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Il maestro James Conlon ha diretto un allestimento moderno ideato dallo scomparso Michael Cavanagh

Cosė fan tutte alti e bassi

servizio di Ramón Jacques

Pubblicato il 21 Aprile 2025

20250421_00_LosAngeles_CosiFanTutte_JamesConlonLOS ANGELES CA, USA, Dorothy Chandler Pavilion - Le nuove e più dinamiche programmazioni dei teatri americani, che si concentrano sulla messa in scena di opere contemporanee, prevalentemente di compositori americani e di alcuni stranieri (il prossimo titolo in programma sarà Ainadamar del compositore argentino Osvaldo Golijov - 1960), nonché di musical, gala d’opera e recital, al fine di raggiungere e interessare un pubblico più ampio, hanno nel tempo messo gradualmente da parte titoli come Così fan tutte, opera nota per far parte della trilogia Mozart-Da Ponte. Quest’opera, sebbene non sia considerata una delle più note del repertorio operistico tradizionale, gode dell’interesse del pubblico e molti teatri internazionali la programmano regolarmente.
L’opera mozartiana era rimasta fuori dal repertorio della compagnia Los Angeles Opera, ma è stato uno dei titoli scelti dal direttore James Conlon. L’anno prossimo Conlon concluderà la sua gestione di vent’anni come direttore musicale del teatro, coincidendo con il 40° anniversario della fondazione della compagnia angelina.
Inizialmente chiamata Los Angeles Music Center Opera, la compagnia prendeva il nome dalla sua sede, il vecchio teatro Dorothy Chandler Pavilion. Il complesso del Los Angeles Music Center comprende anche la sala da concerto Walt Disney Concert Hall sede della Los Angeles Philharmonic, dall’altra parte della strada, e alcuni altri teatri.
L’ultima esecuzione di Così fan tutte di Mozart, in questa sede risale alla stagione 2011/2012, quando fu scelta per l’apertura. Il cast annoverava la allora poco nota Aleksandra Kurzak nel ruolo di Fiordiligi, Ruxandra Donose come Dorabella, Roxana Constantinescu come Despina, Ildebrando D’Arcangelo come Guglielmo, Lorenzo Regazzo come Don Alfonso e il tenore Saimir Pirgu, di origine albanese (e che interpretava un personaggio travestito da albanese) nel ruolo di Ferrando. In quell’occasione l’orchestra fu sempre diretta dal Maestro Colon. Tredici anni e mezzo dopo, e sebbene la Los Angeles Philharmonic abbia presentato la sua versione scenica nel 2014 diretta da Gustavo Dudamel, l’opera è tornata protagonista a Los Angeles, precisamente sul palco del Dorothy Chandler.
Durante questo periodo le cose sono cambiate e per questa nuova produzione si è formato un buon cast di cantanti che univa la giovinezza e il talento di alcuni con l’esperienza di altri. Tra questi spiccava il tenore Anthony León, originario della regione, che ha mostrato qualità interessanti fin dai tempi in cui era membro dell’accademia del teatro, specialmente due stagioni fa nella sua primaproduzione importante nei panni di Don Ottavio nel Don Giovanni. Considerato un ottimo tenore di grazia dalla voce duttile e gradevole, León ha interpretato il ruolo di Ferrando con entusiasmo, arricchendo la sua performance vocale di ampi colori e sfumature.

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Analogamente, il baritono Justin Austin ha dimostrato sicurezza, chiarezza ed eleganza scenica e vocale nell’interpretazione di Guglielmo. Tuttavia, un aspetto che ha penalizzato entrambi gli interpreti è stata la mancanza di corpo e spessore nelle rispettive voci, compromettendo la proiezione. Se non fosse stato per l’esperienza che il maestro Conlon ha messo nella sua lettura, i personaggi sarebbero stati poco udibili in diversi passaggi dell’opera.
Il soprano Erica Petrocelli, anche lei ex allieva dello studio teatrale, ha offerto un’interpretazione apprezzabile del personaggio di Fiordiligi. Il suo sviluppo scenico è stato naturale e spontaneo, arricchito da un temperamento vocale di tutto rispetto e dalla nitidezza e musicalità della sua voce, cosa che è emersa positivamente nelle arie.
Anche il mezzosoprano canadese Rihab Chaieb ha incarnato degnamente il personaggio di Dorabella, alla quale ha prestato una voce scura, soffice, dolce e morbida.
Il baritono Rod Gilfry ha fornito un’esperienza interpretativa di buon livello nel ruolo del vecchio Don Alfonso, e sebbene la sua voce sia ferma e sicura, non si è distinto principalmente per questo, quanto per la sua performance attoriale, sebbene a volte abbia dato l’impressione di una certa stanchezza.
Lo stesso si può dire del soprano Ana María Martínez, che ha portato avanti il suo personaggio in modo plausibile grazie alle sue ancora notevoli qualità canore, ma che, per il suo repertorio, non ha sviluppato una verve comica nella sua carriera, quindi la sua Despina è risultata un po’ stereotipata e priva dello spirito di animazione, vivacità e malizia che il personaggio richiede.
Si evidenzia che nella versione ascoltata in questa produzione, per scelta di James Conlon, sono state reinserite arie solitamente omesse sulla scena, al fine di presentare una versione più completa e fedele alla partitura originale. Tra queste, l’aria del secondo atto di Ferrando (“Ah, lo veggio!” e “Tradito, schernito”), l’aria del secondo atto di Dorabella (“È amore un ladroncello”) e la meno nota aria di Guglielmo (“Rivolgete a lui lo sguardo”), tutte ben interpretate dai rispettivi cantanti.
La parte scenica è stata egregiamente curata nell’appariscente allestimento ideato dal regista canadese Michael Cavanagh, scomparso prematuramente lo scorso anno. Su commissione dell’Opera di San Francisco, Cavanagh ha ideato le messe in scena per la trilogia Mozart- Da Ponte, ispirandosi all’architettura coloniale americana della regione nord-occidentale degli Stati Uniti. Elemento principale, presente nelle tre le opere, era la facciata in marmo di una casa che si adatta ad ogni titolo.
Cavanagh ha ambientato Le Nozze di Figaro durante la Rivoluzione Americana e Don Giovanni nello stesso luogo, ma in un futuro distopico. Così fan tutte è stata ambientata negli anni Trenta del XX secolo, presso il lussuoso Country Club Wolfbridge, di cui Don Alfonso è amministratore. I quattro personaggi principali ne sono membri e trascorrono il tempo praticando sport, nuotando, prendendo il sole e giocando a tennis e ping pong. Giardini opulenti, piscine e saloni fanno parte delle scenografie, con immagini di paesaggi e boschi sullo sfondo, o di tramonti e albe. Durante alcune scene, il sipario si abbassava e i personaggi rimanevano tra il proscenio e il sipario stesso, riflettendo e cantando le loro arie in modo intimo, mentre sul sipario si realizzavano proiezioni di disegni architettonici del club, o inviti a eventi.
La creazione delle scenografie e delle proiezioni, presentate in anteprima a San Francisco nel 2021, è stata affidata a Erhard Horm; i costumi, eleganti e allusivi agli anni Trenta, con alcuni elementi stravaganti, come i cappotti indossati dagli strani giovani albanesi, sono stati creati da Constance Homann; le luci, fondamentali in questo allestimento, sono state curate da Jane Cox.

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La regia di Shawna Lacey si è basata sulle indicazioni di Cavanagh, che intendeva rappresentare una società reduce dalla grande depressione economica. La visione attoriale è diretta: i personaggi sono ritratti come inesperti, privilegiati, fiduciosi, ma anche problematici, incoscienti e isolati dal mondo circostante, interessati unicamente al materialismo e alle apparenze, che li spingono a scommettere, come in un gioco, generalizzando sul controllo del comportamento femminile. In sintesi, la regia è stata curata, suscitando interesse e riflessioni sui temi trattati e su altri ancora, senza tralasciare una dose di comicità, a volte azzeccata, altre volte eccessiva, e alludendo ai soliti cliché, alcuni già visti, da cui molti titoli come questo sembrano non potersi allontanare. Il coro ha dimostrato professionalità e partecipazione, intervenendo quando necessario e sul palco membri del club si sono esibiti in qualità di cantanti.
Sul podio, il maestro James Conlon ha diretto con il suo consueto entusiasmo, precisione e attenzione alle voci. All’inizio dell’opera, il suono dell’orchestra si è presentato irregolare, con squilibri e ritardi, e una certa lentezza, ma si è via via risolto nel corso rappresentazione, avvicinandosi a quel suono orchestrale così caratteristico e riconoscibile delle opere di Mozart. Nel complesso, lo spettacolo ha lasciato molta soddisfazione al pubblico presente, nonostante la sua durata. (3 ore e mezza).
(La recensione si riferisce alla recita di sabato 22 marzo 2025)

Crediti fotografici: Corey Weaver per la Los Angeles Opera
Nella miniatura in alto: il direttore James Conlon
Sotto: belle istantanee di
Corey Weaver sui protagonisti e i costumi dell'allestimento di Così fan tutte andato in scena a Los Angeles






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