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Conclusa con un suggestivo appuntamento cameristico la stagione 2025-2026 dei ''Concerti al Ridotto'' |
Timeless Vibes con Trio |
servizio di Edoardo Farina |
| Pubblicato il 20 Maggio 2026 |
FERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto tramite l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, ha visto nello svolgimento della sola prima parte dal mese di ottobre al 21 dicembre ben quindici appuntamenti, più altri ventisette dall’inizio del nuovo anno al mese di maggio a venire, tra cui moltissimi dedicati al pianoforte sia classico che contemporaneo avendo avuto la possibilità di assisterne da parte di eccellenti musicisti proponendo pagine sia tradizionali che moderne in continua evoluzione stilistica e di generi. Domenica 17 maggio 2026, la stagione di Ferrara Musica è giunta al termine con l’appuntamento Timeless Vibes. L'evento ha scelto una chiave pop crossover per congedarsi dal suo pubblico, affidando la chiusura a un trio di solisti che hanno fatto della contaminazione e della ricerca sonora il fulcro della propria attività. Il pianista Pasquale Stafano, formatosi al Conservatorio "Umberto Giordano" di Foggia e specializzatosi in ambito jazz, ha portato nel progetto un’esperienza maturata sui più importanti palchi del mondo da Londra fino a Seoul e Hong Kong. Compositore raffinato con all'attivo numerosi album per etichette prestigiose come Enja Records, Stafano è noto per la sua capacità di fondere il linguaggio jazzistico con influenze mediterranee, creando un pianismo narrativo e tecnicamente impeccabile che funge da solida base armonica per l'ensemble. Accanto a lui, la presenza di Gianni Iorio, musicista poliedrico che alterna la carriera di pianista a quella, oggi preminente, di bandoneonista. Considerato tra i maggiori virtuosi del suo strumento a livello europeo, vanta una collaborazione decennale con il Premio Oscar Luis Bacalov e ha calcato i palcoscenici dei più prestigiosi teatri internazionali. La sua padronanza del bandoneon non si limita al repertorio tradizionale del tango, ma si estende alla musica d'autore e al jazz, collaborando con artisti come Fiorella Mannoia e Joe Barbieri. Insieme a Stafano, ha fondato nel 1999 il “Nuevo Tango Ensemble”, sodalizio artistico che ha segnato profondamente la produzione discografica crossover degli ultimi vent'anni. A completare la formazione, il violino di Marcello Corvino, figura di spicco nel panorama culturale italiano non solo come strumentista, ma anche come produttore e direttore artistico. Diplomato a Foggia e laureato al DAMS di Bologna, ha sviluppato un percorso artistico trasversale, collaborando con icone della cultura come Margherita Hack e Piergiorgio Odifreddi. La sua presenza garantisce al trio quel respiro lirico e cantabile necessario per affrontare con efficacia sia le partiture classiche che le celebri melodie della musica leggera. Timeless Vibes riflette l'eclettismo dei suoi interpreti ponendosi in un racconto sonoro senza soluzione di continuità, dove il nucleo centrale è dedicato alla rivoluzione del Tango Nuevo di Astor Piazzolla.
 Il viaggio si è aperto con le enfasi stagionali di Verano Porteño e Invierno Porteño, capaci di evocare le atmosfere urbane e malinconiche di Buenos Aires, per poi immergersi nel lirismo del violino struggente di Oblivion, una delle massime vette espressive, affiancandosi le composizioni originali di Stafano, come Landscapes e The Dreamer, innestando sensibilità contemporanee e aperture jazzistiche nel solco della tradizione. La scaletta ha proseguito intrecciando la solennità drammatica di Adios Nonino, capolavoro di intensità emotiva dedicato alla figura paterna, con l’estro ritmico e quasi giocoso di Fracanapa, mostrando tutte le sfaccettature stilistiche del genio di Piazzolla, nato nel 1921 a Mar del Plata e scomparso a Buenos Aires nel 1992 all’età di soli 71 anni, la cui proposta mattutina ha avuto un aspetto quasi monografico ma sufficiente per raggruppare il meglio della consuetudine locale. Alcuni vecchi 78 giri sono simbolicamente all'origine di questo concerto ove l'ascolto attento dei dischi, al di là dei fruscii e dei segni lasciati dal tempo, ci hanno fatto riscoprire alcuni ballabili (così allora si chiamavano le musiche per i balli di sala) notevoli per la ricercatezza del suono, per le melodie ben sviluppate, per le modulazioni intelligenti e, spesso, per il pregevole virtuosismo dei solisti. Era, dunque, oltre che musica da ballo, musica da ascolto, qui caratterizzata dalla presenza costante di una narrazione inframezzata da dotti spiegazioni di un viaggio musicalmente alternato a diverse danze immaginarie appartenenti ai puri costumi di Baires, la Regina del Plata o la Parigi del Sudamerica, sinonimo di tango. Seducente e passionale, va ballato nello splendore del suo coinvolgimento anche se nel solo visivo, non essendo i ballerini quasi mai in grado di creare uno spettacolo autonomo nonostante la tecnica equilibrata nel coordinare i reciproci movimenti uomo-donna, a meno che non si tratti della versione acrobatica (noto anche come tango escenario o da esibizione), variata e articolata per l’intrattenimento teatrale. In assenza, il Trio, ha così rielaborato le intenzioni esponendone una trascinante metafora inerente episodi narrati nel loro contesto didascalico ambientati dopo il 1935 anno in cui muore Carlos Gardel, cantante, attore e compositore francese naturalizzato argentino, personaggio di spicco nella storia della musica del suo genere e la successiva seconda metà del Novecento. Volendo fare un passo indietro, dalla fine del secolo precedente la capitale dell'Argentina viveva un ruolo centrale nello scenario artistico di oltre oceano; mentre la classe dominante importava l’opera lirica dalla bella Italia e la Zarzuela dalla Spagna arricchendo d’internazionalità il mercato intellettuale, nella periferia la classe sociale costituita da immigrati, dimenticata e sfruttata, era alla ricerca disperata di una identità. In un susseguirsi di melodie, storie e coreografie si evidenzia un Paese multietnico, culla del benessere di alcuni e della disperazione dei tanti che inconsapevolmente furono i protagonisti di un evento che ancora oggi echeggia in ogni angolo del mondo, come a voler dire che “la mischia dei popoli non solo è inevitabile ma anche feconda”. Da tutto ciò scaturì l’ambito necessario che spinse il tango alla sua comparsa, non solo come un semplice divertimento ma piuttosto come una forma d’arte “cantata e ballata” ove il corteggiamento è sempre al centro dell’attenzione. A poco a poco, la milonga criolla divenne la musica degli stessi emarginati in quanto più consona con l’aria che si respirava, con la geografia che si viveva ma soprattutto per i suoi testi contenenti una carica di nostalgia, richiesta di giustizia e di un bisogno di appartenenza che riguardava tutti… il ballo degli immorali…! Ma sono presenti anche altre suggestioni e riferimenti, quelle dei ritrovi popolari mitteleuropei dove al di là del tango, il walzer è giunto in America Latina dopo aver abbandonato i grandi saloni viennesi; poi quelle del cabaret della Repubblica di Weimar, laddove l'arte è in bilico fra la forza rifrattiva dell'avanguardia espressionista e la stilizzazione severa dei movimenti; infine la balera parigina dove il ballo della mala, la java, ci viene restituito attraverso le immagini dei film di Jean Renoir e Marcel Carné. Dramma e sensualità si fondono tra le pagine legate al tema dell’immigrazione, punto di riferimento importante e influente sia per la milonga tradizionale che per le forme più recenti di questa nobile arte, presentando un recital tra l’irresistibile raffinatezza della seduzione e la forza della trasgressione. Trio di forte empatia, costituito da un violino dall’intonazione convincente, un bandoneon dalle armonie più che suggestive, supportati dal tocco deciso ma mai sovrastante del pianoforte dalla dinamica quanto basta…poi cantabilità ove necessario e ottima intesa sono stati in grado di stimolare nervi sensibili dal più profondo delle emozioni, sapendo ritrarre abilmente quanto preposto creando un’atmosfera antica, nella mirabile interpretazione in modo significativo nel porsi e trasportare il pubblico verso rievocazioni nostalgiche quanto note, eseguendo classici senza tramonto in grado di non stancare mai fornendo solo conferme riguardo la loro coinvolgente bellezza. Risultato di una passione illimitata da parte dei musicisti in scena al Ridotto, vissuta e sempre perfezionata fino a farne tale professione che ha consentito l’inserimento in varie realtà concertistiche d’Italia sotto la guida di Corvino, figura di spicco dal talento abbinato a un'esperienza oramai decennale. E con la metaforica frase assai nota «…il Tango è un fantasma, che si aggira…nell’ombra!» Pasquale, Gianni e Marcello si sono congedati lasciandoci un sentimento di retrospettiva malinconia culminando infine nell'energia travolgente di Libertango dalla vitale carica ritmica, simbolo del superamento della libertà espressiva che ne caratterizza l'intero approccio stilistico nel suo stesso dinamismo. Ne è a riprova Malena il fuori programma dedicato a Morricone dal bandoneon solista di Iorio, aerofono dai quattro in uno di origine tedesca ideato intorno al 1845 da Heinrich Band, “diabolico” per le difficoltà esecutive usato storicamente pari all’organo per musiche liturgiche, religiose e folkloriche, poi migrato in Uruguay e Argentina in primis.

L'insieme dei brani scelti ha rappresentato dunque una sintesi organica e potente, offrendo una performance in grado di privilegiare la fluidità retorica e l'alto profilo esecutivo, trasformando il palco in uno spazio in cui gli strumenti impiegati hanno riscoperto ancora una volta successi leggendari e nuove visioni sonore mediante una rilettura di estrema eleganza e modernità. El tango no es triste...es el reflejo de nosotros mismo! Angelasta ja Maurosta
Crediti fotografici: Edoardo Farina Nella miniatura in alto: il violinista Marcello Corvino Al centro: Pasquale Stafano e Gianni iorio Sotto: Marcello Corvino con Stafano e iorio
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CARBONIA - Il Teatro Lirico di Cagliari ha scelto la strada più antica e insieme più rischiosa per portare l'opera fuori dalle sue mura: quella dell'aria aperta, dove il canto non ha più il sostegno di un'acustica costruita a tavolino e deve misurarsi, nudo, con il vento e con le distanze. È la scommessa di Rotte Sonore Summer 2026, la stagione
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LIVORNO - Oltre cinquanta serate tra lirica, prosa, musica sinfonica ed eventi: è questo il ricco programma della nuova stagione teatrale 2026-27 della Fondazione Goldoni presentato nel corso di una conferenza stampa direttamente sul palcoscenico dello storico Teatro di tradizione livornese. A delinearne genesi e sviluppo, il
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MMF trecent'anni in un cartellone
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FIRENZE - Presentata il 19 giugno 2027, la nuova stagione del Maggio Musicale Fiorentino insieme all’89ª edizione del Festival si impone come uno dei progetti artistici più ampi e strutturati nel panorama europeo. Un cartellone che intreccia opera, concerti e danza in un percorso attraverso tre secoli di storia musicale,
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LIVORNO - È on-line il programma completo della settima edizione del Mascagni Festival, la rassegna lirica e musicale dedicata alla valorizzazione e alla reinterpretazione dell’opera di Pietro Mascagni, promossa dalla Fondazione Teatro Goldoni. Dal 17 al 23 agosto la città di Livorno ospiterà un ricco programma di spettacoli, concerti
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BOLOGNA - Giovedì 11 giugno 2026 si è svolta la conferenza stampa relativa alla presentazione dei nuovi spettacoli del Teatro Celebrazioni di Via Saragozza, 234 - presso la Biblioteca San Genesio di Casa Lyda Borelli - alla presenza di Daniele Del Pozzo, Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Filippo Vernassa, Direttore artistico
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Giovanni Bergamasco fa sold-out
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FIRENZE – Il concerto proposto dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Philippe Jordan si sviluppa lungo un percorso che unisce due vertici del sinfonismo austro-tedesco, Beethoven e Bruckner, con al centro il Terzo Concerto per pianoforte op.37 affidato a Jan Lisiecki, interprete tra i più richiesti e celebrati della
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Macbeth convince il Carlo Felice
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GENOVA - Il nuovo allestimento di Macbeth del Teatro Carlo Felice firmato da Fabio Ceresa, già visto e recensito al Teatro Goldoni di Livorno, (consultabile qui), continua a confermarsi uno spettacolo efficace e suggestivo, capace di restituire con immediatezza le atmosfere oscure, febbrili e visionarie del capolavoro shakespeariano
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Cronaca di una serata al Maggio
servizio di Nicola Barsanti FREE
FIRENZE – Il concerto del 16 maggio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino subisce un importante cambiamento rispetto alla programmazione originaria: il maestro Myung-Whun Chung, inizialmente previsto sul podio, è costretto a rinunciare all’impegno e viene sostituito da Emmanuel Tjeknavorian, che accetta con disponibilità di assumere
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