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L'operetta-musical del direttore e compositore americano in scena con successo a Trieste |
Candide da Voltaire a Bernstein |
servizio di Rossana Poletti (13 giugno 2025) |
| Pubblicato il 14 Giugno 2025 |
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Per quale motivo Leonard Bernstein scelse il romanzo filosofico “Candide” di Voltaire per scrivere un’opera che lo proiettasse nel mondo lirico? Il primo motivo è certamente la questione politica. Nel dopoguerra l’America è dominata dal Maccartismo (un po’ come oggi dal trumpismo, ma guarda il Vico cosa ti fa coi suoi corsi e ricorsi...).
 L’ossessione contro il comunismo, un bigottismo chiuso diffuso governano la realtà degli Stati Uniti. Le streghe vanno poi in particolar modo scovate nel mondo della cultura e dello spettacolo, lì si annidano e da lì vanno scacciate. Voltaire nel suo “Candide” faceva il verso a Leibniz, al suo “ottimismo”, alla sua idea del "migliore dei mondi possibili" (il mondo creato da Dio è la migliore tra tutte le realtà alternative possibili; Dio, nella sua onnipotenza e sapienza, ha scelto la combinazione ottimale tra tutte le possibili). Cosa ci sia da essere ottimisti nei bambini che muoiono appena nati, nelle continue guerre, nelle società in cui pochi sfruttano e opprimono il popolo, si chiede Voltaire. E punta il dito contro i due capisaldi del potere, monarchia (al suo tempo) e chiesa. Per Bernstein c’è però anche un altro motivo ed è la musica: nei primi anni Cinquanta del Novecento aveva diretto trionfalmente l’Orchestra della Scala nell’opera Medea prima e Sonnambula poi, sempre con la Callas protagonista. Un amore spassionato per il melodramma? un trasporto per la musica europea? Concentrato a scrivere un nuovo linguaggio musicale “tipicamente” americano, Candide sarà da lui definito una «lettera d’amore musicale all’Europa.» Cosa sia Candide è difficile dirlo. I critici musicali tendono a definirlo un ibrido tra musical, opera, operetta e commedia musicale. Lo stesso Bernstein ebbe a dire in un’intervista a se stesso: «... mio caro, chi ha mai detto che non si tratti di un’operetta? Se ti sei preoccupato solo di questo, allora la nostra discussione è conclusa. Certo che è una specie di operetta, o una versione lunga del teatro musicale che è fondamentalmente europeo, ma che gli americani hanno accettato e amano da tempo. Ricordi che ho detto che uno degli attributi più evidenti dell’operetta è l’atmosfera esotica (per gli americani) in cui si svolge? ... Immagino che Candide segua questa tradizione, piuttosto che quella della pura commedia musicale di Guys and Dolls o Wonderful Town. Per quanto riguarda il nome che prenderà alla fine – operetta, opera comica o altro- dobbiamo lasciare che siano gli altri a deciderlo. La particolare mescolanza di stili ed elementi che si trova in questo lavoro lo rende forse un nuovo tipo di spettacolo.» Candide, che ha debuttato in questi giorni al Teatro Verdi di Trieste e che a seguire sarà al Teatro Comunale di Bologna (coproduzione tra la Fondazione triestina e quella bolognese), stessa regia, direzione musicale e cast, è certamente inquadrabile nello stile di un’operetta per la presenza di tanta recitazione (in inglese) e per l’esigenza della partitura di voci liriche, se però ascoltiamo la straordinaria musica che Bernstein ha scritto, non possiamo non scorgere tutte le sfumature che al nascente musical americano regalerà, per primi gli accordi ricorrenti, che ritroveremo l’anno successivo 1957 nel suo capolavoro West Side Story, ma non meno nelle due Ouverture ai due atti, potenti, sonore, profondamente lontane dall’operetta viennese a cui forse tendeva. Incontriamo ancora richiami all’“Opera da tre soldi” di Bertold Brecht e soprattutto alle musiche di Kurt Weill; sono trascorsi quasi trent’anni da quest’ultima, ma l’imprinting musicale e anche “ideologico” è ben evidente.


Il testo di questa vicenda è inenarrabile, si sfida chiunque ad essere in grado di sintetizzarlo in poche righe. E’ la vicenda umana di Candide, ragazzo ingenuo, candido infatti, che attraverso esperienze travagliate capirà che la vita non è contemplabile con l’ottimismo, bensì con l’accettazione che il mondo è quello che è e bisogna fare e dare il meglio per viverci: “non siamo puri, né saggi, né buoni, faremo del nostro meglio, costruiremo la nostra casa, taglieremo la legna e coltiveremo il nostro giardino. Che i sognatori sognino pure i mondi che preferiscono; l’Eden non si può trovare”. Queste le parole che chiudono lo spettacolo. L’Orchestra del Verdi, diretta dall’americano Kevin Rhodes, che da 34 anni dirige però in Europa, è indiavolata, si esprime in una performance straordinaria, molto applauditi orchestra e direttore a sottolineare il gradimento entusiastico del pubblico della prima.


Gli artisti impegnati sono tantissimi. Nel ruolo di Candide il tenore Enrico Casari canta costantemente dall’inizio alla fine, disinvolto anche nell’impegno recitativo non indifferente; è colui che deve sfoderare il massimo dell’ingenuità e ci riesce egregiamente. C’è poi Cunegonde, la sua innamorata, rincorsa per mezzo mondo, Tetiana Zhuravel, soprano di coloratura, capace di eseguire i passaggi vocali veloci, i guizzi arditi che la partitura di Candide impone, ma soprattutto eccellente nella presenza fisica in scena, conturbante giovane che si adatta a tutte le situazioni e a tutti i ricchi e potenti, che la concupiranno, ricoprendola di ricchezze, ma mai sposandola. Il ruolo chiave è quello di Bruno Taddia, che nel cambio delle situazioni sarà Voltaire, Pangloss e Martin, sempre comunque una sorta di conduttore, narratore, istruttore, chiave di lettura per la storia complessa e per le sfumature filosofiche. La sua recitazione si ispira ai Monty Phyton, alla loro comicità dissacrante, nonsense e molto inglese. Come sempre ottimo il Coro del Verdi, nei suoi fuori scena, ma anche nelle partecipazioni molto attive sul palcoscenico, ben diretto da Paolo Longo. La regia e le coreografie sono di Renato Zanella che immagina l’ambientazione in una fantomatica Westfalia University: «...un luogo di studio e di apprendimento - dice - un microcosmo popolato da professori, studenti e figure in continuo mutamento, che riflettono i temi centrali dell’opera: la corruzione, il potere, i dogmi religiosi e politici, l’assurdità della guerra.» Le scene sono di Mauro Tinti, i costumi di Danilo Coppola, assistente alla regia Oscar Cecchi.


Gli altri interpreti sono Felix Kemp (Maximilian / Capitain / Tsar Ivan), Madelyn Renée (The Old Lady), David Astorga (The Governor / Vanderdendur / Ragotski), Aloisa Aisemberg (Paquette) e ancora Saverio Pugliese, Yuri Guerra, Giulio Iermini, Xin Zhang, Zhibin Zhan, Dax Velenich, Francesco Cortinovis, Armando Badia, Gianluca Di Canito, Rustem Eminov. (La recensione si riferisce alla recita di venerdì 13 giugno 2025)
Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Verdi di Trieste Nella miniatura in alto e sotto: il direttore Kevin Rhodes Al centro, in sequenza: Enrico Casari (Candide) e Tetiana Zhuravel (Conegonde); panoramica su scene e costumi; Madelyn Renee (The Old Lady) e Tetiana Zhuravel; Bruno Taddia (Pangloss) con Enrico Casari In fondo, in sequenza: altre panoramiche su scene e costumi
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Parliamone
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Classica
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Opera dal Nord-Ovest
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