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L'Orchestra a Plettro ''Gino Neri'' protagonista di un ottimo concerto per Ferrara Musica |
Il mandolino nella storia della musica |
servizio di Edoardo Farina |
| Pubblicato il 01 Maggio 2026 |
FERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, ha visto nello svolgimento della sola prima parte dal mese di ottobre al 21 dicembre ben quindici concerti, più altri ventisette dall’inizio del nuovo anno al mese di maggio a venire, dove il 27 aprile, tra i più attesi in cartellone l’Ensemble dell’Orchestra a plettro Gino Neri ha proposto un programma dedicato unicamente al mandolino collocato cronologicamente nella storia della musica, diretto dal M° Pierclaudio Fei. Poliedrico musicista nato a Firenze nel 1966, diplomatosi in violino nel 1988 con Massimo Nesi presso il Conservatorio “G.Frescobaldi” di Ferrara, ha conseguito successivamente il Diploma di viola studiando con Julie Shepherd al Conservatorio “F.Morlacchi” di Perugia e inoltre sotto la guida di Alessio Barsotti, il Diploma in Trombone al Conservatorio “P.Mascagni” di Livorno nel 1998. Direttore della formazione cameristica ferrarese da diverso tempo, alternandosi al M° Francesco Zamorani ed entrambi titolari per quanto concerne la direzione dell’Orchestra al completo e successori del M° Stefano Squarzina, ricoprono un posto di grande importanza sia per la longevità del complesso musicale che per le particolarità del suo organico e per l’ampiezza del repertorio.
 Tra i diversi nominativi appartenenti alla “classica” locale, non poteva mancare il prestigioso ensemble costituitosi all’interno della medesima Orchestra fondata nel 1898, vincitrice di numerosi concorsi internazionali, attiva in tutta Europa, America e Giappone, con l’incisione di diversi cd e dvd, rappresentando l’emanazione della stessa, ma con intenti nelle scelte musicali del tutto diverse da quest’ultima. Se da una parte il complesso maggiore si propone di divulgare opere lirico-sinfoniche più tradizionali, dall’altra quello cameristico, tende a valorizzarne le originali per strumenti a plettro con particolare interesse ai musicisti contemporanei attuali. Composto da circa venti elementi scelti, spazia dalla musica antica ai nostri giorni grazie anche all’abilità e al prezioso contributo di revisione e trascrizione delle partiture a cura di alcuni componenti del gruppo, non tralasciando autori e inediti dell’Ottocento spesso in prima esecuzione assoluta in epoca moderna. L’organico, per tipologia di strumenti è attualmente formato dall’intera famiglia del “plettri” sulla base della tripartizione classica mutuata dagli “archi” con la triade “mandolino-mandola-mandoloncello”, annoverando anche altri strumenti meno noti e diffusi quali i mandolini quartini, le mandole contralto, nonché il più classico contrabbasso ad arco. Ospite al Ridotto de l’“Abbado” per la terza volta nell’arco di un anno, dopo il concerto del 23 aprile 2025 ove ne sono state proposte unicamente le opere per mandolino di Antonio Vivaldi e Oltre i silenzi. Dedicato a Giordano Tunioli direttore a suo tempo anche del prestigioso sodalizio ferrarese a un anno dalla scomparsa nell’appuntamento dell’8 ottobre scorso, ne ha caratterizzato il sold out grazie a una scelta insolita e assai accattivante, avente come protagonisti ben quattro solisti nella loro forma didascalica in una forma di repertorio dalle origini ai contemporanei. “Il mandolino nella storia della musica”: un programma con l’intento di esplorare le diverse anime del plettro iniziando da Piccolo Mondo Antico di Squarzina (1966-*), che nel corso dei numerosi anni di attività in qualità di direttore e compositore, ha scritto molteplici capolavori tra cui questa antologia omonima alla novella letteraria del Fogazzaro edita nel 1895, collocandosi in una sorta di ricostruzione non filologica attraverso il cosiddetto “falso storico” in una pagina evocativa intendendo richiamare atmosfere intimiste tipiche del Rinascimento italiano. Quindi i tempi delle danze componenti la suite, “Intrada, Corteggio delle Dame, Balletto, Canto dello Innamorato (tratto liberamente dall’Aria Dido’s Lament da Didone ed Enea di Purcell), Finale” (ove presenti brevi stesure ampiamente mozartiane), si prestano fornirci una visione ove di antico in realtà ne cogliamo solo un determinato tipo di immaginario temporale riascoltando episodi che da un’attenta analisi stilistica nulla hanno a che vedere in realtà con la corretta scrittura modale, ma comunque di sorprendente effetto scenografico consentendoci di tornare indietro nei secoli passati ma ancora vivi, ricreando le suggestioni pittoresche dell’ambiente di una Ferrara del XVI secolo.

Ricchissima la produzione del piccolo cordofono nell’ambito della musica barocca, non solo Vivaldi ne ha dedicato per l’appunto diversi concerti, ma alcuni “minori” quali Giuliano, Bardella, Cauciello e tra gli altri di “Scuola Napoletana”, Carlo Cecere in primis (1706-1761) qui nell’esecuzione del Concerto originale per mandolini, due violini in La maggiore e basso continuo, affidato alla tastiera elettronica di Annarita Altavilla anziché al cembalo per problemi di posizionamento in sala; il giovane Nicola Marzanati, proveniente dal conservatorio ferrarese nella classe di Anna Schivazappa, ha eseguito le parti con eccellente disinvoltura non risparmiandosi nella complessa cadenza solista come era in uso al tempo ove in una scrittura agile, il mandolino solista dialoga costantemente con il tessuto orchestrale tra ripetizioni ribattute e brevi idee melodiche. Il celebre terzo movimento Fandango dal Quintetto G448 di Luigi Boccherini (1743-1805), originariamente concepito per archi e chitarra, ha trovato nel solismo di Franco Sartori il perno di un'esecuzione destinata a riproporre l'energia della danza popolare spagnola con i suoi tipici accelerando ritmici, caratterizzato anche dall’uso delle nacchere. Già prima chitarra nell’Orchestra, annoverato tra i migliori allievi della allora cattedra di Roberto Frosali nel medesimo conservatorio cittadino, specializzatosi in seguito all’”Accademia Musicale Chigiana” di Siena con Oscar Ghiglia, ha dimostrato fervore e ampio dinamismo in una difficile pagina, supportato dal mandoloncello di Andrea Corli per un eccellente sinergia perfettamente riuscita.



Considerando le origini del mandolino, occorre ricordare che con la morte del compositore ed esecutore Bartolomeo Bortolazzi (1772-1820), la passione verso lo strumento andò diminuendo relegandolo a un uso puramente popolare diffondendosi in seguito lo stereotipo dell’essere “adatto solo a suonare canzoni napoletane”; non disponendo di una tradizione “romantica”, i mandolinisti colti di allora furono costretti a interpretare trascrizioni da brani sinfonici e operistici, anche se prima ancora importanti compositori dedicarono al mandolino diversi trattati, non tanto Mozart che fatta eccezione per l’inserimento nella Serenata del Don Giovanni lo considerava “volgare” al pari della chitarra, quanto Beethoven scrivendone quattro concerti solisti con il supporto armonico del pianoforte. Negli ultimi decenni l'interesse per gli strumenti a plettro e per la loro letteratura si è affermato con insospettata rapidità dopo l'eclissi subita nella prima metà dell'Ottocento e la successiva rinascita, determinata dapprima dai compositori italiani quali Calice, Munier, Manente, Guindani e poi dagli appartenenti alla cosiddetta “Scuola Tedesca” quali Hermann Ambrosius, Kurt Schwaen e Hans Gal. In tutta Europa, nacquero spontaneamente vere e proprie “orchestrine” a plettro e a pizzico formate da cordofoni utilizzati per i registri acuti, medi e gravi che ne ampliarono l’estensione e la gamma sonora, ritrovando così una seconda affermazione varcando tra l’altro l’Atlantico con i migranti italiani; famosi liutai ne perfezionarono la tecnica costruttiva e grandi concertisti ne pubblicarono moderni metodi di studio. Anche la chitarra, che in parte aveva seguito la medesima sorte, trovò un importantissimo ruolo in questa nuova realtà soprattutto dopo la didattica di Andrés Segovia a seguito dello svolgimento dei suoi corsi in Italia verso gli anni Cinquanta del Novecento. Proseguo di programma ove la letteratura tardo-romantica è stata rappresentata dal Valzer fantastico di Enrico Marucelli (1877-1907), un brano di grande coinvolgimento tecnico e brillantezza esecutiva e dalla Danza spagnola di Raffaele Calace (1863-1934), opera significativa di un autore che trasformò il mandolino in uno strumento di dignità solistica accademica, sfruttandone appieno le possibilità timbriche. Appartenente il primo agli ultimi fiorentini della sua corrente sul finire dell’Ottocento, dalle cronache del tempo, grazie alle riscoperte recentemente effettuate da Luca Marco Nistri, Cecilia Cividini e Carlo Alberto Bacilieri, emergono elementi importanti circa l’affermazione del mandolino nella Firenze post-capitale, autentico vivaio intellettuale, attraverso soprattutto opere a volte molto diverse tra loro, approdando a un risultato estremamente insolito, rivestendo carattere monografico ponendosi sotto il comune denominatore artistico della musica colta scritta dopo l’Unità d’Italia. La progressiva divulgazione del “plettro” sollecitò molti musicisti provenienti dalla fine dello stesso periodo a dedicargli numerose composizioni, tratte da autentici pionieri inerenti la letteratura fiorentina posta a cavallo tra il secolo romantico e il successivo, rappresentando una forma di attenzione inedita confermando un’adesione al dialogo dell’antico e del moderno a sostegno di una forte identità degli strumenti a quattro ordini di cori che oggi trovano una progressiva affermazione anche in ambito accademico con l’attivazione di atenei per l’insegnamento nei conservatori; collocati in un’area propria e autonoma, i “plettri” hanno oggi raggiunto una dimensione di rispetto in ambito europeo e, a partire dal secolo scorso, anche negli Stati Uniti e in Giappone dove risultano essere assai apprezzati forse più che nel nostro Paese. Il concerto del Ridotto ha quindi virato su sonorità swing e popolari con Antonio Stragapede, originale chitarrista e mandolinista pugliese. Nel corso della sua carriera musicale ha stretto collaborazioni con artisti e formazioni di differenti generi musicali, dal jazz alla musica popolare, alla musica classica, testimoniate da una intensa attività concertistica e decine di registrazioni discografiche. Impegnato nel Mandolin Boogie di Arthur Smith (1921-2014) - trascinante brano di derivazione country in grado di provare la velocità del plettro anche su strutture blues e rock-roll allo stesso tempo, ci ha regalato un’esecuzione divertentissima al mandolino elettrico amplificato e con effetti, in diverse battute senza l’ausilio del direttore, entusiasmando anche per la mimica e il modo di porsi alla “Chicago 1930”, come un nostalgico bluesman di ritorno dal “nuovo mondo”… per concludere con Autumn Leaves di Joseph Kosma (1905-1969) in uno standard jazz riletto in una dimensione acustica di grande lirismo malinconico. Chiusura di “sipario” con le variegate Danze del giovane compositore veneto Alessio Manega (1990-*), brano strutturato in vari episodi ove contenute tutte le forme più note della storia della musica, dal country, al jazz, alla musica folklorica, celtica new age minimalista, con ampia parte al clavicembalo ove ne sono stati riconosciuti addirittura stilemi tardo rinascimentali attribuiti a Monteverdi, opera interpretata dall’ultimo mandolino solista, Emanuele Cappellotto. Frequentato il corso tenuto da Ugo Orlandi presso il Conservatorio “C. Pollini” di Padova, diplomandosi nel 2002 con il massimo dei voti, ne ha offerto nella compagine ferrarese una prospettiva contemporanea su una versatilità eccentrica e al tempo stesso melodica, dimostrando un estro oserei dire davvero “pirotecnico” per via della capacità di adeguare ritmi e sonorità estremamente variegate spesso dissonanti, tonali-atonali con continui cambi di accenti e intenti, mettendo felicemente a dura prova l’ensemble stesso. Perfetta padronanza da parte di tutti i solisti qui ingaggiati e dalla precisa intesa, dotati di capacità artistiche encomiabili nonostante i difficili virtuosismi comuni nelle stesure proposte, supportati dal gesto plastico e determinato di Fei in grado di rapportare la piccola “Gino Neri” alla giusta coordinazione orchestrale, ne hanno prodotto straordinaria brillantezza esecutiva, solarità e piacevolezza. Dotati inoltre di presenza scenica e tecnica idonea all’espressione musicalmente richiesta, hanno contribuito a rendere l’esposizione convincente in questa “storia del mandolino” non tralasciando brevemente la chitarra nel Classicismo, senza alcuna pretesa realmente cronologica tra generi assai diversi e legati idealmente tra loro… …riuscendo a creare un indice di attenzione e gradimento molto elevato verso il pubblico numeroso in sala, come avviene regolarmente in tutte le altre date proposte al Ridotto sempre di altissimo livello, confermandosi ancora una volta una delle stagioni cameristiche nazionali più riuscite in assoluto.
Crediti fotografici: Massimo Grasso Nella miniatura in altro e sotto a destra: il maestro Pierclaudio Fei sul podio della "Gino Neri" Al centro: bella panoramica sull' Orchestra a Plettro Sotto, in sequenza: diversi momenti dell' ottimo concerto per Ferrara Musica
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Timeless Vibes con Trio
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Cronaca di una serata al Maggio
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FIRENZE – Il concerto del 16 maggio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino subisce un importante cambiamento rispetto alla programmazione originaria: il maestro Myung-Whun Chung, inizialmente previsto sul podio, è costretto a rinunciare all’impegno e viene sostituito da Emmanuel Tjeknavorian, che accetta con disponibilità di assumere
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