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L'opera di Giacomo Puccini ambientata con successo nella storica cattedrale collinare di Trieste |
Tosca sugli spalti di San Giusto |
servizio di Rossana Poletti |
| Pubblicato il 30 Giugno 2025 |
TRIESTE – Castello di San Giusto. Non è l’Arena di Verona e men che meno Castel Sant’Angelo, ma gli spalti di San Giusto, le pietre antiche che contornano il grande piazzale delle Milizie, suscitano nella Tosca di Giacomo Puccini, in scena a Trieste, il senso di incombenza del pericolo, della morte che la musica del grande compositore regala al pubblico, accorso numeroso in una sera infuocata dal gran caldo e dall’assenza di un minimo alito di vento. L’allestimento è necessariamente contenuto sul grande palco costruito nell’angolo più spoglio della grande piazza, edificata nel Cinquecento per la difesa militare della città. Sul fondale due tele si succedono tra il primo e il secondo atto: la Madonna che Cavaradossi sta dipingendo e poi un particolare dagli affreschi presenti a Palazzo Farnese. La regia di Stefania Panighini porta a San Giusto l’arte dei Carracci come chiave di lettura della potente femminilità della protagonista. La regista immagina la tela e i figuranti che davanti ne mimano i protagonisti, quindi nel primo atto donne si mostrano come nel dipinto ai piedi di Maria Vergine, in particolare la sosia della marchesa Attavanti, che produrrà in Floria Tosca la sfrenata gelosia, alla base della rovina dei due amanti. Nel secondo atto la notizia di Napoleone vincitore a Marengo è rappresentata dall’immagine gloriosa e i figuranti vestono da antichi romani! A dire il vero nella scena del “duello” verbale e fisico tra Tosca e Scarpia queste coreografie sembrano superflue, anzi negative. Il drappo nero del terzo atto ricorda i teli viola nelle chiese in quaresima. L’orchestra del Verdi, posta sotto il palco, diretta da Enrico Calesso, sottolinea con maestria i momenti quasi silenti ed esalta con corretta enfasi i passaggi tumultuosi dell’opera, le inquietudini, le passioni.
  

La gelosia, la malvagità, l'amore perseguitato interessava evidentemente Puccini più del grande affresco storico del romanzo di Victorien Sardou del 1887 (dal quale Giuseppe Giacosa e Luigi Illica trassero il libretto), che era invece intriso di delitti e di sangue, di copiosi particolari della cornice storica realistica e zeppo di personaggi secondari. Tosca debuttò il 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma, accolta non troppo positivamente dalla critica, in poco tempo entrò però nel repertorio di tutti i teatri lirici del mondo. I protagonisti lasciano il pubblico soddisfatto: Tosca, interpretata da Elena Pankratova, si distingue per la buona immedesimazione nella parte e per le capacità vocali, mettendo in campo volume e notevole temperamento, soprattutto nella scena in cui uccide Scarpia. “Vissi d’arte” la vede innamorata e dolente per la sorte funesta e non tradisce le aspettative.


Il Mario Cavaradossi di Fabio Sartori è forte, potente e vigoroso, anche la figura lo è. Atteso nel finale nella famosa romanza “E lucevan le stelle”, struggente grido di dolore per la vita che va esaurendosi tragicamente, Sartori si esprime con sincera emotività, che forse è un po’ mancata nel primo atto. Il sadico Barone Scarpia è il personaggio che impersona il male assoluto, l’ipocrisia e la falsità più brutali, usa il potere solo ed esclusivamente per il suo tornaconto; vederlo autoflagellarsi in scena, per scacciare i demoni della sua cattiveria, lascia qualche perplessità. La voce di Ambrogio Maestri, che lo interpreta, è ancora potente, supera agevolmente il fragore dell’orchestra, manca forse appena di sottolineare la perversità di Scarpia in quel secondo atto tutto incentrato sull’evoluzione del dramma che andrà più tardi in scena: l’uccisione di Cavaradossi e il suicidio di Tosca. Completano il cast il giovane basso baritono William Corrò, che interpreta il fuggiasco Angelotti, il convincente basso Abramo Rosalen (il Sagrestano), il tenore Andrea Schifaudo (Spoletta), il basso Francesco Auriemma (Sciarrone), Damiano Locatelli (il Carceriere) e Sophie Emilie Bernstein (il Pastorello). Nel primo atto il coro del Teatro Verdi, diretto da Paolo Longo, e i Piccoli Cantori della Città di Trieste diretti da Cristina Semeraro invadono il palco, sono i fedeli che popolano la chiesa intonando il "Te Deum" per celebrare la sconfitta di Napoleone, mentre Scarpia già immagina con gioia feroce l'impiccagione di Cavaradossi e sogna di avere Tosca fra le sue braccia. Le scene sono di Nicolò Cristiano, i costumi di Chiara Barichello, luci di Emanuele Agliati, effetti sonori di Luca Bimbi. Successo scontato di partecipazione e di caloroso consenso del pubblico. (La recensione si riferisce alla recita del 29 giugno 2025)



Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Verdi di Trieste Nella miniatura in alto: il direttore Enrico Calesso Sotto, in sequenza: Ambrogio Maestri (Scarpia), Elena Pankratova (Tosca), Fabio Sartori (Cavaradossi); Abramo Rosalen (il Sagrestano) con il coro di voci bianche nella scena del "baccano in chiesa" Al centro, in sequenza: Scena del "Te Deum"; Ambrogio Maestri e Elena Pankratova nel secondo atto; ancora Ambrogio Maestri e Elena Pankratova nel finale del secondo atto Sotto, in sequenza: belle panoramiche di Fabio Parenzan, su scene e costumi, sui saluti finali e sul pubblico di questo allestimento triestino in San Giusto
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Personaggi
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