Pubblicato il 15 Luglio 2022
L'operetta di Johann Strauss jr. in scena al Verdi piace ma noN sazia la fame di piccola lirica
Pipistrello bello ma non tutto fila intervento di Rossana Poletti

20220715_Ts_00_IlPipistrello_NikolasNageleTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. L’operetta è genere brillante ma impervio. Richiede grandi doti canore, perché i compositori che vi ci sono cimentati non risparmiano salite verticali a soprani e tenori e altrettante discese. Per riuscire esige dagli artisti qualcosa di più, il sapere stare in scena, con molto brio e con una recitazione piuttosto eccellente, in molti ruoli anche recitazione comica, e saper far ridere è sempre difficile. L’operetta, che è indubbiamente tanta musica con alcune arie straordinarie e Il Pipistrello scritto da Johann Strauss jr.né è uno dei massimi esempi, in Italia è considerata dal FUS (Fondo unico per lo spettacolo) alla stregua di commedia, musicale ma pur sempre commedia, e non viene riconosciuta nei programmi dei teatri lirici, che pur hanno orchestre, coro e balletto, ingredienti indispensabili per poterne allestire una, bensì dei teatri di prosa.
Le bizzarrie del nostro Paese sono tante, c’è stato addirittura un momento, qualche anno fa, che chi realizzava esclusivamente la cosiddetta piccola lirica  fu escluso completamente da ogni finanziamento; ci vollero proteste, processioni al Ministero per far arrivare poche briciole agli operatore del settore. La commissione che doveva accreditare i finanziamenti era appunto quella della prosa, composta da tanti registi italiani dediti alla drammaturgia “seria”, che considerarono, anzi non considerarono proprio l’operetta degna di attenzione. Forse in altre realtà italiane suscita poco interesse un tale atteggiamento, ma nella capitale della piccola lirica, a Trieste, città che per oltre quarant’anni ha fatto concorrenza ai grandi festival austriaci dell'operetta, a Trieste (si diceva) dove file di pullman provenienti da ogni luogo stazionavano a lato dei teatri cittadini, questa scelta ha contribuito a fare in modo che il Festival Internazionale dell’Operetta triestino non avesse più luogo, che si perdesse il pubblico cittadino, ma che ancor peggio si perdesse una grande fetta di turismo culturale per la città.
Da tempo ormai il Teatro Verdi di Trieste propone ogni anno a luglio un titolo o Vedova allegra o Il Pipistrello, da qui non ci si allontana molto, perché come ricordato il Ministero riconosce dignità lirica solo a questi due pilastri dell’operetta danubiana, dimenticando che ci sono stati grandi personaggi italiani come Carlo  Lombardo, Pietro Mascagni, Ruggiero Leoncavallo, Mario Costa, Virgilio Ranzato, Giuseppe Pietri, che scrissero pagine di grande liricità. Trame sciocche senza dubbio, ma niente che un buon scrittore di teatro non sappia e possa attualizzare.

 

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Il Pipistrello, attualmente allestito dal Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, mette in campo alcuni ingredienti ottimi, cantanti con gran voci: la Rosalinde, di Marta Torbidoni, sfodera una splendida e applauditissima “Klänge der Heimat”, la csardas del secondo atto; tutti i cantanti da Manuel Pierattelli (Gabriel von  Eisenstein), Federica Guida (Adele), Fabio Previati (Dottor Falke), Anastasia Boldyreva (Principe Orlofsky), Federica Vinci (Ida) sono ottimi esecutori di una storia musicale che fece di Johann Strauss jr. l’unico “operettista” viennese accettato nell’olimpo dei più sofisticati suoi colleghi dell’epoca, anche perché adorato dall’imperatore.
Ma lo spirito dell’operetta, la sua anima popolare, il suo carattere libero, anche trasgressivo, la capacità di giocare sui doppi sensi, sugli equivoci fa fatica ad emergere con artisti che hanno poca dimestichezza con la recitazione.
Il Covid ha probabilmente reso difficile il lavoro di preparazione, ma l’attorialità richiede tempi più lunghi del cimentarsi una volta soltanto in un titolo d’operetta; richiederebbe invece laboratori teatrali, workshop come si usa dire oggi per affermare la medesima cosa ma in italiano. Richiederebbe lo spirito che aleggiava negli anni del festival triestino, in cui gli artisti facevano a gara per ritornare ogni anno, si cimentavano con grande impegno, venendo ripagati da un pubblico osannante e straripante. Ma questo si è perso ed è evidente quanto sia difficile tornare indietro, le occasioni perdute sono un classico di Trieste, questa è stata una delle più gravi in campo culturale.
Tornando al nostro Pipistrello alcuni interpreti colgono le qualità del genere, lo splendido Alfred di Alessandro Scotto di Luzio, brillante, istrionico, perfettamente calato nella parte del farfallone gabbato, e Andrea Binetti, il Frosch ubriaco che infarcisce il suo copione con incisi calati nell’attualità; un ruolo attoriale molto strano per un cantante d’operetta, l’unico che pratica la piccola lirica da sempre, un’eredità che sente di aver ricevuto dal compianto Sandro Massimini.
L’Orchestra del lirico triestino è diretta da Nikolas Nägele, buona l’esecuzione, anche se a tratti manca di una maggior passionalità e delle sfumature che fanno di Strauss jr. il più grande della sua epoca.
Il coro, diretto da Paolo Longo, ancora imbavagliato causa riacutizzarsi del Covid, conosce bene le dinamiche del genere musicale, ma non ha modo di dimostrarlo per un uso registico, che impone fissità sulla scena.
La regia di Oscar Cecchi avrebbe voluto forse osare su alcuni temi: la guerra, che con Il Pipistrello c’entra come i cavoli a merenda, e con l’identità di genere. Ma non regge la prova: se dovessimo correre sul filo della guerra dovremmo vederla scorrere in tutte le dinamiche dell’operetta e invece risulta esclusivamente come un pretesto per ricordare l’attuale guerra europea in corso, in un quadro muto iniziale e in un’immagine finale. Stop. L’ambiguità è giocata attorno al personaggio chiave, il principe Orlosfky, senza che questo spottone si armonizzi con il resto dello spettacolo.

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C’è da dire che finalmente in scena al Verdi compare una compagine di ballerini che sono degni del nome. Il corpo di ballo della Sing Opera in Balet di Lubiana mostra grande professionalità ed estetica assoluta nelle coreografie. La capitale slovena dista poche decine di chilometri da Trieste, presenta ogni anno qui il suo festival musicale estivo, nel quale quest’anno compare anche Riccardo Muti con l’Orchestra giovanile; pensare ad una maggior sinergia tra le due città, emblemi di mondi diversi che convivono da secoli su questo “limes” non sarebbe una cattiva idea, ma ci vuole l’impegno di tutta una città, che su questo tema si muove con scatti in avanti e rapide fughe all’indietro.
(la recensione si riferisce allo spettacolo del12 luglio 2022)

Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: il maestro Nikolas Nägele
Sotto: panoramiche sulla rappresentazione triestina e saluti finali del cast

 





Pubblicato il 14 Maggio 2022
Successo per il quarto concerto all'Ensemble Musik Festival nel Teatro Comunale Abbado
Michelle Candotti non solo Chopin intervento di Athos Tromboni

20220513_Fe_00_MichelleCandotti_EnsembleMusikFestivalFERRARA - La pianista Michelle Candotti è ritornata a suonare nel Teatro Comunale "Claudio Abbado" otto mesi dopo il suo debutto nella città estense come concertista: nel settembre 2021 presentò un programma tutto incentrato su Fryderyk Chopin perché in quel periodo stava preparando la propria partecipazione al Concorso Internazionale Chopin di Varsavia, uno fra i più prestigiosi e difficili del mondo. Ebbene partecipò, arrivando fino alla semifinale: un risultato lusinghiero se si considera che già l'ammissione al concorso è uno scoglio niente affatto semplice da superare; e poi mediamente sono selezionati dai 150 ai 200 giovani pianisti da tutto il mondo, perciò la strada per arrivare alla finale è perigliosa e difficile e il raggiungimento almeno della semifinale è un risultato più che eccellente.
Così venerdì 13 maggio 2022 nel Ridotto del Teatro Abbado di Ferrara, per il suo ritorno in terra estense, la Candotti ha eseguito anche musiche di Chopin, ma il ventaglio di proposte si è allargato a Franz Joseph Haydn e Franz Liszt: il recital era il quarto concerto della rassegna "Ensemble Musik Festival" dell'omonima associazione musicale, diretta da Matteo Cardelli; i prossimi appuntamenti comunicati da Cardelli saranno con la pianista Silvia Carlin (20 maggio), con il Duo Spagnolo-Rugani (27 maggio) e con la pianista Eva Gevorgyan (11 giugno).
Nel concerto del 13 maggio scorso la Candotti ha sciorinato la sua personale concezione del rapporto interprete/pianoforte: è sembrato che per lei sia una lotta che si instaura fra esecutrice e strumento, con lo strumento destinato ad essere dominato; ma come contromisura, lo strumento diventa possente, esprimendo suono energico e dinamiche vigorose sotto le mani e le dita dell'interprete. È il problema principe di ogni concertista: il suono, anche quando elegiaco, lo faccio imponente o trasognato? Il confine fra l'una e l'altra scelta è a volte impalpabile, sta all'interprete rendere omogeneo in maniera pertinente non solo il suono, o la dinamica, ma principalmente l'esecuzione complessiva: in modo che piani e forti, sussurri e grida, riescano ad alternarsi affidandosi alla sensibilità di quelle mani, a quelle dita, ma soprattutto possano esprimere l'unità e l'unicità del pensiero musicale che permea l'interpretazione.
Allora un impaginato che preveda musiche di Haydn (Sonata Hob.XVI:49), Chopin (Barcarolle op.60; Scherzo n.2 op.31; Notturno op.48 n.1), e Liszt (Parafrasi da concerto su l'Ernani di Verdi S.432; Après une lecture du Dante, Fantasia quasi Sonata) assume l'aspetto di "vetrina" per tutto quanto detto sopra: un percorso dell'interprete nella mutevolezza che va dal classicismo al tardo romanticismo.
Dunque Haydn, secondo la Candotti: il compositore viennese non è mai pre-romantico, neanche nei languori più commoventi; non è Mozart, ovviamente. La sua musica conserva sempre quel distacco dallo sturm che la rende soprattutto perfetta e tonda armonicamente: e così l'Allegro iniziale della Sonata è leggero e toccatistico, un cesello di virtuosismo dove la pulizia del diteggio e la scorrevolezza dei temi sono non solo il necessario, ma l'essenziale. Pure nel secondo movimento (Adagio cantabile) la musica mantiene quelle caratteristiche: qui la melodia è estatica (estatica, non romantica, si badi bene) e la Candotti non cade nel tranello del sentimentalismo: esegue con rapimento, ma si mantiene dentro la logica del suono toccatistico realizzando un felicissimo equilibrio fra gli arpeggi e le scale affidate alla mano destra e le note ribattute e "precipitate" della mano sinistra. Proprio brava. Il finale (Tempo di Menuetto) realizza il compimento dello stile galante di cui Haydn fu maestro e mentore, e di cui l'esecutrice si è resa interprete.

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Poi Chopin: suonato con un vigore in tutti e tre i brani (e anche nel bis concesso: Studio n.5 op.10) e con un imprinting imperioso che hanno letteralmente entusiasmato il pubblico. Ma è davvero così "teatralizzabile" la musica del compositore polacco?  D'accordo che possa esserlo nello Scherzo n.2  e nello Studio n.5, ma nella Barcarola? Là dove le note sono ostinate come un refluire e là dove la delicata fluidità dell'onda culla ogni movimento, è difficile pensare a una scelta forte e corsara dell'interpretazione che travalichi i significati semantici del titolo, che pur hanno un loro valore.
Ebbene, fuori degli schemi e lontano dalle censure accademiche facciamo rispondere ad una corrispondenza giornalistica di sir. Charles Hallé, pianista eccelso e direttore d'orchestra coevo di Chopin: «In occasione del suo ultimo concerto a Parigi... all'inizio del 1848 - scriveva Hallé - Chopin eseguì l'ultima parte della sua Barcarola op.60 a partire dal momento che richiede più energia, in modo radicalmente opposto (alle indicazioni dinamiche stampate); suonò pianissimo ma con sfumature così meravigliose che veniva da chiedersi se questa nuova versione non era preferibile a quella a cui si è abituati.»
Ora, se l'Autore ammette due (o forse più) possibilità di interpretare la sua musica ricorrendo egli medesimo a due (o forse più) dinamiche, timbri, agogiche, lo stesso vale per chi dopo di lui lo legge, lo metabolizza, lo interpreta... per cui il carpe diem della sensibilità applicato alla prassi rende libera e attuale la verità interpretativa, più di ogni concezione o accademismo di maniera. Bisogna essere grati a pianisti come Glenn Gould o Ivo Pogorelich o Lang Lang (per citarne almeno tre) di aver chiarito il concetto di "libera interpretazione" comunque dentro lo "spirito del compositore", perché questo è ciò che rende viva e non museificata la partitura. E grazie anche ai/alle giovani di talento - come la Candotti - che sembrano essere gli interpreti elettivi dell'essenzialità di quel carpe diem che abbiamo citato.
Infine Liszt: la musica dell'abate ungherese è sempre teatrale e, dunque, emotivamente teatralizzabile. E qui la Candotti è sembrata trovarsi a proprio agio a maggior ragione: confessiamo che se prima l'avevamo ascoltata con ammirazione, in Liszt l'abbiamo ascoltata con entusiasmo anche perché, oltre l'esecuzione condotta con sicurezza e determinazione, la sua mimica è un altro aspetto dello spettacolo che lei sa offrire: trasognata, meravigliata, concentrata, rilassata, fiduciosa, sicura, imperturbabile. Mai titubante. Ecco le sue evidenti qualità psicofisiche, per come le ha mostrate nel recital al Ridotto del Teatro Abbado: è una pianista che quando suona non si lascia perturbare dalle interferenze dell'ambiente (colpi di tosse, mormorii, scricchiolii, ecc.) ma va sicura alla méta perché l'ambiente è solo l'involucro e non la deve condizionare: e il contenuto è sopra ogni cosa la musica, a cui lei adegua il gesto che palesa i caratteri propri della sensibilità.
(la recensione si riferisce al recital pianistico di venerdì 13 maggio 2022).

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Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm
Nella miniatura in alto e sotto: la giovane pianista Michelle Candotti





Pubblicato il 06 Aprile 2022
Accolta con calore a Ferrara la compagnia dell' Ukrainian Classical Ballet
Giselle della solidarietā intervento di Athos Tromboni

20220406_Fe_00_BallettiUcraini_OlgaGolitsya.jpegFERRARA - La solidarietà fra i popoli si può attivare in tanti modi: con la raccolta e donazione di cibo, medicinali e vestiario da inviare, con il sostegno popolare più caloroso, con l'accoglienza di profughi, eccetera. Le espressioni del vivere sociale, le loro organizzazioni civili  e religiose possono anche fare qualcosa di più specifico e dedicato, per manifestare la solidarietà: il teatro ospitare i teatranti, le chiese accogliere e unire i fedeli con un abbraccio interconfessionale, gli stadi ospitare le squadre per gare da tenersi in amichevole confronto. E anche altro, con lo spirito di aiutare il debole, l'aggredito, l'ingiustamente soccombente.
Quello che ha fatto, per quanto di sua competenza, il Teatro Comunale di Ferrara "Claudio Abbado" è da ricordare perché la storia lo possa raccontare fra dieci, o cento, o mille anni: ha ospitato, partendo per primo in Italia, quattro spettacoli fuori abbonamento (e, dunque, per le logiche del teatro, spettacoli del tutto "aggiunti" ad una stagione già ricca di per sé) di compagnie di danza e balletto dell'Ucraina, esuli nonostante le loro volontà, in queste settimane di guerra in atto fra quella terra e la Russia di Putin.
Un gesto nobile, quello del Teatro Abbado, estremamente partigiano (anche a dispetto dei malpancisti di sinistra e di destra del "né con... e né con...") per dare un segno di vicinanza al popolo ucraino e alle istituzioni di quel Paese, che in questo preciso momento storico sono assurti a simbolo di difesa della democrazia occidentale contro l'assolutismo oligarchico di sistemi para-pseudo-democratici.

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Loro, gli ucraini, forse non lo sanno ancora, o non lo sanno fino in fondo, di essere diventati - per l'occidente - i paladini delle nostre libertà; che sono l'opposto di sistemi in cui non vorremmo mai vivere; è un ruolo che forse loro, gli ucraini, non volevano neanche avere, ma è un compito (a dispetto dei malpancisti di sinistra e di destra del "né con... e né con...") che ha affidato loro questo Terzo Decennio del Terzo Millennio. E va sostenuto. Detto questo, raccontiamo quel che ha fatto il Teatro Abbado: manda in scena tre spettacoli di danza per sostenere gli artisti ucraini che per un mese, tra aprile e maggio, saranno sulle tavole dell’Abbado con due compagnie ucraine coinvolte: la compagnie del Circus-Theatre Elysium di Kiev con la danza acrobatica, e la Ukrainian Classical Ballet con il balletto; tre i titoli: Giselle (musica di Adam) il 5 aprile (ieri sera); Il lago dei cigni (musica di Chajkovskij) sabato 9 aprile; e Alice in Wonderland  giovedì 5 maggio che ritorna a Ferrara dopo il successo dello show che ha incantato il pubblico lo scorso 8 marzo 2022 (e di cui abbiamo riferito con la recensione che si può leggere qui ). Quattro serate, dunque, dedicate all'Ucraina: serate di spettacolo per la solidarietà con le compagnie le quali, oltre a Ferrara, gireranno molti altri teatri italiani che nel frattempo si sono attivati per l'accoglienza.

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Ecco le storie che abbiamo raccolto dalla viva testimonianza di ospiti e ospitati: il direttore del corpo di ballo dell' Ukrainian Classical Ballet, Ivan Zhuravlov, è in tour con la sua bimba, di appena 6 mesi. È originario di Bucha (negli ultimi giorni sono state centinaia le vittime scoperte nella città vicino a Kiev, in quello che al momento è considerato il massacro più grave dall'inizio della guerra; un delitto contro l'umanità): «Quando è iniziato il conflitto - ha detto Zhuravlov - eravamo in tournée, non sapevamo cosa potesse succedere. Al corpo di ballo iniziale si sono riuniti tanti altri ballerini provenienti dai principali teatri nazionali. Abbiamo trovato alloggio da amici, molti di noi hanno chiesto asilo politico in Francia e in Germania. Organizzare gli spettacoli ora è difficile, tutto diventa difficile, anche riunire in un solo posto i ballerini o trasportare le scene. Abbiamo bisogno di lavorare per poter mantenere le nostre famiglie. Nei giorni scorsi siamo stati ospitati a Cracovia, in Polonia, dove abbiamo potuto allenarci. Ora dobbiamo trovare un alloggio e una sala prove per continuare a svolgere il nostro lavoro. C’è chi come noi deve uscire dal Paese per continuare a vivere, ma ci sono anche molti che non vogliono andare via, e sperano che questa guerra finisca presto.»
«Ogni ucraino, ora, cerca di aiutare il proprio popolo e noi artisti possiamo, attraverso il linguaggio universale della danza, parlare della nostra arte e riferire quello che succede nelle nostre città»: così ha detto Olga Golitsya, pluripremiata étoile dell'Opera Nazionale dell'Ucraina ‘Tara Shevchenko’: «Le prime due settimane di conflitto mi trovavo a Kiev, dove vivo con mio figlio di 11 anni - continua la ballerina - eravamo nascosti in bagno, poi ci siamo spostati in un parcheggio sotterraneo. Ma era una situazione che non potevo far vedere a mio figlio, così ho deciso di lasciare il Paese. Ho chiuso tutta la nostra vita in uno zainetto e siamo partiti.»
Ora vivono a Francoforte, in Germania, ospiti dai parenti: «Mio figlio sta continuando a studiare danza grazie alla DAD.»
Quanto a quello che ha vissuto, Olga Golitsya ricorda le ultime immagini diffuse: «Tutto quello che è successo a Bucha avveniva vicino a dove abitano i miei genitori, che sono di Vynohradar, quartiere storico della capitale ucraina. I miei genitori non hanno voluto uscire dal Paese, mia madre necessita di cure mediche e ho molta paura per lei.»
Iurii Kekalo, solista dell’Ukrainian Classical Ballet, ballerino dell’Hungarian State Opera dal 2012 e in passato solista dell’Opera Nazionale dell'Ucraina, racconta come sta vivendo: «La situazione è molto tragica, anche per chi fa parte del mondo dell’arte. Questa tournée non era pianificata, di solito è tutto programmato da mesi. In questa situazione non ci resta che unirci e far sentire quello che stiamo vivendo attraverso la danza. Non si può tacere rispetto a quanto sta succedendo. Siamo molto grati a Ferrara e all’Italia per l’accoglienza dimostrata. Grazie a tutta l’Europa che sta sostenendo l'Ucraina e gli artisti ucraini.»
Con loro anche Natalia Iordanov, responsabile della tournée in Europa. La compagnia sarebbe dovuta ritornare alla fine del tour di febbraio in Francia. Il direttore artistico del teatro di Ferrara, Marcello Corvino, ha ricordato le difficoltà nel portare la compagnia in Italia: «C’è stata un’esplosione di una bomba vicinissima al furgone che doveva trasportare parte della scenografia. Ma dare a questi artisti di caratura internazionale la possibilità di continuare a lavorare vuole essere il segno più tangibile della nostra solidarietà e del nostro sostegno.»
Moni Ovadia, direttore generale del teatro Abbado, in queste settimane sta ospitando una famiglia di ucraini (nonna, figlia e nipote): «Far sentire a casa il popolo ucraino è il nostro obiettivo; non solo dobbiamo sostenere quel popolo durante questa guerra terrificante, ma in futuro dobbiamo permettere all’Ucraina di rinascere con ancora più splendore. La cultura ucraina è preziosa anche per quella europea, salvaguardarla è fondamentale.»
E adesso veniamo a Giselle, il balletto andato in scena a Ferrara ieri sera, 5 aprile 2022, accolto da tanti applausi calorosi del pubblico a scena aperta e dalle ovazioni finali quando tutta la compagnia si è presentata sorreggendo la bandiera gialla e azzurra dell'Ucraina: poco da aggiungere sulla versione di questo capolavoro musicato da Adolphe-Charles Adam e ideato da Théophile Gautier nel 1844: è la versione che riassume e unisce il lavoro delle coreografie originali di Jean Coralli e Jules Perrot, con quellapiù frequentata e leggermente diversa di Marius Petipa.
I due protagonisti principali, Olga Golitsya (Giselle) e Iurii Kekalo (Albrecht) si sono imposti per la grazia di lei (ed anche per la suggestiva mimica facciale, ornamento delle emozioni e dell'espressione ora gioiosa, ora drammatica), e per il vigore della danza di lui, prestante e armonioso. Ma bravi anche gli altri interpreti, non citati in locandina, per i ruoli del cacciatore Hilarion, della regina delle Villi, Myrtha, della madre di Giselle, Bathilde, e dello chaffeur di Albrecht, Wilfried.

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Adesso si attende il prossimo spettacolo dell' Ukrainian Classical Ballet: Il lago dei cigni, sabato 9 aprile 2022. E sarà sicuramente un successo di partecipazione di pubblico, come per Giselle, e di calore e solidarietà per gli artisti ucraini, come per Giselle e per Alice in Wonderland.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: l'étoile ucraina Olga Golitsya
Sotto, in sequenza: tre momenti delle prove sul palcoscenico del Teatro Abbado; e i protagonisti durante la conferenza stampa di presentazione dei due balletti: ancora la Golitsya con Iurii Kekalo e Moni Ovadia con
Ivan Zhuravlov
Al centro: un bel primo piano della
Golitsya nelle vesti di Giselle: e una bella panoramica sulle ballerine della compagnia durante una coreografia d'assieme






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Notte rosa in Certosa
servizio di Athos Tromboni FREE

20220703_Fe_00_NotteRosaInCertosa_Smith_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Quando si parla di Piazza San Pietro a Roma e del colonnato del Bernini si dice che quel semicerchio architettonico significhi un grande abbraccio. Anche la Certosa di Ferrara, col suo austero tempio di San Cristoforo e lo sviluppo laterale a semicerchio delle ali, può essere inteso come un grande abbraccio. In più (diciamo in più, non
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Eventi
Prosegue con successo il Varignana Festival
FREE

20220701_00_VarignanaMusicFestival_AlexanderRomanovskyVARIGNANA (BO) - Si sono conclusi tra gli applausi dei numerosi spettatori i primi due appuntamenti dell'VIII edizione del Varignana Music Festival, andati in scena presso la Terrazza Belvedere e l'Anfiteatro sul Lago di Palazzo di Varignana il 29 e 30 giugno 2022. Protagonisti del tradizionale Grand Opening l'Orchestra e il Coro del
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Classica
Iván Fischer bacchetta che incanta
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220630_Ra_00_BudapestFestivalOrchestra-IvanFischer_phZani-CasadioRAVENNA -La Budapest Festival Orchestra con il concerto del 28 giugno al Pala De André ha confermato, se mai ve ne fosse bisogno, l’importanza della presenza delle grandi orchestre nella manifestazione ravennate, dando vita a un concerto di qualità e gradevolezza incentrato su due classici: la Terza Sinfonia di Johannes Brahms e la
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Opera dal Nord-Est
Peter Grimes sbarca in laguna
servizio di Giuliano Danieli FREE

20220627_Ve_00_PeterGrimes_JuraiValcuhaVENEZIA - La Fenice è stata certamente fra le istituzioni europee più ricettive nei confronti della produzione di Benjamin Britten. Qui nel 1954 è stata data la prima assoluta di The Turn of the Screw, riproposto nei decenni seguenti per ben 4 volte; e nel settembre 1973 ancora la Fenice di Venezia ha ospitato la prima “continentale” di Death
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Opera dal Centro-Nord
In principio era ŦLe Willisŧ
servizio di Simone Tomei FREE

20220621_Lu_00_LeWillis_SeleneZanetti_phImaginariumCreativeStudio.jpegLUCCA - Il genio compositivo giovanile di Giacomo Puccini si cimentava nel concorso Sonzogno con un libretto di Fernando Fontana dal sottotitolo “Le Willis - leggenda in un atto e due parti”. Il componimento teatrale del venticinquenne compositore lucchese non fu ritenuto all’altezza di figurare tra i cinque lavori degni di menzione; ebbero
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Nuove Musiche
Let's Prog che spettacolo!
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220621_Ra_00_LetSProg_GiovanniSollima_phMarcoBorrelliRAVENNA - Non l’avevamo dimenticata, l’invasione della città nel Ravenna Festival 2016 a opera di una schiera di violoncellisti ossessionati dal proprio strumento con cui coinvolgere e trascinare il pubblico donando emozioni e creando nuove sensibilità. A volte ritornano e chissà se sono ancora gli stessi di sei anni fa. Di certo non sono cambiati
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Soci Uncalm
Saccon e Génot un gioiello di esecuzione
servizio di Gianluca La Villa FREE

20220619_Lucca_00_SacconGenotLUCCA - Chiesa dei Servi, 18 giugno 2022. Raramente abbiamo partecipato e assistito a un concerto per violino e pianoforte con un programma così fascinoso, coinvolgente, stimolante il duo degli artisti a realizzare una naturale e viva comunicazione al pubblico della loro arte.
È successo con il violinista Christian Joseph Saccon e il
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Opera dal Nord-Est
Carmen torna accolta dal tripudio
servizio di Athos Tromboni FREE

20220618_Vr_00_Carmen_ClementineMargaine_EnneviFotoVERONA – Doveva essere kolossal per celebrare il regista Franco Zeffirelli, e kolossal lo è stata questa Carmen inaugurale dell’Arena Festival 2022 perché al di là degli esiti ricercati da puristi e “intenditori”, o da filologi e “integralisti”, per la Fondazione veronese ciò che più conta (attenzione: diciamo ciò che più conta, non ciò che solo conta)
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Ballo and Bello
Interno Verde e Interno con Traviata
servizio di Athos Tromboni FREE

20220614_Fe_00_PresentazioneDanza2022_CarolynCarlsonFERRARA - Presentato oggi il Festival di Danza Contemporanea 2022 del Teatro Comunale "Claudio Abbado" che prosegue anche per la prossima stagione nel solco delle novità e delle riconferme: negli anni questo Festival ferrarese è divenuto un punto di riferimento per tutto il panorana di danza italiano ed europeo, essendosi distinto proprio per
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Opera dal Nord-Est
Pagliacci e Al Mulino dittico interessante
servizio di Rossana Poletti FREE

20220600_Ts_00_Pagliacci_AmadiLagha_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Un dittico interessante quello proposto dal Teatro Verdi di Trieste, ultima rappresentazione della stagione, con i Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo e Al mulino di Ottorino Respighi, quest’ultima un’incompiuta del maestro, che completata si presenta quindi in prima esecuzione mondiale.
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Eventi
Luglio a teatro 2022
servizio di Athos Tromboni FREE

20220607_Fe_00_LuglioATeatro2022_LeoneMagieraFERRARA - Finite le stagioni tradizionali di lirica, prosa, concertistica, danza, il Teatro Comunale Claudio Abbado non si ferma neanche a luglio; un po' per dare continuità a una stagione ricca di serate e novità, un po' per sperimentare anche il nuovo impianto di climatizzazione che l'amministrazione comunale, su insistenza del Teatro
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Prosa
A teatro vive il sogno illuminista
servizio di Athos Tromboni FREE

20220531_Fe_00_PresentazioneProsa2022-2023_MichelePlacidoFERRARA - È stata presentata la stagione di prosa 2022-2023 del Teatro Comunale "Claudio Abbado": saranno 12 spettacoli in abbonamento che spaziano dai grandi classici, agli autori internazionali, alle nuove drammaturgie. A questi appuntamenti (in programma il venerdì e il sabato alle 20,30 e di domenica alle ore 16), si aggiungono anche i
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Echi dal Territorio
Omaggio ad Anna Lolli
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220531_Bagnara_00_OmaggioAdAnnaLolliBAGNARA DI ROMAGNA (RA) - È stato un vero piacere domenica 29 maggio 2022 alle 17,30 ritrovarsi come prima della pandemia nell’Auditorium di Bagnara di Romagna,  noi abituali frequentatori del decentrato tempio della lirica e un bel numero di giovani, per il primo omaggio ufficialmente dedicato alla bagnarese Anna Lolli (10 settembre
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Pagina Aperta
Le immagini parlanti di Costantini
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220531_Ra_00_Bruchure_GianlucaCostantiniRAVENNA - Da almeno due anni Ravenna Manifestazioni si augurava “il ritorno alla normalità”. E la normalità è tornata con la consuetudine della presentazione in presenza del 23 maggio 2022 della brochure in formato tascabile del calendario della XXXIII edizione del Ravenna Festival, impreziosita dalle immagini parlanti di Gianluca Costantini.
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Approfondimenti
Progetto Lauter per i giovani
servizio di Edoardo Farina FREE

20220513_Fe_00_ProgettoLauter_NicolaBruzzoFERRARA - Ultimo appuntamento della Stagione concertistica 2021-2022 di “Ferrara Musica” nel Teatro Comunale “Claudio Abbado”: dopo lo strepitoso concerto tenuto dall’Orchestre de Paris sotto la direzione di Esa-Pekka Salonen dodici giorni prima, il 10 maggio 2022 è tornato sul palcoscenico il “Progetto Lauter”, fortunata formazione
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Opera dal Nord-Est
Rigoletto ottimo il cast, ma...
servizio di Rossana Poletti FREE

20220508_Ts_00_Rigoletto_DevidCecconi_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Rigoletto è un uomo buono e cattivo allo stesso tempo. Un profondo cambiamento da quel cliché, che vuole che bene e male siano ben distinti, avviene per mano delle scelte musicali e di libretto da parte di Verdi con quest’opera. Il melodramma vive una svolta grazie al compositore di Busseto che osa,
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Ballo and Bello
Les nuits barbares ou premiers matins
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220502_Ra_00_LesNuitsBarbares_HerveKoubicRAVENNA - Secondo e ultimo appuntamento della stagione ravennate “Opera-Danza” 2021-2022 con le sorprendenti creazioni del coreografo franco algerino Hervè Koubi, nominato nel 2015 Chevalier des Ars et des Lettres per la visione innovativa introdotta con il suo progetto coreutico. I quattordici danzatori si muovono in scena con potenza
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