Pubblicato il 08 Dicembre 2023
Il Maggio Musicale Fiorentino ha chiuso con buon successo il ciclo Beethoven-Honegger
Applausi calorosi per Lupo e Gatti servizio di Nicola Barsanti

20231208_Fi_00_ConcertoDanieleGattiBenedettoLupo_DanileGattiFIRENZE - Dopo il fortunato Ciclo Chajkovskij, il direttore musicale del Teatro del Maggio, Daniele Gatti, porta a termine un altro nuovo interessante progetto musicale: il Ciclo Beethoven-Honegger e l'Europa, costruito accostando le rare sinfonie del compositore franco-svizzero Arthur Honegger ai ben più celebri cinque concerti per pianoforte e orchestra di Ludwig Van Beethoven.
L'ultimo appuntamento, replicato anche giovedì 7 dicembre 2023, vede il pianista Benedetto Lupo esibirsi in quello che all’età di 13 anni segnò il suo debutto sul palcoscenico, ovvero il Concerto n.1 in Do maggiore op. 15, caposaldo viennese e pilastro fondante di quelli che saranno le future intuizioni musicali del compositore di Bonn (basti pensare al successivo Concerto n.3 in Do minore, ispirato al concerto per pianoforte e orchestra di Mozart, quello in Do minore k491).
Venendo all’esecuzione, la prima impressione è che pianista e direttore siano avvolti da un’aurea d’incertezza circa i tempi, la dinamica e l’acustica della sala, sentimento che va attenuandosi alla fine del primo movimento grazie alla seconda cadenza, di cui, però, si apprezza più la ricerca del suono che l’intenzione musicale. Lodevole, invece, il lirismo del secondo movimento, in cui  l’orchestra riesce finalmente a sposarsi con le dolci sonorità di un adagio incantevole, per giungere a un finale ben eseguito nel suo carattere fortemente umoristico, ricco di intuizioni musicali e marcati ritmi di danza. Molto apprezzato anche il bis concesso dal pianista, costituito da una bellissima pagina brahmsiana.
La serata continua con la Sinfonia n.5 in Re minore di Arthur Honegger in tre movimenti: Grave, Allegretto e Adagio: composizione del 1950, eseguita per la prima volta nel 1951, racchiude tutto il pessimismo degli ultimi anni di vita del Maestro, scomparso nel 1955, che fanno di quest’ultima sinfonia la sua opera più enigmatica. Dett “"di tre Re” per la nota finale che si ripete alla fine di ciascun movimento, si inserisce senza dubbio fra le pagine musicali meno note ai più, ma molto apprezzate dal pubblico fiorentino, di cui il maestro Daniele Gatti denota ancora una volta quanto si trovi a proprio agio nell’eseguire tali difficili pagine sinfoniche, contraddistinte da fortissimi e pianissimi a contrasto, richiedendo  all’orchestra capacità espressiva, chiarezza e varietà nei colori. Di particolare rilievo la sezione dei fiati, e degli ardui passi ben eseguiti dai violoncelli.

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Il programma si è concluso con i Nocturnes di Claude Debussy (trittico sinfonico per voci femminili e orchestra articolato in tre momenti: Nuages, Fêtes e Sirènes), che permettono il coinvolgimento della sezione femminile del coro fiorentino, diretto come sempre dal bravo maestro Lorenzo Fratini.
La serata è terminata dunque fra gli applausi entusiasti di un pubblico numeroso.
(la recensione si riferisce al concerto di mercoledì 6 dicembre 2023)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Maggioi Musicale Fiorentino
Nella miniatura in alto: il maestro Daniele Gatti
Sotto: i saluti di coro, orchestra e direttore al termine del concerto





Pubblicato il 15 Ottobre 2023
Die Schöpfung di Franz Joseph Haydn ha inaugurato la stagione sinfonica del Teatro Carlo Felice
La Creazione dello stupore servizio di Simone Tomei

20231015_Ge_00_LaCreazione_RiccardoMinasiGENOVA - La creazione del mondo attraverso la musica: ecco l’idea di Franz Joseph Haydn di mettere nero su bianco sullo spartito musicale il monumentale capolavoro Die Schöpfung (La Creazione).  È così che ha preso il via la stagione sinfonica del Teatro Carlo Felice di Genova con un concerto inaugurale dal quale sono uscito mentalmente e fisicamente in un’altra dimensione.
In Inghilterra Haydn rimase folgorato dall’ascolto degli oratori di Haendel nel 1791 in occasione della sua commemorazione dei quali aveva assaporato ampiezza di respiro, vigore di concezione ed una poeticità che non aveva riscontro negli oratori, modellati sullo schema delle forme melodrammatiche, che si solevano eseguire a Vienna. Al ritorno dal suo secondo soggiorno oltremanica, Haydn portava con sé un testo di oratorio che gli aveva procurato il Salomon. Testo che Lindley aveva tratto dalla Genesi e dal Paradiso perduto di Milton. Un sogno ambizioso ed ingenuo destinato a non realizzarsi perchéé il testo, tradotto liberamente in tedesco dal direttore della Biblioteca imperiale Gerhard van Swieten, fu quello della Creazione, composta da Haydn tra il 1797 e il 1798 ed eseguita al Nationaltheater il 19 marzo 1799. Il libretto di van Swieten è stato criticato fin dall’epoca delle prime esecuzioni per il suo accentuato descrittivismo, che sacrifica la narrazione a favore di una successione di immagini e pitture d’effetto, volte a costruire una sorta di polittico biblico.

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In effetti Die Schöpfung è molto lontana dalla fattispecie dell’Oratorio drammatico, ma del resto la partitura di Haydn non esita ad aderire all’intento “pittorico” del testo. Questo ha indispettito i primi critici idealisti tedeschi, che pur riconoscendo ad Haydn il primato nell’ambito strumentale e cameristico, hanno considerato questo lavoro così acclamato dal pubblico quasi un incidente di percorso rispetto alla potenza della “musica assoluta” di cui egli era capace. In realtà, la forza di questa partitura sta proprio nel fatto che il descrittivismo non viene negato ma realizzato con una complessità di mezzi formali e stilistici tali da trascendere la logica semplicistica della musica d’effetto per ricavare una dimensione espressiva nello stesso tempo concretissima e “assoluta”.
Il poema si adattò mirabilmente, almeno nella sua forma definitiva, allo spirito e alla religiosità di Haydn. In merito a questo aspetto appare molto significativa la testimonianza di Griesinger nelle sue note biografiche: «... Haydn possedeva una forte inclinazione religiosa ed era un devoto seguace della religione in cui era cresciuto. Dentro di sé era fermamente convinto che il destino umano era nella mano protettrice di Dio; che Dio è il giudice del bene e del male; che l’ingegno viene dall’alto. Tutte le sue più grandi partiture iniziano con le parole In nomine Domini” e si chiudono con Laus Deo” o Soli Deo gloria”. Ed ancora “Se, quando compongo, le cose non vanno molto bene - lo sentii dire - passeggio avanti e indietro nella mia stanza con il rosario tra le mani, dico alcune Ave, e le idee ritornano alla mente». Nella religione egli trovò anche la maggiore consolazione al decadimento fisico; gli ultimi anni di vita era completamente rassegnato all’idea della morte e vi si preparava quotidianamente. Senza troppo analizzare i principi della fede, accettava il cosa” e il come” insegnati dalla Chiesa cattolica…»
Haydn costruisce il mondo attraverso la musica: l’ouverture iniziale è la rappresentazione del Caos per poi dipanarsi in tre parti dove le prime due raffigurano i sei giorni della creazione, mentre la terza descrive l’amore di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre con un’alternanza di recitativi, arie, duetti, terzetti ed interventi del coro che rappresentano la “voce della moltitudine”: commentano ciascuna della giornate, celebrano lodi del Signore e chiudono le tre parti dell’oratorio in maniera solenne e grandiosa.
In merito a questo aspetto il Coro del Teatro Carlo Felice di Genova - preparato dal M° Claudio Marino Moretti - ha dimostrato grandissima preparazione e precisione esecutiva riuscendo a cogliere ogni  sfumatura della partitura che pur omaggiando nella sua essenza Haendel ci mostra  una straordinaria flessibilità attraverso la quale il musicista «... passa senza cesure dalla scrittura omofonica d’impatto quasi concertante, in pieno stile classicistico, a una polifonia ardita e superbamente dotta, tuttavia ricondotta sempre a una sintesi formale mai arida, spesso capace di determinare il coinvolgimento emotivo. Il coro, più di tutti i protagonisti vocali è chiamato a celebrare la gloria di Dio e lo fa con una sintesi stilistica che contiene elementi antichi e nuovi.»
La fede di Haydn è traslata completamente nella musica ed il direttore Riccardo Minasi ne coglie tutte le sfumature; cesella ogni quadro denso di disarmante bellezza e seducente eloquenza, con il giusto piglio interpretativo, assecondando con gesto nitido solisti e coro e restituendo agli ampi squarci sinfonici il senso elegiaco e maestoso che gli è proprio.
I solisti sono impegnati in un’alternanza di recitativi, arie, duetti, terzetti e concertati con il coro.
Anma El-Khashem (Gabriel ed Eva) è dotata di voce cristallina e perfettamente duttile; il suo canto è elegiaco sempre a fuoco con costante nitore vocale. Mauro Peter (Uriel) canta con emissione libera e ben proiettata restituendo un suono perlaceo. Infine Matthias Winckhler (Raphael e Adam) caratterizza la sua prestazione con una perfetta e sicura emissione, ricca di colori e sfumature.
Fede o non fede, avere avuto la possibilità di ascoltare La Creazione di Haydn, pregna della sua fiduciosa e grata esaltazione del migliore dei mondi possibili ad oltre duecento anni dalla sua composizione, ci pone delle domande e ci fa riflettere sull’essenza della nostra epoca. Ed oggi, circondati da grandi lacerazioni fisiche e morali, questa musica e questo testo diventano un benefico balsamo per lo spirito. Ne sono prova i quasi dieci minuti di applausi che hanno salutato questa serata davvero memorabile.
(La recensione si riferisce alla serata inaugurale di sabato 14 ottobre 2023)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto:
il direttore Riccardo Minasi
Sotto in sequenza: obiettivo fotografico su solisti e coro per
La Creazione di Haydn





Pubblicato il 25 Settembre 2023
Messa da Requiem applauditissima sotto la bacchetta di Oksana Lyniv
Ottime voci per il Verdi sacro servizio di Nicola Barsanti

20230925_Pr_00_VerdiRequiem_OksanaLyniv_phRobertoRicciPARMA - Terrore e dubbio: i caratteri salienti della Messa da Requiem di Giuseppe Verdi.
La direzione di questo capolavoro sinfonico-corale è affidata al direttore ucraino Oksana Lyniv che nella prima parte, fino al terzetto Quid sum miser  trasmette ad hoc l’intensità drammatica della partitura, mentre assume un carattere meno intenso e quasi giocoso nelle due fughe Sanctus e Libera me, per tornare ad una buona lettura interpretativa nel finale in cui quei pianissimi sembrano proprio suggerire l’interrogazione su ciò che possa esserci dopo la vita, e il terrore che in questo "dopo" non ci sia altro che il nulla.
Buona la performance dell'orchestra del Teatro Comunale di Bologna e altrettanto ottima, ma con l’impressione che non sia stata sfruttata al massimo, la resa delle compagini corali di Parma e Bologna riunite per questa occasione e istruite rispettivamente da Martino Faggiani e Gea Garatti Ansini.
Il quartetto dei solisti vede il bravissimo soprano Federica Lombardi, la quale forte di un timbro morbido e rotondo conduce una recita all'ottimo delle sue potenzialità, raggiungendo l'apice nell'intenso e drammatico Libera me Domine, peccato per l'unica lieve stonatura avvenuta in occasione dell'ultimo acuto.

20230925_Pr_01_VerdiRequiem_FedericaLombardi_phRobertoRicci20230925_Pr_02_VerdiRequiem_DanielaBarcellona_phRobertoRicci20230925_Pr_03_VerdiRequiem_FreddieDeTommaso_phRobertoRicci20230925_Pr_04_VerdiRequiem_MichelePertusi_phRobertoRicci

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Altra preziosa vocalità è sicuramente quella del mezzosoprano Daniela Barcellona, che colpisce per proiezione sonora e intensità drammatica nel Liber Scriptus.
Il basso Michele Pertusi sorprende per il calore del suo timbro, profondo e avvolgente che se nel Mors Stupebit risulta fermo e drammatico si scioglie nella supplica del Confutatis Maledictis, fino ad arricchirsi di dolcezza nel commovente Lacrimosa condiviso con la Barcellona e la Lombardi.
Il quartetto degli interpreti si chiude con il tenore Freddie de Tommaso, che se non meraviglia nel momento solistico Ingemisco, riesce invece ad emergere con una buona proiezione sonora nell'Hostias, perfettamente intonato.
Estremamente positiva la risposta del pubblico, con applausi prolungati per tutti.
(Lo scritto si riferisce alla prima rappresentazione del 23 settembre 2023)

Crediti fotografici: Roberto Ricci per il Festival Verdi 2023 - Teatro Regio di Parma
Nella miniatura in alto: la direttora Oksana Lyniv
Al centro in sequenza: Federica Lombardi, Daniela Barcellona, Freddie de Tommaso, Michele Pertusi
Sotto: panoramica di Roberto Ricci sul concerto






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Nuove Musiche Jazz Pop Rock Etno Classica Vocale


Parliamone
Orlando nelle trame di Alcina
intervento di Athos Tromboni FREE

20240407_Fe_00_OrlandoFurioso_MarcoBellussi_phMarcoCaselliNirmaFERRARA - Ottima messa in scena nel Teatro "Claudio Abbado" dell' Orlando Furioso di Antonio Vivaldi nella edizione critica curata da Federico Maria Sardelli e Alessandro Borin. Il maestro Sardelli era anche sul podio della brava Orchestra Barocca Accademia dello Spirito Santo di Ferrara. Quindi tre atti, così come Vivaldi ideò per la premiere al Teatro Sant'Angelo di Venezia nell'autunno del 1727.
Ottima messa in scena, oltre che per la comprovata efficacia di Sardelli nell'esecuzione del repertorio barocco, soprattutto per la visionaria regia di Marco Bellussi, coadiuvato da Fabio Massimo Iaquone (ideazione e regia video), Matteo Paoletti Franzato (scene), Elisa Cobello (costumi) e Marco Cazzola (luci).
La visionaria regia ci trasporta nel poema ariostesco (o quantomeno in ciò che del poema dell'Ariosto utilizzò a suo tempo il librettista Grazio Braccioli) dove tutto è fantascientifico
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Xtra per tre
redatto da Athos Tromboni FREE

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Opera dal Centro-Nord
Quel Don Pasquale sempre fresco
servizio di Simone Tomei FREE

20240325_Fi_00_DonPasquale_MarcoFilippoRomano_phMichele MonastaFIRENZE - Quello che è stato ritorna dicevano sempre i nostri vecchi. Ed è proprio così: in un momento non facile per il Teatro del Maggio, l’idea di rispolverare una vecchia produzione di Don Pasquale di Gaetano Donizetti si è rivelata una scelta molto azzeccata che ha riportato indietro nel tempo i più veterani melomani. La riproposizione dello spettacolo
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Beatrice di Tenda da visibilio
servizio di Simone Tomei FREE

2040325_Ge_00_BeatriceDiTenda_AngelaMeadeGENOVA – Procede con scelte azzeccate e particolarmente ricercate la stagione operistica del Teatro Carlo Felice di Genova con un altro capolavoro belliniano, Beatrice di Tenda. Sono già due stagioni che le opere del catanese compaiono nel cartellone del teatro genovese: nel 2021 Bianca e Fernando – secondo l’edizione riservata proprio al teatro ligure
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Un Trovatore quasi disastro
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Vi presentiamo La Bohčme
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Trattandosi di una nuova produzione di Fondazione Arena
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20240215_Fe_00_LorenzoCutuliFERRARA - Il 100° anniversario dalla morte di Giacomo Puccini rappresenta un’occasione per commemorare e ripercorrere la vita e la carriera di uno dei più grandi musicisti italiani.  Le sue Opere, ancora oggi, continuano a essere rappresentate sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, celebrando lo straordinario valore artistico delle composizioni
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20240209_Ve_00_IlBarbiereDiSiviglia_BepiMorassiVENEZIA - Se pensiamo al fascino di un teatro risorto per più di una volta dalle proprie ceneri, e vi aggiungiamo la suggestione di esservi dentro nel vivo del carnevale della “Serenissima” non può venire in mente un gioiello della produzione rossiniana: Il barbiere di Siviglia. Ed è proprio a quest’opera che abbiamo assistito, la seconda in cartellone
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Manon Lescaut e il gesto della Lyniv
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240202_Bo_00_ManonLescaut_OksanaLynivBOLOGNA - Il Teatro Comunale Nouveau inaugura la propria stagione operistica 2024 con il primo vero e proprio gioiello della produzione pucciniana: Manon Lescaut. Ottima scelta per onorare il centenario della morte del compositore lucchese, avvenuta il 29 novembre del 1924 a Bruxelles.  La Manon Lescaut rappresenta per la carriera
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Bologna Festival numero 43
redatto da Athos Tromboni FREE

20240201_Bo_00_BolognaFestival_TeodorCurrentzis_phAlexandraMuravyevaBOLOGNA - La 43.esima edizione di Bologna Festival 2024, da marzo a novembre, presenta alcuni dei più interessanti direttori dell’odierna scena musicale quali Teodor Currentzis, per la prima volta a Bologna con la sua orchestra musicAeterna, Vladimir Jurowski con la Bayerisches Staatsorchester e Paavo Järvi con la Die Deutsche
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Jazz Pop Rock Etno
Jazz e altro allo Spirito
redatto da Athos Tromboni FREE

20240129_Fe_00_IlGruppoDei10_TutteLeDirezioni_FrancoFasano.JPGFERRARA - Varato il calendario dei concerti "Tutte le Direzioni in Winter&Springtime 2024", organizzata da Il Gruppo dei 10 con qualche novità e collaborazione in più rispetto ai precedenti. La location è (quasi sempre) la stessa: il ristorante lo Spirito di Vigarano Mainarda (Ferrara), nell’intimo tepore delle sue suggestive sale, immerso nella
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Opera dal Centro-Nord
La bohčme visual della Muti
servizio di Athos Tromboni FREE

20240127_Fe_00_LaBoheme_ElisaVerzier_phFabrizioZaniFERRARA - Suggestivo l'allestimento di La bohème di Giacomo Puccini curato da Cristina Mazzavillani Muti per il Teatro Alighieri di Ravenna, approdato ieri sera al Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara. Pubblico della grandi occasioni ("sold-out" si dice oggi, con un inglesismo ormai sostitutivo di "tutto esaurito" d'italiana fattura); pubblico
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Opera dal Nord-Ovest
Don Pasquale allestimento storico
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240127_To_00_DonPasquale_NicolaAlaimo_phAndreaMacchiaTORINO - Il titolo designato per l’inaugurazione del cartellone d’opera 2024 del Teatro Regio di Torino è il Don Pasquale di Gaetano Donizetti. Qui riproposto nel fortunato allestimento della fine degli anni '90 del Novecento, firmato da uno dei maestri della drammaturgia musicale italiana: il regista, scrittore e giornalista Ugo Gregoretti, la cui regia
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Jazz Pop Rock Etno
Jazz Club Ferrara 45 concerti
redatto da Athos Tromboni FREE

20240124_Fe_00_JazzClub_GennaioMaggio2024FERRARA - Dal 26 gennaio 2024, prende il via al Torrione San Giovanni la seconda parte della 25.ma stagione di Ferrara in Jazz. Grandi nomi del jazz internazionale e largo spazio ai giovani, per complessivi 45 concerti accompagnati da eventi culturali collaterali, realizzati con il contributo del Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune
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Opera dal Nord-Est
Bolena e Seymur destino congiunto
servizio di Rossana Poletti FREE

20240123_Ts_00_AnnaBolena_SalomeJicia_phFabioParenzanTRIESTE – Teatro Verdi. Nell’ Anna Bolena di Gaetano Donizetti, in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, primeggia la qualità del cast. Un gruppo di cantanti straordinari, che contribuiscono in modo determinante al buon esito della rappresentazione. Se si eccettua qualche piccola quasi impercettibile incertezza nel primo atto la prova
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Opera dal Nord-Ovest
Haroutounian una Butterfly di riferimento
servizio di Simone Tomei FREE

20240121_Ge_00_MadamaButterfly_phMarcelloOrselliGENOVA – Prosegue con successo la stagione del Teatro Carlo Felice grazie ad una bellissima produzione dell’opera “nipponica” di Giacomo Pucccini, Madama Butterfly. Il contesto scenico-registico firmato da Alvis Hermanis si sviluppa in uno spettacolo sostanzialmente classico e iconografico dove l’immagine stereotipata del Giappone
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Opera dal Centro-Nord
Un Trovatore cosė cosė
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240121_Li_00_IlTrovatore_MatteoDesole_phAugustoBizziLIVORNO - Torna a distanza di 50 anni di assenza al Teatro Goldoni e 27 anni dopo la sua ultima apparizione nella città di Livorno (ma fu al Teatro La Gran Guardia) Il trovatore, uno dei titoli più amati di Giuseppe Verdi. Un ritorno tanto atteso che non convince, pertanto inferiore alle aspettative. Gli anelli deboli di questa produzione riguardano
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Barbiere di Siviglia stratosferico
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240120_Pr_00_IlBarbiereDiSiviglia_DiegoCeretta_RobertoRicciPARMA - Il Teatro Regio di Parma inaugura il cartellone d’opera del 2024 con il fiore all’occhiello di Gioacchino Rossini: Il Barbiere di Siviglia. Com’è noto ai più, nel 1782 Giovanni Paisiello scrisse un’opera dallo stesso titolo e con lo stesso soggetto, da qui la decisione del maestro di Pesaro di intitolare la sua nuova composizione (almeno in un primo
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Opera dal Centro-Nord
Un Barbiere un po' cosė...
servizio di Simone Tomei FREE

20240113_Lu_00_IlBarbiereDiSiviglia_GurgenBaveyan_PhotoKiwiLUCCA - Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini si veste di attualità, attraverso una lettura piuttosto singolare, ma non del tutto dissonante dalle intenzioni musicali e librettistiche, nell’allestimento andato in scena al Teatro del Giglio di Lucca con la firma registica di Luigi De Angelis che ha curato anche scene e luci. In un condominio stile Le Courboisier
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Opera dal Nord-Est
La Bohčme dei ponteggi
servizio di Athos Tromboni FREE

20240113_Ro_00_LaBoheme_FrancescoRosa_phValentinaZanagaROVIGO - Una Bohème senza lode e senza infamia. Così potrebbe definirsi l'allestimento dell'opera di Giacomo Puccini andata in scena al Teatro Sociale. Si tratta di una coproduzione del teatro di Rovigo con il Comune di Padova e il teatro "Mario Del Monaco" di Treviso. Una produzione tutta veneta, considerando la bacchetta affidata a Francesco Rosa
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