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Pubblicato il 17 Febbraio 2026
Al via la stagione di concerti che si terrā alla Scuola di Musica Moderna (Amf) e al Jazz Club Ferrara
Tutte le direzioni riparte
servizio di Francesco Franchella
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FERRARA - Girovagando tra le etrusche valli padane, alla ricerca di una nuova casa (vista la chiusura dello "Spirito" di Vigarano Mainarda), la carovana del Gruppo dei 10 ha trovato due importanti collaborazioni per una sosta prolungata all’insegna della musica e del divertimento. Saranno infatti la Scuola di Musica Moderna di Ferrara–Amf (via Darsena 67) e il Jazz Club Ferrara (Torrione San Giovanni di via Porta Mare-Rampari di Belfiore) a ospitare i prossimi concerti della stagione "Tutte le Direzioni in Winter & Springtime 2026". La nuova rassegna è stata presentata ieri da Massimo Cavalleretti e Alessandro Mistri (rispettivamente presidente e direttore artistico del Gruppo dei 10) insieme a Ellade Bandini, Francesco Bettini (direttore artistico Jazz Club Ferrara) e Roberto Formignani (presidente Scuola di Musica Moderna-Amf). La stagione, in effetti, era già iniziata il 24 gennaio scorso con il concerto di Sandro Comini & Co. dedicato al grande Lucio Dalla, tenutosi al Torrione San Giovanni.
PROGRAMMA
Il prossimo evento della rassegna – primo alla Scuola di Musica Moderna di via Darsena – si terrà venerdì 20 febbraio e avrà come protagonista uno dei più grandi chitarristi italiani contemporanei, Sandro Gibellini. Definito da Claudio Sessa (Corriere della Sera) “sessantottenne chitarrista di nobile raffinatezza”, appartenente “alla generazione che nei tardi anni Settanta fece fare un memorabile salto di qualità al jazz italiano”, Gibellini presenterà il progetto Chorinhos, che ha iniziato a prendere forma nel 2019, unendo il jazz al “Choro”, genere popolare brasiliano. Con lui, suoneranno Guido Bombardieri (clarinetto), Fausto Beccalossi (fisarmonica), Andrea Candeloro (pianoforte), Roberto Piccolo (basso), Massimo Caracca (batteria). Durante uno o due pezzi interverrà anche la cantante Silvia Donati.

Mercoledì 11 marzo, invece, ci si sposta al Torrione San Giovanni per un evento organizzato in collaborazione con il Jazz Club Ferrara, che ospiterà il Kevin Hays Trio feat. Thomas Morgan & Jeff Ballard: un concerto che riunisce un’autentica all-stars musicale, in cui ritroviamo in qualità di direttore musicale e band leader Kevin Hays, pluripremiato pianista e compositore statunitense con alle spalle una carriera costellata di collaborazioni eccellenti. Il risultato è un piano trio dal consumato interplay, in cui la brillantezza solistica e la ricercatezza armonica di Hays è coronata da un supporto ritmico di rara sensibilità. Il repertorio, oltre che brani originali scaturiti dalla penna del leader (non tutti sanno che il nostro è anche un ispirato cantautore) propone una raffinata rilettura di alcuni noti jazz standards.
Si torna all’Amf di via Darsena venerdì 20 marzo per l’appuntamento successivo, che vedrà la presenza in formazione dei fratelli Pieranunzi, Enrico Pieranunzi (pianoforte) e Gabriele Pieranunzi (violino), insieme a Gabriele Mirabassi (clarinetto). Il terzetto condurrà un vero e proprio omaggio a uno dei più grandi musicisti del secolo scorso, George Gershwin, nell’ambito di una Serata Gershwin. Un evento che – come spiegano i musicisti – “intende rendere omaggio con trascrizioni e arrangiamenti originali a un musicista geniale che fu songwriter dalla vena inesauribile, pianista brillantissimo, compositore di fervida immaginazione. Ma che fu, soprattutto, portatore di una visione straordinariamente profetica al cui centro si trovava quell’accostamento jazz/classica di cui, con lucida consapevolezza, egli era convinto assertore”. “Se ci sono idee e feeling”, egli ebbe modo di scrivere, “tutto è possibile in musica”.

L’ultimo appuntamento all’Amf di via Darsena si terrà venerdì 24 aprile con il Jazz Time – Special Show di Lorenzo Conte (contrabbasso), Jed Levi (sax), Dado Moroni (pianoforte) e Paolo Pellegatti (batteria). Come suggerisce il titolo, sarà un vero e proprio viaggio nel jazz contemporaneo tra groove, lirismo e interplay, grazie a un quartetto che unisce esperienza, energia e una forte identità di band. Jazz Time è un live dinamico, elegante e comunicativo, pensato per club, festival e rassegne: repertorio che attraversa standard rivisitati e brani originali, con spazio all’improvvisazione e al dialogo costante tra i musicisti.
Quindi, giovedì 30 aprile, ci si trasferirà nuovamente al Jazz Club Ferrara (Torrione San Giovanni), per la presentazione di Elliade. Vita epica di un batterista, volume edito da Arcana Edizioni (2026) sulla vita del grande batterista ferrarese Ellade Bandini. Per l’occasione, Bandini sarà accompagnato da Joe La Viola (sax tenore) e Nick Mazzucconi (basso elettrico). Al termine del concerto e della presentazione del libro verranno consegnati i premi ‘Emanuele Rossi’, due borse di studio per giovani musicisti, una delle quali finanziata dal Gruppo dei 10.
INFO E PRENOTAZIONI
I concerti all’Amf – Scuola di Musica Moderna inizieranno alle ore 21,30. Per chi rimarrà dopo il concerto, ci sarà un brindisi offerto in un piccolo momento conviviale (all’Amf quindi non si cenerà prima). Per prenotare, tel. 0532 464661 (chiamare da lunedì a giovedì, dalle ore 15:00 alle 18:00). I concerti al Jazz Club inizieranno alle ore 21,30, con la possibilità di cenare prima al Torrione (infoline e prenotazione cena: +39 331 4323840).
Crediti fotografici: Ufficio stampa Gruppo dei 10 Nella miniatura in alto: il chitarrista Sandro Gibellini Sotto, da sinistra: Francesco Bettini, Roberto Formignani, Massimo Cavalleretti, Alessandro Mistri, Ellade Bandini
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Pubblicato il 02 Febbraio 2026
Successo per l'Aperitivo filosofico-musicale a San Lazzaro di Savena promosso dal MEI
Campus dei Campioni la cultura diventa comunitā
servizio di Francesca De Giovanni
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SAN LAZZARO DI SAVENA (BO) - Sold out dal mattino. Sala gremita. Energia viva. Pensiero in movimento. L’aperitivo filosofico-musicale andato in scena sabato sera al Campus dei Campioni, nell’ambito delle attività della Scuola dei Concetti, si è aperto con un dato simbolico prima ancora che numerico: evento sold out già dal mattino, come già detto, con una sala pensata per 100 persone che ne ha accolte circa 160. Ma il dato più significativo non è stato tanto la quantità delle presenze, quanto la qualità della partecipazione. Un’energia alta, densa, presente, non dispersa. Un pubblico che non si è limitato ad assistere, ma che ha abitato lo spazio, rendendolo vivo. L’apertura della serata è stata affidata a Massimo Di Menna, padrone di casa e ideatore del Campus dei Campioni, che da subito ha chiarito il tono dell’incontro: non un semplice evento, ma un luogo di incontro; non una rassegna, ma una comunità temporanea. Un’introduzione capace di tenere insieme visione, accoglienza e concretezza. A seguire, il discorso fatto ai presenti ha approfondito il senso e il ruolo della neonata Scuola dei Concetti, esplicitando con lucidità la direzione del progetto: creare uno spazio in cui musica e filosofia non siano affiancate, ma messe in relazione. Non linguaggi separati, ma forme diverse dello stesso gesto umano: dare senso all’esperienza. La serata è poi entrata nel vivo attraverso la musica, con un percorso artistico costruito con cura e coerenza. La presentazione della serata era affidata a Milena Ingolia.
   
  
Era presente alla serata anche Giordano Sangiorgi, patron del MEI di Faenza. Sul palco si sono alternati:
• Robbè
• Amos Amorati e i Magenta #9
• Leandro Pallozzi e i Vecchi Draghi
• Gianmarco Basta
• Fratelli & Margherita
Nel set di Leandro Pallozzi ha cantato il giovanissimo rapper Riccardo Zotti, dimostratosi un vero talento La serata ha offerto cinque mondi musicali differenti, ma un’unica atmosfera. Artisti non in competizione, ma in dialogo. Non performance isolate, ma trame di senso che si sono intrecciate nel corso della serata. La qualità che ha attraversato tutte le esibizioni non è stata solo tecnica, ma profondamente relazionale: collaborazione, rispetto, ascolto reciproco, presenza autentica. La musica non come esibizione dell’ego, ma come atto condiviso. A rendere l’esperienza ancora più densa di significato è stato il buffet curato da Cucine Popolari. Un gesto semplice e potente, che ha aggiunto una dimensione concreta di solidarietà all’evento. Perché se la filosofia aiuta a pensare, è la solidarietà che permette di sentire: di riconoscere nell’altro il valore di ciò che si fa, di trasformare un evento culturale in un’esperienza umana. La risposta del pubblico è stata sorprendente e profonda. Non automatica, non passiva, non distratta. Ma partecipativa, consapevole, festosa. Le persone hanno ascoltato, cantato, pensato, interagito, condiviso. Non come spettatori, ma come presenze vive. Si è così creata una condizione rara: un luogo in cui la festa non ha cancellato il pensiero e il pensiero non ha spento la festa. La serata ha mostrato qualcosa di semplice e insieme radicale: che è ancora possibile creare spazi in cui la cultura non è consumo, la musica non è competizione, la filosofia non è astrazione, e le persone non sono pubblico, ma comunità temporanea di senso. Attraverso questo evento, la Scuola dei Concetti ha reso visibile la propria identità profonda: non una scuola che trasmette contenuti, ma uno spazio che genera esperienze; non un luogo che insegna risposte, ma un contesto che attiva domande.


Non è stata solo una serata riuscita. È stata una dichiarazione di visione. Un modello possibile. Un seme culturale. E forse è proprio questo il segno più potente: non ciò che è accaduto sul palco, ma ciò che è accaduto tra le persone. (La recensione si riferisce al concerto di sabato 31 gennaio 2026)
Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm Nella miniatura in alto: Massimo Di Menna, ideatore e gestore del Campus dei Campioni Al centro, in sequenza: Robbè, Amos Amorati, Leandro Pallozzi, Riccardo Zotto, Gianmarco Basta, Margherita dei Fratelli & Margherita, la presentatrice Milena Ingoglia e ancora Massimo Di Menna Sotto, in sequenza: altri momenti della serata dell'Aperitivo filosofico-musicale organizzato dalla Scuola dei Concetti con la promozione del MEI di Faenza
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Pubblicato il 01 Gennaio 2026
Nel Teatro Comunale ''Claudio Abbado'' di Ferrara la musica alla Corte degli Estensi
Branduardi Futuro Antico IX
servizio di Edoardo Farina
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FERRARA - Attesissimo concerto del celebre cantautore milanese ma genovese di adozione, Angelo Branduardi, al di fuori della programmazione concertistica invernale del Teatro Comunale “Claudio Abbado” di Ferrara luogo simbolo della tradizione culturale locale, in scena l’11 dicembre 2025 nell’ambito di un evento promosso dal Comune di Ferrara in occasione della ricorrenza del trentennale del riconoscimento della città come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO avvenuta ufficialmente il 9 dicembre del 1995. Preceduto dalla conferenza stampa di presentazione ai giornalisti e ad alcuni studenti del Conservatorio di Ferrara, svoltasi nella sala dell’Arengo della residenza municipale presieduta dal Sindaco Alan Fabbri, da Marco Gulinelli - assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Carlo Bergamasco - direttore generale del Teatro Comunale di Ferrara, Vittorio Costa - produttore esecutivo per Lungomare S.r.l. e dallo stesso Branduardi esponendone le caratteristiche del progetto illustrando in breve le intenzioni musicali e le ricerche storiografiche delle scelte connesse con la tradizione rinascimentale estense di cui ne trae il medesimo titolo La musica alla Corte degli Estensi. Con tale performance, non ne ha voluto proporre un semplice concerto ma un vero e proprio excursus attraverso la storia, la cultura e il territorio ferrarese o per lo meno vi sono state le intenzioni, basti pensare che in epoca rinascimentale a Ferrara erano correnti tantissimi intrattenimenti allietati in modo particolare pizzicando le corde del liuto, autentico strumento principe tra la corte e il popolo, il sacro e il profano, nelle circostanze private e ufficiali, diffuso molto più di quanto non lo sia la chitarra al giorno d’oggi. L’artista, con la sua maestria, ne ha reso accessibile e contemporanea una musica secolare, creando un ponte tra passato e presente, dimostrando come le melodie antiche possano ancora emozionare e ispirare il pubblico odierno. “Ho accolto con entusiasmo la proposta di tornare alle radici della musica rinascimentale, quella che risuonava alla corte degli Estensi e che rappresentò uno dei centri più raffinati e influenti d’Europa. In questo percorso abbiamo esplorato anche pagine popolari, che in certi periodi fu una vera locomotiva del repertorio colto, vastissimo e sorprendente. Questo progetto, nato nel 1996, dà vita tra l’altro a un nuovo disco dedicato alla musica antica: Futuro Antico, dal titolo che può sembrare paradossale ma che esprime con chiarezza un’idea semplice.
 Nelle mie interpretazioni ritornano immagini antiche, radici comuni, archetipi che appartengono alla memoria collettiva, ne è un esempio Alla fiera dell’est omonimo album del 1976, diventato popolare, filastrocca che viene spesso cantata da giovani senza che conoscano il nome del suo autore: una sorte che considero un grande onore, un piccolo frammento di immortalità. La musica rinascimentale è straordinariamente libera – aggiunge - una libertà che considero ancora oggi modernissima”. Anche se sicuramente le nuove generazioni non possono conoscere e ricordare facilmente Branduardi, figura iconica della musica italiana e spesso soprannominato il “menestrello scapigliato” per la sua abilità nel fondere epoche e generi, poliedrico e bizzarro musicista che sul finire dagli anni ’70 conobbe ancora il grande successo quasi indirettamente grazie alla famosa canzone di Roberto Vecchioni, Samarcanda dove ne suonava il violino ripetendo un ritornello melodico dal carattere medioevale in una ballata ritmata che oggi è passata alla storia della musica italiana, assicurandosi un riscontro discografico in seguito con La pulce d’acqua, Cogli la prima mela, Confessioni di un malandrino e decine di LP sempre in classifica e dalle vendite assicurate. Per vederlo nello storico film dalla regia di Luigi Magni State buoni se potete del 1983, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy ambientato tra Medioevo e Rinascimento interpretando in costume esattamente sé stesso, ove circondato da decine di bambini balla tra le altre storie, Vanità di vanità accompagnandosi poi con un mandorlaute ovvero un liuto non filologico di fine Ottocento avente caratteristiche da chitarra ma dalla curiosità e interesse più per la foggia anticheggiante che altro, rappresentando per il periodo la primissima riscoperta di uno strumento caduto nell’oblio per oltre un secolo. A Branduardi si deve quindi il grande merito di avere fatto conoscere all’Italia i rudimenti della musica antica in anni ove era ancora totalmente ignorata, quando simultaneamente iniziavano ad aprirsi nei conservatori di Pavia e Verona le prime cattedre di questo cordofono tenute rispettivamente da Massimo Lonardi e Orlando Cristoforetti che ne stabilì i programmi ministeriali del corso decennale detto oggi “vecchio ordinamento”. Sala gremita dal sold-out, dopo la presentazione e i consueti ringraziamenti da parte di Gulinelli verso il Teatro, le maestranze, gli sponsor e lo stesso ensemble per avere accettato l’invito, il programma si è aperto e proseguito con brani di Cazzati, Tromboncino, Phalèse, Ebreo e altri autori anonimi dell’epoca tra Passacaglie, Toccate, Sarabande e Gagliarde tutte dal minutaggio breve, ampi dialoghi esaustivi, spiegazioni anche didattiche sull’armonia dei suoni da parte di Branduardi citando Wagner e Farinelli, destinate più che altro a una platea inesperta ma curiosa che a fatica si è trattenuta nel silenzio di ascoltare solamente ma, presa per mano tra sogno e realtà, forse non ha quasi mai assistito a un concerto di tale genere apprezzandone notevolmente il suo magico repertorio attraverso un tuffo nel passato da cui egli sembra quasi provenire. Poi diversi e divertenti aneddoti più naturalmente la sua voce accompagnata, sempre sussurrata, delicata, lontana, specificando egli stesso che non è “impostata”, alternando pagine solo strumentali senza avere mai suonato nulla, non rispettando il programma di sala riguardo una serie e sequenza nata da un’approfondita ricerca strutturale mirando a recuperare e reinterpretare in particolare il Cinquecento e Seicento trasformandolo in chiave moderna. Un grande lavoro è stato svolto soprattutto dalla liutista e docente al Conservatorio “Giuseppe Verdi“ di Milano, Francesca Torelli dapprima nella biblioteca del Conservatorio di Reggio Emilia, una delle più belle e interessanti d’Italia contenente molto materiale, avendo impiegato circa tre mesi solo per individuare un brano del compositore e cembalista nato a Ferrara nel 1583 Girolamo Frescobaldi, che combinasse la sua complessità con una linea melodica adatta al progetto: un innovatore della musica, ma spesso costruito su architetture contrappuntistiche estremamente elaborate e non semplici all’ascolto. Già a quattordici anni divenne organista all’Accademia della Morte di Ferrara fondata nel 1592 (emanazione dell'omonima Confraternita, ha costituito una delle istituzioni laicali meglio documentate del Seicento italiano), qui nella sua ampia produzione ne è stata scelta la Canzone II a 4 sopra la Romanesca ove la parte del basso ne è un “ostinato” arricchito e variato. Bolognese di nascita, le cui opere originali sono oggi custodite presso il Museo Internazionale della Musica di Bologna, il liutista Alessandro Piccinini visse e lavorò nella città estense dal 1582 per due decenni al servizio di Alfonso d’Este. La Toccata XIX per liuto proposta è tratta dalla sua Intavolatura per liuto et chitarrone libro I del 1623… il tutto per uno spettacolo in un viaggio alla scoperta della tradizione del Rinascimento ferrarese, con una meticolosa ricerca prima di concepire, con uscita a breve, l’ultimo compact disc di Futuro Antico IX, ascoltato dal vivo in esecuzione inedita collocato nella serie delle riscoperte storiche delle musiche attribuite in uso delle grandi famiglie europee del passato quale Futuro antico III - Mantova: La musica alla corte dei Gonzaga edito nel 2002, a Venezia durante la Serenissima e il carnevale, a Roma la festa di San Giovanni e nel trentino alla Corte dei Principi Vescovi, solo per citarne alcuni. Insieme all’Ensemble Scintille di Musica diretto dalla stessa Torelli più arciliuto, chitarra barocca e tiorba con la quale ha eseguito da solista la celebre Toccata e Arpeggiata di Kapsberger non elencata nel programma di sala così come l’esecuzione di Come Again di Dowland cantato in inglese, non appartenenti al contesto preposto, tramite testi elaborati e adattati da Angelo Branduardi e Luisa Zappa Branduardi, violino Gian Andrea Guerra, flauto e bombarda Stefano Vezzani, flauto Marco Ferrari, viella, zampogna e percussioni Fabio Tricomi, viola da gamba Cristiano Contadin, violone Fabio Longo per una esibizione in canti antichi rigorosamente con strumenti d’epoca, (ovviamente copie ricostruite, gli originali spesso non più suonabili li possiamo osservare solo in alcuni musei) ma anche nelle sue canzoni più belle di sempre e nei migliori brani del progetto Il Cantico. Attualmente, infatti, Branduardi è in tour in tutta Italia, ispirato alla vita e alle parole di San Francesco d’Assisi, simbolo di luce, povertà, letizia e poesia in occasione degli ottocento anni del Cantico delle Creature. Riconosciuto nel mondo intero e premiato dalla critica italiana, francese, tedesca, il cantautore (terminologia e genere oggi pressoché inesistente e decaduto per quanto concerne la canzone moderna) rappresenta l’unione delle culture, della musica e la loro valorizzazione. Proprio per questo, risulta essere Artista altamente credibile in una realtà di valorizzazione per una città che ha fatto della condivisione la sua caratteristica storico-culturale.


E ancora Susanna va al ballo, voce con la zampogna solista di Tricomi dalla dinamica suggestiva e dirompente, canto anonimo infantile conoscendone molte versioni tra Ferrara e provincia dal testo misto tra italiano e dialetto ma dalla sostanza invariata, ivi contenuto in un manoscritto stilato dal notaio Battista de Brixia nel 1561; e tra gli altri, gli “inevitabili” So ben mi c’ha bon tempo di Orazio Vecchi, Bella mia questo mio core di Giovanni Stefani e Si dolce è ‘l tormento di Claudio Monteverdi, armonizzato dalla tiorba della Torelli. Chiusura di sipario con una piccola sorpresa musicale costituita dall’esecuzione di Bella Brunetta, canto popolare noto anche come La bevanda sonnifera o La fontanella, presente con tante varianti nell’Italia settentrionale e centrale essendo uno dei più antichi le cui prime formulazioni risalgono al Medioevo. Nella versione ferrarese, si nota come sia molto simile a Bella ciao, brano che in sala potrebbe avere raccolto inevitabilmente ed equivocamente qualche dissenso di parte, dal momento in cui la notissima canzone fu attribuita nel dopoguerra come ben sappiamo alla Resistenza partigiana, qui interpretata per l’evento in versione antica e già presente in canti francesi del Cinquecento. In ogni caso essendo musica tramandata oralmente, è impossibile individuarne una origine unica e precisa, afferma Torelli nelle note di sala citando diversi altri riferimenti coreutici e storiografici del compianto Roberto Leydi, sicuramente il più importante ricercatore di etnomusicologia esistito in Italia. Fuori programma con un gioioso Viva Ferrara adattamento di Viva di Baldassarre Donato ballata su stilemi antichi dello stesso Branduardi, per una serata indimenticabile che nonostante l’età è la stanchezza è riuscito a essere fedele a sé stesso riproponendosi sempre, senza deludere neppure per un attimo. In una sapiente retorica musicale che pur venendo da un passato lontano si è riverberata irresistibilmente nel tempo presente, abbiamo assistito a un’esposizione facile, giocosa, adatta a un pubblico appassionato del comune immaginario rinascimentale, d’altronde già attivo a Ferrara attraverso il Palio di cui ne era presente anche una delegazione, rimasto stupito davanti a un organico desueto e non certo di utilizzo comune, in attesa di qualcosa che propriamente accade ma si concretizza solo nella nostra fantasia; come d’altronde spesso è in uso nella prassi esecutiva soprattutto se in sistema “modale”, cioè fuori dalla musicalità odierna e come tale riconducibile ad altri tempi, evolvendosi in un’idea connessa con soggetti legati a fonti letterarie diverse ma tutte provenienti dalla classicità antica. La narrazione è stata affidata in tale senso a diverse forme artistiche e didascaliche, recitazione, musica, orchestrazione, ciascuna nella propria dimensione autonoma, in modo da contribuire alla reciproca valorizzazione di un eccellente stile dalla scenografia che seppure minimalista, solo alternanza di luci colorate su sfondo blu cobalto, ne ha tratto le conclusioni in un clima festoso con l’eclissi di un’avventura fantastica ben connessa tra sonorità contrapposte, in una operazione perfettamente riuscita.

Crediti fotografici: Pier Luigi Benini Nella miniatura in alto e sotto in sequenza: Angelo Branduardi durante il concerto a Ferrara
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Parliamone
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Ecco una Tosca classica
intervento di Simone Tomei FREE
GENOVA - C’è una Tosca che nasce dalla tradizione ma rifiuta di restare confinata in una dimensione museale, scegliendo piuttosto di interrogare il presente attraverso gli strumenti del passato. È in questo spazio intermedio che colloco l’allestimento approdato al Teatro Carlo Felice di Genova, proveniente dal Teatro dell’Opera di Roma: una ricostruzione filologica solo in apparenza, che ambisce invece a restituire vitalità contemporanea a un impianto storico. L’origine romana dell’allestimento non è un dettaglio accessorio, ma un elemento strutturale: il lavoro dei laboratori capitolini, che circa un decennio fa hanno ricostruito scene e costumi sulla base dei materiali originali di Adolf Hohenstein, si traduce in un dispositivo visivo di notevole coerenza stilistica. Scenografie dipinte, architetture prospettiche, cura minuziosa dei dettagli restituiscono il teatro all’italiana nella sua forma più riconoscibile
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Morte di Klinghoffer confessione collettiva
servizio di Simone Tomei FREE
FIRENZE - C’è una linea di confine tutt’altro che neutra che ogni grande teatro è chiamato prima o poi ad attraversare: quella che separa la rassicurante continuità del repertorio dalla necessità di misurarsi con le fratture del presente. Non è una semplice scelta di programmazione, ma un gesto che definisce un’identità culturale. L’ 88º
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Nisi e Ruggiero e... Schumann
recensione di Simone Tomei FREE
Robert Schumann: Lieder per soprano e pianoforte Angela Nisi soprano; Enrica Ruggiero pianoforte (Amadeus / Registrazione inedita, allegata al n. 414, aprile 2026) C’è qualcosa di felicemente controcorrente nel fatto che Amadeus, una delle riviste musicali più autorevoli d’Italia, scelga di dedicare la copertina
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Ingenua Butterfly ma Pinkerton...
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PECCIOLI (PI) – Nella suggestiva cornice della Galleria dei Giganti si conclude, in prossimità della Pasqua, il ciclo di tre concerti organizzato dalla Fondazione Peccioli insieme al Comune, con il sostegno di Belvedere S.p.A., affidato all’Orchestra Regionale della Toscana. Un percorso pensato con intelligenza, che trova proprio in quest’ultimo
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VERONA - Esiste un tipo di perfezione che si riconosce solo a posteriori, quando ci si accorge che non avrebbe potuto essere altrimenti. Il Falstaff verdiano appartiene a questa specie rara: opera nata quasi per gioco, confessava il compositore in una lettera del dicembre 1890, e tuttavia così necessaria da sembrare l’unico approdo possibile di
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Classica
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Mehta e Mozart suprema bellezza
servizio di Simone Tomei FREE
LUCCA - C’è un istante nella vita di ogni istituzione culturale in cui la programmazione cessa di essere mero esercizio di organizzazione e diventa atto interpretativo della storia. Quando il Teatro del Giglio "Giacomo Puccini" ha dovuto rinunciare momentaneamente all’Otello verdiano inizialmente previsto, il vuoto lasciato in cartellone avrebbe
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Opera dal Centro-Nord
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Rigoletto rinnovato senza tradimenti
servizio di Simone Tomei FREE
AREZZO - Nel cuore del Teatro Petrarca di Arezzo la produzione di Rigoletto di Giuseppe Verdi si conferma un evento che va oltre la pura rappresentazione lirica, trasformandosi in un manifesto culturale vivo e consapevole. L’edizione nasce dall’incontro virtuoso tra formazione d’eccellenza, identità territoriale e audace innovazione
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Jazz Pop Rock Etno
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Campus dei Campioni la cultura diventa comunitā
servizio di Francesca De Giovanni FREE
SAN LAZZARO DI SAVENA (BO) - Sold out dal mattino. Sala gremita. Energia viva. Pensiero in movimento. L’aperitivo filosofico-musicale andato in scena sabato sera al Campus dei Campioni, nell’ambito delle attività della Scuola dei Concetti, si è aperto con un dato simbolico prima ancora che numerico: evento
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Opera dal Nord-Est
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Mahagonny vicenda tortuosa
servizio di Rossana Poletti FREE
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny è in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi: in italiano Ascesa e caduta della città di Mahagonny presenta più di altre opere la necessità di analizzare sia il compositore che l’autore del libretto. Bertold Brecht fu indubbiamente uno dei grandi innovatori del teatro del
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Opera dal Nord-Est
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Una Carmen molto bella
servizio di Athos Tromboni FREE
ROVIGO - Abbiamo assistito a una Carmen di Bizet con una regia molto bella. Per questo è utile cominciare il racconto dell'opera andata in scena nel Teatro Sociale di Rovigo dalle note del regista Filippo Tonon: «Proprio nell’anno del 150° anniversario della prima esecuzione di Carmen (la prima rappresentazione avvenne all’Opéra-Comique di
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Opera dal Nord-Ovest
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Trovatore opera di passioni estreme
servizio di Simone Tomei FREE
GENOVA - All'interno della stagione lirica 2025-2026 del Teatro Carlo Felice Il trovatore di Giuseppe Verdi torna in scena come uno dei titoli più emblematici e, al tempo stesso, più problematici del repertorio ottocentesco. Opera di passioni estreme, di memorie che divorano il presente e di un destino che si compie attraverso il sangue e il fuoco
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