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Il Teatro Sociale di Rovigo ha inaugurato la stagione lirica con una bella edizione dell'opera di Mozart |
Cosė fan tutte di successo |
servizio di Athos Tromboni |
| Pubblicato il 18 Ottobre 2025 |
ROVIGO - Zeus e le sue metamorfosi alla caccia delle femmine: così lo scenografo e costumista Milo Manara (al suo debutto sulle scene dell'opera) ha illustrato Così fa tutte di Wolfgang Amadeus Mozart per l'inaugurazione della 210.ma stagione lirica del Teatro Sociale di Rovigo, venerdì 17 ottobre 2025. L'allestimento si è rivelato giocoso, colorato e vagamente licenzioso, sulla falsariga della grammatica “antica” delle scene dipinte: boccascena armato, quinte e fondali coloratissimi, porte a scomparsa e piccoli ingegni di macchineria hanno caratterizzato il lavoro di Manara.
Ne è scaturito un gioco scenografico che ha intrecciato con naturalezza la comicità con la tragedia, la malinconia con l'erotismo, la filosofia con le passioni umane. Tutto affidato ai colori pastello di scene e costumi che riportano alle tendenze pittoriche di un Settecento immaginato. «Se c’è un’opera che si presta ad una scenografia tutta dipinta è proprio questa - ha detto Milo Manara - dove, come nelle Metamorfosi di Ovidio, spopolano e trionfano i travestimenti a scopo di seduzione; e proprio in Così fan tutte, alla fine, i personaggi a furia di travestirsi, perdono la percezione della propria identità.» Buon gioco dello scenografo, che ha ispirato anche la regia, bella, spumeggiante, ironica "anzi che no", ma anche malinconica e crepuscolare di Stefano Vizioli: «... il finale dell'opera non ha nulla di consolatorio - scrive Vizioli nelle sue note di regia - e i personaggi sono poveri esseri umani lasciati alla deriva, ognuno chiuso nella propria solitudine e frustrazione; un finale dove nessuno è vincitore ma sono tutti sconfitti, compreso Don Alfonso, il filosofo che tiene le fila delle marionette.» Belle le luci di Nevio Cavina. Questo Così fan tutte ha riunito in una coproduzione i teatri di Rovigo, Treviso e Padova, ed ha usufruito dell'allestimento della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, già in scena nelle passate stagioni del Teatro Verdi di Pisa, del Comunale di Modena e dell' Opéra-Théâtre de l’Eurométropole di Metz. La recita di Rovigo, della durata di 2 ore e 50 minuti, ha attuato i consueti tagli del duetto del primo atto fra Ferrando e Guglielmo ("Non farmi anima mia questi infausti presagi") e l'aria di Ferrando del secondo atto ("Ah! lo vedo quell'anima bella al mio pianto resister non sa"): una scelta che conferma il travaglio di quest'opera di Mozart, la più bistrattata nel tempo, perché soltanto dopo il primo trentennio del Novecento si cominciò a ripulire Così fan tutte dalle spurie manipolazioni ottocentesche, e ciò partendo dal lavoro fatto dal compositore Richard Strauss e dal direttore d'orchestra Karl Böhm che avviarono quella che diventerà una vera e propria riscoperta filologica dell'originale.
  Un'ultima considerazione prima di passare alla cronaca della serata: soltanto dopo la riappropriazione della partitura originale di Mozart da parte del mondo musicale del secondo Novecento si pose la giusta attenzione al troppo dimenticato sottotitolo dato dal Da Ponte all'opera, O sia, la scuola degli amanti: in quel sottotitolo sta la natura drammaturgica della vicenda narrata; in un periodo storico che vede l'affermarsi dell'illuminismo in tutta Europa, con l'espandersi delle idee socialisteggianti di Liberté, Égalité, Fraternité indotte dalla rivoluzione francese del 1789 (anno di composizione dell'opera), elementi come il cinismo di Don Alfonso, la spregiudicatezza di Despina, la disponibilità dei due cavalieri a prestarsi all'imbroglio del "filosofo" e le sostanziali ingenuità e arrendevolezze delle due dame ferraresi, fanno apparire l'opera come una grandiosa commedia della menzogna. E la menzogna può albergare in ogni censo: nella nobiltà, nella emergente borghesia e nelle classi subalterne. E può fare scuola in ogni tempo, grazie al cinismo, alle scelte spregiudicate, alle ingenuità con cui si accolgono come vere anche le cose false qualora insistite e reiterate più e più volte. Passando all'analisi della parte musicale, molto bella la concertazione di Jordi Bernàcer sul podio dell'Orchestra di Padova e del Veneto: il direttore ha restituito un Mozart trasparente e peculiare, eccellente nelle parti d'assieme, dove ha adottato tempi congrui con l'azione scenica e con le delizie del finissimo contrappunto mozartiano, mentre nelle arie e nei duetti ha saputo rispettare le voci grazie ad un equilibrio dei volumi che ha messo d'accordo il palco con la buca d'orchestra. Proprio bravo, Bernàcer. Bravi anche i giovani coristi di A.Li.Ve. preparati da Paolo Facincani, che si sono esibiti non nei costumi di scena, ma in abito da concerto cantando nei pressi del proscenio, posizionati sul primo e secondo ordine di palchi. Buono, quando non eccellente, il cast vocale: primo fra tutti e sopra a tutti il Don Alfonso di Maurizio Muraro, un basso di comprovata esperienza nel repertorio classico e belcantista: chiarezza di dizione, bella intonazione, gesto scenico convincente e fraseggio coinvolgente hanno caratterizzato la sua prestazione.



Anche le altre due voci maschili hanno reso grazia a Mozart: il tenore Andrew Kim (Ferrando) ha cantato con voce morbida, legato eccellente, passaggi di registro molto buoni. Ottima anche la prestazione di Biagio Pizzuti (Guglielmo), un baritono dal colore chiaro della voce, con felici approfondimenti anche nel registro del basso cantante, e buona musicalità del fraseggio. Irina Lungu, tornando a Mozart dopo esperienze di soprano lirico e drammatico, ha interpretato una Fiordiligi autorevole e sicura vocalmente: la sua grande aria "Come scoglio immoto resta" è stata il clou della serata dove salti d'ottava e legato suadente hanno consentito alla cantante di farsi meritatamente onore. Meno favorevoli le considerazioni del vostro cronista verso il mezzosoprano Francesca Di Sauro: bello il timbro, ma ha mostrato difficoltà nei passaggi di registro e poca propensione a cantare legato; ottima come attrice, questa giovane professionista è già (e lo sarà presumibilmente ancor più in carriera) una bravissima interprete delle figure di carattere; e vista la naturalezza con cui sa recitare, potrebbe imporsi anche nei ruoli seri e drammatici del melodramma. Infine la vivacissima e bravissima Paola Gardina nelle vesti di un'indiavolata Despina: è stato uno spasso vederla in scena. Probabilmente il regista, conoscendo le qualità attoriali di questa straordinaria mezzosoprano, ha spinto la caratterizzazione fino allo stremo: ne è uscita una serva delle due padroncine ferraresi - e sodale del "filosofo" Don Alfonso - caricata di una comicità ai limiti della farsa. Vocalmente perfetta per la parte, ha riscosso i più calorosi applausi della serata, proprio dal suo pubblico di Rovigo e del Polesine.

Platea e palchi gremiti per questa apertura di stagione del Teatro Sociale, con pubblico lungamente plaudente all'indirizzo di tutto il cast. (la recensione si riferisce alla recita di venerdì 17 ottobre 2025)
Crediti fotografici: Federico Guglielmo per il Teatro Sociale di Rovigo Nella miniatura in alto: lo scenografo e costumista Milo Manara Sotto, a destra: due pannelli dipinti da Manara per Così fan tutte Sotto, a sinistra: il direttore Jordi Bernàcer e il basso Maurizio Muraro (Don Alfonso) Al centro, in sequenza: Irina Lungu (Fiordiligi) e Francesca Di Sauro (Dorabella); ancora la Di Sauro e la Lungu con Paola Gardina (Despina); la duplice coppia Andrew Kim (Ferrando) con Francesca Di Sauro e Irina Lungu con Biagio Pizzuti (Guglielmo); ancora Paola Gardina in un atteggiamento molto espressivo; foto panoramica di Federico Guglielmo per la scena del pranzo nuziale Sotto: scatto istantaneo sui ringraziamenti del cast per gli interminabili applausi del pubblico
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