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Ha fatto tappa anche nel teatro ''Claudio Abbado'' il tour dedicato alle musiche della rock band

The Wall & Pink Floyd greatest hits

servizio di Edoardo Farina

Pubblicato il 25 Maggio 2025

20250525_Fe_00_TheWallPinkFloyd_RobertoMolinelliFERRARA - Nuovo spettacolo ideato e curato dal direttore d’orchestra e violista marchigiano Roberto Molinelli (Ancona, 1963), dopo I sogni son desideri – un secolo di emozioni Disney andato in scena il 14 dicembre scorso in un fiabesco concerto teatral-musicale natalizio che ha unito suoni, immagini e parole esaltando la magia di pellicole senza tempo della cinematografia d’animazione Disney attraverso il racconto dei primi 100 anni di storia e il sorprendente Barcelona Opera rock della primavera precedente, questa volta è la musica psichedelica dei Pink Floyd ad avere fatto il sold out  attraverso un inedito omaggio in versione orchestrale all’intramontabile band londinese più importante del mondo, seguita solo dai Rolling Stones e i Beatles, (o viceversa, a seconda delle opinioni) dopo avere lasciato il loro nome scritto a caratteri cubitali nella storia della musica del nostro tempo. Penultimo appuntamento dei quattordici in cartellone relativi alla ricca programmazione del Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado” nell’ambito della Stagione Opera/Balletto 2024-2025, otto tra questi direttamente o in coproduzione, il 17 maggio ne è stata tenuta la conferenza di introduzione “Prima della Prima” nella sala del Ridotto del Teatro Comunale.

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Ancora una volta, per l'incontro con il pubblico nel Ridotto, c'era un ospite d’eccezione, Pierfrancesco Pacoda, critico musicale e saggista esperto in linguaggi, culture e stili di vita giovanili illustrando attraverso diversi video i loro gloriosi esordi a partire dalle origini di Syd Barret al contesto socio culturale dell’epoca, formatisi musicalmente nel 1965 dopo un tirocinio rock e rhythm and blues nella capitale inglese con denominazioni diverse (Abdabs, Ramblers, Mottos) e formazioni irregolari, prendendo il nome di Pink Floyd (derivato da due musicisti blues, Pink Anderson e Floyd Council) e Marcello Corvino, Direttore Artistico, in qualità di presentatore e moderatore, per andare in scena con The Wall $ Pink Floyd greatest hits la sera stessa e in replica il pomeriggio successivo proposto da l’Orchestra “Città di Ferrara”, l’Accademia Corale “Vittore Veneziani” diretta dal maestro Teresa Auletta, più un cast eccezionale supportato da una band rock formata da Francesco Pavan – chitarra solista, Stefano Maniero - batteria, Gioel Stradiotto (tastiere, pianoforte e voce), Michele Lavarda (basso), Michael Grillo (chitarra e cori), Daniela Boem e Dioletta Pellizzer (coriste), inseriti nel gruppo dei Pink Sonic, poi Marinella Dell’Eva (direttore di scena), il tutto diretto da Molinelli che ne ha sapientemente curato anche gli arrangiamenti.

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La potenza del rock, in una grandiosa performance divisa in due tempi nettamente distinti, il primo consacrato interamente a The Wall, leggendario album doppio dei Pink Floyd uscito nel 1979, esposto in versione teatrale con la riproduzione di quasi tutti i brani in esso contenuti, mentre la seconda parte è stata dedicata come da titolo, alla riproposizione dei capolavori inossidabili che tutti gli amanti del rock o meno non possono non avere riconosciuto. Grande musica degli ultimi decenni del Novecento, ove negli anni ’70 impazzava la Disco Music in “concorrenza” discografica con il Rock, poi la “New Wave – per cambiare colore al Rock”, come citava un noto slogan radiofonico prodotto dalla casa discografica americana CBS, vivendone una netta contrapposizione tra o ritmi da sballo e il genere impegnato, introspettivo, “serio” quello destinato agli intellettuali del tempo, avendo visto tante evoluzioni e rivoluzioni di generi artistici. All’inizio del secolo scorso, lo spettacolo popolare per eccellenza era il melodramma italiano, poi con la scomparsa dei grandi compositori del suo genere, quali ad esempio Cilea, Mascagni, Puccini, gli ultimi autori di questa grande epopea nata in Italia all’inizio del Seicento, tramonta una tradizione che diventa generativa per forme diversificate tra loro, come il musical, il cinema e l’opera rock. Alla medesima tipologia appartiene anche la nuova produzione di The Wall, prendendo vita a sua volta dallo storico lungometraggio omonimo nella sua grandiosità, con l’intenzione di portare sul grande schermo non solamente le musiche ma anche la trama del celeberrimo film che fu realizzato dal regista Alan Parker uscito nelle sale cinematografiche nel 1982,  tema tra l’altro ampiamente utilizzato e tornato incredibilmente e simbolicamente attuale quando nel 1989 fu abbattuto il muro di Berlino concludendo anche il lungo periodo della Guerra Fredda; ma anche spettacolo teatrale dai numerosi dialoghi solisti tra i vari attori dove, se da una parte la sceneggiatura si è rivelata volutamente non propriamente identica alla trama preposta, la tematica si è presentata nelle sue forme metaforiche e didascaliche nella loro entità connessa con la solitudine dell’uomo moderno. “Pink, qui interpretato da Jacopo Trebbi vuole porsi come un alter ego di Roger Waters, per la drammaturgia di Emanuele Aldrovandi partendo dalle sue stesse dichiarazioni, dai suoi diari, dai racconti e dalle interviste che vennero rilasciate durante la produzione di The Wall per costruire un mondo altro in cui egli vive. È anche uno fra i più importanti rock concept album che siano mai stati realizzati, per questo sul palcoscenico abbiamo costruito un progetto composito, ricco sfaccettato che possa rendere le suggestioni del capolavoro dei Pink Floyd attraverso una lettura e linguaggi contemporanei originali.

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Una rock band, l’orchestra sinfonica, un coro, una compagnia di danza-tori, un attore, video proiezioni, strumenti al servizio del massaggio profondo e chiaro di questo album: proviamo ad abbattere quel muro di solitudine e aprirci in mondo” – sostiene il regista Manuel Renga. Assai suggestive le scene, i colori delle proiezioni scenografiche, in primis l’aereo caccia bombardiere della Seconda Guerra Mondiale, musiche forti e penetranti…anche se il disatteso rombo dell’elicottero all’inizio di Another brick in the wall è stata una piccola mancanza… quasi trascurabile. Ma il brano parla comunque da sé, una marcia, “Hey, teacher, leave them kids alone” – (Ehi, insegnante, lascia in pace quei ragazzi), non era solo un ritornello ma un grido generazionale. La cosa sconvolgente non fu solo il messaggio ma il fatto che una band di rock progressivo aveva creato un successo con un mix ballabile e un coro infantile, vietato nelle scuole britanniche divenendo un inno contro l’oppressione scolastica. Altri governi la censurarono ma era troppo tardi, il muro si era già incrinato, dimostrando i Pink Floyd che il rock poteva essere anche pedagogico e che una canzone essere anche più potente di un intero discorso. In varie teorie storiografiche, l’Opera Rock nasce come un'evoluzione dello stesso in cui tutte o brani contribuiscono a dare un significato nel loro insieme, spesso ruotando attorno a un unico tema presentando notevoli affinità con il musical, al quale viene assimilata dando inoltre origine a realtà analoghe legate ai più svariati stilemi compositivi, portando alla nascita, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni Novanta del Novecento, di creazioni classificabili come opera metalopera rap e opera hip hop che, nella loro natura di opera album, seguono principi analoghi con il Rock Sinfonico ove i maggiori artefici di tale genere sono stati, solo per citarne alcuni, sicuramente i Tangerine Dream, i Genesis, Mike Oldfield soprattutto con i tre Tubular Bells e naturalmente la psichedelia dei Pink Floyd o i Kraftwerk ove la stesura armonica è sempre composta da una suite solitamente dalla durata al massimo di venticinque minuti per parte, tanta ne poteva essere allora la capienza di un vinile. L'elemento caratteristico è invece la sua chiara struttura drammatica, in cui i brani musicali non soltanto sono legati da un tema o un argomento comune, ma presentano una precisa sequenza narrativa, con tanto di scene e personaggi. Per queste sue caratteristiche essa si presta frequentemente a essere esposta in forma di oratorio o dramma in una natura spiccatamente musicale, la cui rappresentazione in forma scenica, divenendo così un musical a tutti gli effetti, collocandosi verso una forma del tutto autonoma e opzionale. Malgrado ciò, comunque, gran parte delle scelte, soprattutto in tempi recenti, vengono ideate sin dall'inizio per essere portate sul palco come visto in numerose performance di successo quali ad esempio Jesus Christ Superstar ed Evita, non presentando generalmente momenti di prosa o recitativi, ma una sequenza ininterrotta di canzoni, in cui la componente teatrale e coreografica risulta di secondaria importanza. Negli ultimi anni, soprattutto in Italia, il termine è stato spesso assimilato a quello di Opera popolare, della quale le recenti stesure ne rappresenterebbero un sottogenere, complice una mancanza di idee...

D - The Wall è considerato l’album di svolta dei Pink Floyd, undicesimo dei trentadue tra studio e live, uscito dopo due anni di attesa da Animals, molto diverso dai precedenti per il grande lirismo sinfonico e le tematiche riportate, forse angoscianti più di ogni altra tipologia sociale. Quali difficoltà riscontriamo prevalentemente nel riproporlo oggi? – chiedo a Roberto Molinelli al termine della replica e ultimo spettacolo - e quanta ricerca è stata necessaria per creare un’imitazione musicalmente e in pratica perfetta della proposta anche se in parte volutamente diversa negli stili e abitudini originali?
R - “Realizzare The Wall in versione sinfonica è stato uno dei sogni e desideri più importanti della mia vita di musicista, ove per essere giunti a un risultato il più possibile esatto sono occorsi tanti anni di studio e attenzione onde evitare grottesche caricature ed errori, cosa che avviene da parte di gruppi poco esperti ove ci si limita all’esecuzione delle sole canzoni alla meno peggio, trascurando molto spesso tutta la parte coreografica e di immagine. Consideriamo che insieme ai Beatles, i Pink Floyd oggi sono emulati da migliaia di gruppi cover nel mondo alcuni arrivati a un livello tale dove in certi casi è davvero difficile riconoscerli dagli originali. Ma nel nostro contesto da me proposto vuole essere tutto molto diverso per la varietà dei brani in versione orchestrale ad archi, complice il fatto che la loro musica non è mai in qualche maniera divertente ma portata al dramma umano nelle sue varie forme introspettive, quindi nella fattispecie già considerata estremamente impegnativa”.
D - Come già constatato nelle nostre precedenti interviste, al di là del tempo assistiamo infatti nuovamente al fenomeno delle cover band in modo direi felicemente preoccupante e ciò significa una mancanza di idee, di nuove formazioni dovute a un certo senso al problema congiunto con la musica tonale finita, come dissero a suo tempo Ennio Morricone e prima ancora Strawinskij, o solo a una sorta di nostalgia rapportata a un paragone con una qualità attuale probabilmente non nelle condizioni di giungere ai livelli di allora, per lo meno riguardo coloro che appartengono alla nostra generazione… e quanto è rischioso, inoltre, assumersi la responsabilità relativa al confronto con un gruppo originale così noto?                                                                                         
R - “Indubbiamente c’è il rischio del confronto critico in tutto ciò, essendo vero che negli ambienti rock le cover band e le tribute band a volte vengono ignorate e citate con sufficienza se non addirittura disprezzate. Di solito, le prime rappresentano dei musicisti in grado di suonare un repertorio di altri autori, appunto di cover, mentre le seconde sono una formazione dedita esclusivamente all’esecuzione di un unico artista o formazione, che si tratti di Freddy Mercury o gli U2. Le motivazioni che adducono i refrattari non sono mai del tutto chiare: è ovvio che nessuno può interpretare per fortuna o sfortuna le star nell’identico modo; se artisticamente può essere poco interessante imitarne i vari “complessi” di allora, così infatti erano chiamati, di conseguenza non avrebbe senso neppure proporre al pubblico un concerto di tale tipologia; quindi, tanto varrebbe ascoltare il disco originale e nulla di più. Con una tale confusione mentale si nega l’evidenza riguardo al fatto che la musica è eterna essendo sempre un linguaggio scritto rimanendone a disposizione l’esecuzione da parte di qualcuno leggendo la partitura… e va da sé che oggi possiamo godere delle sinfonie classiche o del repertorio cameristico dei secoli passati grazie a tutto ciò nonostante gli autori siano defunti da secoli. Verissimo che molti artisti rock suonano a imitazione senza conoscere la notazione ma le loro opere vengono comunque immediatamente trascritte, depositate e pubblicate dai vari editori. Poi alcuni sostengono che la maggiore parte dei gruppi cover sono a volte molto meglio degli originali…affermazione un po’ azzardata, anche se noi cerchiamo di non essere da meno nel ricreare la medesima configurazione del suo tempo ove la soddisfazione maggiore è rappresentata dall’essere riusciti ad avvicinarsi in maniera possibilmente autentica. È logico che da parte nostra, per via di una orchestrazione classica così come viene rappresentata, non vi è l’intenzione plausibile di reiterare in maniera ferrea e filologica, sarebbe praticamente irrealizzabile, ma cercare di offrire una versione sinfonica e comunque originale, di sicuro effetto e coinvolgimento emotivo”.
D - Progetti per il futuro? Qualche anteprima riguardo quali performance ci attendono nel 2026?
R - “Dal prossimo anno, accantonato questo progetto, comincerò a lavorare per un altro storico spettacolo, anche se ancora incerto riguardo le definizioni avendo in mente una rosa di scelte piuttosto ampia e come tale al momento preferisco non fornire alcuna anticipazione!"

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Seconda parte molto più variegata, costituita dai noti e grandi successi della band ampiamente esposti da Molinelli in maniera specifica e approfondita tra aneddoti e curiosità, inframmezzando i brani tra racconti dal piacevole intrattenimento e dalla forma chiara ed esaustiva non tralasciando diversi esempi addirittura di armonia e composizione parlando di accordi e modulazioni tonali, ma solo per i più esperti, usate nelle partiture, in grado di attraversare gran parte sessant’anni di storia con brani indimenticabili come Shine On You Crazy Diamond, dallo strepitoso sassofono solista di Andrea Baù, tratto dal Wish You Were Here, in occasione anche dell’attuale cinquantesimo dalla pubblicazione. Album dedicato a Syd Barret non vuole essere solo una canzone ma un abbraccio a distanza, una lettera senza destinatario collocatosi inoltre come critica all'industria musicale rappresentato in modo specifico da Shine On sfumando senza soluzione di continuità in Welcome to the Machine, che comincia con l'apertura di una porta automatica - descritta da Waters come "simbolo di scoperta musicale e di progresso tradito dal mondo della musica, che è più interessato al successo e che si dimostra avido" finendo con i rumori di una festa per simboleggiare "la mancanza di contatti e sentimenti reali tra le persone". Poi ancora da The Division Bell, per citarne solo alcuni, considerato da loro stessi addirittura tra i meno riusciti, (avercene!) con il suggestivo High Hopes, dai suggestivi suoni delle campane in levare ambientate in una strana e tetra campagna invernale, brano conclusivo della seconda facciata LP, testo avente come tema centrale la perdita e il ritrovamento della felicità e della serenità dell'uomo durante la sua vita, quindi il lirismo di The Great Gig In The Sky mirabilmente interpretato dalle coriste Boem e Pellizzer in un’introspettiva sinergia dall’intonazione ed espressività perfettamente adeguata, alternando grinta, dolcezza, vocalità ed eloquenti modulazioni… e a chiusura di sipario, Money tratti entrambi dal celeberrimo The Dark Side of the Moon del 1973 album che rimase in classifica circa mille settimane, record assoluto. Un vero e proprio omaggio allo straordinario talento del gruppo corale ove non prevale mai un solista in quanto tale, tranne qui la grandiosa chitarra elettrica di Pavan ovvero “David Gilmour” dalla pulizia esemplare nelle note singole (ma guai sbagliarne una!), dal tono decisamente sorprendente e superiore alle aspettative per via di una dinamica e voce davvero molto simile all’interprete originale per tenuta e potenza, il tutto sotto la presente bacchetta di Molinelli dal look a tema e la direzione apparentemente scompigliata e stravagante ma in realtà attentissima. La perfetta e sincronica concertazione del coro diretto da Auletta e l’orchestra, ove nelle sezioni dei violini era presente anche lo stesso Corvino, le luci e le proiezioni multimediali su maxischermo per allestimento di Marco Cazzola hanno fatto il resto. Esecuzione dalla perfezione tecnica e sound supportato da una corretta amplificazione equilibrata e mai assordante, condizione non scontata come spesso avviene in questi casi, posta tra classicità e modernità nella forma e nella sostanza qui in prima assoluta, come ideato dai Pink Floyd di impostazione audio-video tratto dal progetto originale per proseguire dalla grande attesa a “Ravenna Festival” il mese successivo. Platea gremita dalla presenza di un pubblico entusiasta e non del tutto giovanissimo come era ampiamente prevedibile costituito in maggiore parte dai “rockettari” degli anni Settanta e i ragazzi degli anni Ottanta del secolo scorso, oggi over sessantenni nostalgici senza tempo della musica dei quattro pionieri del rock sinfonico, Barret a parte presente solo dalla fondazione al 1968 poi prematuramente scomparso, quindi Roger Waters, Nick Mason, David Gilmour e Richard Wright, le cui tracce si sono perdute nel 2014 con l’ultimo e discutibilissimo The Endless River dal sapore new age realizzato, a detta dei puristi più critici, con gli scarti delle registrazioni non riuscite e abbandonate ma collocato comunque sul mercato solo per una questione di business.  L'esplosione di luci e suoni ha voluto ricreare a distanza di oltre quattro decenni la loro spinta anticonformista, compresa la carica protestataria di quegli anni tramite un'immagine di repertorio trasgressiva, futurista e contraddittoria in conflitto tra le vecchie e nuove generazioni, complice la grande musica dell’epoca d’oro del Rock, riscostruendo perfettamente quanto già tutti in sala hanno ricordato e rivissuto nei loro tempi adolescenziali, potendo magistralmente affermare…: “io c’ero!” ...
(il servizio si riferisce al concerto di sabato 17 maggio 2025)

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Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per il Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: il direttore d'orchestra Roberto Molinelli
Sotto, in sequenza: il chitarrista Francesco Pavan; il sassofonista Andrea Baù; e una panoramica sul concerto
Al centro, in sequenza: le coriste Daniela Boem e Dioletta Pellizzer con Francesco Pavan; tre belle immagini di Caselli Nirmal sul balletto
Sotto: uno scatto sull'aereo bombardiere della Seconda Guerra Mondiale previsto dalla scenografia
In fondo: panoramica su direttore orchestra e coro; e i saluti finali di Roberto Molinelli e della band fra un tripudio d'applausi






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Macbeth convince il Carlo Felice
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260525_Ge_00B_Macbeth_StefanoMeoGENOVA - Il nuovo allestimento di Macbeth del Teatro Carlo Felice firmato da Fabio Ceresa, già visto e recensito al Teatro Goldoni di Livorno, (consultabile qui),  continua a confermarsi uno spettacolo efficace e suggestivo, capace di restituire con immediatezza le atmosfere oscure, febbrili e visionarie del capolavoro shakespeariano
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Timeless Vibes con Trio
servizio di Edoardo Farina FREE

20260520_Fe_00_TimelessVibes_MarcelloCorvinoFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto tramite l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale
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Cronaca di una serata al Maggio
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260518_Fi_00_Concerto-EmmanuelTjeknavorianFIRENZE – Il concerto del 16 maggio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino subisce un importante cambiamento rispetto alla programmazione originaria: il maestro Myung-Whun Chung, inizialmente previsto sul podio, è costretto a rinunciare all’impegno e viene sostituito da Emmanuel Tjeknavorian, che accetta con disponibilità di assumere
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