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Ripresa con successo sul palcoscenico di Torre del Lago della regia ideata dal compianto Ettore Scola

Ecco la Bohčme che ti aspetti

servizio di Athos Tromboni

Pubblicato il 20 Luglio 2025

20250720_TorreDelLago_00_LaBoheme_PierGiorgioMorandi_phGiorgioAndreuccettiTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Un po' meno pubblico per La bohème rispetto alla Tosca della sera precedente, nel Gran Teatro all'aperto sul Lago di Massaciuccoli. Comunque una buona presenza (diciamo a spanne, oltre 2 mila spettatori?) per un ritorno, quello della regia "cinematografica" di Ettore Scola del 2014 ripresa da Marco Scola di Mambro. La serata, meno calda e afosa della precedente, ha visto anche qualche goccia di pioggia interrompere per due volte la rappresentazione, ma poi il cielo non ha più fatto bizze e la serata si è conclusa trionfalmente per artisti coro e orchestra.
Veniamo adesso alla recensione del secondo titolo del Festival Puccini 2025 che, oltre alla "prima" del 19 luglio, sarà replicata anche il 26 luglio e il 7 agosto: scrivemmo in sede di recensione critica, nel 2014, all'apparire di questo (allora nuovo) allestimento: «... il miracolo di Scola è scaturito dalla semplicità narrativa dei gesti, dalle scene di una Parigi bohèmienne e fantasmagorica, perché (aveva appuntato Scola nelle note di regia) "umiltà e buonsenso devono far ricordare al regista che la modernità è già tutta in quest'opera, nei sentimenti, nell'anima che l'ha resa eterna".»
Ecco allora che la soffitta è una soffitta, il quartiere latino col Caffè Momus è uno scorcio di città con l'osteria, la Barriere d'Enfer un riconoscibile posto di dogana. Non c'è da molto altro aggiungere per commentare questa ulteriore ripresa affidata alla regia di Marco Scola Di Mambro. Solo una parola: efficace.
Per completezza di informazione circa l'allestimento applauditissimo di ieri sera, aggiungiamo che le scene erano di Luciano Ricceri, i costumi di Cristiana Da Rold e le luci di Valerio Alfieri.

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C'è da far presente che il podio orchestrale affidato a Pier Giorgio Morandi ha arricchito la serata perché il direttore ha valorizzato ogni passaggio della partitura: dal brio quasi carnascialesco dei litigi ironici dei quattro bohèmiens, alla giocosità del valzer di Musetta, alle arcate sinfoniche di arie e duetti che grondano melodia, agli accordi perentori che separano il momento giocoso dei quattro amici dal momento tragico della comparsa di Mimì in fin di vita. Tutto sottolineato con gran cura dalla concertazione, rispettosa delle voci in scena e ben amalgamata dinamicamente nel rapporto canto/musica (il palcoscenico era ovviamente dotato di discreta amplificazione: non è uno scandalo, lo fanno ormai tutti, anche in teatri al chiuso...)
Il personaggio del poeta Rodolfo era affidato all'eclettico Vittorio Grigolo (lui ritornerà in scena nella replica del 26 luglio) che non si è limitato a cantare una parte che conosce bene: l'ha anche efficacemente recitata. Poi, nel momento in cui appare Mimì che bussa alla porta chiedendo che le venga riacceso "il lume", ecco le prime gocce di pioggia: una pioggerella molto sobria, da nuvoletta alla Fantozzi, là - proprio sul Gran Teatro all'aperto - mentre un cielo stellato faceva da cornice alla nuvoletta.

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Qui il primo fuori-programma: Pier Giorgio Morandi lancia un'occhiata al primo violino Domenico Pierini poi si volta verso il pubblico alzando le braccia in atteggiamento di resa e rientra nel camerino. Ed è allora che Grigolo, rimasto in scena, inventa una performance spiritosa ma altrettanto capace d'intrattenimento (il pubblico non si è mosso dai posti occupati, non c'erano ombrelli, il meteo aveva sentenziato che non sarebbe piovuto durante la serata) e lui, il tenore fa... il tenore. Si mette a riordinare la soffitta, spolvera il tavolo, mette a posto libri e attrezzi, si reca al quadro che il pittore Marcello stava dipingendo prende il pennello e "corregge" qualche particolare del presunto paesaggio sulla tela, si toglie la giacca e rimane in maniche di camicia, mette nuova legna nella stufa... insomma gigionescamente fa una parte muta e improvvisata ("questa sera si recita a soggetto" direbbe Pirandello) e strappa applausi con qualche ovazione. Poi la pioggerella smette, rientra il direttore e la recita riprende: per una decina di minuti, finché un'altra spruzzata dispettosa di pioggerella fa interrompere per la seconda volta l'esecuzione. Stavolta in scena non rimane nessuno, non era opportuno un deja-vu senza l'originalità primigenia: anche le recite a soggetto - se replicate - perdono di mordente.
Di Vittorio Grigolo, oltre al suo gigionismo, dobbiamo ammettere che piace al pubblico: piace il colore della voce, la facilità dei fiati nelle zone estreme del registro (bello il suo acuto con corona sulla "speranza" della prima aria), piace la sicurezza con cui affronta i ruoli, da coraggioso e temerario incosciente, cioè da artista che antepone la propria creatività e il proprio acume alla preoccupazione per quello che potrebbe succedere...
Ottima anche la performance di Nino Machaidze (pure lei ritornerà in scena nella replica del 26 luglio) che ha saputo dare a Mimì tutti i caratteri propri così ben delineati nella drammaturgia di Luigi Illica e nei versi di Giuseppe Giacosa. Il suo canto cattura l'attenzione, perché sa fraseggiare, sa muovere le emozioni grazie al velluto della sua emissione quando ha da essere morbida e alla controllata lucidità del canto spinto quando c'è da spingere. A Torre del Lago è stata gratificata da un successo personale spontaneo e sincero da parte del pubblico.
Bella prestazione anche del baritono Vittorio Prato nei panni di Marcello e della stupefacente Sara Blanch nel ruolo di Musetta. Bravi anche gli altri del cast, da Italo Proferisce(Schounard) ad Antonio Di Matteo (Colline), dall'onnipresente Claudio Ottino (Benoit) - ottimo comprimario per tutti i ruoli pucciniani - a Matteo Mollica (Alcindoro), da Francesco Napoleoni (Parpignol) a Francesco Auriemma (Sergente dei doganieri) a Simone Simoni (Un doganiere).
Ben preparati il coro del Festival Puccini diretto da Marco Faelli e il coro di voci bianche istruito da Viviana Apicella.
Ulteriore successo del Festival Puccini 2025 con La bohème, dopo quello registrato la sera precedente con la Tosca.
(la recensione si riferisce alla recita di sabato 19 luglio 2025)

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Crediti fotografici: Giorgio Andreuccetti per il Festival Puccini 2025
Nella miniatura in alto: il direttore Pier Giorgio Morandi
Sotto, in sequenza: Vittorio Grigolo (Rodolfo), Nino Machaidze (Mimì), Sara Blanch (Musetta), Vittorio Prato (Marcello): ancora Grigolo con la Machaidze
Al centro e sotto, in sequenza: Vittorio Grigolo, Antonio Di Matteo (Colline), Vittorio Prato, Italo Proferisce (Schounard), con Claudio Ottino (Benoit) nel primo atto; poi istantanee di Giorgio Andreuccetti sulla soffitta ideata da Ettore Scola e sulla piazza del Cafè Momus






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