Spirito" di Vigarano Mainarda), la carovana del Gruppo dei 10 ha trovato due importanti collaborazioni per una sosta prolungata all’insegna della musica e del divertimento.
Saranno infatti la Scuola di Musica Moderna
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Opera dal Nord-Ovest
Tristan un Isolde viaggio nell'amore
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260215_Ge_00_TristanUndIsolde_DonatoRenzettiGENOVA - Applausi lunghi e calorosi accolgono, venerdì 13 febbraio 2026, il debutto del titolo più atteso e impegnativo della stagione 2025-2026 del Teatro Carlo Felice di Genova: Tristan und Isolde di Richard Wagner. Quasi cinque ore di musica e vertigine emotiva che scorrono come un unico respiro, dissolvendo il tempo e lasciando lo spettatore
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Classica
Mehta e Mozart suprema bellezza
servizio di Simone Tomei FREE

20260211_Lu_00_ConcertoDirZubinMehta_phBeatriceSperanzaLUCCA - C’è un istante nella vita di ogni istituzione culturale in cui la programmazione cessa di essere mero esercizio di organizzazione e diventa atto interpretativo della storia. Quando il Teatro del Giglio "Giacomo Puccini" ha dovuto rinunciare momentaneamente all’Otello verdiano inizialmente previsto, il vuoto lasciato in cartellone avrebbe
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Opera dal Centro-Nord
Rigoletto rinnovato senza tradimenti
servizio di Simone Tomei FREE

20260210_Ar_00_Rigoletto_MarioCassi_phAlessandroSchincoAREZZO - Nel cuore del Teatro Petrarca di Arezzo la produzione di Rigoletto di Giuseppe Verdi si conferma un evento che va oltre la pura rappresentazione lirica, trasformandosi in un manifesto culturale vivo e consapevole. L’edizione nasce dall’incontro virtuoso tra formazione d’eccellenza, identità territoriale e audace innovazione
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Jazz Pop Rock Etno
Campus dei Campioni la cultura diventa comunitā
servizio di Francesca De Giovanni FREE

20260202_00_SanLazzaroDiSavena_AperitivoFilosoficoMusicale_MassimoDiMennaSAN LAZZARO DI SAVENA (BO) - Sold out dal mattino. Sala gremita. Energia viva. Pensiero in movimento. L’aperitivo filosofico-musicale andato in scena sabato sera al Campus dei Campioni, nell’ambito delle attività della Scuola dei Concetti, si è aperto con un dato simbolico prima ancora che numerico: evento
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Opera dal Nord-Est
Mahagonny vicenda tortuosa
servizio di Rossana Poletti FREE

20260201_Ts_00_Mahagonny_BeatriceVenezi_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny è in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi: in italiano Ascesa e caduta della città di Mahagonny presenta più di altre opere la necessità di analizzare sia il compositore che l’autore del libretto. Bertold Brecht fu indubbiamente uno dei grandi innovatori del teatro del
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Opera dal Nord-Est
Una Carmen molto bella
servizio di Athos Tromboni FREE

20260201_Ro_00_Carmen_LauraVerrecchia_phLudovicoGuglielmoROVIGO - Abbiamo assistito a una Carmen di Bizet con una regia molto bella. Per questo è utile cominciare il racconto dell'opera andata in scena nel Teatro Sociale di Rovigo dalle note del regista Filippo Tonon: «Proprio nell’anno del 150° anniversario della prima esecuzione di Carmen (la prima rappresentazione avvenne all’Opéra-Comique di
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