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La regia di Pedro Salazar per il capolavoro di Giuseppe Verdi rende Violetta pių vicina a noi nel tempo

Una Traviata trasposta nel Novecento

servizio di Ramón Jacques

Pubblicato il 10 Settembre 2025

20250910_00_Bogota_LaTraviata_JuliaMuzychenko_phJuanDiegoCastilloBOGOTÀ (Colombia) - 24 agosto 2025, Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo.
In occasione della quindicesima stagione del Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo, attualmente il palcoscenico più importante della Colombia, si è tenuta una nuova rappresentazione di La traviata. L’opera, in tre atti, è stata composta da Giuseppe Verdi (1813-1901) su libretto di Francesco Maria Piave (1810-1876), collaboratore e amico del compositore. Si tratta della ripresa della messa in scena originale, presentata per la prima volta nel luglio 2024 e riproposta in occasione del quindicesimo anniversario del teatro, a seguito del successo riscosso tra il pubblico. La produzione ha visto la partecipazione degli stessi solisti del 2024 e, prima delle due rappresentazioni a Bogotá, ha fatto tappa al Teatro Municipal di Lima in Perù, dove è stata rappresentata in tre occasioni.
La traviata è un’opera emblematica e popolare del repertorio operistico, la cui trama, incentrata sulla tragica vita e la fine della cortigiana Violetta Valery, è ormai nota a tutti gli appassionati. La popolarità dell’opera risiede nella sua atemporalità, che la rende attuale e le permette di affrontare temi sempre presenti, come l’amore, il sacrificio e la ricerca del riscatto.
È proprio in questa atemporalità che Pedro Salazar, direttore della compagnia teatrale colombiana La Compañía Estable, regista di questo spettacolo e ideatore del concept, ha deciso di ambientare la storia e la trama in un’epoca intorno agli anni Venti o Trenta del secolo scorso. L’approccio di Salazar è stato quello di evidenziare e approfondire la psiche di ogni personaggio, isolandolo a tratti dal resto della scena.

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Lo spettacolo si apre infatti con il sipario che si alza su una Violetta seduta su una poltrona accanto al camino, mentre sullo sfondo una tenda bianca trasparente e sottile la separa dai festeggiamenti che si svolgono nella sua villa. Similmente, la scena finale la vede sola nel suo letto, con la stessa tenda che la separa dal mondo esterno, oppure Alfredo in un giardino, non all’interno del salone come è consuetudine nella maggior parte delle produzioni, che riflette sul perché ha perso Violetta.
La scena finale, con un raggio di luce bianca splendente su un palcoscenico completamente buio, vede Alfredo portare il corpo di Violetta, senza alcuna esclamazione o recitazione esagerata, creando una scena estetica e drammaticamente attraente.
Il merito di Salazar è che la sua esperienza teatrale gli ha permesso di realizzare un buon lavoro di recitazione, conferendo ai personaggi un tocco di umanità, e di amalgamare canto e musica senza ostacolarli o intralciarli. Spostare l’azione all’inizio del secolo scorso non è un’idea inedita per La traviata (ricordo quella che fece qualche anno fa Marta Domingo con Anna Netrebko all'Opera di Los Angeles, riproposta a San Francisco), ma in questo caso ha funzionato grazie alla sua originalità e alle scenografie ideate da Julián Hoyos, che evocavano l’atmosfera di una fiaba, composta da immagini e scene che si susseguivano come in una sequenza di quadri. L’uso delle proiezioni sullo sfondo del palcoscenico, con immagini di quadri opulenti e di una foresta pluviale, ha contribuito a creare un’atmosfera suggestiva.

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Nella scena del terzo atto, i colori rossi e viola, insieme alle luci di Jheison Castillo, hanno evocato l’ambiente di un cabaret o bordello, esaltato dalle coreografie esotiche e audaci delle zingare e dei toreri.
I costumi d’epoca, ideati da Sandra Diaz, erano particolarmente curati: eleganti gli abiti maschili e raffinati, in seta e tonalità pastello chiaro, quelli di Violetta.
Il punto di forza di questa rappresentazione di La traviata è stato indubbiamente il lavoro di casting, che ha permesso di individuare voci adeguate a rendere giustizia a ogni personaggio.
Nel ruolo di Violetta, il soprano russo Julia Muzychenko ha mostrato una voce ferma, consistente, corposa e ben proiettata, che ha saputo gestire con intelligenza, sensibilità e ammirevole duttilità, soprattutto nell’emissione di acuti piacevoli, penetranti e musicali. Scenicamente, ha mostrato personalità, sicurezza e presenza.
Fabián Veloz, nel ruolo di Giorgio Germont, si è distinto per la sua performance vocale: la sua voce da baritono, robusta, ferma, vigorosa e musicale, si è rivelata particolarmente adatta a questo repertorio. Nonostante io non avessi mai avuto modo di ascoltarlo dal vivo, poterlo ascoltare ora, il baritono argentino mi ha confermato le recensioni che lo descrivono come un cantante di ottimo livello, con una brillante carriera internazionale in ascesa.
Il ruolo di Alfredo Germont è stato ben interpretato e cantato dal tenore italiano Paolo Fanale, che ha cantato con un timbro chiaro, brillante, e virile ed elegante nel fraseggio. Sebbene in alcuni passaggi, soprattutto nell’ultimo atto, abbia mostrato qualche difficoltà nella proiezione e nella tenuta, ciò non ne ha compromesso la competenza e la capacità di tenore.
Il mezzosoprano venezuolano Ana Mora ha interpretato Flora Bervoix con una voce ricca e brunita; il baritono messicano Tomás Castellanos ha offerto un’eccellente interpretazione del Barone Dauphol, entrambi catturando l'attenzione del pubblico verso personaggi che generalmente passano inosservati.. Il resto del cast, composto da artisti colombiani, ha contribuito alla riuscita della serata con interpretazioni convincenti e ottime doti vocali: il tenore Hans Mogollón nel ruolo di Gastón, il baritono Juan David González nel ruolo del Marchese di Obigny, il soprano Alejandra Prada, intensa e coinvolgente nel ruolo di Annina, il basso Hyalmar Mitrotti, apprezzato per la profondità della voce e la caratterizzazione umana del Dottor Grenvil, e per i suoi brevi ma significativi interventi; il tenore Luis Carlos Danilo Jiménez nella breve parte di Giuseppe, servitore di Violetta, il basso-baritono Carlos Durán Rincón e il baritono Julián Usamá Figueroa, questi ultimi tre fanno parte del coro.
Il Coro Nazionale della Colombia, diretto da Diana Carolina Cifuentes, si è distinto per la partecipazione e l’impegno scenico, offrendo un canto professionale e omogeneo.
L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Colombia ha eseguito la partitura con maestria dall’inizio alla fine, regalando momenti emozionanti e una combinazione di precisione e raffinatezza, come nei Preludi del primo e del terzo atto, caratteristiche di orchestre abituate al repertorio sinfonico. La direzione è stata affidata al giovane ma già esperto direttore locale Johann-Sebastián Guzman, che ha offerto una lettura attenta a ogni dettaglio orchestrale e alla simbiosi con le voci, elegante e pacato nei movimenti e sicuro in questo impegno.

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Nella versione del 2024 l'orchestra era stata diretta da Andrés Orozco-Estrada, il direttore colombiano, attualmente titolare dell'Orchestra della Rai di Torino, che non era disponibile in questa occasione.
(la recensione si riferisce alla recita di domenica 24 agosto 2025 )

Crediti fotografici: Juan Diego Castillo / Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo
Nella miniatura in alto: il soprano Julia Muzychenko (Violetta Valery)
Sotto: panoramica sulla festa del primo atto in casa di Flora
Al centro, in sequenza: Momenti del terzo atto con Julia Muzychenko e Paolo Fanale (Alfredo Germont)
In fondo: belle panoramiche di Juan Diego Castillo sulle scene finali della Traviata






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